La salute merita di più

Girolamo Sirchia[1]


Premessa

Confesso che il titolo di questa presentazione ‘La salute merita di più’ dipende dalla mia impressione che la nostra società sia poco consapevole del valore individuale e collettivo del bene ‘salute’ e che la scarsa attenzione che ne deriva, e che investe anche le Istituzioni, generi guasti sempre più gravi al punto che oggi la salute viene sempre più spesso vista come un ricco mercato invece che un servizio alle persone e la sanità (ossia l’insieme dei servizi disegnati per tutelarla) è spesso oggetto di sfiducia e critiche.

Io penso invece che siamo fortunati ad avere da quasi mezzo secolo un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pubblico; oggi il mondo è molto diverso da quel 23 dicembre 1978 che ne ha visto la nascita, per questo alcuni ne invocano la radicale modifica. Non dobbiamo ignorare che quest’ultima però comporta rischi e difficoltà non indifferenti e non vogliamo rischiare di perdere i punti di forza di questo nostro servizio: l’universalismo, la gratuità al punto di erogazione delle prestazioni, il Medico di Medicina Generale (MMG) cui tutti noi possiamo accedere gratuitamente, i farmaci dispensati a tutti coloro che ne abbisognano, sono pregi non comuni ad altri Servizi Sanitari, e ce ne rendiamo conto pienamente quando riceviamo gratuitamente cure che altrove devono essere pagate dal paziente. Per questo molti di noi ritengono che il SSN vada salvato, anche se non dobbiamo esimerci da un ammodernamento sostanziale. Esso infatti è da lungo tempo in affanno e provoca disservizi e diseguaglianze che generano malcontento nei cittadini. Le cause di questo scadimento sono molteplici, ma quelle più rilevanti mi sembrano le seguenti.

  1. L’invecchiamento della popolazione

Il popolo italiano è tra i più longevi al mondo. Un bimbo nato nel 2026 in Italia ha un’attesa di vita media di circa 84 anni (81,7 nei maschi, 85,7 nelle femmine). La sua vita in buona salute tuttavia è di almeno 12 anni più breve: dopo i 65-70 anni gran parte delle persone sviluppa una o più malattie croniche invalidanti (che meglio sarebbe definire “ridotta autonomia da disabilità”) che gli impediscono di condurre una vita normale, ne riducono l’autonomia e lo obbligano a dipendere da altri, spesso i famigliari, con sconvolgimento anche della vita e delle finanze della famiglia. Oppure lo costringono a ricoverarsi in una struttura come la RSA. Queste malattie croniche (cardiovascolari, tumori, dismetabolismi come diabete e dislipidemie, perdita di forza ed elasticità muscolare e quindi rischio di cadute e fratture ossee) sono causate in larga misura dalle nostre abitudini di vita, sostenute anche da una civiltà dei consumi che ci induce a consumare più del necessario e indulgere in abitudini nocive.

I maggiori fattori che influiscono sulla salute (determinanti di salute) sono elencati di seguito (Tabella e Figura 1) e per fortuna alcuni di essi sono modificabili:


[1] Fondazione Il Sangue Milano – Lectio Magistralis al Corso di Formazione SNA della Lombardia, Università Statale

  di Milano, 28 maggio 2026

TABELLA


FIGURA1

Modificare le abitudini di vita della popolazione per promuoverne la salute non è facile, anche perché l’orientamento e la priorità del mondo in cui viviamo non sono quelli di difendere la nostra salute, ma di indurci a consumare sempre di più, dato che sono i consumi che generano lavoro e profitto. Alcuni di questi consumi, promossi da una martellante quanto ingannevole pubblicità, possono essere ridotti o evitati se la persona è consapevole della loro pericolosità e del loro fine venale, ma non tutti hanno questa consapevolezza e volontà/possibilità di evitarli. Alla luce di queste realtà ognuno di noi deve capire ed agire per proteggere la sua salute con l’aiuto della Scienza Medica, del Medico di fiducia e del Servizio Sanitario

2.    L’esplosione delle conoscenze e dei costi

Negli anni più recenti la scienza medica e l’industria farmaceutica ci hanno offerto possibilità di diagnosi e cura impensabili fino a pochi decenni or sono, e oggi siamo in grado di trattare malattie temibili, soprattutto di tipo degenerativo, che consumano però circa i 2/3 del Fondo Sanitario anche se riguardano solo il 25% dei cittadini. La situazione peraltro sembra destinata a peggiorare a causa di due nuovi fenomeni che dobbiamo registrare:

  1. la comparsa delle malattie invalidanti tende ad essere più precoce e interessa anche la giovane età, facendo prevedere un ulteriore incremento della spesa sanitaria;
  2.  la medicina consente di cronicizzare per tempi sempre più lunghi tali malattie degenerative che nel recente passato consentivano una sopravvivenza minore. Da un lato ciò costituisce un progresso per i singoli malati, ma dall’altro rappresenta un moltiplicatore di spesa sanitaria sia pubblica che privata.

E’ chiaro che se non mettiamo in atto subito provvedimenti capaci di rallentare questa esplosione di costi si arriverà presto ed inevitabilmente a ridurre i grandi benefici offerti dai servizi sanitari pubblici nei nostri Paesi. Basterebbe attuare qualche provvedimento per ridurre i  danni provocati da fumo, alcolici, alimentazione eccessiva/scorretta e sedentarietà per mettere in sicurezza il SSN e questo obiettivo è fattibile se la promozione degli stili di vita salutari e la Medicina Preventiva Personalizzata e Proattiva diventano pratica ordinaria della sanità a fianco della Medicina Curativa o Reattiva.

3. La scarsa attenzione al Medico di Medicina Generale (MMG)

Consentitemi di ragionare un momento sul MMG. Questi è il grande valore del SSN e fa la differenza tra questo e altri Servizi Sanitari. Idealmente egli è il primo referente del cittadino (e dovrebbe esserlo per anni per far sì che l’assistito possa interagire sempre con le stesse persone) e deve garantire la disponibilità a tutti i suoi assistiti in modo gratuito e costituire la figura che riassume in sè buona medicina e buona sanità, ossia competenza clinica e appropriata prescrizione di servizi per la salute. Perché ciò possa avvenire il MMG deve operare con il supporto di una squadra di operatori socio-sanitari e lavorare, almeno nei Centri urbani, in una struttura che gli consenta di non essere oberato dal lavoro, così da avere il tempo per sé, per la famiglia, per l’aggiornamento professionale e per le sue attività ordinarie e culturali. Il tempo del medico è una risorsa preziosa, e va dilatato il più possibile nell’incontro con il suo assistito per consentirgli di dialogare con lui, raccogliere un’anamnesi accurata e completa, effettuare una scrupolosa visita medica, informarlo, sostenerlo nelle decisioni e attuare insieme a lui un Piano di Monitoraggio della sua salute.

