Riorganizzazione della Sanità italiana

Girolamo Sirchia

  1. Per anni abbiamo lamentato che la sanità fosse ospedalo-centrica. Oggi anche in Italia si è posto mano al territorio con l’istituzione delle Case di Comunità (CdC) e degli Ospedali di Comunità (OdC).
  2. Dobbiamo definire che cosa sono e cosa fanno e come si rapportano alle altre strutture sanitarie.
  3. Non esiste un unico modello di CdC e OdC. Essi variano a seconda delle necessità del territorio che devono servire, dalle PCMH (Patient-Centered Medical Home) americane alle strutture del Nord Europa che la Fondazione Il Sangue ha studiato da oltre 20 anni (Spunti per una sanità migliore del 2010)1.
  4. In Italia e in Lombardia era urgente affrontare i seguenti temi:
  1. accesso ininterrotto al Medico di Medicina Generale (MMG)sovraffollamento del Pronto Soccorso
  2. lunghe liste d’attesa per le prestazioni di ricovero e di ambulatorio per casi non urgenti o meno urgenti
  3. promozione della salute proattiva e personalizzata e prevenzione primaria
  4. sanità della vecchiaia.

5. Ogni CdC dovrebbe, secondo noi, attivare almeno tre linee di intervento (Figura 1)

  1. prevenzione primaria e promozione della salute
  2. visita e monitoraggio di tipo internistico generale e cura a domicilio o in altre strutture
  3. prevenzione e monitoraggio dell’età avanzata con riduzione del morbidity gap2.

Fig. 1 – Casa di Comunità – Operatività clinica e organizzazione

6. in ognuno di questi tre ambiti il MMG necessita di un team di supporto:

-. promotori degli stili di vita salutari nel primo caso

-. Assistenti nel secondo caso (specializzandi e altri)

-. rapporto con geriatri e infermieri specializzati in geriatria.

7.         La CdC però non è solo un ambito di tipo generalista, e ospita e si consulta sul paziente con vari specialisti. Sia i MMG che gli specialisti e tutto il restante personale devono operare a tempo pieno nelle CdC e OdC.

Su questo punto sono nate e non risolte vertenze sindacali (Cooperative, dipendenza, ecc.), ma l’importante è il tempo pieno.

Peraltro ciò vale per i grandi complessi urbani, mentre nei luoghi meno abitati può valere la presenza dello stesso medico nel suo studio e part time nella CdC, incluse le cosiddette Aggregazioni Funzionali (AFT) degli studi dei MMG.

Servono flessibilità e sperimentazione gestionale!

8. CdC e OdC devono avere rapporti di collaborazione con le altre strutture del territorio, ad esempio:

a) la linea della prevenzione e della promozione della salute dovrebbe rapportarsi con la scuola primaria, dove si forma il cittadino e dove è urgente e indispensabile attivare educazione sanitaria e civica strutturate, con insegnanti dedicati e insegnamento quotidiano, sul modello giapponese.

Si inserisce qui anche l’uso dell’App autogestita “Libretto della Salute” (vedi Appendice) creata da Fondazione Il Sangue e messa a disposizione per rilevare al meglio gli stili di vita non salutari e  mantenere le iniziative di miglioramento, compresi i Centri Anti-fumo e Anti-nicotina, i Gruppi di Cammino con finalità mediche3 e l’educazione alimentare.

b) L’OdC deve essere un vero Ospedale a gestione medica e non solo infermieristica, collegato intimamente con uno o più Ospedali per acuti per consentire dimissioni più rapide perché protette, ricoveri attivati dal MMG per approfondimento diagnostico o per casi più complessi, terapie protratte, oggi fatte in Ospedale. Il MMG può anche lavorare part time in OdC e se lo ritiene utile, e vi possono fare esperienza gli specializzandi o gli studenti degli ultimi 3 anni di Medicina con il ruolo di studente interno, utile per il curriculum.

c) La Medicina Generale deve diventare una specialità universitaria, e deve essere costruita una seria motivazione ai MMG, tramite una carriera simile a quella ospedaliera, insegnamento universitario, riconoscimento del merito, elevato ruolo sociale. Anche la misura dell’appropriatezza della prescrizione medica di M. Campari potrebbe qui trovare un’applicazione assai utile3.

d) La linea anziani della CdC deve integrarsi con RSA, nuclei Alzheimer, sorveglianza e preparazione del personale che fa da caregiver all’anziano a domicilio, riabilitazione, attività motorie e prevenzione e cura della fragilità (vedi metodiche nel lavoro allegato4).

