Subire o reagire al tabacco

In molti Paesi, inclusa l’Italia, il consumo di prodotti del tabacco sembra in aumento nei giovanissimi e nelle donne, mentre si mantiene sostanzialmente stabile negli uomini adulti. Come è possibile che ciò accada malgrado quello che oggi sappiamo circa i danni umani, sociali, economici e ambientali che il consumo di tabacco provoca al Paese?

La cosa si spiega se si esaminano attentamente le strategie dei produttori di tabacco, e precisamente:

  1. La continua e intensa azione di promozione più o meno occulta dei loro prodotti: il modello sociale che lega il fumo ad atteggiamenti di libertà e momenti di piacere o sollievo (vedi gli slogan del relax, della socializzazione, della spregiudicatezza, dell’affermazione della personalità, etc.; a ciò si aggiungano i film e le fiction dove i protagonisti fumano, ma anche i video divulgati in rete, come ad esempio Lost on You).
  2. L’invenzione di nuovi ambiti di consumo (sigarette senza combustione per la riduzione del danno, legalizzazione di marijuana con tabacco) e la collaborazione con la Scienza e le Istituzioni per ridurre i danni del tabacco (sempre occultati!), con finanziamenti anche rilevanti.
  3. L’azione di sostegno all’occupazione: l’Italia è il 2° produttore di tabacco in Europa con oltre 200.000 posti di lavoro e le Multinazionali sostengono ogni azione che la favoriscano. L’accordo del Ministero dell’Agricoltura per la cessione di tutto il tabacco italiano ad una Multinazionale (Ministri Alemanno e Martina) ne è la prova.

Peraltro l’OMS ha recentemente segnalato che il tabacco nuoce anche a coloro che lavorano nelle coltivazioni, specie donne e bambini, in molti dei quali sono stati riscontrati segni di intossicazione da pesticidi e nicotina.

  1. La sapiente difesa del loro business da parte delle Multinazionali (vedi il recente Trattato Transatlantico ancora in discussione, che propone il diritto dei produttori di impugnare, davanti ad un Tribunale internazionale, eventuali decisioni di uno Stato se ritenute lesive del loro business).

Tutto questo aumenta grandemente l’inerzia dello Stato nel contrasto al consumo di tabacco. Spinta promozionale e inerzia istituzionale sono quindi a mio avviso le cause principali dell’aumento del consumo di tabacco soprattutto  nei giovani che rappresentano il miglior investimento per i produttori, in quanto assicurano loro una clientela assuefatta per anni. Alla luce di questa realtà divengono quindi utopiche le affermazioni di Health in All Policy (priorità dell’impatto sulla salute dei provvedimenti istituzionali) e di Tobacco Endgame (far scomparire l’uso del tabacco da una certa data in poi). Se si vuole davvero ridurre o contenere l’uso del tabacco, credo che si debba investire sulla consapevolezza dei cittadini e su iniziative della società civile, prima che sull’azione delle Istituzioni politiche. Compito certo arduo, a cui ognuno di noi è però chiamato a contribuire per dovere morale verso le generazioni future, in modo individuale (i non fumatori facciano sentire la loro voce in famiglia e fuori!) o collettivo (ad esempio nelle scuole, negli Ospedali, ma anche come ha fatto la Fondazione Il Sangue, producendo il film The Answer – La risposta sei Tu principalmente per le scuole, coinvolgendole grazie anche alla collaborazione di Regione Lombardia e all’Istituto Superiore di Sanità oltre a Consulta Nazionale sul Tabagismo, Agenzia Nazionale della Prevenzione e altre ancora).

Crediamo infatti che dobbiamo proprio concentrarci sui giovanissimi e i ragazzi della Scuola Primaria e Secondaria di 1°grado perché acquisiscano maggior consapevolezza sui danni che il tabacco e il suo consumo provocano alla salute, ma anche all’ambiente, ove le coltivazioni intensive e i mozziconi dispersi nell’ambiente (in italia circa 50 miliardi l’anno) riversano veleni assai pericolosi che colpiscono il creato e quindi tutti noi. L’alternativa è subire questa situazione e pagare per i danni che gli interessi di pochi impongono alla salute pubblica e all’ambiente che ci circonda.

Le strategie dei produttori di tabacco per indurre le persone a fumare

Come può essere che persone normali vogliano farsi del male anziché tutelare la propria salute? Grazie alle strategie delle Multinazionali del tabacco. Eccole:

❶ Fumare è un normale atto della vita. Vi sono film dove si fuma e si beve continuamente da parte di tutti gli attori.

❷ Creare il dualismo di opinioni sulla nocività. Vengono pagate ricerche che dimostrerebbero che i danni del fumo pubblicati dalla scienza medica sono esagerati.

❸ Fumare è una piacevole abitudine, non una dipendenza, perché la nicotina non è una droga pesante.

❹ Fumare è associato a giovinezza, bellezza, spensieratezza, momenti di gioia, libertà, socializzazione (vedi lost on you).

❺ Quelli che predicano contro il fumo sono retrivi. Non dicono che il fumo aiuta a rilassarsi e dare sollievo ai tormenti della vita, a mantenersi magri (Slim Virginia per le donne!).

