Autorevolezza della scienza medica

Nel mondo degli adulti il concetto di Autorità viene mal digerito, salvo che si parli di particolari enclaves. Ad esempio, nel mondo della pedagogia l’autorità deve perdurare perché i bambini non sono maturi. E’ quindi meglio parlare di autorevolezza ricordando che autorità è il valore preteso e legalmente stabilito, mentre autorevolezza è il valore universalmente riconosciuto. La maggioranza dei malati vuole il “Professore” cioè il massimo del sapere unito al massimo della pratica clinica e ne accetta o richiede autorità oltre all’autorevolezza. Il Professore è quasi obbligato quindi ad atteggiarsi ad esperto indiscusso, a fare affermazioni categoriche e a dare ordini: sicuro di sé, indiscutibile, autoritario. Si racconta che il Professor Carlo Gamna, noto titolare di Clinica Medica dell’Università di Torino e autore di un Trattato di Clinica Medica, su cui anch’io ho studiato negli anni ’50, deludeva spesso i suoi pazienti in quanto diceva loro: “Torni domani, Signora, devo riflettere perché ancora non so quale diagnosi farle e quale trattamento prescriverle”. Il commento della malata del Professor Gamna era allora: “Strano che un Professore non capisca, che Professore è, siamo sicuri che è bravo, non è meglio sentire qualche altro Professore?”. Il malato quindi vuole più spesso un Professore sicuro di sé e autoritario, in una parola un uomo al di sopra della norma, un superuomo. Nella Repubblica di Roma antica il potere esecutivo era tutto nelle mani dei Consoli, mentre il Senato non aveva alcun potere né alcuna potestas sulla macchina amministrativa. Ma il Senato era autorevole al punto di indirizzare la politica di Roma e nessuna decisione veniva presa contro il suo parere giacchè ad esso veniva riconosciuta una superiorità in saggezza, sapere, capacità. In conclusione l’autorità più solida non deriva dalle leggi e dalle norme, ma dalla riconosciuta superiorità del sapere, della saggezza, della capacità e dell’esperienza.
Il sapere nasce dalla scienza che usa il metodo scientifico per arrivare a conclusioni oggettive, sganciate da preconcetti, opinioni e interessi di singoli o di gruppi. Proprio questa caratteristica conferisce autorevolezza alla scienza e nulla può nuocerle di più che offrire il fianco a critiche sulla sua oggettività, onestà e indipendenza. Oggi su questo punto dobbiamo ammettere che le cose non vanno bene, al punto tale che alcuni contributi pubblicati su riviste scientifiche di vaglio hanno dovuto essere ritrattati. Vi è grande sfiducia sulle Linee Guida e sul consenso delle Società Scientifiche per la collusione dei ricercatori con grandi gruppi industriali.
La scienza perdendo autorevolezza viene ignorata dalla politica, non riesce più a contrapporsi a movimenti antiscientifici e a false informazioni. Grande contributo negativo viene poi da quegli scienziati che per interesse o per timore si accodano alla politica assecondandone discutibili scopi e mezzi. La scienza rischia molto oggi e perderà ancora di più se non saprà ritrovare l’indipendenza e la libertà critica (ossia la libertà di criticare e di autocriticarsi) che sono alla base dell’autorevolezza. Solo un ritorno incondizionato all’etica come imperativo categorico può ridare alla scienza e agli scienziati autorevolezza, il potere e il rispetto delle genti; la libertà critica è forse il più efficace strumento per controllare gli abusi e correggere le storture (vedi Hans-Georg Gadamer “Dove si nasconde la salute”, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1994). Se non si imboccherà da subito questa strada, la nostra società perderà con la scienza e gli scienziati quel vantaggio a tutti necessario di essere, come tutti i saperi, il riferimento della società, il titolare dell’etica e del bene comune.

Trust in science, public authorities and information media that has been eroded for years cannot be rebuilt overnight, but it is never too late and we must start now. Juval N. Harari. The world after Coronavirus. The Financial Times, 26.3.2020.

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