L’invecchiamento nei Paesi industrializzati

E’ probabile che nel futuro prossimo dei Paesi avanzati l’aspettativa di vita continui a crescere (e la mortalità a diminuire), così da raggiungere e superare i 90 anni nel 2030. Ciò implica che i Governi debbano prepararsi con azioni adeguate al fine di assicurare i relativi servizi socio-sanitari e le pensioni1.

In Italia la denatalità, la lenta ripresa economica e le disparità socio-territoriali rendono urgente, per quanto riguarda la sanità, investire sugli strumenti che possano prevenire le malattie croniche e i relativi costi (inclusa la medicina di iniziativa, vedi blog www.girolamosirchia.org) ponendo un freno alla diffusione di cure non costo-efficaci, che consumano il 25%-30% della spesa sanitaria2. A questo fine è anche necessario che i cittadini vengano meglio edotti e più responsabilizzati sui vantaggi di tutelare e promuovere la loro salute con stili di vita salutari.

Il Global Action Plan 2013-20 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato 7 fattori di rischio maggiori per la salute (eccesso di alcool, insufficiente attività fisica, fumo di tabacco, ipertensione arteriosa, diabete, obesità, eccessivo uso di sale), cui va aggiunto il basso status socio-economico (misurato dall’occupazione più recente ed eventualmente corredato dal reddito e dal livello scolastico) che è notoriamente correlato alla morbilità e alla mortalità precoce3. Tutti questi fattori di rischio sono modificabili con adatti provvedimenti (Tabella4).

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  1. Kontis V. et al. Future life expectancy in 35 industrialised countries: projections with a Bayesian model ensemble. Lancet online (Febr 21, 2017).
  1. Brownlee S et al. Evidence for overuse of medical services around the world. Lancet online (Jan 8, 2017).
  1. Stringhini S et al. Socioeconomic status and the 25×25 risk factors as determinants of premature mortality: a multicohort study and meta-analysis of 1.7 million men and women. Lancet online (Jan 31, 2017).
  1. Tobias M. Social rank: a risk factor whose time has come? Lancet online (Jan 31, 2017)
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L’inerzia dei Governi è Colpevole

Commentando l’inerzia del governo inglese nel prendere provvedimenti atti a promuovere la tutela della salute dei giovani, l’articolo di Lobstein T. e McPherson K. (Nothing new in UK’s strategy on childhood obesity. Lancet 388, 853-54, 2016) chiude con una frase che condivido e che interpreta anche il mio sentimento di rabbia e di sgomento verso una politica che protegge gli interessi organizzati anziché la salute:

‘… evidence  of a government walking away from its moral duty to protect the health of children, and its fiscal duty to protect the National Health Service from the consequent costs’.

Il Taylorismo in sanità

Il Taylorismo (ossia il management scientifico e la teoria che l’efficienza del sistema viene prima della persona) impronta oggi la sanità. Ma se la teoria (e le lean practices) è stata un successo per la Toyota, essa è un disastro per la sanità.

Il ticchettio del tempo che scorre e l’occhio implacabile del manager incombono sul medico e sul paziente nella pretesa di un’efficienza e di un modo di operare che sono negativi per entrambi. Si pensa così di risparmiare; non è così. Non si risparmia ma si distrugge e basta.

I pazienti non sono automobili, ma i medici hanno ancora la voce per affermarlo?

Non mi sembra proprio. Marginalizzare i sanitari in sanità è un errore cui dobbiamo rimediare: dobbiamo tornare alla centralità del rapporto medico-paziente, al ruolo di supporto ai sanitari del manager e degli amministrativi e non di direzione, che impone modi di agire aziendali che non si adattano alla sanità e che stanno causando demotivazione e burn-out del personale, scontento della popolazione, spese inutili e dirottamento di numerose risorse: la persona deve tornare ad essere prima del sistema.

(Hartzband P,  Groopman J. Medical Taylorism. N Engl J Med 374, 106 – 108, 2016)

La liberalizzazione è la madre dell’uso (e delle sue conseguenze negative)

La legalizzazione della marijuana per uso ricreativo in 3 Stati USA ha comportato un raddoppio dei consumi e un aumento significativo delle conseguenze nocive sulla salute pubblica, inclusa la guida di autoveicoli in preda alla droga.

JAMA 314, 2607, 2015