9. Oltre alla parte internistica generale o specialistica le CdC dovrebbero sviluppare altre attività di importanza per la comunità, integrate con le altre strutture territoriali, quali:

a) Guardia Medica per urgenza territoriale (non emergenza) integrata con i DEA

b) Guardia Ostetrica e Ginecologica

c) Pediatria

d) Odontoiatria

e) Centri di Salute Mentale, dipendenze, demenze

f) Prevenzione danni alla salute da inquinamento atmosferico o ondate di calore. g) Altre a seconda delle necessità territoriali

g) Altre a seconda delle necessità territoriali.

10.  Fondamentale è l’aggiornamento del personale sanitario che lavora nel territorio e negli Ospedali minori tramite frequentazione sistematica delle Scuole di Medicina degli Ospedali di riferimento (Ospedali clinicizzati, IRCCS) e periodica valutazione del loro operato. Questo punto è fondamentale per contrastare la grave iniquità odierna di trattamenti medici malfatti in molte aree del Paese e dei danni che vengono imposti ai pazienti che vi vivono.

Conclusioni

Gruppi di Studio indipendenti (e privi di portatori di interesse) a supporto dell’Autorità regionale, sperimentazione gestionale, studio della letteratura scientifica, rapporti nazionali e internazionali, comunicazione istituzionale con la popolazione potrebbero sostenere il modello proposto. Servizi che mettono al centro il cittadino, Medici preparati, aggiornati e motivati, ma soprattutto selezionati per la loro vocazione o inclinazione prima di accedere ai Corsi di Laurea in Medicina-Chirurgia e alle specialità sono le fondamenta della sanità, che dovrebbe anche essere ricostruita nei suoi valori etici che da millenni l’hanno resa nobile (Santoro e Coll.) 5

Lo schema proposto può verosimilmente migliorare le liste d’attesa, l’equità dell’accesso, il sovraffollamento dei DEA, l’appropriatezza delle prescrizioni mediche, i rapporti medico-paziente. E, più importante di tutto, potrebbe riqualificare e potenziare il Servizio Sanitario Nazionale, oggi a rischio di scomparire o snaturarsi.

Le risorse per sostenere questo programma di miglioramento possono derivare in tutto o in parte dalla correzione degli sprechi e delle vistose deficienze organizzative e gestionali di oggi.

Bibliografia

  1. Sirchia G. Spunti per una sanità migliore. Piccin Ed. Padova, 2011.
  2. La Nuova Sanità – L’impegno della Fondazione II Sangue (2022-2026).
  3. Campari M. La variabilità dei consumi. In: Salute e Territorio. I livelli essenziali di assistenza. Edizioni ETS Srl, Pisa, N. 164, 2007.
  4. Phyo AZZ, Wu Z et al.  Multidimensional Aging Trajectories Preceding Cardiovascular Events. JAMA Cardiol. 2026 Sep 23:e263597. doi: 10.1001/jamacardio.2026.3597. Epub ahead of print. PMID: 42776539; PMCID: PMC13602072.
  5. Santoro E., Pinotti W, Paci E. Elementi di storia, filosofia ed etica della chirurgia. Edizioni di Roma4Print, ottobre 2026.

Milano, 13 ottobre 2026

L’App Anamnesi per la Promozione della Salute

Girolamo Sirchia

La App Libretto della Salute, nel primo Capitolo “Anamnesi” ci offre la possibilità di attuare programmi pratici di Promozione della Salute molto innovativi e verosimilmente efficaci.

Si opera su soggetti in buone condizioni di salute che compilano e aggiornano la loro anamnesi. Da questa possono emergere i fattori di rischio per la salute sia modificabili che non o difficilmente modificabili.

