La farmacogenomica

Tra il 2012 e il 2015 sono state segnalate all’FDA (Food and Drug Administration) più di un milione di complicanze da farmaci. Oggi la speranza è che la farmacogenomica (PGx), ossia la definizione del genotipo dei pazienti per quei geni che codificano gli enzimi deputati al metabolismo dei farmaci (ossia la loro velocità nel metabolizzarli) possa consentire di utilizzare i farmaci in dosaggi più personalizzati con meno effetti collaterali. E’ presumibile che fra non molto la farmacogenomica diventerà uno strumento indispensabile al medico per scegliere il farmaco più efficace per il singolo paziente con una dose calibrata per evitare o ridurre le complicanze. Ciò è particolarmente vero per farmaci come gli antidepressivi e alcuni anticoagulanti che funzionano in modo imperfetto in molti pazienti con uno sfavorevole rapporto rischio/beneficio. Questi farmaci rappresentano il 18% delle prescrizioni e includono anche antivirali, chemioterapici, immunosoppressori, statine e analgesici, ecc. La farmacogenomica pertanto si accinge a diventare un pilastro della medicina di precisione, che è anche un obiettivo dell’Amministrazione Obama negli USA.

Nel giro di 3-5 anni i clinici potranno disporre di uno strumento potente per migliorare la loro prestazione, ma è necessario ancora molto lavoro di ricerca e di organizzazione perché questo obiettivo diventi realtà.

Abbasi J. Getting Pharmacogenomics Into the Clinic. JAMA 316, 1533-35, 2016.

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