Fattori di rischio nei gemelli omozigoti

Confrontando tra loro i gemelli omozigoti (che hanno identico corredo genetico) è possibile capire quale sia l’influenza di fattori non genetici (cosiddetti ambientali) sulla comparsa di alcune patologie. In tal modo è stato determinato che il rischio di accidenti cardiovascolari è quasi il triplo nei fumatori di sigarette rispetto ai non fumatori ed è più elevato anche nelle persone con elevati tassi di LDL-Colesterolo. Non è chiaro se anche l’obesità si associ a tale patologia, mentre essa si associa chiaramente alla comparsa di diabete di tipo 2. Per quanto riguarda il rischio di accidenti cardiovascolari, quindi, va fatto ogni sforzo per correggere sia i determinanti genetici (ipertensione, dislipidemie) che ambientali (fumo di sigaretta, diabete, obesità).

Davidson DJ, Davidson MH. Using discordance in monozygote twins to understand causality of cardiovascular disease risk factors. JAMA Intern Med 176, 1530, 2016.

La salute è anche una responsabilità personale

Il mantenimento della salute e quindi la prevenzione della malattia non è solo compito del Servizio Sanitario Nazionale, ma è anche una responsabilità personale. In Gran Bretagna cominciano i primi provvedimenti che applicano questo principio. NHS Harrogate and District Clinical Commissioning Group ha annunciato lo scorso ottobre 2016 che gli interventi chirurgici nei fumatori e negli obesi (BMI  > 30) verranno posposti di 6 mesi perché i pazienti in oggetto possano partecipare al programma di disassuefazione e a quello della correzione dell’obesità rispettivamente.

BMJ 2016;355:i5499

I pericoli dell’obesità infantile

In un grande campione di adolescenti è stato visto che l’obesità in età giovanile si associa ad un aumento della mortalità (soprattutto da patologia cardiovascolare) nell’età adulta.

Questo dato impone alle famiglie e soprattutto alle mamme di nutrire i loro bambini con cibi salutari e di evitare che essi acquistino un peso corporeo superiore ai limiti fisiologici, obiettivo che si raggiunge evitando di alimentarli con cibi confezionati e bibite zuccherate (molto ricchi di calorie) e/o offrendo loro troppo cibo, evitando i fuori-pasti e incoraggiandoli ad un sistematico movimento muscolare (attività fisica sostenuta). Il bambino grasso non è sano.

Twig G et al. Body Mass Index in 2,3 million adolescents and cardiovascular death in adulthood. New Engl J Med 374, 2430-52, 2016.

Il Piano Inglese di Contrasto (?) all’Obesità Infantile

Il governo inglese ha emanato un deludente piano per la lotta all’obesità e sovrappeso infantile, che nel Regno unito colpisce 1/3 dei bimbi di 3 – 15 anni di età. Nulla viene proposto per eliminare la promozione di cibi non salutari nei supermercati, nei ristoranti, nei social media e in TV, che continua pertanto come prima e che è una causa primaria del cattivo modo di alimentarsi dei bambini. È quindi molto verosimile che l’obesità infantile non trovi alcun freno, che il governo continui a spendere per il trattamento di obesità e diabete più di quanto spende per la polizia, vigili del fuoco e la giustizia messi insieme, che la nuova generazione continui a subire importanti danni alla salute.

Però non vengono disturbati gli interessi economici che ruotano intorno al problema. Lo stesso accade da noi.

The Lancet. UK Government won’t step up to the plate on childhood obesity. Lancet 388, 841, 2016.

Ridurre le porzioni di cibi e bevande

In Italia si cominciò a parlare di piccole porzioni di cibo come contrasto all’obesità durante il Convegno di Milano dei Ministri Europei della Salute nel settembre 2003, durante il semestre di Presidenza Italiana dell’Unione Europea. All’epoca molti derisero la nostra proposta. Oggi la Cochrane Review ha dimostrato che le persone consumano più cibo e bevande quando si offrono loro porzioni elevate o si impiegano stoviglie di larga misura. Il ritorno alle piccole porzioni di qualche decennio fa riduce del 12-16% l’energia assunta dagli Inglesi adulti e molti organismi raccomandano oggi queste strategie per combattere l’obesità, offrendo anche suggerimenti sui modi per attuarle.

(BMJ 2015;351:h5863)