Viene disegnato un cerchio, al cui interno vengono tracciati i raggi, in numero corrispondente ai fattori di cui disponiamo. Questi si dividono in obbligatori e facoltativi. Ognuno di essi viene collocato su un raggio, segnando un punto, che cresce dalla circonferenza (= zero) verso il centro (= 100%) e che è costituito dal peso relativo assegnatogli dal GBD (e dal suo rank di graduatoria – vedi Tabella).

Tabella – Punteggio arbitrario

Età >70 anni, ipertensione arteriosa, fumo, diabete/obesità10 punti ognuno
Alcool, inquinamento ambientale, sedentarietà5 punti ognuno
Fragilità, depressione, povertà, esclusione sociale5 punti ognuno
Familiarità, morte precoce (≤ 55 anni)5 punti ognuno
Basso livello culturale5 punti

 I parametri obbligatori sono età, sesso, famigliarità tra i fattori di rischio non modificabili e PA, fumo, alcolismo, alimentazione smodata/scorretta, obesità, diabete, sedentarietà, inquinamento atmosferico, esclusione sociale, tra i modificabili in ordine decrescente. Sarebbe auspicabile disporre anche di stato cognitivo-sensoriale, felicità della vita (stato dell’umore), stato socio-economico, livello culturale e fragilità, almeno nella versione OP (Old People) per i soggetti di età ≥70 anni.

Unendo i punti presenti sui raggi con una linea spezzata si ottiene in automatico un’area che può essere rappresentata da un numero o un colore, utili all’esaminato e all’esaminatore promotore di salute (ad esempio il Centro Antifumo) per avviare un programma di miglioramento degli stili di vita. La ripetizione nel tempo della valutazione consente di disporre di uno strumento ancora più efficace, perché tramite l’andamento si può valutare anche l’efficacia dei provvedimenti adottati.

Questo strumento potrebbe essere in grado di alleviare anche le difficoltà finanziarie del Servizio Sanitario Regionale nel giro di qualche anno, e quindi costituire uno strumento di consenso politico se opportunamente comunicato dalla Regione alla popolazione.

Per i soggetti con più di 70 anni tra i fattori di rischio ci sono quelli della fragilità, che nell’adulto sono rari. L’anamnesi di un soggetto con più di 70 anni dovrebbe automaticamente richiedere al Medico se vi sono segni di fragilità (lieve deficit cognitivo-sensoriale, esauribilità fisica o psichica, perdita di peso non intenzionale, minore autonomia nelle attività della vita quotidiana, difficoltà nel cammino per lentezza e scarso equilibrio) che devono in tal caso essere monitorati nel tempo e curati per quanto possibile.

Questa versione OP riguarda una frazione non indifferente della popolazione italiana e richiede che al Medico di Medicina Interna Generale si affianchi personale sanitario esperto in geriatria.

Milano, 13 ottobre 2026

Il carisma del Medico

Secondo commento al libro “Elementi di storia, filosofia ed etica della chirurgia” di Eugenio. Santoro, Walter Pinotti e Marcello Paci, presentato a Roma il 12 ottobre 2026.

Tra i molti interessanti aspetti del libro di E. Santoro e Coll. che viene oggi qui presentato, uno in particolare secondo me traspare e si impone all’attenzione del lettore, ed è il messaggio di un grande Maestro di vita prima che di Chirurgia e Medicina: il medico deve riguadagnare il carisma che ha sempre avuto nei secoli e che ha in parte perduto nei decenni più recenti. Non è questa la sede per discuterne cause ed effetti, ma la perdita di carisma ha provocato anche perdita di fiducia da parte del paziente e della società e ciò si traduce in un danno enorme per tutti.

