L’Università non prepara i giovani

Il 30,6% dei lavoratori che hanno studiato economia a livello universitario non conosce gli effetti degli interessi sul capitale, il 39,2% non comprende la dinamica dell’inflazione, il 33,2% non è in grado di definire la rischiosità di un investimento in una singola azienda rispetto ad un fondo comune di investimento.

La bassa alfabetizzazione economico-finanziaria (ma anche le discutibili azioni della finanza ndr) è presumibilmente intrecciata con l’antico predominio dell’investimento ritenuto più sicuro, il mattone o i titoli di Stato.

(Censis. Rapporto sulla Situazione Sociale del Paese, 2013. p. 238)

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Il Buonismo

Nel 1906, Vilfredo Pareto nel suo Manuale di Economia Politica (Università Bocconi Ed., Milano, 2006, par. 85) cosi scriveva:

“(…) in Francia, ove più progredisce la democrazia, sono accaduti notevoli mutamenti nella seconda metà del secolo XIX. …. Si possono notare i seguenti mutamenti nei sentimenti morali: 1) un aumento generale della pietà morbosa, a cui si dà il nome di “umanitarismo”; 2) e specialmente un sentimento di pietà e anche di benevolenza pei malfattori, mentre cresce l’indifferenza pei mali del galantuomo offeso da quei malfattori; 3) un aumento notevole di indulgenza e di approvazione per il mal costume femminile”.

E così prosegue (Par. 86):

“ I sentimenti di biasimo per i malfattori, specialmente per i ladri, sono certamente molto affievoliti; ed oggi sono ritenuti buoni giudici coloro che con poca scienza e nessuna coscienza, cupidi solo di malsana popolarità, proteggono i malfattori e sono rigidi ed aspri solo contro i galantuomini”.

La capacità di governo

Ogni governo ha il compito di assicurare al suo popolo il benessere economico e psicofisico nella massima misura possibile. Sui risultati, misurati con una serie di indicatori, si può così valutare il suo operato e confrontarlo con quello di altri governi sia della stessa nazione/regione sia di altre nazioni/regioni. I risultati dovrebbero essere inoltre resi pubblici in termini chiari e comprensibili. Purtroppo, la nostra Costituzione (Art. 100) non prevede la trasparenza sui risultati conseguiti dal Governo e dalle Amministrazioni territoriali e locali, con grave pregiudizio per i cittadini che non sono così in grado di giudicarne l’operato.

Di questi indicatori esistono diverse versioni, da quelle più sintetiche a quelle più dettagliate ed essi esplorano diversi settori. Al nostro scopo interessano:

  1. quelli economici che valutino cioè lo stato dell’economia del Paese e la crescita economica (vedi Allegato A);
  2. quelli che misurano il benessere psicologico (vedi ad esempio la misurazione del benessere equo e sostenibile pubblicato dal Comitato CNEL-ISTAT nel 2012 che, in aggiunta al PIL (indicatore molto usato ma insufficiente), considera 12 domini e precisamente: ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni (www.cnel.it);
  3. quelli che misurano lo stato di salute della popolazione (vedi Allegato B) e quelli che valutano la performance degli erogatori di servizi socio-sanitari (vedi ad esempio quelli pubblicati in Gran Bretagna nell’appendice tecnica del NHS Outcomes Framework 2012/13
    (http://www.dh.gov.uk/en/Publicationandstatistics/PublicationsPolicyAnd Guidance/DH_131700).

Dal punto di vista pratico per la sanità proporrei alla Regione Lombardia di dedicare particolare attenzione e risorse ai seguenti punti:

  1. misurare gli outcomes e i PROMS (Patient-Related Outcomes Measures) sia nella sanità ospedaliera che in quella territoriale procedendo al relativo benchmarking e all’applicazione di eventuali misure correttive. La misurazione e i controlli devono prevedere anche ispettori operativi sul campo. I risultati devono poi essere resi pubblici;
  2. gerarchizzare gli Ospedali, prevedendo Ospedali locali a bassa intensità di cura e Ospedali di riferimento ad alta intensità di cura, strategicamente distribuiti sul territorio in misura minima sufficiente;
  3. utilizzare l’accreditamento per ammettere al rimborso sanitario solo le strutture che raggiungono livelli di qualità minimi predefiniti in numero minimo sufficiente. Ciò implica che i bisogni della popolazione vengano valutati preventivamente e si debbano assicurare in ogni area analoghe quantità e qualità dei servizi. Ricordiamo che l’eccesso di offerta comporta un eccesso di domanda e spreco di risorse;
  4. valorizzare le risorse umane e la loro motivazione professionale e sociale che include un moderno aggiornamento dei medici sia territoriali che ospedalieri con un ben articolato programma di Continuous Professional Development (CPD). In una organizzazione le persone sono la risorsa più importante e bisogna ricordare che esse non sono solo strumenti di lavoro, ma professionisti con cuore e mente. Per questo essi hanno bisogno di assicurarsi un benessere economico, ma anche uno status sociale, crescita e sviluppo professionale, possibilità di contribuire al raggiungimento di obiettivi. Ogni persona ha capacità latenti che il buon manager deve scoprire e valorizzare, creandole un ambiente favorevole e coinvolgendola nei valori e nelle responsabilità dell’organizzazione. Le persone vogliono essere parte di una missione. Esse vogliono essere orgogliose del loro lavoro, vogliono che la loro vita sia significativa, abbia uno scopo e non vogliono essere considerate solo un fattore produttivo. Se il manager cura solo l’aspetto della produzione le persone cercheranno altrove, fuori dal lavoro, la loro soddisfazione e il lavoro verrà da loro considerato come un peso da cui fuggire appena possibile (Covey SR: La leadership centrata sui principi. Franco Angeli editore, Milano, 2009, pagina 166). Negli ultimi anni in particolare, i medici sono stati marginalizzati nella società ed è prevalso in sanità un aspetto economicistico che l’ha disumanizzata, scontentando i pazienti e demotivando il personale sanitario. Gli amministratori devono smettere di considerare l’Ospedale come un’azienda, definizione che ha generato equivoci di ogni tipo e ha avuto conseguenze negative. Essi devono capire che l’Ospedale non è nato per fare economie in sanità, ma per curare i malati, anche se l’oculata e onesta gestione delle risorse è da considerarsi comunque un valore ed un obiettivo primario. Un buon manager deve capire fino in fondo la sanità e i suoi valori e diventare il supporto dei malati e del personale sanitario, creando loro un ambiente favorevole a svolgere il loro difficile lavoro. Questa è anche la premessa per acquisire e trattenere professionisti di alta qualità, fattore vitale per il successo dell’organizzazione. I medici chiedono di essere considerati professionisti e non fattori produttivi, vogliono essere coinvolti nelle scelte strategiche, avere la delega al governo clinico, riconquistare il loro naturale ruolo sociale e professionale;
  5. istituire e sperimentare le Case della Salute e le reti a decrescente intensità di cura (Ospedale, strutture intermedie, sanità territoriale, domicilio), in particolare per il trattamento dei malati cronici;
  6. effettuare ricerca sanitaria (ossia dell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari) con particolare attenzione al Dipartimento come strumento di governo clinico;
  7. investire nella promozione della salute e nella educazione sanitaria della popolazione con una comunicazione moderna ripetuta e diffusa (marketing sociale);
  8. infine garantire ai cittadini una gestione della sanità trasparente e fortemente ancorata ai principi etici. A tal fine è necessario che i bilanci regionali vengano certificati e che tutte le delibere adottate vengano sottoposte al vaglio di una Commissione di Vigilanza di Parte Terza ispirata al D.Lgs. 231 dell’8 giugno 2001 (cosiddetta della compliance).

Professor Girolamo Sirchia

 

Allegato A

Indicatori di crescita economica della nazione
(M.F.R. Kets de Vries. Figure di Leader. Cortina Raffaello Editore, 2010, pp 102-103)

  1. Numero di start-up (+)
  2. Numero ed entità di investitori stranieri (+)
  3. Numero di impiegati dello Stato (-)
  4. Giovani che aspirano a lavorare per lo Stato (-) anziché intraprendere avventure imprenditoriali
  5. Corruzione (-)
  6. Distribuzione del reddito (soggetti molto ricchi o molto poveri (-)
  7. La giustizia ingiusta (-)
  8. Bilancia dei pagamenti
  9. Difficoltà nelle pratiche amministrative (eccesso burocratico) (-)
  10. Trovare lavoro per i giovani e la mezza età
  11. Criminalità

Allegato B

Indicatori di salute

Oltre al PIL e allo spread bisogna individuare una serie di indicatori di salute:

  1. Attesa di vita alla nascita
  2. Differenza di attesa di vita in rapporto al censo
  3. Mortalità totale e mortalità infantile
  4. Numero di fumatori
  5. Obesità infantile
  6. Suicidi e criminalità
  7. Screening obbligatori e vaccinazioni
  8. Accesso ai servizi sanitari
  9. Differenze territoriali in qualità e quantità dei servizi sanitari
  10. Servizi di urgenza ed emergenza
  11. Servizi sociali per vecchi e disabili
  12. Numero di poveri
  13. Numero di disoccupati