I dipendenti pubblici e i guasti del passato

Nella recente manifestazione contro la riforma della scuola (la Buona Scuola) molti erano gli slogan che chiedevano maggiore attenzione alla scuola pubblica. Ma cosa vogliono in pratica i fautori della scuola pubblica?

Vogliono certamente che nella scuola (e analogamente nella sanità) non si inserisca un interesse privato, che dovrebbe conciliare un interesse privato (il profitto) con l’interesse pubblico (il servizio), conciliazione in realtà non facile e spesso inadeguata. Ma oltre a questo nobile desiderio, i manifestanti hanno chiaramente dichiarato i loro timori quando hanno specificato che cosa in particolare non volevano: il preside – manager con qualche potere decisionale e la valutazione degli insegnanti. Ed ecco apparire in tutta la sua evidenza che cosa significa “pubblico” per molti pubblici dipendenti. Significa un lavoro dove non esiste alcun centro di responsabilità, dove nessuno controlla, dove impera l’assemblearismo e in pratica ognuno si comporta come vuole senza che nessuno intervenga a valutare, premiare il merito, punire il demerito. Abbiamo finalmente capito quali sono i risultati di decenni di sindacato di basso livello e di indottrinamento vetero-comunista ancorato ad ideologie e metodi ormai scomparsi anche nei Paesi comunisti, che hanno premiato le persone meno valide anziché quelle migliori

Ebbene io credo che l’Italia non possa più permettersi servizi pubblici impostati in questo modo: inefficienti, indifferenti ai bisogni dei cittadini, disegnati sugli interessi spiccioli dei dipendenti ai quali lo Stato dà poco ma non chiede nulla, dipendenti che una volta ottenuto un posto di lavoro (non un lavoro!) hanno di fatto una posizione di rendita più simile ad una pensione che ad un posto di lavoro, che non ritengono vada curato e tutelato con buoni comportamenti, impegno, aggiornamento e rispetto degli utenti.

Finché non riusciremo a dare una forma moderna al pubblico impiego, che sia orientata ai clienti e non ai dipendenti, e sia basato sui loro buoni comportamenti e sulla loro coscienziosità, non riusciremo ad avere efficienza e riduzione della spesa pubblica improduttiva e tutti gli italiani dovranno continuare a colmare il passivo con tasse esorbitanti. E’ davvero ora che si cominci a rimediare ai guasti del passato e alle ideologie (vere e false) che li hanno generati.

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La buona scuola

Il progetto “La buona scuola” del Governo Renzi (https://labuonascuola.gov.it) mi sembra buono e, malgrado le mie competenze sulla scuola siano molto limitate, ho apprezzato i seguenti punti:

  1. gli insegnanti ricevono aumenti di stipendio non in base all’anzianità, ma in base al merito. Già oggi, e in mancanza di qualsivoglia riconoscimento, molti insegnanti si impegnano a migliorare la capacità educativa della scuola (ad esempio corsi di lingua inglese, iniziative sportive come fitwalking, tornei, doposcuola, percorsi culturali e artistici aperti ad alunni e famiglie, iniziative di miglioramento delle aule scolastiche anche con la collaborazione delle famiglie, teatro, musica, etc.). Tutto ciò può costituire un criterio di valutazione positiva che deve trovare un corrispettivo economico. Anche il gradimento delle famiglie e degli alunni deve poter entrare in questa valutazione. L’obiezione è che gli scatti di anzianità non ci saranno più. Io penso che questo sia un dato positivo perché bisogna premiare non l’invecchiamento, ma la capacità e la volontà di educare.
  2. Autonomia scolastica. Ripercorre il concetto dell’Amministrazione Pubblica imprenditoriale di Reinventing Government. Trovo assolutamente motivante che la scuola rediga un proprio piano educativo, scelga gli insegnanti, organizzi servizi a pagamento per la comunità e che la dirigenza scolastica risponda del piano educativo e delle condizioni dello stabile e dell’arredo, della disciplina nonché dei test Invalsi (diamo ai presidi veri poteri di gestione!).
  3. L’aggiornamento degli insegnanti è fondamentale non solo come offerta educativa, ma anche come modalità di insegnamento. A questo proposito è indispensabile che la scuola moderna punti anche su temi essenziali per costruire il moderno cittadino: l’economia comprensibile e non distorta da interessi, l’ambiente, la salute, il comportamento civico, etc.
  4. Vanno potenziate le scuole professionali, artigianali ed artistiche (chiamiamoli Licei) ed è fondamentale che le scuole si integrino con le imprese nel territorio: saper fare oltre che sapere.
  5. Sono disponibili nell’Unione Europea dei fondi per l’edilizia e l’arredo scolastico; è quindi importantissimo accedervi.
  6. Università. Non si parla di Università nel documento di Governo, ma io reputo che sarebbe un’occasione propizia per ridare finalmente all’Italia un’Università moderna: totale autonomia degli Atenei che dovrebbero essere trasformati in Fondazioni di diritto privato per assimilarli al modello delle Università private americane che resta, a mio avviso, il migliore al mondo. Eliminare il valore legale della laurea, consentire rette differenziate in base ai risultati qualitativi dell’Università ed al gradimento del mercato.