Il medico di un tempo disponeva di mezzi di cura molto modesti e molto inferiori agli attuali, ma le sue doti umane sopperivano alle carenze tecniche. Curare la persona in difficoltà perché ha perso la salute, interessarsi al timore che la pervade e che si allarga alla famiglia, sostenerne le speranze di guarire sono medicamenti ancora oggi molto efficaci, ma poco usati. Come ridare al medico l’appellativo di buon medico? La ricetta potrebbe essere basata sui seguenti punti:

  1. Diversamene dal medico del passato, oggi il buon clinico è quello che dimostra capacità professionali oltre che umane. La complessità della Medicina clinica oggi e i suoi strumenti tecnologici sempre più avanzati consentono prestazioni diagnostiche e terapeutiche impensabili fino a pochi decenni or sono e in continuo divenire. La qualità della prestazione clinica è oggi il primo componente del carisma del clinico. Proprio sulla qualità dobbiamo oggi fermarci a riflettere: come possiamo far sì che questa si diffonda uniformemente nel Paese? Credo che bisogna ripensare non solo alla formazione del medico, ma soprattutto al suo aggiornamento continuo. Non vedo altra via che quella di potenziare le Scuole di Medicina nei grandi Ospedali metropolitani e far sì che questi irradino il sapere e il saper fare agli Ospedali minori e al territorio. Ospedali Universitari e IRCCS in prima linea devono acquisire e trasmettere agli Ospedali dei Centri minori la capacità di fare buona Medicina. Per acquisire tale capacità le Scuole devono essere aperte al mondo, frequentare consessi e Centri internazionali, scambiare con loro la conoscenza, fare ricerca clinica insieme. Il rapporto di diverse Scuole italiane col mondo non è sufficientemente intenso. Ancor meno intensa è la frequentazione di queste Scuole da parte dei Primari di Ospedali minori. Come possono questi ultimi migliorare e insegnare a loro volta ai medici più giovani la buona clinica? Ma soprattutto quale è lo stimolo che deve muovere i clinici a migliorare continuamente la qualità del loro operato? Se non riconosciamo il merito e non lo premiamo, non possiamo contare sul miglioramento di tutte le prestazioni ospedaliere e ancor meno di quelle erogate nel territorio. Si pensi inoltre che la Medicina Generale non è ancora una specialità universitaria come le altre, non ha dignità universitaria né rappresentanza nella didattica e nella ricerca. Su questi temi penso si debba riflettere presto e bene con l’aiuto di esperti nazionali e internazionali e ciò deve farlo soprattutto l’Università, cui competono sia la formazione del medico, sia il suo aggiornamento continuo e la motivazione a perseguirlo.
  2. il buon medico deve amare la sua professione e farne il suo interesse primario, ma non esclusivo. Egli deve essere un umanista e partecipare alle gioie e ai dolori della società in cui vive, studiare come migliorarla, essere parte della sua comunità. Essere estraneo al mondo che lo circonda nuoce al medico come a tutti gli altri componenti;
  3. oltre che colto il buon medico deve comportarsi in modo eticamente ineccepibile per essere credibile;
  4. deve essere accessibile e aperto all’ascolto e al dialogo con chi lo interpella e ha bisogno di lui, senza supponenza, poca trasparenza o fretta;
  5. infine deve temere l’avidità di denaro e in particolare il pagamento diretto della sua opera da parte del paziente. Il denaro serve a vivere e il medico deve vivere dignitosamente; anche il suo modo di vestire e di comportarsi dovranno essere dignitosi, perché “l’abito fa il monaco”.

Ma il buon medico non è un commerciante, e se si abbassa al livello del “lavoro per denaro” sorgono subito sospetti e discredito nel paziente e nella società.

Santoro ritiene che un ente terzo come il Servizio Sanitario dovrebbe retribuire il medico per il suo lavoro, così da allontanare dubbi e sospetti di interesse venale anzichè clinico. Mai passaggio diretto di denaro dal paziente al medico!

Forse un richiamo all’etica, alla filosofia e alle scienze umane dovrebbe essere fortemente riproposto a vari livelli, iniziando da un esame motivazionale a corsi di ammissione alla laurea in medicina e chirurgia. Non si deve scegliere di fare il medico perché si guadagna bene e si sopravvive sempre, e non si può concentrare la motivazione del medico nell’entità dello stipendio invece che nel merito che egli dimostra nella preparazione professionale e nei soft skills.

