Coronavirus: una tempesta perfetta sull’Italia

Io non giudico l’operato del Governo in questo frangente (COVID-19) e capisco che non tutto quello che ha fatto è ben fatto, giacchè questo Governo è stato sorpreso impreparato dall’epidemia. Il mio giudizio è severo su questo e precedenti Governi di questo nostro e di altri Stati proprio perché abbiamo ignorato che gli eventi catastrofici non si possono fronteggiare solo in emergenza, ma vanno predisposte e mantenute tutte le azioni di contrasto prima che l’evento si manifesti. Bisogna, in altri termini, essere sempre pronti per queste evenienze, come da decenni raccomandano i maggiori organismi internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità, Centers for Disease Control americani, Center for Disease Control europeo, ecc.). In Italia l’esperienza della SARS del 2003 ha insegnato poco e poco è stato usato degli strumenti allora predisposti; in particolare il Center for Disease Control italiano, istituito in quel periodo presso la Direzione della Prevenzione del Ministero della Salute e allora diretto da un esperto epidemiologo (che aveva costruito una rete di relazioni sia nazionali che internazionali per rilevare e valutare i rischi di epidemia, organizzare la risposta e la comunicazione alla popolazione e al personale sanitario), mi sembra caduto nel dimenticatoio. Ma gli errori fatti non finiscono qui. Abbiamo interpellato un grande produttore italiano di mascherine per proteggere il personale, ma ne è sprovvisto e non dispone nemmeno più della linea di produzione; ci ha detto che questa è stata smantellata dopo che le gare al massimo ribasso, adottate dalla Pubblica Amministrazione italiana, hanno messo fuori gioco le Aziende italiane a favore di quelle orientali, anche se la qualità di queste è pessima. Questa strategia ha danneggiato centinaia di Aziende italiane. La politica della Spending Review, che ha gravemente nuociuto a Sanità e Scuole pubbliche, e la globalizzazione, teorizzate da Guru dell’Economia e sostenute dall’Unione Europea, hanno messo in crisi i settori produttivi italiani e non solo, e hanno contribuito a rendere forte la Cina: consumismo di prodotti a basso costo e bassa qualità, abolizione dei dazi, divieto di sostegno statale hanno messo in crisi tutte le nostre imprese, comprese quelle agricole. Tutti abbiamo visto gli agricoltori siciliani distruggere i tarocchi della Piana di Catania perché impossibilitati a competere con le arance del Marocco. Liberismo suicida, che sta distruggendo gran parte dei nostri imprenditori piccoli e grandi nel nome di una ideologia e di interessi che sacrificano il benessere di tutti per privilegiare alcuni. Guru spesso al servizio della grande finanza internazionale e delle banche, che oggi impongono all’Italia un MES da € 120 miliardi, come contributo ad un “Fondo salva-Stati” che è in realtà un Fondo salva-banche franco-tedesche ingorgate da titoli tossici per cupidigia speculativa andata male. Tutti i Governi italiani degli ultimi decenni hanno avallato queste disastrose strategie per incapacità e per debolezza. Governi con scarso consenso popolare, minacciati da continui rating negativi e spread in crescita, si sono inginocchiati al volere di coloro che comandano nel mondo occidentale. La voce dell’Italia non si è mai sentita, il veto non lo abbiamo mai usato, perché dovevamo compiacere l’Unione Europea. Attenzione! Non dobbiamo e non possiamo uscire dall’Unione Europea, ma dobbiamo capire che un’Unione Europea così combinata ci porta a fondo e va cambiata. Abbiamo subito di tutto: dalle quote-latte al MES, perché non abbiamo mai capito che dobbiamo mandare al Governo uomini capaci e non compromessi, che dobbiamo dotarci di una Costituzione che costruisca uno Stato meglio organizzato, ove il potere non sia distribuito in troppi Centri e livelli, ove la Pubblica Amministrazione sia snella ed al servizio della collettività, ove la giustizia sia celere e giusta, ove la politica venga estromessa dalla gestione della Sanità, della Giustizia, della Scuola.
Siamo in pericolo non solo per il COVID-19, ma per l’economia che oggi vive solo grazie ad un turismo di massa ignorante e distruttivo e che può cessare da un momento all’altro, come stiamo vedendo. Se gli Italiani non capiscono, non si interessano e non si acculturano, l’Italia non può rinascere dalla depressione culturale ed economica in cui è scivolata. Oggi sull’Italia si sta abbattendo una “tempesta perfetta”, ossia eventi negativi che si aggiungono ad altri accadimenti negativi. Intanto gli Italiani litigano tra loro come i polli di Renzo e non riescono ad alzare lo sguardo dal piccolume in cui si dibattono. Ognuno di noi è destinato a soffrire molto, se non saprà impegnarsi per cambiare.

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