Il Tobacco Endgame

Per “tobacco endgame” si intendono le iniziative finalizzate ad eliminare definitivamente le dinamiche strutturali, politiche e sociali che sostengono l’epidemia del tabacco, che è oggi il singolo prodotto di consumo più dannoso che mai sia stato immesso sul mercato, e che oggi si ritiene debba essere eliminato dal mercato. Dobbiamo quindi cambiare le nostre strategie: non basta limitarci a scoraggiare i fumatori dal fumare. Dobbiamo agire con più coraggio nel contrastare la poderosa macchina che i venditori di sigarette hanno messo in campo e arrivare ad una certa data ad avere una Nazione libera dal tabacco. In particolare oggi che il Servizio Sanitario sta soffrendo per scarsità di fondi, non possiamo più tollerare di spendere denaro per curare malattie completamente evitabili come quelle determinate dal fumo di tabacco.

Le Nazioni più evolute stanno programmando il tobacco endgame, con tappe e date certe. La maggioranza delle popolazioni è in favore di questo programma, perché ne capisce il valore. In Inghilterra ed Australia il tempo necessario si aggira sui 10 anni da oggi. Bisogna quindi che si cominci ad annunciare che questo programma di Tobacco Endgame è iniziato, cosicché siano chiare le motivazioni umanitarie e si dia tempo all’industria del tabacco e a tutti coloro che vi lavorano di programmare la riconversione ad altro lavoro.

(Malone R. it is time to plan the tobacco endgame. BMJ 348, 25, 2014)

Eliminare la malapianta

In considerazione dei gravi danni sociali e ambientali che il tabacco provoca, con i relativi enormi costi umani ed economici (6 milioni di morti premature ogni anno nel mondo), molti oggi sostengono che è arrivato il momento di implementare strategie radicali per eliminare l’uso del tabacco, il cosiddetto Tobacco Endgame[1]. Personalmente io aderisco a questo progetto: oggi possiamo fare un piano per eliminare la malapianta ed il suo uso, nonché l’uso dei suoi surrogati, compresa la sigaretta elettronica, il cui maggior pericolo è quello di vanificare lo sforzo di rendere il fumo un comportamento “non normale” (denormalizzazione del fumo) se non lo si regolamenta esattamente come il fumo di tabacco: fumare (o svappare) è un’abitudine sozza (come diceva Italo Svevo), sia dal punto di vista materiale (“si puzza come un portacenere”) che sociale (pessima l’immagine della persona assuefatta alle droghe, inclusa la nicotina, che a proprie spese nutre un gruppo di persone che trae profitto dai danni che provoca all’umanità). La finalità occulta di queste ultime, oggi, è quella di vendere sigarette elettroniche per un uso duale (vapori + fumo di tabacco) e per iniziare i giovani alla nicotina, non certo quella di aiutare i fumatori a smettere; un piano sinistro, come ci si può aspettare dai venditori di danni e di morte. E’ importante che la gente capisca bene i pericoli che corre e le segrete trame di chi trae profitto dal male che genera. Fumare (o svappare) non è segno di autonomia, di libertà o di distinzione: è segno di scarsa consapevolezza e poca personalità, di debolezza per resistere al conformismo stimolato dai produttori con abili tecniche di marketing ed enormi investimenti.

[1]Fairchild AL et al. The renormalization of smoking? E-cigarettes and the tobacco “endgame”. New Engl J Med 370, 293-95, 2014)

Prevenzione del tumore al seno

Al San Antonio Breast Cancer Symposium 2013 sono stati presentati dati molto interessanti per la prevenzione del tumore del seno nelle donne ad alto rischio (quelle con 2 o più familiari di I grado che hanno sviluppato il tumore prima dei 50 anni di età). La ricerca dimostra che un’alternativa valida alla mastectomia o all’uso di tamoxifene o raloxifene per 5 anni (che provocano effetti avversi significativi) è quella di utilizzare l’anastrozolo (o l’exemestane), anti-ormoni che bloccano la produzione di estrogeni ed in tal modo dimezzano il rischio di sviluppare il tumore del seno, ma anche altri tumori, senza effetti collaterali significativi.

(Hampton J. New trials highlight breast cancer therapy and prevention. JAMA 311, 453-54, 2014)

Note per i fumatori – 2

  1. I rischi per la salute nell’età media sono più elevati in coloro che hanno cominciato a fumare precocemente
  2. Smettere di fumare giova alla vita. I fumatori precoci che smettono di fumare a 30, 40 e 50 anni di età recuperano rispettivamente, 10, 9 e 6 anni di vita.
  3. ŽSmettere di fumare è sempre utile, ma è molto utile se si smette prima dei 40 anni di età.
  4. Il rapporto numero di ex fumatori/fumatori nell’età media è un utile indicatore della qualità delle politiche anti-fumo di una nazione.
  5. Tra queste politiche arrivare progressivamente alla triplicazione delle accise del tabacco è molto efficace, come lo dimostrano i risultati ottenuti in Francia in meno di 15 anni (tra il 1990 e il 2005). Molto efficaci sono anche il divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro e il divieto di pubblicità diretta ed indiretta al fumo (specie quella televisiva).
  6. ‘Nel 2012 i produttori di sigarette hanno guadagnato 50 miliardi di US dollari, circa 10.000 US dollari per ogni morte causata dal tabacco.

(Jha P, Peto T. Global effects of smoking, of quitting and of toxing tobacco. New Engl J Med 370, 60-68, 2014)

Per cure territoriali migliori

L’advanced primary care practice, che si sta tentando di realizzare in USA da circa 4 anni, dovrebbe essere pensata come un complesso di servizi territoriali forniti da una squadra di professionisti della salute (medici, infermieri, care managers, educatori, assistenti sociali, farmacisti, ecc) sia con un contatto diretto con il paziente, che indirettamente mediante il supporto di una piattaforma tecnologica. Questo modello è pero di difficile attuazione in USA dove oggi il pagamento non è per quota capitaria, ma a prestazione (Baron RJ, Davis K. Accelerating the adoption of high volume primary care. A new provider type under Medicare? NEJM 370, 99 – 101, 2014).

Potrebbe essere più semplice in Italia, ove già esiste la quota capitaria e dove, quindi, il modello della Casa della Salute, della Guardia Medica per i malati urgentie l’Azienda Rete dei Servizi Sanitari potrebbero funzionare e migliorare l’assistenza, soprattutto ai pazienti cronici (vedi Allegati A, B e C).

ALLEGATO A

ALLEGATO B

ALLEGATO C