Ringrazio gli Autori di questo bel libro e specialmente Eugenio Santoro *per averci dato ancora una volta una grande lezione di vita e di scienza.

Girolamo Sirchia

Milano, 12 ottobre 2026

* Il giorno 7 aprile 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, su proposta del Ministro della Salute Professor Girolamo Sirchia, ha conferito al Professor Eugenio Santoro la medaglia d’oro al merito della sanità pubblica con la seguente motivazione: “Santoro Professor Eugenio per i meriti acquisiti nell’attività professionale svolta sempre con grande competenza e acume scientifico ha eseguito oltre 20.000 interventi di chirurgia generale oncologica e specialistica. Nell’agosto 2002 ha eseguito il primo trapianto di fegato in Italia in paziente sieropositivo”.

CONVEGNO NEXT to ME

Il 28 settembre 2026 al Convegno Next to Me – Organizzazione e Innovazione per la sanità territoriale – Esperienze, modelli organizzativi e prospettive innovative per la continuità delle cure, tenuto presso l’Aula dell’Ospedale Sacco di Milano, si è parlato di come organizzare al meglio la rete territoriale. Il Convegno si è svolto alla presenza dell’Assessore all’Welfare Dr. Guido Bertolaso, del Direttore Generale Dr.ssa Maria Grazia Colombo, del Direttore Socio-Sanitario Dr. Enrico Frisone, del Direttore del Distretto Municipio 2 Dr. Fabrizio Gervasoni, del Direttore Distretto Municipio 1 Dr. Roberto Infurna e del Professor Girolamo Sirchia, che ha avanzato una proposta di Fondazione Il Sangue, ed ha visto anche la partecipazione di moltissimi dirigenti della Sanità Regionale, tutti interessati a fare delle nuove strutture la molla per migliorare il Servizio Sanitario Regionale.

Intervento del Prof. Girolamo Sirchia

Case e Ospedali di Comunità

Per anni abbiamo lamentato il fatto che la sanità italiana fosse in predominante misura centrata sugli Ospedali invece che sul territorio. Infatti fuori dall’Ospedale vi erano solo i Medici di Medicina Generale che operavano isolati nel loro studio, ma non altre strutture che da decenni funzionavano in altri Paesi, quali la Casa di Comunità e l’Ospedale di Comunità, che consentono di realizzare le cure intermedie (come le dimissioni protette dagli Ospedali per acuti, gli approfondimenti diagnostici per alcuni malati, la collaborazione di vari Medici di Medicina Generale (MMG) con gli specialisti sui singoli pazienti, l’assistenza socio-sanitaria per altri con la collaborazione degli Assistenti Sociali, che dipendono dal Comune anziché dalla Regione come  tutti gli altri professionisti). Oggi finalmente anche in Italia si stanno aprendo Case e Ospedali di Comunità, che non dovrebbero essere tutti uguali tra loro, ma modulati in base ai bisogni della popolazione che devono servire. In particolare sarebbe a mio avviso utile prevedere, oltre ai Medici di Medicina Generale o gli Specialisti ambulatoriali, delle Guardie Mediche dotate di chirurgia e di strumenti diagnostici per far fronte alle urgenze meno gravi, che oggi vanno al Pronto Soccorso ospedaliero, intasandolo e rallentando gli interventi di emergenza (infarti, ictus, traumi, ecc.) che sono ad esso più propri. Anche le liste d’attesa potrebbero giovarsi di queste strutture, soddisfacendo bisogni sanitari non urgenti che oggi attendono molto tempo prima di ottenere un appuntamento. Se ne possono giovare anche le continuità di cura, perché queste strutture dovrebbero lavorare in rete con tutte le altre già esistenti (Ospedali generali o specialistici, Residenze collettive per la cronicità, domicilio dei pazienti).

Tra i relatori, il Dott. Silvano Gallus dell’Istituto Mario Negri di Milano è intervenuto nella sessione “La collaborazione con Istituti di Ricerca, Fondazioni ed Enti di Terzo Settore”, con una relazione dal titolo “Ricerca e innovazione nella lotta contro il fumo: i nuovi Centri Anti-Fumo nelle Case di Comunità”.