E’ in questo incontro e nel dialogo con l’assistito che il MMG esercita anche la insostituibile funzione di Medicina Preventiva e Promozione della Salute. Il medico potrà sottolineare come decenni di ricerca e di esperienza clinica abbiano dimostrato che la salute non dipende solo dalla buona medicina e dalla buona sanità, ma da molteplici altri determinanti. Innanzi tutto dalla capacità di proteggerci dalle malattie infettive che ancora oggi sono un costante pericolo, ma dal quale abbiamo imparato a difenderci non solo con le cure, ma anche con la prevenzione e in particolare con le vaccinazioni, che sono l’intervento più efficace che mai la sanità abbia messo a punto. In secondo luogo ognuno di noi può proteggere la sua salute evitando stili di vita inappropriati, che sappiamo essere causa preponderante di malattie croniche invalidanti, che affliggono persone di età sempre più giovane e che privano la vita dell’autonomia e del piacere di vivere. Il medico potrà illustrare innanzi tutto questa conoscenza scientifica, sottolineando anche che alcuni di questi danni sono prevenibili e reversibili, per cui cambiando stili di vita si possono ridurre o evitare i danni futuri.

Il MMG disporrà inoltre dell’anamnesi del paziente e potrà quindi personalizzare i suggerimenti: potrà cioè passare dalla conoscenza generica a quella specifica della persona che è seduta di fronte a lui. Questa personalizzazione è assai più convincente per il suo assistito e facilita la costruzione di un Piano condiviso di miglioramento, come dimostrato da pubblicazioni scientifiche anche recenti.

Lavorare con il paziente per proteggere al meglio la sua salute, evitando di aspettare che i danni compaiano clinicamente prima di intervenire, è interesse dell’assistito stesso, ma anche del SSN che evita in tal modo di utilizzare risorse preziose, prescrizioni di farmaci ed esami. La visita medica completerà la conoscenza dello stato di salute del paziente ed è indispensabile che essa torni ad essere accurata come da sempre raccomandato dai nostri Maestri, i quali ci ricordavano che il medico accurato nella raccolta dell’anamnesi e nella visita successiva è già a metà strada verso la corretta diagnosi.

4. La scarsa motivazione del MMG

Una figura come il MMG tanto fondamentale per il SSN dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione e cura; cura in particolare della sua motivazione e preparazione ad esercitare funzioni molteplici ed impegnative. Sappiamo bene che solo un medico motivato e soddisfatto offre al paziente una prestazione di alta qualità umana e professionale. Abbiamo più volte proposto (www.girolamosirchia.org) di dare alla Medicina Generale la dignità di specialità universitaria, di offrire ai MMG una carriera nelle Case di Comunità e negli Ospedali di Comunità analoga a quella delle Aziende Ospedaliere e con essa intercambiabile, comprensiva di sbocchi accademici e di riconoscimenti del merito anche sotto il profilo economico. E’ indispensabile inoltre che intorno al medico operi una squadra di professionisti sanitari, che lo coadiuvi nei suoi numerosi compiti, così da consentirgli una vita culturale e un aggiornamento adeguato, riducendo anche i rischi che la professione oggi comporta. Finora la nostra attenzione è stata davvero scarsa, così come scarso è stato l’impegno a realizzare una collaborazione tra medici e amministratori, tra medici e politici, tra medici e funzionari, ma anche tra medici e altri professionisti sanitari. Forse ora qualcosa si muove nella giusta direzione, ma certo dobbiamo correre per riparare le numerose omissioni del passato.

5. Le incertezze sulla Casa di Comunità

La Casa di Comunità è nei Centri urbani la struttura ove opera la squadra del MMG e dove questo interagisce con gli altri MMG, con gli specialisti e con i servizi sociali. Essa è presente in molti Paesi evoluti, ove è denominata più spesso Casa della Salute (o Patient-Centered Medical Home negli USA), e costituisce il cardine della Medicina Clinica Territoriale, anche se non è l’unica struttura che opera nel territorio. Le attività cliniche di questa squadra sono fondamentalmente di tre tipi: la Medicina Reattiva, rivolta a persone malate di tipo acuto o cronico, e la Medicina Preventiva, rivolta a persone apparentemente sane, che oltre alle vaccinazioni e agli screening, si estende anche alla Promozione della Salute. La Figura 2 illustra questa operatività clinica di tipo primario, anche se non esiste un unico prototipo di Casa di Comunità e le sue funzioni possono variare in rapporto alle necessità dell’area cui rivolge il suo servizio. E’ fondamentale però che le tre linee operative illustrate nella Figura 2 coesistano perché si rivolgono a soggetti con bisogni diversi e necessitano di personale con competenze parzialmente diverse. E’ inoltre importante che la Casa di Comunità sia aperta ininterrottamente così da costituire il primo punto di riferimento dei suoi assistiti, anche per le necessità di salute di urgenza (ma non di emergenza!), così da evitare per quanto possibile il ricorso al Pronto Soccorso ospedaliero. La Casa di Comunità potrebbe essere anche il Polo Territoriale di formazione e aggiornamento del personale sanitario territoriale, e offrire quella carriera che speriamo venga offerta al MMG e agli specialisti ambulatoriali. Una volta a regime la Casa di Comunità può raggiungere livelli di qualità e utilità elevati, specie se essa saprà rapportarsi e collaborare anche con le altre strutture del territorio (Ospedali di Comunità, Poliambulatori, RSA) e con Aziende ospedaliere per dimissioni protette, cicli di terapie specialistiche, riacutizzazioni e aggravamenti di patologie croniche. E’ infine indispensabile che essa curi la Comunicazione con la comunità che deve servire, così da far conoscere ai suoi utenti i servizi che eroga e dimostrare loro che essi sono di quantità e qualità elevate, del tutto simili a quelli erogati da altre strutture sanitarie pubbliche e private.

6. L’insufficiente volontà politica

Un’altra figura essenziale della sanità è colui che promulga le leggi e chi le scrive, ossia la Pubblica Amministrazione. L’alleanza tra Medicina, Sanità e Amministrazione è il sogno di ogni operatore sanitario. Purtroppo poco è stato fatto finora anche per sviluppare questa alleanza. Costruire insieme una sanità migliore è peraltro possibile e la cosiddetta volontà politica è in grado di cambiare le cose e rendere migliore la vita di tutti noi. Ne è esempio la legge 16 gennaio 2003, n. 3 art. 51Tutela dei non fumatori dal fumo passivo”, che dopo 20 anni è ancora rispettata e difesa dalla popolazione in quanto utile a tutti e non connotata da segno politico. Il fumo passivo oggi rappresenta un evento molto meno comune di un tempo, e più di 500.000 persone hanno smesso di fumare subito dopo l’emanazione della legge perché hanno capito che fumare è un danno irreversibile che riduce la durata e la qualità di vita del fumatore e di chi è costretto ad inalare aria inquinata dal fumo.

Purtroppo la suddetta legge contro il fumo non è stata rafforzata negli anni successivi da altri provvedimenti normativi, specie la protezione dei giovanissimi all’iniziazione al fumo, e le aziende produttrici hanno immediatamente reagito mettendo sul mercato device elettronici che riscaldano il tabacco o vaporizzano liquidi che contengono nicotina, che inalata perpetua la dipendenza da questa pericolosa droga.

Le tecniche di marketing usate dai produttori di sigarette hanno fatto scuola e oggi l’occultamento dei dati scientifici, l’informazione ingannevole, la pubblicità occulta o manifesta, l’interferenza con i legislatori tramite lobbismo e denaro sono comuni a molti altri prodotti. Spicca l’inerzia del legislatore nel contrastare la continua crescita dei consumi di questi prodotti dannosi per la salute anche a livello dell’Unione Europea, malgrado l’incessante richiamo all’urgenza della loro regolamentazione e alla protezione della salute pubblica.

