Autorevolezza della scienza medica

Nel mondo degli adulti il concetto di Autorità viene mal digerito, salvo che si parli di particolari enclaves. Ad esempio, nel mondo della pedagogia l’autorità deve perdurare perché i bambini non sono maturi. E’ quindi meglio parlare di autorevolezza ricordando che autorità è il valore preteso e legalmente stabilito, mentre autorevolezza è il valore universalmente riconosciuto. La maggioranza dei malati vuole il “Professore” cioè il massimo del sapere unito al massimo della pratica clinica e ne accetta o richiede autorità oltre all’autorevolezza. Il Professore è quasi obbligato quindi ad atteggiarsi ad esperto indiscusso, a fare affermazioni categoriche e a dare ordini: sicuro di sé, indiscutibile, autoritario. Si racconta che il Professor Carlo Gamna, noto titolare di Clinica Medica dell’Università di Torino e autore di un Trattato di Clinica Medica, su cui anch’io ho studiato negli anni ’50, deludeva spesso i suoi pazienti in quanto diceva loro: “Torni domani, Signora, devo riflettere perché ancora non so quale diagnosi farle e quale trattamento prescriverle”. Il commento della malata del Professor Gamna era allora: “Strano che un Professore non capisca, che Professore è, siamo sicuri che è bravo, non è meglio sentire qualche altro Professore?”. Il malato quindi vuole più spesso un Professore sicuro di sé e autoritario, in una parola un uomo al di sopra della norma, un superuomo. Continua a leggere

La medicina clinica: un amalgama di scienza e arte

Riflessioni a margine della lettura del saggio di Hans-Georg Gadamer
“Dove si nasconde la salute”
Raffaello Cortina Editore, Milano, 1994

Bisogna capire bene le differenze che esistono tra medicina scientifica e arte medica, cioè tra il sapere generale e applicazioni pratiche di tale sapere al singolo malato. Il Sapere si può acquisire studiando, ma la sua applicazione particolare deve maturare attraverso l’esperienza del medico e la sua capacità di giudizio.
Viviamo in un mondo plasmato dalla cultura tecnologica con migliaia di norme e regolamenti che in definitiva comportano una crescente burocratizzazione e regolamentazione.
La medicina non può fermarsi solo al sapere, ha bisogno della personalizzazione dell’atto medico con tutti i suoi risvolti umani e sociali. Ciò vale particolarmente per la medicina generale, meno per le specializzazioni che oggi prevalgono e che si ispirano più alla tecnica che alla considerazione globale dell’uomo. La progressione della scienza ha messo in secondo piano anche la prevenzione e il mantenimento della salute oltre agli aspetti umani e sociali, specializzazione che poi è il contrario di globalità. Non è possibile misurare la salute perché essa non si limita ad alcuni parametri tecnici, ma comprende equilibrio, accordo e adeguatezza con se stessi. Per questo il grande medico non è solo quello che vince la malattia, ma quello che riabilita il paziente in tutte le sue manifestazioni di benessere e lo restituisce alla salute fisica, psichica e sociale. Il buon medico cura non prescrivendo indagini e ricette, non imponendo la sua volontà al paziente, ma accompagnando quest’ultimo con sollecitudine affettuosa, prendendosi cura di lui in tutti i suoi aspetti e sostenendolo fino al reinserimento nella vita piena, nella famiglia e nel lavoro, ispirando fiducia come medico e come uomo, autorevole, ma non autoritario, disinteressato agli aspetti venali, amico del paziente e dei suoi parenti, rispettoso, mai supponente, sempre umile e prudente perché “sa di non sapere”. Continua a leggere

L’uso medico della cannabis

La cannabis contiene diversi principi attivi (o cannabinoidi) dei quali il più noto, il tetraidrocannabinolo, produce effetti psicoattivi. Per uso clinico sono autorizzati tre cannabinoidi: il dronabinolo, il nabilone e il cannabidiolo. Quest’ultimo sembra efficace per il controllo di alcune malattie convulsive dell’infanzia, mentre l’evidenza scientifica degli altri costituenti per il controllo del colore cronico, delle patologie neurologiche associate a spasmi muscolari, del Parkinsoon, della sindrome di Tourette e dello stress post-traumatico è debole o assente. Malgrado ciò l’interesse del pubblico per la cannabis rimane alto, e vengono sottovalutati sia la dubbia efficacia clinica della cannabis, sia i rischi derivanti dal suo uso cronico, che sappiano essere deficit cognitivi, sviluppo di psicosi e compromissione dei rapporti sociali.

Hill KP. Medical use of cannabis in 2019. JAMA 322, 974-75, 2019

Il medico scienziato (o ricercatore clinico)

Molte innovazioni nella cura dei pazienti sono dovute ai medici-scienziati, cioè ai clinici che uniscono l’amore della ricerca a quello della clinica. Questa figura professionale sta diminuendo di numero perché i giovani che vogliono seguire questa via non hanno davanti a sé carriera, stabilità e risorse sufficienti, nè tempo dedicato allo studio e alla ricerca.
E’ urgente che ciò venga garantito almeno per un numero annuo di figure molto selezionate e la loro collocazione venga riservata ai gruppi di ricerca clinica migliori presso IRCCS o Ospedali Universitari; infatti queste figure sono un potente strumento di miglioramento sia della medicina, sia dell’industria.
Jain MK et al. Saving the endangered physician-scientist: a plan for accelerating medical breakthroughs.
New Engl J Med 381, 389-402, 2019.