Durante l’intervento, Gallus ha presentato il nuovo Centro Antifumo dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco, avviato dalla Dott.ssa Tiziana Fanucchi e dal Dott. Davide Raiteri presso la Casa di Comunità Don Orione di Milano: uno dei primi centri antifumo in Italia a essere realizzato all’interno di una Casa di Comunità.

L’incontro è stato anche l’occasione per illustrare la collaborazione con Fondazione il Sangue per lo sviluppo dell’app “Libretto della Salute”, un progetto sostenuto dall’ASST Fatebenefratelli-Sacco.

Sul sito www.fondazioneilsangue.com potete trovare per esteso la proposta della Fondazione Il Sangue in data 18 giugno 2026 e gli approfondimenti dell’ App Libretto della Salute.

Milano, 7 ottobre 2026

Riusciremo ad abbattere il Vitello d’oro -Recensione-

L’Europa presenta un numero di casi e nuovi casi di tumore molto alto (WHO Global Status Report Cancer 2026). Essa ha il 21% dei casi mondiali, pur rappresentando solo il 9% della popolazione mondiale.

Il tabacco

Il tabacco rimane la causa principale e merita una considerazione a sé in quanto esempio prototipico del cinismo industriale: il consumo di una merce che non ha alcun vantaggio, ma riesce a danneggiare grandemente la salute del consumatore e ne riduce la durata di vita. Infatti:

1)  nel 2023 il fumo ha provocato nel mondo:

  • 8 milioni di morti premature, di cui
  • SHS (Secondhand Smoke, fumo passivo) ha causato 1,66 milioni di morti.

SHS è un distinto fattore di rischio globale e causa malattie e morti cardiovascolari negli adulti e malattie respiratorie nei bambini. L’art. 8 della WHO FCTC (Framework Convention on Tobacco Control) raccomanda una legislazione che assicuri aria libera dal fumo per proteggere i non fumatori dal fumo passivo, ma purtroppo questa raccomandazione è in gran parte disattesa.

2)  Nel 2022 il tabacco è stato responsabile di 3,3 milioni di nuovi casi di cancro (circa il 15% del totale mondiale) di cui 1,8 milioni di tumore polmonare.

L’uso del tabacco è diminuito dal 2010 in poi, ma la Regione WHO Europa ha il record delle regioni WHO: fuma il 24,1% delle persone con più di 15 anni, valore assai più alto della media mondiale del 19,5%

La lotta al tabacco dura da decenni ma la forza del profitto è incontenibile.

Inquinamento e riscaldamento globale

Oltre al tabacco dobbiamo prendere atto che un ruolo importante l’ha anche l’inquinamento atmosferico che aumenta il rischio di cancro dell’11%. Dato che la maggior parte delle persone nel mondo inala aria inquinata (che contribuisce ad alcune malattie respiratorie, ictus, ischemia cardiaca, demenza) la strada da battere è quella della guerra al tabacco e all’inquinamento.

Malgrado questi dati e le evidenze scientifiche crescenti l’Unione Europea e gli Stati membri continuano a non prendere iniziative e a non finanziare i provvedimenti.

I gruppi di interesse si oppongono con armi potenti. In particolare:

  1. lobbismo a livello istituzionale
  2. informazione/mistificazione al popolo
  3. enormi risorse spese per corrompere, disinformare
  4. pusillanimità dei governi e delle rappresentanze politiche
  5. inestinguibile sete di denaro di alcuni speculatori.

L’estate 2026 che sta concludendosi ci ha dimostrato che un terzo pericolo, ancora maggiore del tabacco e dell’inquinamento atmosferico, minaccia la vita nostra e dell’intera umanità: il riscaldamento globale della terra, che riconosce la sua principale causa nelle attività di una popolazione della terra che ha raggiunto numeri insostenibili ed è sempre più esigente.

Abbiamo raggiunto anche in Italia temperature mai viste prima e le conseguenze sono devastanti per la vita sul pianeta. Nessuno peraltro sembra accorgersi che stiamo correndo un rischio enorme e che questo rischio aumenta di anno in anno. I governi non investono a sufficienza per contrastare questo pericolo.