Non mi meraviglia che le resistenze all’accoglienza di un simile piano siano enormi, in una scuola addormentata nelle braccia dello statalismo burocratico e con una visione di breve termine e di basso profilo. Credo che lo sforzo di superare il piccolume della scuola statale e dei vecchi canoni sia pregevole e mi auguro di poter vedere almeno una parte di questo cambiamento.

Stato disonesto, cittadini disonesti

Fiorenza Sarzonini sul Corriere della Sera dell’1/12/2013 cita una serie di illegalità (truffe) perpetrate da cittadini italiani a danno dello Stato. Ce n’è per tutti: dipendenti pubblici, pensionati, studenti, proprietari di case, ecc. Ma perché ci meravigliamo? E’ vero che molti Italiani sono disonesti. Ma qual è il motivo? Forse che siamo geneticamente diversi dai Tedeschi o dagli Svizzeri tanto ordinati ed onesti? No, non è così. La ragione è che in Germania e in Svizzera si investe in una scuola che forma dei buoni cittadini, in uno Stato ordinato e onesto, in una società seria e consapevole, ben controllata. Ma noi siamo abituati ad una classe dirigente e a Governi che rubano, che non mantengono le promesse fatte, che scialacquano il pubblico denaro estorto con tassazioni esose, che non investono nella scuola, nell’ambiente, nella cultura, nell’assistenza sociale. Allora di chi è la colpa? Se avete risposto: del Governo e della politica, avete sbagliato. La colpa è nostra perché continuiamo a tollerare questi politici, questi burocrati, questi dirigenti invece di spazzarli via.

Il buon esempio deve venire dall’alto: se fossimo governati da persone oneste e competenti il popolo italiano potrebbe essere migliore: ma non è così. Tuttavia continuiamo a votare i soliti noti, che con il nostro voto si legittimano e si rafforzano. Votando crediamo di far bene, ma in realtà ci scaviamo la fossa sotto i piedi, perché i soliti noti (di Destra o di Sinistra) hanno da pensare ai loro interessi, non ai nostri e lo dimostrano giornalmente. Dobbiamo alzare la voce e farli smettere, costringendoli ad andarsene per sempre. Perché ciò accada dobbiamo far nascere un Partito di persone oneste e capaci. La cosa è fattibile se tutti noi ci impegnamo in qualche modo. Cambiare la politica si può e solo così potremo cambiare il modo di vivere in Italia.

La scuola di medicina in Ospedale

L’Ospedale è un fondamentale luogo di insegnamento. Infatti si possono attuare le seguenti attività educative:

  • educazione sanitaria dei pazienti (esempio: smettere di fumare)
  • educare i giovani medici all’uso della medicina basata sull’evidenza
  • uso dei social media
  • comportamenti professionali adeguati
  • indirizzare i giovani verso le attività per le quali mostrano più attitudine
  • capacità di comunicare con i pazienti e i colleghi
  • sicurezza dei pazienti e uso saggio della medicina parsimoniosa
  • modalità per reperire fondi di ricerca
  • Continuous Professional Development (CPD), costruzione e gestione del portfolio della conoscenza
  • uso appropriato della letteratura medica
  • importanza dell’empatia con i pazienti
  • importanza del lavoro interdisciplinare
  • fondamentale importanza della clinica oltre ai test strumentali minimi necessari.

Tutte queste attività vedono il Primario in funzione di guida e promozione. E così si rafforza “la scuola di medicina”.