Le unioni civili legali

Per porre fine alla diatriba tra coloro che vogliono e quelli che si oppongono al matrimonio tra soggetti dello stesso sesso bisogna decidersi finalmente a considerare il matrimonio come un atto privato e non pubblico, ossia come un contratto di associazione domestica legale o di convivenza legale senza preclusioni di genere o altro: una unione civile neutrale celebrata da Istituzioni private (per chi lo desidera la Chiesa o altro), ma con valore legale.

Se uno o entrambi i genitori non mantengono i propri impegni verso il coniuge o i figli in caso di separazione (impegni stabiliti dal giudice perchè il pregiudizio egocentrico è spesso presente in entrambi i coniugi e blocca ogni trattativa amichevole), essi devono essere iscritti automaticamente in un piano di pagamenti che ogni mese deduca la somma dovuta dalla busta paga o dal conto corrente o altro. Più in generale le regole che proteggono i figli e la parte debole della coppia dovrebbero essere rinforzate: ad esempio bisognerebbe definire un ventaglio ristretto di possibile accomodamento così che il giudice possa scegliere quello più adatto, ma tale da garantire sempre un supporto finanziario accettabile e proporzionale al reddito (o redditometro) per chi custodisce i figli e per il coniuge più debole, ma anche legato all’età, allo stato di salute di quest’ultimo, ai suoi introiti, ecc. (Thaler RH, Sunstein CR, Nudge, 2008, Yale Univ. Press).

Selezionare i futuri medici: il nuovo MCAT 2015 e il nuovo USMLE

Negli USA dal 2015 i giovani che intendono iscriversi a Medicina dovranno superare un Test di Ammissione al Medical College (MCAT) di nuova edizione. Il test vuole esplorare 4 distinti settori:

  1. le competenze fondamentali richieste al futuro medico;
  2. la capacità del giovane di ragionare in modo scientifico e ricercare informazioni credibili;
  3. la capacità di integrare la scienza medica con le scienze del comportamento e i fattori socio-culturali che influenzano la salute;
  4. la flessibilità a imparare continuamente studiando e lavorando, e la capacità di applicare le conoscenze alla pratica medica per il bene del paziente.

Il test è basato su scelte multiple ed analizzato con computer e presuppone che il giovane si prepari con molto impegno in ognuno dei 4 ambiti. A questo scopo alcune università (Harvard, Università del Texas e del Maryland, ecc) organizzano corsi di preparazione per giovani che hanno superato l’esame di maturità al termine del liceo.

Ci si attende che il nuovo MCAT contribuisca a selezionare giovani che, da futuri medici, sapranno meglio affrontare i nuovi aspetti della professione, integrandola in un più ampio contesto umano e sociale.

Al termine del corso di laurea i giovani sosterranno un esame per ottenere la licenza medica (USMLE, United States Medical Licensing Examination) composto dalla valutazione di 4 settori: 1) scienze fondamentali, 2) capacità clinica, 3) conoscenza clinica, 4) gestione del paziente.

Anche l’USMLE è stato aggiornato nel tempo e quello in uso è la versione adottata nel 2009, ma il suo aggiornamento continua (vedi tabella).

tabella 7-2

(Kirch DG et al. The New 2015 MCAT. Testing competencies. JAMA 310, 2243-44, 2013).

(Haist SA et al. The evolution of the United States Medical Licensing Examination (USMLE). Enhancing assessment of practice-related competencies. JAMA 310, 2245-46, 2013.

Tabacco e riviste scientifiche

L’industria del tabacco continua, come sempre ha fatto, a depistare l’opinione pubblica sui danni che il fumo di tabacco provoca. Ancora vengono finanziate “ricerche” che negano l’evidenza o la mettono in dubbio. Continua l’azione di lobby contro i provvedimenti che limitano i consumi di tabacco, l’assorbimento di piccole aziende che possano mettere sul mercato prodotti che possono ridurre le vendite. Anche le sigarette elettroniche e le nuove sigarette elettriche fanno parte del mercato delle Multinazionali del fumo. Molte tra le più qualificate riviste scientifiche hanno deciso di non pubblicare più ricerche finanziate dai produttori di sigarette per far sì che i giornali scientifici non siano più usati al servizio di questi mercanti di prodotti nocivi per la salute.

(Godlee F et al. Journal policy on research funded by the tobacco industry. BMJ 2013;347:f5193).

Carne rossa e diabete

Il consumo di carni rosse aumenta il rischio di diabete di tipo 2 (T2DM). In realtà non è il colore della carne, ma il suo contenuto di acidi grassi saturi che è responsabile di questo fenomeno: infatti il rischio è maggiore per le carni processate ed è alto anche per i latticini ricchi di grassi. Questi ultimi si accumulano negli adipociti, nel fegato  nei muscoli. Gli adipociti pieni di acidi grassi saturi attivano i macrofagi e generano una risposta infiammatoria che aumenta la resistenza all’insulina tramite l’aumento dello stress ossidativo e la produzione di ossigeno reattivo. Nel muscolo invece si accumulano palmitato e stearato, che aumentano il contenuto di diacilglicerolo, dotato di un  potente effetto anti-insulina.

Il T2DM è una malattia dovuta ad una complessa interazione tra fattori genetici e fattori ambientali (stili di vita), quali il movimento fisico, la dieta, la quantità e distribuzione del grasso corporeo. La raccomandazione che possiamo fare oggi è di ridurre la quantità di carne rossa, ma soprattutto di consumare proteine di alta qualità associate ad un basso contenuto di grassi totali e saturi. Ciò vale soprattutto per gli anziani, che hanno bisogno di proteine nella dieta, ma non di molta energia, e quindi carne rossa a basso contenuto di grassi, pesce, pollame e derivati del latte poveri di grassi.