Oggi la Gran Bretagna si accinge a promulgare una legge che genera ad un tempo interesse, ma anche perplessità: vi è infatti una sorta di ambiguità perché non è chiaro se e come la proibizione di vendere a tutti i cittadini nati dopo l’1 gennaio 2009 prodotti del tabacco riguardi anche le sigarette elettroniche (ed altri prodotti contenenti nicotina ad uso voluttuario) che sappiamo indurre nei giovani forte dipendenza dalla nicotina e spesso esita nel temuto uso duale di sigarette tradizionali ed e-cig. Si tratta di un’iniziativa analoga a quella approvata ed in vigore dal 2025 alle Maldive e già tentata senza successo in passato dalla Nuova Zelanda. Quando emanata (e rispettata), la nuova legge britannica potrebbe indurre altri Paesi ad agire magari in modo più convincente, anche se ciò non è scontato.

Nel nostro Paese le iniziative languono sia a livello centrale che territoriale. Le Case di Comunità e gli Ospedali, i medici, le altre figure sanitarie non sono stimolati a far capire ai cittadini che ognuno di noi in questa situazione deve difendere la sua salute dai rischi dell’ambiente in cui vive e dagli interessi che lo permeano.

7. Il mancato apprezzamento della sanità come motore di sviluppo socio-economico

Diversi studi negli anni passati hanno dimostrato che la sanità non è una spesa improduttiva, ma costituisce un motore socio-economico di sviluppo del Paese, anche perché un popolo in salute produce di più e meglio[1].

Nel 2024 il Center for European Reform (CER)[2] ha concluso che l’Unione Europea, oggi in difficoltà politica ed economica, avrebbe capacità e interesse di proporsi come polo internazionale di attrazione per la sanità, recuperando in tal modo la competitività perduta in altri settori. Già nel 2001 l’allora Ministro della Sanità francese Bernard Kouchner (fondatore di Médecins sans Frontières) propose di costituire una rete europea di Ospedali di riferimento e l’Italia, disponendo di una rete di Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sostenne l’iniziativa, anche perché già considerava la possibilità di rappresentare un polo sanitario attrattivo per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Infatti nel 1997 era stato costituito l’IRCCS ISMETT (Istituto Mediterraneo per i trapianti di organo e le terapie di alta specializzazione) di Palermo e nel 2003 l’Istituto Mediterraneo di Ematologia (IME). L’ISMETT è tuttora funzionante ed è l’unica iniziativa che ha avuto successo mentre le altre non si sono purtroppo sviluppate, anche se l’IME ha dimostrato di essere accolto con favore da diversi Paesi Mediterranei, quali Tunisia, Egitto, Israele e Palestina per la talassemia e le emoglobinopatie genetiche. La realizzazione di una rete collaborativa in sanità con questi Paesi ha dimostrato che la salute e la sanità costituiscono anche un valido strumento di politica estera che meritererebbe di essere potenziato. La salute forse merita di più anche al fine di aumentare la cooperazione internazionale e l’amicizia tra i popoli.


[1] 1. Health at a Glance 2025. OECD Indicators

   2. WHO: Macroeconomics and Health: an Update, October 2003

   3. Grossman M. The Human Capital Model of the Demand for Health, Columbia University Press, 1972

[1] Tordoir S. Is investing in public health a no-brainer?. Centre for European Reform. CER Insight. www.cereu,      21 November 2024

8. Poca attenzione anche all’organizzazione e alla comunicazione

Non mancano peraltro iniziative singole e modelli migliorativi che potrebbero essere applicati in diverse realtà italiane. Noi stessi come Fondazione Il Sangue abbiamo sperimentato alcune iniziative che ci sembrano promettenti, realizzate con una Casa di Comunità e i suoi MMG: alcune di tipo più strettamente medico, altre di tipo organizzativo-gestionale, giacchè sappiamo che la buona sanità dipende da due fattori distinti, ma tra loro complementari: buona medicina e buona organizzazione.

La prima iniziativa consiste nella messa a punto di un Libretto della Salute, analogo a quello di manutenzione preventiva dell’Auto. La prima parte del Libretto riguarda l’anamnesi ed è rappresentata da una App scaricabile gratuitamente dagli store che consente ad ogni cittadino di redigere e aggiornare in modo completo ed accurato la sua storia clinica, comprensiva di albero genealogico e stili di vita e trasferirla integralmente al MMG prima dell’incontro, così da aiutarlo a orientare la diagnosi. Ciò consente al medico di risparmiare tempo che potrà dedicare alla visita medica e al colloquio con l’assistito sia sugli stili di vita corretti che sull’uso appropriato dei Servizi Sanitari, dei presidi di diagnosi e dei farmaci con i relativi vantaggi e inconvenienti. Nello stesso tempo si ottiene il coinvolgimento dell’assistito che viene responsabilizzato a collaborare per proteggere la sua salute.

A causa del poco tempo concessogli, oggi il MMG spesso riduce al minimo la raccolta della storia famigliare, degli stili di vita e delle informazioni che compongono l’esame obiettivo. I noti vantaggi che derivano da un’anamnesi accurata peraltro non sono del tutto compensati dai soli esami di laboratorio e strumentali. Vi è anche crescente insofferenza degli assistiti verso il peggioramento del rapporto medico-paziente causato anche dall’impegno del MMG ad usare il computer durante la visita.

Una più estesa trattazione della App è disponibile sul sito di Fondazione Il Sangue (www.fondazioneilsangue.com).

Abbiamo già insistito sul fatto che l’anamnesi e l’esame obiettivo generale sono indispensabili per personalizzare i provvedimenti ed i suggerimenti che interessano il soggetto in esame, ma esiste anche una nuova prospettiva che molti oggi perseguono, ossia stimare in modo relativamente agevole la differenza tra età anagrafica ed età biologica del soggetto stesso. L’età biologica ci informa infatti sulla Capacità Funzionale della persona, ossia la sua capacità di eseguire le normali attività della vita ed essere quindi indipendente: essa è quindi un indicatore di Health Span, ossia di vita in buone condizioni psicofisiche e non solo di Life Span ossia durata della vita. Una stima approssimativa può oggi essere effettuata considerando alcuni elementi che derivano, oltre che dall’anamnesi, da determinanti socio-economici e ambientali associati a parametri rilevati dall’esame obiettivo generale quali età, etnia, genere alla nascita, BMI (indice di massa corporea) e circonferenza addominale, altezza, frequenza cardiaca e rischio cardiovascolare (con Score2 o Prevent) unitamente a pochi test quali velocità del cammino, tasso di HbA1C, Lp(a). La ricerca di un unico o pochi parametri informativi, semplici ed economici però continua, data l’importanza che esso avrebbe per una valutazione globale e immediata a colpo d’occhio dello stato di salute del soggetto e della sua resilienza ai danni dell’invecchiamento e quindi anche di un potente strumento di screening popolazionistico (Prevent-Age può essere un prototipo).

Un secondo gruppo di iniziative è teso al miglioramento organizzativo della Casa di Comunità e fa seguito ad altre proposte di medio periodo che abbiamo avanzato in procedenza. Esse sono di breve periodo giacchè pensiamo si debba cominciare subito ad avviare qualche cambiamento, anche se limitato.

