Usare solo i farmaci utili

Non tutti i farmaci hanno lo stesso valore clinico. Alcuni hanno “scarso valore”.
Il Servizio Sanitario Nazionale inglese ha deciso di pubblicare un elenco di questi ultimi per aiutare  medici (e pazienti) ad assumere farmaci con maggiore oculatezza.

BMJ 2017; 356 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.j1613 – NHS will publish national list of “low value” drugs to curb GPs’ prescribing costs

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Le statine sono un ottimo farmaco

Oggi alla luce della grande mole di studi e di dati disponibili si può ritenere per certo che:

❶ le statine riducono il rischio cardiovascolare (infarto miocardico, ictus) in misura proporzionale all’entità di tale rischio (più alto il rischio, più efficaci sono le statine);

❷ gli eventi avversi da statine sono generalmente brevi e reversibili;

❸ l’azione benefica delle statine si esercita in modo non del tutto conosciuto e forse legata, ma solo in parte, alla diminuzione del tasso ematico di LDL-colesterolo (LDL-C). Infatti altri farmaci che abbassano il tasso di LDL-C non sembrano influire sul rischio cardiovascolare e, di converso, il farmaco che oggi meglio sembra proteggere da tale rischio, l’empaglifozina (un inibitore dei trasportatori sodio-glucosio), non agisce attraverso una diminuzione dell’LDL-C ematico.

Lehman R. Where next with statins?. BMJ Blog, September 17, 2016)

La farmacogenomica

Tra il 2012 e il 2015 sono state segnalate all’FDA (Food and Drug Administration) più di un milione di complicanze da farmaci. Oggi la speranza è che la farmacogenomica (PGx), ossia la definizione del genotipo dei pazienti per quei geni che codificano gli enzimi deputati al metabolismo dei farmaci (ossia la loro velocità nel metabolizzarli) possa consentire di utilizzare i farmaci in dosaggi più personalizzati con meno effetti collaterali. E’ presumibile che fra non molto la farmacogenomica diventerà uno strumento indispensabile al medico per scegliere il farmaco più efficace per il singolo paziente con una dose calibrata per evitare o ridurre le complicanze. Ciò è particolarmente vero per farmaci come gli antidepressivi e alcuni anticoagulanti che funzionano in modo imperfetto in molti pazienti con uno sfavorevole rapporto rischio/beneficio. Questi farmaci rappresentano il 18% delle prescrizioni e includono anche antivirali, chemioterapici, immunosoppressori, statine e analgesici, ecc. La farmacogenomica pertanto si accinge a diventare un pilastro della medicina di precisione, che è anche un obiettivo dell’Amministrazione Obama negli USA.

Nel giro di 3-5 anni i clinici potranno disporre di uno strumento potente per migliorare la loro prestazione, ma è necessario ancora molto lavoro di ricerca e di organizzazione perché questo obiettivo diventi realtà.

Abbasi J. Getting Pharmacogenomics Into the Clinic. JAMA 316, 1533-35, 2016.

Verso la fine dell’AIDS(1)

La ricerca scientifica, con la scoperta di nuovi farmaci e nuove strategie organizzative e gestionali, ci dice oggi che la fine dell’AIDS è possibile non tanto attraverso vaccini o farmaci soltanto, ma unendo lo screening sistematico, il continuo collegamento con i soggetti infetti, il trattamento efficace e la prevenzione.

Le nuove Linee Guida IAS-USA 2016 prevedono in particolare che tutti i soggetti di 15-65 anni e tutte le donne gravide vengano sottoposti a screening per HIV e che tutti i soggetti sieropositivi vengano sottoposti a trattamento antivirale2. Questo è peraltro fortemente raccomandato a scopo preventivo anche nei soggetti HIV-negativi a rischio di contrarre l’infezione3. Tutto ciò implica il coinvolgimento dei pazienti, ma anche delle comunità e delle Istituzioni.

  1. Malani PN. Visions for an AIDS-free generation. JAMA 316, 154-5, 2016)
  2. Riddell J, Cohn JA. Reaching high-risk patients for HIV preexposure prophylaxis. JAMA 316, 211-12, 2016]
  3. Gűnthard HF et al. Antiretroviral drugs for treatment and prevention of HIV infection in adults. 2016 Recommendations of the International Antiviral Society. USA Panel (IAS-USA). JAMA 316, 191-210, 2016.

Troppi farmaci

William Osler (noto medico che lavorò a Baltimora nel secolo scorso) affermò che “uno dei principali doveri dei medici è educare le persone a non assumere medicine”. Una indagine recente sugli anziani negli USA indica infatti che l’88% assume qualche farmaco e che l’assunzione di almeno 5 farmaci al giorno prescritti dal medico è cresciuto tra il 2006 e il 2011 dal 30,6% al 35,8% e che coloro che ingeriscono integratori alimentari sono cresciuti dal 51,8% al 63,7%. Così il 15% circa di tali soggetti è a rischio di complicazioni pericolose da interazione tra farmaci.

(JAMA Intern Med 2016,doi10.10001/jamainternmed.2015,8581)