❻ Grandi personaggi, medici, infermieri, fumano. Non saranno tutti stupidi!

❼ Se sei giovane e/o donna e non fumi, i tuoi amici del gruppo pensano che sei un fesso, un giovane vecchio, un figlio di mamma imbranato. Scatta il meccanismo di guilt and shame.

❽ L’obiettivo di iniziazione al fumo dei giovanissimi deve insistere sui punti precedenti, giacchè si tratta di soggetti più inclini ad imitare, a subire il conformismo, a temere il giudizio degli altri e dei loro pari.

❾ Le Multinazionali affermano di volere il bene pubblico e di ricercare continuamente il fumo sicuro. Ma il fumo è libertà personale e va rispettato, non si deve ostacolare. Se ciò accade, i loro uffici legali sono subito pronti alla guerra in Tribunale.

❿ Le risorse impiegate nella pubblicità da parte dei produttori sono molto elevate e molto superiori a quelle messe in campo dalla sanità e dai media dei vari Paesi. I grandi mezzi economici sono spesso molto convincenti!

La lotta istituzionale al tabacco in USA

Dal 2009 il fumo di sigaretta è diminuito in USA dello 0,78% per anno. Ciò è dovuto soprattutto al Family Smoking Prevention and Tobacco Control Act del giugno 2009 (che dà alla Food and Drug Administration il potere di regolare i prodotti del tabacco) e all’Affordable Care Act (ACA) che non impone ai fumatori ticket per accedere ai Centri Antifumo e ai relativi farmaci e che ha costituito il National Prevention Council e ha fatto diversi stanziamenti di fondi per sostenere le iniziative.

Nel marzo 2012 è stata lanciata la campagna nazionale “Tips from former smokers” e sono stati effettuati 600.000 controlli sui tabaccai per verificare il rispetto delle norme. E’ stata anche fatta la campagna The Real Cost per spiegare ai giovani i danni dei prodotti del tabacco.

Tutto ciò ha consentito al Surgeon General di prevedere nel “The Health Consequencies of Smoking 2014” un piano per eliminare l’uso del tabacco già nel 2035, a condizione che l’azione di contrasto continui senza sosta con diverse iniziative (Tabella).

actions

Fiore MC. Tobacco Control in the Obama Era. Substantial Progress, Remaining Challenges.
N Engl J Med 375, 1410-12, 2016.

 

Proteggere la salute pubblica

Più i governi riducono le regole del commercio e più diventa difficile proteggere la salute pubblica. E’ necessario trovare un equilibrio che consenta la protezione di quest’ultima, che è oggi perdente.

Alcuni ambiti come il tabacco, però, devono essere contrastati senza compromessi perché il tabacco non è un bene necessario ma un male che è la prima causa di morte prevenibile in tutto il mondo.

Government’s move to cut red tape is impeding public health measures, say charities. BMJ 2015; 351 doi: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.h4925

La politica delle Multinazionali del Tabacco

Le 4 Multinazionali più potenti al mondo, che producono sigarette, vendono più di 660 miliardi di sigarette per anno e sono responsabili di 6 milioni di morti prevenibili causate dal tabacco. La vendita di sigarette tende ad aumentare nel mondo grazie alla crescita della popolazione mondiale e ad una continua ed abile azione promozionale dei produttori. Tra queste la più recente posizione dei produttori è quella di mostrare un impegno per la “riduzione del danno” grazie alla sigaretta elettronica e per la produzione di prodotti del tabacco “meno tossici”.

E’ evidente il tentativo dei produttori di accreditarsi presso il mondo scientifico per evitare che le iniziative di contrasto al fumo di tabacco possano inficiare gli enormi profitti che anche nel 2013 si sono registrati. Questa politica di finta collaborazione con il mondo scientifico per ridurre i danni del tabacco e per ridurne l’uso, unita ad una potente capacità di contrasto legale a tutti i provvedimenti che limitano l’uso del tabacco e ad un’abilissima capacità di promuovere l’iniziazione al fumo dei giovani e delle donne, rende difficile aumentare il contrasto al tabacco anche nei Paesi più determinati che, oltre tutto, premuti come sono dalle necessità economiche, spesso si astengono dal prendere incisivi provvedimenti pur di non dover rinunciare ad introitare nelle Casse dello Stato una certa quantità di denaro fresco che, in Inghilterra, è di circa 3 miliardi di Sterline l’anno (BMJ 2015;350:h2052) e, in Italia, di circa 6 miliardi di Euro l’anno. Il profitto di pochi, oggi più che mai, prevale sull’interesse e la salute degli altri: pensiamo sia un dovere dire no a tale tendenza immorale.

Solo quindi un aumento di consapevolezza della popolazione e la pressione della società civile sui propri Governi può riuscire a contenere l’avanzata delle Multinazionali del tabacco e i danni alla salute pubblica che esse provocano.

Il film “The Answer – La risposta sei tu” è stato prodotto dalla Fondazione Il Sangue per contribuire a salvare i giovani dalla sventura del tabacco. Si tratta certo di poca cosa, ma se molti si impegnassero in iniziative analoghe, forse anche l’italia potrebbe vedere una diminuzione anziché un aumento dei giovani che fumano.