La sigaretta elettronica: che fare?

La sigaretta elettronica è un dispositivo in cui un liquido contenente nicotina di varia potenza viene vaporizzato e inalato. Essa può rappresentare un mezzo di riduzione del danno nei fumatori e aiutarli a smettere di fumare, ma anche un pericolo per i giovanissimi che possono essere iniziati all’uso della nicotina per poi passare alla sigaretta vera e propria dopo che si sono assuefatti.

La sigaretta elettronica, inoltre, può re-legittimare l’uso del tabacco nella società, e ancora non è chiaro quanto siano dannose e in che modo, specie quelle addizionate di additivi che ne rendono più gradevole il sapore; si sa ad esempio che nel vapore sono presenti alcuni cancerogeni come la formaldeide e l’acetaldeide, ma sono state anche descritte complicanze cliniche come tosse, asma, mal di gola, palpitazioni cardiache e dolori toracici.

Le regole del mercato non sono ben definite: in alcune nazioni le sigarette elettroniche sono proibite, in USA e in Europa sono assoggettate a limiti e regole non ancora validate.

Mentre i decisori sono ancora incerti, i produttori non perdono tempo, e riappaiono molti dei vecchi metodi di promozione manifesta ed occulta che già abbiamo conosciuto per il tabacco e che vedremo forse nel prossimo futuro per la marijuana. E’ quindi necessario non abbassare la guardia e continuare con vigore la difesa della salute pubblica e dei giovani dagli interessi di gruppi organizzati.

(Gostin LO, Glasner AY. NE-cigarettes vaping and youth. JAMA 312, 595-96, 2014)

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L’uso della sigaretta elettronica nei giovanissimi

I dati del National Youth Tobacco Survey dimostrano che nell’anno 2011-2012 la percentuale di studenti che ha fumato sigarette elettroniche è cresciuto dal 3,3% al 6,8% ed è aumentato il numero di quelli che la usano abitualmente, anche associandole alle sigarette vere (figura)

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(Jama 310, 1786, 2013)

Smettere di fumare con la sigaretta elettronica

L’Istituto Nazionale inglese per la salute e l’eccellenza delle cure (NICE) ha stabilito di mutare rotta nella lotta al fumo: oltre a invitare i fumatori a smettere di fumare, esso raccomanda oggi per i fumatori che non riescono a smettere di colpo di usare quei prodotti autorizzati che contengono nicotina per sostenere il loro sforzo. Si tratta di una temporanea strategia di riduzione del danno che va considerata come seconda scelta rispetto alla cessazione secca, ma che non è dannosa per la salute ed è sempre preferibile al fumo di tabacco. Tra questi prodotti sostitutivi va considerata anche la sigaretta elettronica, anche se la sua validazione ufficiale non è ancora avvenuta. L’uso di tutti i sostituti di nicotina resta giustificato comunque solo se usato come ausilio per smettere di fumare, giacchè la nicotina è a tutti gli effetti una droga.

(BMJ 2013;346:f3663)

 

 

La voce debole dei medici

La difesa della salute pubblica e la condanna delle iniziative che favoriscono gli interessi commerciali anziché il bene comune è molto forte da parte delle riviste scientifiche inglesi. Recentemente il BMJ ha stigmatizzato il voltafaccia del Governo sull’annunciata volontà di introdurre i pacchetti anonimi per le sigarette e il prezzo minimo per unità alcolica, determinato dalle pressioni politiche dei produttori (Collin J e Hill S. Corporate involvement in public health policy is being obscured. BMJ 346, 9, 2013). In Italia la difesa del bene comune è molto più debole: ad esempio il blitz effettuato recentemente dal Senato, che ha approvato l’emendamento del Senatore Galan che consente di fumare la sigaretta elettronica nei locali pubblici chiusi e nei luoghi di lavoro (incrinando così la ben consolidata abitudine di non fumare più in questi luoghi) ha trovato una classe medica assente o quasi, a parte poche lodevoli eccezioni quali la Consulta Nazionale per il Tabacco o la Lega Italiana contro i Tumori.