Premesso che dobbiamo innanzi tutto condividere ciò che deve fare e come devo operare la Casa di Comunità, ossia le sue linee operative rivolte a utenti diversi, il nostro Gruppo Collaborativo ha deciso di contribuire con alcune delle seguenti iniziative:


[1] M. CampariLa variabilità dei consumi”. Salute e Territorio N. 164/2007, pp. 149-154, in:   G. Sirchia “Spunti

    per una sanità migliore”, Piccin Editore, Padova 2011.

  1. Moderare la prescrizione inappropriata che il MMG oggi si trova spesso ad accettare (in quanto sempre più esposto al rischio di procedimenti legali e alla crescente violenza da parte degli assistiti), valutando con il metodo di Campari/KPMG[1] il numero di prescrizioni di ogni MMG che opera in Lombardia e confrontandolo con un benchmark. Gli iperprescrittori potranno essere contattati riservatamente per capire per quale motivo essi si collocano al di sopra del benchmark e per lavorare insieme onde migliorare le prescrizioni, evitando misure repressive, ma usando il nudging e premiando l’aderenza delle prescrizioni al benchmark.
  2. Moderare la domanda di servizi sanitari superflui, soprattutto in pazienti cronici, anche ricorrendo quando possibile alla cosiddetta Prescrizione Sociale[2] cioè misure non costose e più appropriate prima del farmaco o dell’indagine. Ad esempio si comincerà a prescrivere al fumatore la visita ad un Centro Antifumo prima di curare con farmaci la sua bronchite cronica, o al diabetico la partecipazione ad un Gruppo di Cammino o ad un programma di attività fisica online certificata prima di ricorrere a costosi farmaci innovativi. Moderare la domanda impropria è necessario per offrire buona medicina, ma anche per recuperare risorse da utilizzare per il personale e per migliorare i servizi sanitari erogati.
  3. Far conoscere alla comunità anche per le vie brevi e con il passaparola che esiste una Casa di Comunità nelle vicinanze e che a regime questa è per i cittadini un grande vantaggio perché aperta ininterrottamente e per la buona qualità delle prestazioni. La comunità desidera essere coinvolta e il volontariato è una nostra grande risorsa per le attività sociali.
  4. Migliorare l’organizzazione interna del lavoro nella Casa di Comunità, così da consentire ad esempio al MMG di consultare per visita a parere gli specialisti che operano nella stessa Casa di Comunità. Questi per motivi organizzativi e contrattuali non sono oggi sempre disponibili ad effettuare queste visite a parere, fondamentali per il medico e per il paziente, al quale possono essere così evitate nuove prenotazioni, ritardi e lunghe attese.
  5. Per quanto concerne la scarsità di MMG, ci sembra che molte funzioni che egli esegue potrebbero essere trasferite ad altro personale sanitario quali infermieri, ma anche psicologi e biologi opportunamente addestrati con corsi regionali e tirocinio nella Casa di Comunità. Nel nostro studio pilota di uso dell’App su 60 casi abbiamo ad esempio visto che le due psicologhe che operano a supporto dei MMG sono molto abili e proattive nel reclutare le persone, aiutarle nella compilazione dell’anamnesi prima dell’incontro con il medico, spiegare loro l’utilità di mantenerla aggiornata e fornire loro suggerimenti per la modifica di stili di vita non salutari. Crediamo che esse possano raccogliere facilmente anche informazioni circa l’esame obiettivo generale, soprattutto oggi che gran parte di queste misure possono essere raccolte con strumenti automatici (pressione arteriosa, frequenza cardiaca e respiratoria, ritmo del cuore, peso corporeo e altezza, massa grassa e massa magra, velocità del cammino e frequenza cardiaca prima e dopo il test con il tempo di recupero). Pensiamo che non sia difficile realizzare nella Casa di Comunità una “stanza delle misure” ove queste possono essere effettuate da personale esperto con controlli periodici di qualità.
  6. Ci piacerebbe infine studiare per la sanità anche altre iniziative di successo, come un premio al personale migliore che ha raggiunto gli obiettivi prefissati, in analogia a quanto accade per i Direttori Generali delle Aziende Sanitarie lombarde (ad esempio bonus per i MMG iperprescittori che riportano il numero di prescrizioni all’interno della fascia di normalità) onde evitare di perderlo e frenare il turnover del personale e il ricorso a personale avventizio, con i disguidi che ciò comporta.——————————————————————————————————————————————————–[1] Social Prescribing is a holistic approach connecting people to non clinical community services “prescribing a    life not just medicine

CONCLUSIONI

Oggi più che mai dobbiamo decidere pragmaticamente e rapidamente come proteggere la nostra salute e salvare il nostro SSN. Per risolvere il problema non basta aumentare i finanziamenti pubblici se questi non sono preceduti da un miglioramento sia sotto il profilo medico che della organizzazione e gestione dei servizi erogati.

Finora non abbiamo investito a sufficienza nella Medicina Territoriale, nella prevenzione primaria e nella promozione della salute, nella motivazione e aggiornamento del personale sanitario e in misure organizzative e gestionali adeguate. Abbiamo continuato per anni ad emanare regole talora inutilmente complicate oltre che inefficaci. Non abbiamo ascoltato a sufficienza la voce degli utenti, del personale sanitario e della scienza e oggi rischiamo di compromettere la possibilità di vivere più a lungo in buona salute e di perdere i vantaggi del nostro SSN.

Abbiamo necessità di redigere al più presto un Piano d’Azione come ha fatto la Gran Bretagna, ben studiato e finanziato, fattibile, indipendente e condiviso, che nel giro di alcuni anni e a passi successivi ci permetta di uscire dalla crisi attuale, cominciando dalla Prevenzione Primaria e dalla Medicina Territoriale. Il compito non è facile, ma l’inerzia ci condanna a difficoltà e rischi ancora maggiori, ad una crescente insoddisfazione della popolazione e ad una sua sempre maggiore sfiducia nella politica. Molti ritengono che la sanità sarà il terreno su cui si deciderà tra breve il destino degli schieramenti politici: vincerà chi saprà effettuare i Best buys e i Quick buys[1] ossia i provvedimenti più efficaci e più rapidi per offrire ai cittadini una sanità migliore e una maggiore protezione della loro salute.


[1] Galea C. et al. Quick buys for prevention and control of non-communicable diseases. Health Policy 52, 101-281, May 2025

RINGRAZIAMENTI

La Fondazione Il Sangue è unanime nel riconoscere alla ASST Fatebenefratelli Sacco e ai suoi Dirigenti, Dr.ssa Maria Grazia Colombo, Dr. Enrico Frisone e Dr Roberto Infurna, ai medici e personale tutto la grande disponibilità e l’amichevole collaborazione ed è grata per l’impegno da tutti dimostrato per conseguire l’obiettivo di migliorare il Servizio Sanitario Lombardo.

Ringrazia inoltre tutti coloro che partecipano ai suoi Gruppi di Lavoro e coloro che a qualunque titolo si adoperano per il raggiungimento di tale obiettivo.

