Deboli di costituzione

Con questo titolo il libro abbastanza recente di Luigi Mazzella, magistrato dell’Alta Corte, analizza le incongruenze della Costituzione italiana promulgata il 27 dicembre 1947 e le sue successive modificazioni. All’epoca i Costituenti appena usciti dalla guerra e dal fascismo non si accorsero che la costruzione dello Stato emersa da contrapposte visioni e interessi, distribuendo i poteri in modo eccessivo e confuso non avrebbe retto ai problemi della vita reale. Oggi vediamo che così è. L’ultima prova deriva dall’emergenza SARS-COV-2. In caso di calamità, quale l’epidemia in corso, la catena di comando dovrebbe far capo al Presidente del Consiglio dei Ministri e da questo discendere fino all’ultimo cittadino italiano. Ciò sta accadendo con incertezze e varianti molto preoccupanti. Continua a leggere

Autorevolezza della scienza medica

Nel mondo degli adulti il concetto di Autorità viene mal digerito, salvo che si parli di particolari enclaves. Ad esempio, nel mondo della pedagogia l’autorità deve perdurare perché i bambini non sono maturi. E’ quindi meglio parlare di autorevolezza ricordando che autorità è il valore preteso e legalmente stabilito, mentre autorevolezza è il valore universalmente riconosciuto. La maggioranza dei malati vuole il “Professore” cioè il massimo del sapere unito al massimo della pratica clinica e ne accetta o richiede autorità oltre all’autorevolezza. Il Professore è quasi obbligato quindi ad atteggiarsi ad esperto indiscusso, a fare affermazioni categoriche e a dare ordini: sicuro di sé, indiscutibile, autoritario. Si racconta che il Professor Carlo Gamna, noto titolare di Clinica Medica dell’Università di Torino e autore di un Trattato di Clinica Medica, su cui anch’io ho studiato negli anni ’50, deludeva spesso i suoi pazienti in quanto diceva loro: “Torni domani, Signora, devo riflettere perché ancora non so quale diagnosi farle e quale trattamento prescriverle”. Il commento della malata del Professor Gamna era allora: “Strano che un Professore non capisca, che Professore è, siamo sicuri che è bravo, non è meglio sentire qualche altro Professore?”. Il malato quindi vuole più spesso un Professore sicuro di sé e autoritario, in una parola un uomo al di sopra della norma, un superuomo. Continua a leggere

La medicina clinica: un amalgama di scienza e arte

Riflessioni a margine della lettura del saggio di Hans-Georg Gadamer
“Dove si nasconde la salute”
Raffaello Cortina Editore, Milano, 1994

Bisogna capire bene le differenze che esistono tra medicina scientifica e arte medica, cioè tra il sapere generale e applicazioni pratiche di tale sapere al singolo malato. Il Sapere si può acquisire studiando, ma la sua applicazione particolare deve maturare attraverso l’esperienza del medico e la sua capacità di giudizio.
Viviamo in un mondo plasmato dalla cultura tecnologica con migliaia di norme e regolamenti che in definitiva comportano una crescente burocratizzazione e regolamentazione.
La medicina non può fermarsi solo al sapere, ha bisogno della personalizzazione dell’atto medico con tutti i suoi risvolti umani e sociali. Ciò vale particolarmente per la medicina generale, meno per le specializzazioni che oggi prevalgono e che si ispirano più alla tecnica che alla considerazione globale dell’uomo. La progressione della scienza ha messo in secondo piano anche la prevenzione e il mantenimento della salute oltre agli aspetti umani e sociali, specializzazione che poi è il contrario di globalità. Non è possibile misurare la salute perché essa non si limita ad alcuni parametri tecnici, ma comprende equilibrio, accordo e adeguatezza con se stessi. Per questo il grande medico non è solo quello che vince la malattia, ma quello che riabilita il paziente in tutte le sue manifestazioni di benessere e lo restituisce alla salute fisica, psichica e sociale. Il buon medico cura non prescrivendo indagini e ricette, non imponendo la sua volontà al paziente, ma accompagnando quest’ultimo con sollecitudine affettuosa, prendendosi cura di lui in tutti i suoi aspetti e sostenendolo fino al reinserimento nella vita piena, nella famiglia e nel lavoro, ispirando fiducia come medico e come uomo, autorevole, ma non autoritario, disinteressato agli aspetti venali, amico del paziente e dei suoi parenti, rispettoso, mai supponente, sempre umile e prudente perché “sa di non sapere”. Continua a leggere

La preparazione (preparedness)

Fin dalle scuole elementari impariamo che ciclicamente l’umanità viene flagellata da epidemie, più spesso causate da agenti patogeni (batteri e virus) che albergano solitamente negli animali, ma che, per motivi solo in parte conosciuti e comunque legati a cattive condizioni di igiene pubblica, si trasmettono all’uomo e si diffondono nel mondo grazie alla capacità di trasmettersi da uomo a uomo.
Le grandi epidemie del passato (peste, colera) causate da batteri o da alcuni virus oggi non fanno più paura, grazie alla disponibilità di potenti antibiotici o di vaccini, ma il pericolo nel nostro tempo non è scomparso giacchè nuovi agenti patogeni altamente diffusivi si sono presentati sulla scena. Si tratta primariamente di virus influenzali e di Coronavirus avverso i quali non siamo pronti a reagire con mezzi naturali o con farmaci e vaccini. Il più noto esempio di pandemia è forse quello dell’influenza cosiddetta spagnola del 1918 che uccise milioni di essere umani nel mondo, ma molte altre ne seguirono (l’Asiatica, la SARS, la MERS, l’Aviaria) fino alla presente pandemia da Coronavirus SARS-COV-2 che sta affliggendo i nostri giorni. Sembra quasi che ogni 100 anni circa una di queste pandemie si presenti sulla scena con eccezionale gravità e mieta moltissime vite. Se questa è la lunga storia delle sofferenze umane causate da zoonosi, la domanda che nasce è: “Possiamo fare qualcosa per difenderci e, se così è, che cosa?”. Continua a leggere

Coronavirus: una tempesta perfetta sull’Italia

Io non giudico l’operato del Governo in questo frangente (COVID-19) e capisco che non tutto quello che ha fatto è ben fatto, giacchè questo Governo è stato sorpreso impreparato dall’epidemia. Il mio giudizio è severo su questo e precedenti Governi di questo nostro e di altri Stati proprio perché abbiamo ignorato che gli eventi catastrofici non si possono fronteggiare solo in emergenza, ma vanno predisposte e mantenute tutte le azioni di contrasto prima che l’evento si manifesti. Bisogna, in altri termini, essere sempre pronti per queste evenienze, come da decenni raccomandano i maggiori organismi internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità, Centers for Disease Control americani, Center for Disease Control europeo, ecc.). In Italia l’esperienza della SARS del 2003 ha insegnato poco e poco è stato usato degli strumenti allora predisposti; in particolare il Center for Disease Control italiano, istituito in quel periodo presso la Direzione della Prevenzione del Ministero della Salute e allora diretto da un esperto epidemiologo (che aveva costruito una rete di relazioni sia nazionali che internazionali per rilevare e valutare i rischi di epidemia, organizzare la risposta e la comunicazione alla popolazione e al personale sanitario), mi sembra caduto nel dimenticatoio. Ma gli errori fatti non finiscono qui. Continua a leggere