Ricordiamoci che il problema non è il tipo di carne, ma il tipo di grassi. In sintesi: poca carne magra fresca (non processata), pochi latticini magri.

(Evans WJ. Oxygen-carrying proteins in meat and risk of diabetes mellitus. JAMA Intern Med 173, 1335-36, 2013).

La Sanità oggi

Too much care for some patients
Too little care for others
Wrong care for many

(Baicker K, Levy I. Coordination versus competition in health care reform. N Engl J Med 369, 789-91, 2013)

L’accesso tempestivo e comodo e l’accoglienza amichevole, la qualità, appropriatezza e sicurezza, il coordinamento, la continuità delle cure, il rispetto del paziente sono gli obiettivi prioritari per tutti i servizi sanitari dei Paesi Occidentali e si definiscono globalmente come “sanità centrata sul paziente”, cioè il paziente (e non altre figure o interessi anche se legittimi) deve essere l’obiettivo primario. Peraltro la perduta centralità dell’utente connota tutti i servizi pubblici, in modo più o meno grave. In alcuni casi si ha la fondata impressione che i dipendenti pubblici odino gli utenti, in quanto trasferiscono su questi ultimi l’avversione che si è in loro generata dalla cattiva gestione dell’Ente da cui dipendono e dalle persone al vertice nominate dalla politica.

Poca capacità, inerzia, inefficienza, impostazione burocratica, assenza di missione, continue rivendicazioni e scontri fanno sì che in Sanità a fronte di un aumento delle spese si ottengano servizi insoddisfacenti e persino danni alla salute degli utenti. E’ necessario ripristinare i valori fondanti del nostro Servizio Sanitario Nazionale , con un piano strategico globale da attuarsi progressivamente con la tecnica dei piccoli passi. Per conseguire lo scopo, tuttavia, è necessario ottenere preliminarmente due risultati:

1. estromettere la politica dalla gestione quotidiana e spicciola della Sanità: non nomine politiche, ma persone di dimostrata capacità

2. eliminare l’inamovibilità del personale pubblico, introducendo criteri di riconoscimento del merito e dei comportamenti virtuosi anche in termini monetari.

Se questi due indispensabili prerequisiti saranno raggiunti, si potrebbero impostare le azioni elencate di seguito, che consistono in modifiche dell’Ospedale, ma soprattutto nel potenziamento dell’assistenza sanitaria e sociale del territorio, cioè fuori dall’Ospedale. Infine trasversale a tutta la sanità è la rimotivazione e qualificazione continua del personale sanitario, che è oggi mortificato sia nella sua professionalità che nel suo status sociale. Infatti con l’ingresso in Sanità di amministrativi e manager e con il crescente rilievo dell’economia rispetto ai bisogni del malato, i medici ed il restante personale sanitario sono stati progressivamente emarginati e non hanno in pratica più alcun potere decisionale, cosicché al medico, che rimane il vero riferimento del paziente, si addossa la responsabilità delle cure, ma senza i poteri di organizzare ed espletare al meglio tali cure. Egli oggi deve muoversi all’interno di un sistema rigidamente burocratico e ricco solo di vincoli e sanzioni, ma assai povero di capacità organizzativo-gestionale, autonomia, amore per la medicina e rispetto per il malato. Noi crediamo che la funzione del medico e del restante personale sanitario vada ripristinata attraverso alcune iniziative di riqualificazione e rimotivazione, quali:

1) organizzare i reparti clinici per ricoveri d’elezione in aree mediche e aree chirurgiche, affidando la gestione olistica del malato a specialisti in medicina interna e chirurgia generale, che convocheranno gli specialisti al bisogno, senza trasferire se possibile il paziente. Oggi infatti il frazionamento della prestazione tra diversi specialisti ha  fatto perdere una visione unitaria del malato come persona.

2) compattare gli Ospedali e gerarchizzarli in Ospedali locali e Ospedali di riferimento.

3) modificare la medicina territoriale e legare gli Ospedali locali alle strutture territoriali (Case della Salute, Poliambulatori-Guardia Medica, Medici Generalisti, strutture intermedie di riabilitazione o di lunga degenza, domicilio assistito del paziente individuale o collettivo). Ciò può essere meglio ottenuto costituendo le Aziende-Rete dei servizi sanitari (vedi Allegato “Nuova Sanità territoriale: le Aziende-Rete di servizi sanitari”).

4) inserire le RSA nel sistema sanitario a carico del Servizio Sanitario Nazionale, migliorandone la qualità e utilizzandole però sia per ricoveri di convalescenza che per lungo degenza, collegandoli e integrandoli con gli altri presidi del sistema.

5) motivare il personale sanitario, dotarlo di tutte quelle possibilità che sostengono la professionalità (aggiornamento, didattica, ricerca, carriera, remunerazioni adeguate, ecc.).

6) ridurre gli sprechi, investire nella qualità e nel suo miglioramento continuo, educare il pubblico all’uso dei servizi, ripristinare l’educazione alla salute e alla sanità.

7) ridare al Ministero della Salute le funzioni sue proprie di garante della salute, con il compito di definire i servizi ed i costi standard che devono essere erogati in ogni area del Paese, verificando che essi vengano rispettati, intervenendo in caso contrario con misure correttive efficaci. Ma anche riportando in capo al Ministero stesso tutte le iniziative di salute pubblica, di prevenzione e di promozione della salute, di informazione e di marketing sociale per modificare i comportamenti del pubblico e per contrastare le iniziative commerciali che possono influire negativamente sugli stili di vita salutari.

Allegato. Nuova Sanità Territoriale: Le Aziende-Rete di Servizi Sanitari