   

Milano, 28 maggio 2026

PROPOSTA DI MIGLIORAMENTO ORGANIZZATIVO DELLE CASE DI COMUNITÀ

Premessa
Molti studiosi della Sanità e, tra questi, la Fondazione il Sangue di Milano con il suo Gruppo di Lavoro Pensatoio Sanità (Pen.Sa) ritengono che il necessario miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale passi anche attraverso la migliore organizzazione della Medicina Territoriale, inclusa la Promozione della Salute. La buona sanità è, infatti, strettamente dipendente da due distinti fattori:
• buona Medicina
• buona Organizzazione.

L’attenzione del Gruppo di Lavoro si è in particolare concentrata sulla Casa di Comunità che rappresenta il cardinesu cui poggia la Medicina Territoriale.

L’obiettivo prioritario di quanto verrà in seguito illustrato è anche quello di dimostrare ai pazienti lombardi che la Casa di Comunità è a disposizione per fornire la risposta qualitativamente adeguata ai loro bisogni sanitari e sociosanitari, limitando il ricorso al Pronto Soccorso solo quando indispensabile.

Le Case di Comunità: modelli di organizzazione e appropriatezza prescrittiva
La normativa istitutiva delle Case di Comunità si è soffermata più sulla definizione dei contenuti in termini di spazi e di figure professionali, che sui modelli organizzativi necessari a garantire una valida assistenza di primo livello. È pertanto necessario individuare il modello organizzativo che consenta al paziente non solo di poter accedere in modo continuativo ai MMG e agli Specialisti, ma che consente anche una stretta collaborazione tra loro, per evitare che la loro presenza si limiti all’occupazione di spazi adiacenti, come attualmente accade, senza la possibilità di collaborare sul singolo paziente.
Si deve inoltre migliorare la qualità di servizio fornitoin termini di facilità di accesso, di accoglienza, di disponibilità, di chiare informazioni e di ottimizzazione dei tempi di attesa all’interno delle Case di Comunità.

Altrettanto fondamentale è l’adozione di una metodologia di analisi dell’appropriatezza delle prescrizioni da parte dei MMG e degli Specialisti, allo scopo di migliorarne la qualità e di contenere il costo corrispondente.
Quest’ultimo è un aspetto fondamentale poiché le risorse finanziarie del PNRR per le Case di Comunità hanno coperto solo gli investimenti strutturali e, parzialmente, quelli tecnologici; non hanno invece coperto la spesa corrente necessaria per il personale, per la ulteriore strumentazione diagnostica e per l’operatività quotidiana. Ne consegue la necessità di individuare quali componenti della spesa corrente possano essere razionalizzati per dare spazio ai costi di gestione.

La Casa di Comunità di Via Rugabella: la sperimentazione dei modelli
La Fondazione il Sangue ha instaurato fin dal 2022 un’ottima collaborazione con la Casa di Comunità di Via Rugabella, Distretto Municipio 1 dell’ASST Fatebenefratelli Sacco, allo scopo di facilitare l’attività clinica dei MMG tramite la sperimentazione di una App che il paziente può scaricare gratuitamente nel suo telefono cellulare al fine di raccogliere prima dell’incontro e in modo autonomo, completo e accurato la sua storia clinica, comprensiva di albero genealogico e stili di vita. Egli potrà poi trasferirla al MMG prima della visita sia interamente, sia in modo succinto capace di mettere in evidenza gli elementi più significativi. Il Medico potrà così dedicare più tempo alla visita medica, al colloquio con l’assistito, ai suggerimenti sui corretti stili di vita, nonché all’uso appropriato dei servizi sanitari, dei presidi di diagnosi e dei farmaci.

Il tempo a disposizione del Medico, infatti, è oggi limitato cosicché egli spesso riduce al minimo la raccolta della storia famigliare, degli stili di vita e delle altre informazioni che compongono l’esame obiettivo generale. Rinuncia così ai grandi vantaggi forniti dall’anamnesi accurata e cerca di compensare con esami di laboratorio e strumentali che tuttavia non possiedono lo stesso valore. Dettagli sull’App sono disponibili in allegato.

In questo contesto emerge l’opportunità che alla suddetta sperimentazione si unisca quella relativa al modello organizzativo e alla metodologia di analisi dell’appropriatezza così come successivamente descritto.
Il tutto allo scopo di validare questi strumenti e di estenderne l’applicazione alle altre realtà del territorio lombardo, come siamo in procinto di fare presso un’altra Casa di Comunità, di localizzazione più periferica, nella stessa ASST.


PROPOSTA

I –     METODOLOGIA DI ANALISI DELL’APPROPRIATEZZA PRESCRITTIVA

 Nei primi anni di questo secolo l’Ing. Marco Campari, Vice-Segretario della Fondazione il Sangue, ha messo a punto con KPMG, su mandato ministeriale, un approccio metodologico per la misura della “Domanda Soddisfatta” (DS), intesa come l’insieme delle varie prestazioni erogate ai pazienti presso le istituzioni pubbliche e private accreditate vedi slides di KPMG).

 L’analisi di variabilità della DS, standardizzata per età e per genere, per assistito e per MMG, ha consentito di distinguere per ogni MMG la variabilità casuale, strettamente legata alla numerosità degli assistiti, dalla variabilità che riconosce altre cause e ne merita ulteriori approfondimenti.

 A tale scopo gli assistiti sono stati aggregati sia con campionamento casuale, sia in base al MMG di appartenenza. Se si confrontano tra loro le due diverse aggregazioni, si evidenzia che quella per MMG, rispetto a quella casuale, si discosta in modo significativo dalla variabilità statisticamente attesa (variabilità casuale) e consente quindi di appurare il peso del comportamento prescrittivo per singoli medici che è a sua volta correlabile all’inappropriatezza della DS pro capite degli assistiti.

 Applicando tale modello ad un contesto regionale virtuoso, il 20% circa dei MMG presentava un valore di DS superiore alla soglia di variabilità casuale, con la conseguenza che una prescrizione su cinque era potenzialmente inappropriata e inutilmente costosa per il Servizio Sanitario Nazionale.

Esperienze condotte sul campo confermano che, quando si dà evidenza numerica ai medici di tali variabilità, la reazione può essere la disponibilità a rivedere le proprie modalità prescrittive orientandole a pratiche clinicamente più appropriate.

L’obiettivo è quello di fornire elementi conoscitivi, mettendoli a disposizione della pratica medica, al fine del miglioramento non solo dell’appropriatezza prescrittiva, ma anche dell’efficacia dei percorsi diagnostico-terapeutici, e in nessun modo invece quello di introdurre elementi coercitivi o sanzionatori.

II –    MODELLO ORGANIZZATIVO DELLA CASA DI COMUNITA’

Un fondamentale obiettivo del modello deve essere duplice: quello di facilitare l’accesso del paziente al MMG e quello di consentire a quest’ultimo di poter consultare gli Specialisti che operano nella stessa Casa di Comunità, evitando così al paziente ulteriori prenotazioni e inutili attese.
A tale scopo devono essere messi a punto opportuni schemi organizzativi, da sperimentare con i medici, affinché le visite a parere degli Specialisti diventino consuetudine come normalmente accade nel mondo ospedaliero.

Il modello organizzativo deve anche garantire il miglioramento del livello di servizio fornito al paziente, adottando la metodologia di analisi dei flussi dei pazienti. I punti di prenotazione e accettazione dovranno essere dimensionati sulla entità dei flussi, suddivisi per tipologia di servizi richiesti, nonché della loro variabilità giornaliera ed oraria. La misura dei tempi di attesa risulta estremamente utile per il corretto dimensionamento dei punti di erogazione di tali servizi.

