Il problema più importante per il pianeta è la incessante crescita del numero di abitanti e l’aspirazione di essi a vivere meglio e consumare di più. Se non si limitano le nascite non vi è via di scampo.

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I danni del traffico veicolare alla salute

Il nerofumo o nerocarbone (black carbon) è un componente delle polveri ultrasottili (PM ≤2,5 µm), è composto da carbone puro e si forma per combustione incompleta di combustibili fossili (specie prodotti petroliferi pesanti), biomasse e biocombustibili. Esso è un composto serra che scalda la terra assorbendo i raggi del sole. Si tratta di un prodotto cancerogeno, ma è soprattutto trombogenico e nocivo alle vie respiratorie e nelle città viene prodotto principalmente dal traffico veicolare, specie quello a motorizzazione diesel. Il Global Burden of Disease Study 2015 ha stimato che l’esposizione a PM 2,5 è stata responsabile nel mondo di 4,2 milioni di morti nel 2015, causate principalmente da ischemia cardiaca o cerebrale. R. Sinharay et al hanno confrontato ciò che è accaduto in un gruppo di ultrasessantenni (metà sani e metà affetti da bronchite cronica o malattie cardiovascolari) dopo una passeggiata di 2 ore (5 Km) a Londra in Oxford Street con una camminata di 2 ore attorno a Hyde Park (vietata al traffico veicolare). Quest’ultima passeggiata migliorava la funzione polmonare e riduceva la rigidità delle arterie al contrario della prima che peggiorava queste funzioni per 26 e più ore. La causa di questa pericolosa situazione va ricercata nel fatto che l’inquinamento dell’aria provoca ossidazione dei fosfolipidi e stress ossidativo (scarsa difesa dell’organismo da composti chimici ossidanti con disfunzione degli endoteli, vasocostrizione, irrigidimento delle arterie e trombosi).
La riduzione (fino all’abolizione) del traffico in città e in particolare dei motori diesel è diventata un’urgente necessità per proteggere la salute pubblica e un obbligo per gli amministratori pubblici.

Thurston G, Newman J. Walking to a pathway for cardiovascular effects of air pollution.
Lancet 391, 291-92, 2018.

Sinharay R et al. Respiratory and cardiovascular responses to walking down a traffic-polluted road compared with walking in a traffic-free area in participants aged 60 years and older with chronic lung or heart disease and age-matched health controls: a randomized, cross-over study.
Lancet 391, 339-49, 2018.

Nei congressi internazionali sul clima sulla salute globale sui diritti umani ecc non si dice che gli abitanti del pianeta sono quasi 8 miliardi e a 9 si stima che la vita diventi insostenibile. L’unico provvedimento utile oggi e ridurre le nascite specie nei paesi poveri altrimenti non vi e scampo in un futuro molto prossimo.

L’inquinamento dell’aria uccide

L’esposizione a polveri ultrasottili (PM 2,5), anche se di breve durata, comporta danni alla salute, specie all’apparato cardiorespiratorio (infiammazione polmonare e sistemica, stress ossidativo, trombogenesi). Ogni aumento di 10 µg/m3 di polveri (e ogni aumento di ozono pari a 10 parti per milione) aumentano la mortalità, specie nelle persone anziane; ciò significa che non vi sono soglie di inquinamento al di sotto delle quali si può stare sicuri e tollerare la presenza di polveri ultrasottili e/o di ozono nell’aria che respiriamo. Oggi esistono attrezzature relativamente poco costose che consentono di valutare l’inquinamento nelle case e nei luoghi di lavoro, così che si possono usare maschere N95 quando l’inquinamento cresce. Le Amministrazioni pubbliche hanno il dovere di assicurare standard sempre più bassi di inquinanti, agendo con decisione sul traffico veicolare e sulla produzione di energia.

Zhang J. Low-level air pollution associated with death.
JAMA 318, 2431-32, 2017.

La Contaminazione dell’Aria Uccide

Le microparticelle emesse dai motori a scoppio (soprattutto i diesel) danneggiano l’apparato cardiovascolare in modo grave. Sembra che i materiali volatili che coprono le particelle provochino una risposta infiammatoria delle arterie quando passano dai polmoni al sangue.
E’ colpevole continuare a promuovere i veicoli a motore e non porre un serio freno al traffico veicolare, rallentando il passaggio ai motori elettrici per interessi economici.

(Hawkes N. Journey of particulate pollution in body is mapped in study. BMJ 2017; 357:j2039)