Il benessere psicofisico del personale

Tutti sanno che in qualunque organizzazione il personale è la risorsa più preziosa, ma in pratica sono ben pochi i luoghi di lavoro dove si attuano strategie per motivare il personale, farlo sentire a proprio agio e tutelarne il benessere sia fisico sia mentale. Il Global Burden of Disease Study (GBD) segnala che nel mondo sono ben 300 milioni i soggetti affetti da depressione e questo, insieme ad altre malattie psichiche, costituisce la prima causa di disabilità e di assenteismo, con un costo enorme a carico degli Stati (24-27 miliardi di sterline) e dei datori di lavoro (33-62 miliardi di sterline). Anche in Italia sono pochi i luoghi di lavoro dove si cura il benessere dei lavoratori e, tra questi, il pubblico non è quasi rappresentato. Ciò accade malgrado gli insegnamenti di Bernardino Ramazzini, che fu il pioniere della medicina occupazionale, e malgrado si sappia che il luogo di lavoro può diventare un potente strumento di motivazione e sviluppo personale se gestito intelligentemente. Quanto pesi questa mancanza lo sanno bene tutti coloro che lavorano in un Ospedale pubblico dove la politica del personale è quasi del tutto assente. In un Ospedale un medico o un infermiere contenti del proprio lavoro rendono migliore l’assistenza e felici i malati, ma il contrario è più comune. E’ ora che le cose cambino per la salute delle persone e della finanza pubblica.

The Lancet. Improving mental health in the workplaceLancet 390, 2015, 2017.

Annunci

Il troppo lavoro può essere nocivo

L’eccessivo impegno lavorativo, che comporti un numero di ore lavorate superiore a 40/settimana, stress e soprattutto poca attenzione alle proprie condizioni di salute e agli stili di vita salutari implica un crescente rischio di ictus e altri incidenti cardiovascolari. Per questo è necessario che anche i datori di lavoro offrano ai loro dipendenti programmi per conoscere questi rischi e ridurli, proponendo ad esempio controlli periodici del loro stato di salute e impiego di parte del tempo aziendale in attività salutari anziché nella mensa o in altri benefit ricchi di alimenti ipercalorici.

(Buchholz B. Working late, courting stroke. JAMA 314, 1679-80, 2015).

La vera riforma dei rapporti di lavoro dipendente

L’Italia continua a sottovalutare il merito nei rapporti di lavoro, sia pubblico sia privato, in controtendenza al mondo evoluto. Il dipendente che fa di più e meglio, che si comporta in modo onesto e coscienzioso deve avere di più, in termini di retribuzione e di sicurezza del posto di lavoro.
La cosa più semplice è di sostituire tutti gli attuali bizantinismi dei nostri rapporti di lavoro dipendente con una semplice regola: tutti i dipendenti sono assunti con contratto a tempo indeterminato, ma la flessibilità in uscita deve essere consentita senza inutili ostacoli, ossia con preavviso di 6 mesi e indennità di licenziamento.

La flessibilità del lavoro

Non si sa se la FIAT stabilirà la sua sede in America. Se così fosse, il segnale per l’Italia sarebbe chiaro: nel nostro Paese non c’è futuro per una grande impresa. Si può immaginare facilmente che pian piano la produzione FIAT si sposterà altrove, ossia nei Paesi ove le condizioni sono più favorevoli al capitale. Questa è peraltro la regola da sempre. Soros già 20 anni or sono ci ricordava che il capitale emigra in luoghi ove vi sono più tranquillità e più possibilità di remunerazione. Possiamo criticare Marchionne? Non credo. E’ vero che la FIAT ha ottenuto molto dai Governi italiani nel tempo, ma è altrettanto vero che oggi le condizioni per operare in Italia sono divenute assai difficili. Le antiche storture che affliggono la regolamentazione del lavoro sono peggiorate. Tutti sanno che se non si aumenta la flessibilità in entrata ed in uscita del personale il mercato del lavoro non può funzionare. Non solo meritocrazia e flessibilità non sono entrate nel vocabolario del Governo, dei Sindacati e della Magistratura, ma continuano e/o peggiorano regole incompatibili con la vita dell’impresa: costo del lavoro e tasse sull’impresa in aumento, energia tra le più care al mondo, Pubblica Amministrazione immodificabile e incombente, produttività insufficiente. Negli ultimi anni, per di più, abbiamo parlato con insistenza di precariato, ma invece di trasformare i precari in lavoratori a termine con contratto equo, abbiamo deciso che la soluzione è l’assunzione a tempo indeterminato, che da noi vuol dire un contratto di fatto inscindibile, a meno che l’impresa non vada a chiudere. I nostri Sindacati, in questo marasma, dettano legge; ma siccome sono fermi a posizioni ideologiche del passato, oggi non più tenibili, pensano sbagliando di difendere il lavoro irrigidendo il sistema. Così l’Alitalia non tiene, ma non si può ridurre il personale; meglio assistere un’impresa che da anni consuma risorse ed è sempre in stato agonico. Alla FIAT addirittura Sindacati e Magistratura obbligano l’Azienda a riassumere operai licenziati per sabotaggio. Non si può nemmeno parlare di art. 18. Nella Pubblica Amministrazione peraltro le cose vanno anche peggio. Il posto di lavoro è assicurato, qualunque sia la capacità o il comportamento dell’impiegato. Il merito è sostantivo sconosciuto. Il costo di questo apparato è insopportabile, ma lo Stato continua ad assumere personale per assicurarsi la pace sociale. Non finisce poi di sorprendermi l’atteggiamento degli Italiani che hanno la fortuna di avere un posto di lavoro. Molti di loro non solo non si curano degli interessi dell’Azienda e del datore di lavoro, ma si comportano come se tutto fosse destinato a durare per sempre, anche se la sofferenza dell’impresa cresce. Non si chiedono i nostri dipendenti pubblici cosa succederà di loro e delle loro piccole furbizie quando i soldi pubblici saranno finiti? Se le entrate pubbliche diminuiscono ancora non pensano che gli stipendi verranno ridotti o che di colpo tutti i privilegi spariranno? Calano le entrate pubbliche, cresce la cassa integrazione, rimane inalterata la spesa pubblica improduttiva. Non si preoccupano dipendenti pubblici e pensionati? Il quadro di irresponsabilità, inerzia e menefreghismo degli Italiani è desolante. E’ allora difficile criticare Marchionne e far finta di non vedere che a queste condizioni l’Italia non ha futuro. Siamo fermi nel passato, con una classe dirigente incapace e attenta solo ai propri interessi. Dobbiamo esigere un cambiamento sia pur graduale. A mio avviso dovremmo proprio cominciare aumentando la flessibilità del lavoro in entrata e in uscita sia nel privato che nel pubblico. Speriamo che ciò accada nel 2014.