Altro aspetto fondamentale è quello dell’informazione fornita al paziente al momento dell’accesso alla Casa di Comunità e in tutto il suo percorso dal CUP alle sale di attesa delle visite mediche.

Tutti questi aspetti hanno un impatto psicologico molto rilevante per trasmettere al paziente la sensazione di essere adeguatamente assistito, e contribuire anche a costruire un rapporto di fiducia con la Casa di Comunità.

SINTESI CONCLUSIVA

Grazie agli ottimi rapporti instaurati tra la Fondazione il Sangue e la Dirigenza dell’ASST Sacco Fatebenefratelli e la Casa di Comunità di via Rugabella è stata da 3 anni avviata l’iniziativa di una App che ogni interessato può scaricare dagli store sul suo telefono mobile e che gli consente di compilare e gestire una anamnesi accurata che può aiutare il MMG a inquadrare e seguire nel tempo il suo assistito nella sua attività di Medicina Predittiva, ma anche ad effettuare prescrizioni di Medicina Preventiva Proattiva a Basso Costo, Promozione della Salute ed educazione dell’assistito all’uso appropriato dei servizi sanitari regionali e del farmaco.

La App ha terminato la sua sperimentazione pilota con risultati molto promettenti, è stata migliorata ed è ora programmata una sua versione 2.0 pronta per una più ampia sperimentazione. Durante questi 3 anni sono emersi anche problemi organizzativi che oggi ci accingiamo a studiare, cominciando da due principali temi:

  1. la collaborazione tra MMG con gli specialisti, che deve svolgersi ogni qualvolta che l’MMG ritenga utile una visita a parere specialistico e che oggi risulta molto difficile per problemi organizzativi e contrattuali;
  2. la prescrizione del MMG è molto variabile e a volte inappropriata per eccesso o per difetto. Se la prescrizione eccessiva non viene moderata, la spesa inutile resta elevata e sottrae risorse ad altre più utili iniziative.

Il metodo studiato da Campari in collaborazione con KPMG1 è idoneo a mettere in luce gli iperprescrittori con i quali voglliamo collaborare per migliorare la loro prassi senza finalità punitive, ma solo per nudging ricorrendo anche a premi per il miglioramento della prescrizione e riduzione dello spreco;

  • rendere la Casa di Comunità più efficiente ed amichevole così da far capire all’interessato che essa è un presidio medico di valore e non è necessario rivolgersi al Pronto Soccorso di un Ospedale per avere buona medicina, riducendo anche in tal modo l’anomalo ricorso ai Pronto Soccorso per prestazioni che non sono appropriate.

Fondazione Il Sangue

Marco Campari         Girolamo Sirchia

Allegati

1.– M. Campari “La variabilità dei consumi”. Salute e Territorio N. 164/2007, pp. 149-154, in:

  G. Sirchia “Spunti per una sanità migliore”, Piccin Editore, Padova 2011.

2.– Slides KPMG

Milano, 27 aprile 2026

Pensare ed agire subito per la sanità

Premesse

Il Servizio Sanitario Italiano, a ragione vanto del nostro Paese, è da anni in affanno e provoca crescenti disservizi e relativo malcontento dei cittadini utenti. Le cause di questo crescente malessere sono facilmente individuabili:

1) l’esplosione delle conoscenze e relativi prodotti di diagnosi e cura di cui tutti noi ci rallegriamo comporta anche una esplosione di costi e spesa pubblica

2) la prescrizione impropria da parte di medici, in molta parte giustificata dalla cosiddetta medicina difensiva e dal contenzioso con gli utenti

3) le insufficienti risorse economiche dello Stato per aumentare le retribuzioni al personale sanitario e per gli investimenti più necessari

4) vistosi difetti di organizzazione e gestione della sanità, generati da vincoli sempre più stringenti e da scarsa capacità dei decisori di cambiare e di rapportarsi con le best practices italiane e straniere.

Tralascio di commentare i punti 2, 3, 4 e mi limito a commentare il primo.

Oggi gli italiani hanno un’attesa di vita molto lunga (~84 anni), ma un’attesa di vita in salute molto inferiore (~72 anni) giacchè ben poco è stato fatto finora per prevenire nella popolazione adulta la comparsa di malattie croniche invalidanti come quella cardiovascolare, tumori, demenze, malattie polmonari, dismetabolismi, che sono responsabili di tali patologie e che sono provocate in massima parte da stili di vita inappropriati, quali fumo, alcol, alimentazione eccessiva e scorretta, sedentarietà. Se questi modi di vivere non salutari non vengono prevenuti quando le persone sono ancora apparentemente in buona salute, la spesa sanitaria, assistenziale, pensionistica continuerà a crescere in modo insostenibile. Accanto alla Medicina che cura dobbiamo quindi attivare una Medicina che previene e che si adoperi attivamente per far capire ai cittadini apparentemente sani che loro stessi devono proteggere la loro salute dagli insulti che il mondo moderno continuamente porta alla salute. Uno dei modi più efficaci è utilizzare il Libretto della Salute, che offre all’assistito di collaborare con il proprio medico a proteggere la sua salute.

Oltre a questa valorizzazione della Prevenzione Primaria Proattiva a basso costo, bisogna comunque porre mano alla buona organizzazione e alla riduzione degli sprechi, cosa peraltro possibile, con alcune iniziative quali quelle elencate di seguito.

                                   Proposta da valutare

  1. Gli Ospedali dei grandi centri urbani possono inserire al proprio interno (o in prossimità)

a)  una Casa di Comunità accanto al Pronto Soccorso che dopo il triage infermieristico possa accogliere i codici non urgenti o urgenti (non emergenza!), lasciando al Pronto Soccorso i codici più importanti

b) un Ospedale di Comunità per le dimissioni protette

c)  un Residence per medici interni (residenti) e per assistenti sanitari non medici residenti (infermieri, psicologi medici, biologi, altri).

2)   Vengono istituite nuove figure professionali dipendenti dal Servizio Sanitario Nazionale, a tempo pieno:

a) Medici Internisti di Medicina Generale (MMG) per funzioni di Responsabile Medico di Reparto nei Reparti Chirurgici specialistici (Hospitalist), dirigenti di Ospedali di Comunità (Capo Primario, Aiuto, Assistente territoriale), Promotore della Salute nelle Case di Comunità e Assistente del MMG per attività ambulatoriale e domiciliare

b) ogni Ospedale urbano può offrire una residenza gratuita e mensa alle figure professionali interne finchè prestano servizio in quelle strutture e che si rendono disponibili per servizi di guardia o altro a beneficio della buona funzionalità della struttura.

3)  Queste nuove figure professionali dovrebbero essere preparate a cura delle Regioni di appartenenza con programma concordato con le Università ad eccezione della nuova Specialità di Medicina Interna Generale, di competenza universitaria, in accordo con la Regione (autonomia differenziata)

4)    Alle strutture suddette (Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Ospedali per acuti) competono anche funzioni didattiche (aggiornamento del personale, tutoraggio dei giovani professionisti, ecc.) e la valutazione del personale e della qualità dei servizi esterni per i cronici (RSA, riabilitazione)

5)    L’Ospedale e le strutture territoriali maggiori riattivano propri servizi interni di mensa per personale e degenti, ingegneria sanitaria, lavanderia, ecc., anche in consorzio.