E anzi continuano ad essere prese iniziative che peggiorano la situazione. Nelle città invece di piantare alberi e manutenerli per consentirne la sopravvivenza e lo sviluppo assistiamo ancora alla cementificazione e alla distruzione del verde e degli spazi alberati che sono una delle poche iniziative che riescono a ridurre le isole di calore e i danni che queste provocano alla salute degli abitanti.

A Milano dove vivo si sopraelevano i palazzi, si copre il poco suolo libero con materiali impermeabili, cresce il numero di grattacieli o goffe torri di una dozzina di piani. A me sembra che da molti punti di vista il grattacielo sia una pessima scelta: se adibito ad uffici torreggia su un quartiere spersonalizzato che si svuota nel pomeriggio e nelle festività, se adibito ad abitazioni riduce la possibilità di socializzazione fra gli inquilini. In entrambi i casi è pericoloso per incendi o altri incidenti, costoso nella manutenzione e del tutto incomprensibile in una città collocata al centro di un’enorme pianura ove si sarebbero potuti realizzare Quartieri Giardino. L’unica giustificazione resta come sempre l’insaziabile sete di guadagno, che si moltiplica quando si vendono spazi centrali della città. Così si lega la presenza del grattacielo all’immagine di una città evoluta e protesa al futuro, immagine peraltro frusta, dato che moltissime città nel mondo ne hanno innalzato di ogni tipo, altezza e forma in gran numero.

Milano che nasce con vie strette, fiancheggiate da case di 2-3 piani vede oggi le vie contornate da palazzi di 6 -10 piani. Dato che l’inquinamento dell’aria in Val Padana è il peggiore d’Europa, l’aria di questa povera città non circola, il sole e la luce non raggiungono più i piani bassi delle case. Gli alberi all’interno delle circonvallazioni in compenso diminuiscono perché inadatti, assoggettati a stress e non manutenuti. Vivere a Milano è oggi insalubre e poco viene fatto per migliorare. Per i fumatori, poi, il rischio del fumo si somma a quello dell’inquinamento dell’aria e ne accorcia la vita.

L’interesse di pochi

Ancora una volta l’interesse economico di pochi riesce a prevalere sul bene comune. D’altronde viviamo in un’Europa che incredibilmente si prepara alla guerra invece di promuovere la pace; l’arroganza di pochi e dei loro interessi ha cancellato decenni di progresso democratico e di rispetto delle persone. Un momento buio della storia quello che stiamo vivendo anche se gli enormi progressi tecnologici ci consentirebbero di vivere meglio. I valori morali hanno perso peso e la società insegue il tornaconto, il denaro e il potere senza freni.

Si ripropone in chiave moderna l’adorazione del vitello d’oro che la Bibbia cita nell’Esodo. Una serie d’iniziative politiche mondiali ci ha portato a questa situazione, sostenuta dalla grande finanza e da scelte politiche sbagliate.

La globalizzazione ha contribuito a cancellare i grandi ideali del passato, come la religione (il timore di Dio), la famiglia, l’amore e la dignità del lavoro, la perdita di identità e di appartenenza a una nazione. Oggi chi parla di patria e nazione è immediatamente catalogato come sovranista, e quindi reo di collocarsi “dalla parte sbagliata della storia”.

Strumenti finanziari sofisticati che hanno permesso la concentrazione di grandi capitali nelle mani di pochi, di fondi spersonalizzati e altro, cui dobbiamo anche un differenziale enorme fra ricchi e ceto medio o povero. Siamo stati avviluppati da regole sempre più stringenti che hanno limitato di molto la nostra libertà, cosicché oggi non siamo nemmeno più liberi di spendere come vogliamo i nostri soldi. Siamo del tutto condizionati dalle decisioni delle banche e siamo di fatto al loro servizio.

