Un buon Servizio Sanitario Nazionale

Un buon Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha le seguenti caratteristiche:

  1. accesso in tempi appropriati a prevenzione e cura di acuti e cronici
  2. servizi efficaci (qualità e appropriatezza) ed efficienti per tutti
  3. miglioramento della salute a livello di persone singole e popolazioni
  4. costo intorno al 10% del PIL

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Sanità: opinioni che contano – 4

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale ha urgente bisogno di misurare la qualità* delle prestazioni e l’accesso al servizio, e quindi di raccogliere dati tempestivi ed affidabili. La metrica esiste (vedi Indicatori dell’OCSE o del WHO).

Se non si stabilisce in modo oggettivo la qualità delle prestazioni sanitarie erogate, rischiamo di sprecare denaro. Non basta fare di più, bisogna fare meglio.

(Scott KW e Jha AK – Putting quality in the global health agenda. N Engl J Med 371, 3-5, 2014)

 

[*]   L’istituto di Medicina ritiene che la qualità in sanità abbia 6 caratteristiche: prestazione sicura, efficace, efficiente, centrata sui bisogni del paziente, tempestiva ed equa.

Copiare è utile

Anche per i sistemi di organizzazione e gestione dei servizi pubblici (e quindi per le cosiddette riforme) conoscere e copiare le iniziative di successo realizzate in altri Paesi è un grande segreto. Non è quindi per niente apprezzabile il comportamento di coloro che non copiano (che non fanno come i giapponesi e i cinesi) perché ottengono risultati inferiori e tardivi rispetto a coloro che utilizzano le esperienze altrui a proprio vantaggio.

(Anderson GF et al. Reevaluating “Made in America” – Two cost-containment ideas from abroad. New Engl J Med 368, 2247-49, 2013)

Servizio sanitario estivo di riferimento specialistico

Proposta organizzativa

Uno dei problemi che si registrano nella sanità lombarda (e italiana) è costituito dalla marcata riduzione estiva dei servizi. La concentrazione delle ferie in luglio e agosto fa sì che per molte specialità i cittadini in quel periodo non abbiano riferimenti certi, anche perché spesso vengono lasciate in servizio persone più giovani e meno esperte. Lo specialista esperto di riferimento va in ferie e il paziente che ha un aggravamento o una complicanza non sa più che fare. Si reca allora al pronto soccorso, ma questo non sempre riesce a risolvere i problemi molto specialistici.

Io credo che per ogni specialità si debba organizzare a livello regionale o subregionale un reparto di riferimento specialistico con organico e servizi di supporto al completo. Ad esempio, un reparto di ematologia, corredato di laboratorio, servizio trasfusionale, radiologico, ecc. rimarrà a disposizione con tutto il suo organico al completo, e i malati ematologici dell’area in questione potranno afferire a quel servizio per ogni loro necessità (controlli, riacutizzazione, complicanze, ecc), trovando un‘assistenza di alto livello quantitativo e qualitativo.

Il Centro Trasfusionale e di Immunoematologia del Policlinico di Milano adottò questa strategia fin dagli anni Ottanta, assicurando sia la disponibilità ininterrotta di sangue ed emocomponenti sia la diagnostica immunoematologica; il successo dell’iniziativa venne dimostrato dalle mille richieste che sono pervenute da tutta la Lombardia e da molte altre regioni, e che venivano evase con regolarità. Una simile organizzazione regionale avrebbe, a mio avviso, un grande successo e un grande apprezzamento da parte della popolazione, senza significativo aggravio di spese.

La crisi dei servizi sanitari

La medicina oggi è divenuta molto complessa e le raccomandazioni o linee-guida di diagnosi e cura vengono applicate dai medici a solo metà dei pazienti. La qualità e la sicurezza delle cure sono ancora lontane: un terzo dei pazienti ricoverati in ospedale è soggetto ancora ad errori prevenibili.
Di converso la spesa per la sanità continua a crescere e prosciuga i bilanci di stati e famiglie. Ancor più preoccupante il 30% della spesa sanitaria viene dedicato a cure che contribuiscono poco o nulla a migliorare la salute e la qualità di vita dei cittadini, a costi amministrativi e a frodi.
Il rimedio è di perseguire il continuo miglioramento della qualità, imparando dalle esperienze positive degli altri, imparando a lavorare in squadra, ascoltando i bisogni dei pazienti.
L’Institute of Medicine raccomanda:

  1. adottare le nuove tecnologie informatiche, incluso il portale per raccogliere le osservazioni e i suggerimenti dei pazienti;
  2. aumentare la trasparenza sugli esiti e sui costi;
  3. misurare le performance e confrontarle con quelle di altri per migliorare le proprie. Per questo è necessario potenziare il lavoro di squadra, l’autonomia del personale, un’aperta e franca comunicazione;
  4. raccogliere i dati generati dalla routine in modo digitale e sistematicamente, imparare a gestirli e ad analizzarli per migliorare continuamente e generare conoscenza;
  5. far partecipare i pazienti e le loro associazioni alla gestione della sanità dando valore ai PROMS e offrendo loro educazione sanitaria e conoscenza delle linee-guida e dei sistemi decisionali;
  6. aggiornarsi continuamente sia nelle pratiche mediche che in quelle di management.

(Smith M.A. et al. What’s needed is a health care system that learns. Recommendations from an IOM report. Jama 308, 1637-38, 2012)