6)    Va ripensata la ricettazione farmaceutica degli Ospedali e il loro collegamento con i MMG del territorio. La ricettazione incontrollata è responsabile di grande spreco e ci vuole un unico responsabile MMG intraospedaliero di Reparto che funga da prescrittore per i Reparti e gli Ambulatori ospedalieri che operi in collegamento con il MMG che opera nel territorio. I prescrittori devono essere monitorati con il metodo Campari/KPMG e in bench marking predefinito.

7)    Le strutture del Servizio Sanitario Nazionale pubblico debbono progressivamente organizzarsi in Consorzi per gestire il personale ed evitare il ricorso a Cooperative e professionisti esterni (gettonisti).

8)    Le Regioni devono finanziare il nuovo schema con avanzi di bilancio e dopo una sperimentazione triennale (autonomia differenziata)

9)    Le Regioni debbono istituire un servizio ispettivo sulla qualità dei servizi erogati dalle strutture pubbliche e private accreditate, collegate coi NAS ai quali vengono segnalate le inadempienze più importanti, ma che hanno anche poteri di intervento diretto (autonomia differenziata). La buona qualità deve essere premiata come titolo di carriera e con dividendi sui risparmi.

Questi scenari devono estendersi alle RSA e alle strutture residenziali territoriali, anche al fine della proporzionalità tra qualità e retta (lavoro Sirchia-Campari).

Anche i NOC devono essere potenziati: essi hanno funzione di controllo contabile e devono riferirsi alla Guardia di Finanza.

10)  Deve essere costruita una carriera per il personale che opera nelle strutture territoriali come dipendente, analoga a quella ospedaliera (Primario, Aiuto, Assistente senior e junior): il loro operato deve essere valutato per i contenuti professionali e per le soft skills (autonomia differenziata).

11)  E’ tempo di prevedere anche la Prescrizione sociale, quando la patologia ha importanti cause di tipo socio-economico (solitudine, povertà, ecc.), in analogia a quanto è in atto in Gran Bretagna (prescrizione da parte del MMG su proposta del Promotore di Salute).

12)  Le RSA debbono dipendere per la clinica da una Casa di Comunità e da un Ospedale di Comunità convenzionato e dipendere funzionalmente da questi.

13)  Alla Casa di Comunità dovrebbero anche far capo i cosiddetti Custodi o Visitatori socio-sanitari (Health Visitors) ossia persone che con frequenza all’incirca settimanale visitano proattivamente gli anziani soli e indigenti al loro domicilio per verificarne le condizioni abitative e di salute, aiutandoli, anche con l’apporto del volontariato, a risolvere i loro problemi contingenti per quanto possibile. I Custodi socio-sanitari sono stati sperimentati con successo a Milano negli anni ’90 (vedi Sirchia  Parravicini, 2010).

Girolamo Sirchia

Milano, 30 marzo 2026

La APP Anamnesi

Lo stato di fatto e il futuro prossimo

Il 1° febbraio 2026 è stata rilasciata la versione 1.1, che ha corretto alcune difficoltà segnalate dagli utenti, di tipo prevalentemente operativo. Mentre si verifica come funziona questa variante 1.1. dobbiamo al più presto approntare una versione sucessiva1.2 che includa i seguenti punti urgenti:

    a) definire quale formato trasferire al medico curante.

Ritengo si debba trasferire tutto il contenuto della App e una versione sintetica che segnali le anormalità riscontrate e gli stili di vita inappropriati. La prima serve come documentazione generale, la seconda come orientamento al medico per la diagnosi, ed entrambe dovranno essere aggiornate nei successivi incontri;

  • la versione sintetica dovrà chiarire al curante se il soggetto in esame

b.1 ha nella famiglia (specie nei parenti di 1° grado) qualche malattia ricorrente di tipo degenerativo (malattie cardio-pneumo-nefro-cerebro-vascolari di tipo arteriosclerotico, tumori, dismetabolismi glucidico o lipidico (diabete/obesità) e morti giovanili (<55 anni negli uomini,<65 anni nelle donne), ma anche stili di vita non salutari (alcolismo, fumo, eccessi alimentari);

b.2 ha lui stesso stili di vita inadeguati in modo marcato (forte fumatore, forte bevitore, forte mangiatore, sedentarietà spiccata). Per fare queste valutazioni devono essere utilizzate scale di valutazione validate fornite da Gallus (epidemiologo esperto);

b.3 anamnesi patologica remota, ossia problemi di salute rilevanti avuti negli anni passati (malattie, interventi chirurgici, ricoveri ospedalieri, ecc.);

b.4 anamnesi patologica prossima, ossia disturbi lamentati ora dal soggetto esaminato (incluso stato dell’umore, quantità e qualità del sonno) e, se questo ne dispone, di alcuni parametri;

b.5 dell’esame obiettivo generale (PA, peso, circonferenza addominale);

b.6 le terapie in atto (farmaci, integratori, altro);

b.7 gli esami ematochimici e strumentali più recenti (sintesi);

b.8 se possibile, se vive in ambiente molto contaminato (aria, acqua, rumore, ad esempio in strade ad alto traffico, zone industriali, città inquinate, ecc.).

Una volta approntate le sezioni a) e b) il curante potrà approfondire l’anamnesi e passare alla visita medica usando la sua cartella e seguendo quanto la sua esperienza gli suggerisce. Al termine gli comunicherà la sua diagnosi preventiva, prescriverà farmaci, avvierà il counseling ed eventualmente il monitoraggio proattivo per poter rilevare l’andamento delle condizioni del paziente, l’efficacia delle cure, la tossicità dei farmaci e la necessità di aggiustare la terapia.

Potrebbe essere interessante a quest’ultimo proposito valutare se si riesca a identificare uno o pochi biomarcatori capaci di definire il rapporto tra età biologica ed anagrafica, e quindi di definire l’invecchiamento precoce del soggetto, che è alla base di tute le patologie croniche degenerative che vogliamo studiare. A questo fine, usando ad esempio:

  • la capacità cognitiva (con il Minimental test),
  • la capacità di stare in equilibrio su una sola gamba (la prevalente) per più di 30 sec ad occhi aperti, o altro [determinanti socio-economici, livello di istruzione, quoziente intellettivo (QI)].

A questo punto si potrebbe licenziare una versione 2.0 della App con evidenti grandi vantaggi, ossia:

1) migliorare il rapporto medico-paziente, oggi necessario attraverso

  • più tempo che il medico può dedicare a parlare con l’esaminato
  • più empatia (meno freddezza e spersonalizzazione)

2) anamnesi più accurata, sempre disponibile e aggiornata

3) monitoraggio del soggetto nel tempo (valutazioni longitudinali, medicina predittiva, aggiornamento della terapia), in modo Proattivo e Personalizzato, limitato solo ai oggetti che ne abbisognano con risparmio di terapie costose e spreco di risorse.