Il consumismo sfrenato necessario ad alimentare la circolazione e la concentrazione del denaro e che comporta anche la necessità di produrre armi e quindi di favorire le guerre. Il denaro è oggi l’unico valore riconosciuto da tutti i popoli, i freni morali e le regole del vivere ordinatamente si sono allentati e inchinati al vitello d’oro; tutto può accadere.

La disinformazione

Viviamo in un clima di informazione parziale o menzognera. I determinanti commerciali della salute in grande misura minacciano la salute pubblica e tendono a condizionare e a creare nuovi bisogni. È sempre più difficile capire qual è la verità e come difendere la nostra salute dai continui pericoli che la minacciano.

E i medici?

Anche la medicina purtroppo non sfugge a questa triste situazione. La gran parte dei medici oggi non è più disponibile a rinunciare alla ricchezza e al benessere nel nome di un ideale che vede l’interesse dei pazienti al vertice del proprio operato. Le parole “missione del medico” sono oggi desuete, derise se non accusate di paternalismo funzionale allo sfruttamento di alcuni professionisti. Di conseguenza il medico ha perso il carisma di un tempo e la fiducia degli assistiti. Spesso egli è oggi collocato alla stregua di un erogatore di servizi o un commerciante cui non bisogna affidarsi del tutto. “Non mi fido e non mi affido” è la regola di molti pazienti. Rileva infatti giustamente Santoro che il passaggio di denaro diretto dal paziente al medico per compensarne la prestazione è un’operazione che toglie al medico quella immagine carismatica che da sempre ha accompagnato il suo lavoro e lo abbassa a livello di qualunque altro prestatore d’opera di tipo commerciale, giustificando in parte al paziente il sospetto che la convenienza del medico possa prevalere sull’interesse del paziente. Un merito tra i molti del Servizio Sanitario Nazionale è stato ed è quello di allontanare grandemente l’immagine del denaro da quella di alleato del paziente e, come lui, interessato solo al suo benessere. Anche il Servizio Sanitario Nazionale, la sua organizzazione, la gestione delle sue strutture debbono cambiare e mettere il paziente e non i bilanci in primo piano, riducendo le diseguaglianze, e ciò è più facile nella gestione di tipo pubblico piuttosto che privato, che inevitabilmente mira al profitto più che al bene dell’utente. Il rispetto della classe medica è molto diminuito anche a livello delle Istituzioni cominciando dalla politica, dalla magistratura, dalle organizzazioni sanitarie, dall’opinione pubblica. Io penso che questo sia il pericolo maggiore, nocivo per i medici e per i pazienti. Si generano sempre nuove regole, nuovi vincoli, ma le cose non migliorano. La figura del medico e il suo ruolo sociale sono scaduti e paghiamo i pochi vantaggi personali con la poca fiducia dei pazienti e delle Istituzioni. Penso che anche il calo dei consensi al prelievo degli organi per trapianto, che stiamo lamentando in questi giorni, è figlio della ridotta fiducia dei cittadini nelle Istituzioni sanitarie e nei medici. Dobbiamo riflettere e studiare come ricostituire la fiducia nelle Istituzioni sanitarie, nei medici e nella medicina.

Il libro di Eugenio Santoro, Walter Pinotti e Marcello Paci è un primo passo in tale direzione. Eugenio non è solo un grande Maestro della chirurgia, ma anche di impegno sociale, politico e culturale. Il nostro auspicio è che molti altri seguano il suo esempio e i suoi insegnamenti, così da riportare il medico e il suo operato nel suo naturale e storico alveo.

Girolamo Sirchia

Bibliografia di riferimento

Song Z, Altman W et al. K. Primary Care as a Public Utility: The Case for a Common Fund. JAMA. 2026 Jun 16;335(23):2057-2062. doi: 10.1001/jama.2026.7194. PMID: 42160075.

Richman IB, Durant RW et al. Rebuilding Trust in Medicine Requires Structural Change. JAMA Intern Med. 2026 Sep 8. doi: 10.1001/jamainternmed.2026.3822. Epub ahead of print. PMID: 42709448.

EU Health and Food Safety. https://www.linkedin.com/posts/health-is-one-of-the-targeted-topics-ugc

Milano, 21 settembre 2026