Conclusione

Il lavoro che ci aspetta è ancora molto, ma questa nostra iniziativa può contribuire a rendere più efficace e umana la medicina, a ridare al medico di medicina generale il ruolo centrale che gli tocca, a motivarlo e ad aggiornarlo. A ciò possono contribuire da subito la buona organizzazione delle Case di Comunità, la fornitura di ecografi ai curanti e la disponibilità di indagini point-of-care a disponibilità diretta del medico, l’integrazione tra medico di medicina generale con specialisti e assistenti sociali in loco. Il counseling del medico ha un’enorme importanza anche per educare i cittadini al buon uso dei servizi sanitari, a capire come difendersi da una pubblicità pervasiva e spesso ingannevole, ad aderire maggiormente alle iniziative di salute pubblica (screening raccomandati, vaccinazioni), a utilizzare i farmaci con moderazione e appropriatezza seguendo le prescrizioni del curante. Il tutto a costi limitati e nel contesto di un Servizio Sanitario Pubblico, accessibile a tutti, non discriminatorio che già abbiamo e che dobbiamo gelosamente custodire.

Da ultimo vi ricordo del perché tutto ciò che speriamo si realizzi dobbiamo essere molto pragmatici e realizzare qualcosa di molto semplice, essenziale e poco costoso. Noi non siamo un gruppo di accademici o di ricercatori biomedici. Ci occupiamo di come realizzare nella pratica dei servizi sanitari alla popolazione quando la scienza li mette a disposizione. Dobbiamo fare ciò che si chiama Implementation Science, il cui motto fondamentale è:

“Il meglio è nemico del bene”

                                                                               Girolamo Sirchia

Milano, 5 febbraio 2026

Il Libretto della Salute

In Italia il 25%della popolazione consuma il 75% del Fondo Sanitario Nazionale: si tratta delle persone che hanno più di 65 ani di età, e che vivono mediamente fino a 83 anni, ma la cui salute negli ultimi 15 anni di vita non è più buona. Essi sviluppano infatti una o più malattie croniche degenerative da invecchiamento, che sono invalidanti e necessitano di assistenza sanitaria e sociale. Negli ultimi due decenni vi è stata un’esplosione delle conoscenze e sono stati prodotti farmaci e mezzi di diagnosi e cura molto innovativi ed efficaci, ma anche molto costosi, che hanno contribuito a far esplodere la spesa sanitaria e a rendere il Servizio Sanitario Nazionale difficilmente sostenibile. Questa categoria di pazienti cronici è diventata quindi il target principale di ogni intervento di contenimento della spessa sanitaria. Ciò si può ottenere solo prevenendo o ritardando la comparsa clinica delle principali patologie legate all’invecchiamento, ossia le malattie cardiovascolari, demenze, COPD, tumori, dismetabolismo glucidico e lipidico, sarcopenia e disturbi dell’equilibrio con cadute e fratture.

La prevenzione più efficace è quella primaria, che si effettua quando le persone hanno un’età inferiore ai 65 anni e sono apparentemente sane ossia libere da malattie croniche invalidanti; queste ultime in larga misura non sono di tipo genetico, ma sono provocate da stili di vita non salutari, fattori ambientali e socio-economici. Per conoscere questi fattori e appurare i modi di vivere dei soggetti in esame è necessario disporre di una serie di informazioni accurate ed affidabili sulla loro storia medica e quindi di un’anamnesi ben fatta, che, come dicevano i vecchi maestri, è la bussola che guida il medico verso una diagnosi corretta, seguita da una visita medica esperta ed accurata. Questo incontro del medico con il paziente esige tempo e purtroppo oggi il medico dispone di un tempo limitato in quanto oberato da impegni propri e impropri. Non meraviglia quindi che l’anamnesi sia spesso frettolosa e inaccurata e quindi incapace di fornire risposte accurate e dettagliate circa le abitudini del soggetto, l’uso di tabacco e altri prodotti contenenti nicotina, l’uso di alcolici, quantità e qualità dell’alimentazione, la sua attività fisica, la sua capacità cognitiva, le sue condizioni economiche, i suoi rapporti sociali, l’inquinamento dell’ambiente in cui vive, ecc.

Per ovviare a questa fondamentale carenza, la Fondazione Il Sangue Milano ha messo a punto un Libretto della Salute personale che inizia una App “Anamnesi” scaricabile gratuitamente sul proprio telefono mobile, che il soggetto compila prima dell’incontro con il medico in tutta tranquillità ed eventualmente con l’aiuto di famigliari e personale sanitario, che aggiorna sistematicamente ad ogni incontro con il suo Medico di Medicina Interna Generale e altri specialisti e che può trasferire al medico in occasione di ogni incontro. La App “Anamnesi” è stata sperimentata presso la Casa di Comunità di via Rugabella a Milano, afferente alla ASST Sacco Fatebenefratelli, grazie all’impegno e alla aperta collaborazione della dirigenza di questa struttura regionale. La App consente di disporre di affidabili dati sugli stili di vita e consente di attuare la cosiddetta Medicina Predittiva, che ci informa sul rischio di un soggetto apparentemente sano di sviluppare nel futuro una malattia da invecchiamento. Consente inoltre di definire la Health Span,  ossia gli anni che gli restano liberi da malattie croniche rispetto alla Life Span, ossia la durata media della vita. Queste ed altre informazioni possono essere utilizzate per:

  1. Indurre il soggetto in esame a modificare le sue eventuali abitudini di vita nocive
  2. valutare l’efficacia dei provvedimenti presi
  3. stratificare il rischio (basso, medio, alto) per fini organizzativo-gestionali (priorità di accesso ai Servizi Sanitari).

Ovviamente si tratta di programmi sanitari di durata medio-lunga in quanto strutturali, che non escludono però anche interventi a breve. Uno di questi è la moderazione della domanda (ossia prescrizione di farmaci ed esami) da parte dei Medici di Medicina Interna Generale; analizzando le loro prescrizioni e il loro costo si nota una grande diversità di pratica tra medico e medico, e questo dato mostrato al medico è spesso sufficiente a modificarne il comportamento, senza bisogno di provvedimenti sanzionatori, ma allo scopo di lavorare tutti e di collaborare ad un obiettivo di Quality Assurance, premiante sia sul piano culturale che di valorizzazione delle Best Practices. Vi sono anche altre attività che moderano gli sprechi, sia sul territorio che negli Ospedali. Si tratta ora di aiutare le Regioni a costruire un Piano di Revisione del Servizio Sanitario Nazionale ben costruito e gestito. Il Servizio Sanitario Nazionale è un grande privilegio per gli Italiani, un bene assoluto che ognuno di noi ha interesse a preservare e migliorare in quanto universale, non discriminante, gratuito al punto di erogazione anche per patologie molto onerose; pochi Paesi nel mondo possono vantare un Servizio Sanitario come il nostro. Certo non mancano alcuni difetti, ma questi sono prevalentemente di tipo organizzativo-gestionale e sono risolvibili. Tutti noi possiamo contribuire a questo miglioramento se comprendiamo il valore della nostra salute e dei modi per difenderla. La Fondazione Il Sangue Milano è disponibile a fornire tutto il supporto culturale, operativo e finanziario con i suoi quattro Gruppi di Lavoro e gli esperti che li compongono.

Girolamo Sirchia

Segretario Tesoriere

Allegati:

1) La Fondazione Il Sangue e la sua attività

2) La App “Anamnesi”

3) Chi siamo

Milano, 18 marzo 2026