Trattamento dell’infezione da HCV

L’introduzione sul mercato di due inibitori delle polimerasi e la loro combinazione (sofosbuvir + simeprevir) ha radicalmente cambiato il destino dei pazienti infettati con HCV, che in un’alta percentuale di casi comporta fibrosi epatica, cirrosi ed epatocarcinoma. Oggi una semplice terapia orale di pochi mesi (mediamente 2) senza apprezzabili effetti collaterali ha praticamente debellato questo terribile virus oncogeno. Il suo elevato costo tuttavia resta un ostacolo grave alla sua diffusione, ma le cose sono destinate a migliorare nel prossimo futuro.

(Brennan T, Shrank W. New expensive treatments of hepatitis C infection. JAMA 312, 593-94, 2014)

Nuove speranze per le terapie delle malattie psichiatriche

Vi è evidenza che nella depressione resistente al trattamento si osserva spesso un aumento dei marcatori dell’infiammazione (Proteina C reattiva o PCR, interleukina 6 e Tumor Necrosis Factor) e la stessa cosa si nota in casi di autismo e schizofrenia.

Sembra che il tasso di PCR nel sangue possa predire quali pazienti affetti da depressione cronica grave siano suscettibili o resistenti al trattamento farmacologico con antidepressivi.

Nella schizofrenia si è notato che l’associazione di anti-infiammatori (celecoxib) alla terapia anti-psicotica ha un effetto positivo se iniziata precocemente.

Nell’autismo sembra che la provocazione della febbre abbia effetto positivo in quanto l’iperpressia provocherebbe il rilascio di segnali anti-infiammatori, tesi quindi a ridurre l’nfiammazione.

Ovviamente siamo solo all’inizio di un nuovo capitolo delle terapie delle malattie psichiche e le conclusioni non possono che dipendere da ulteriori e più approfondite ricerche.

(Friedrich MJ. Research for psychiatric disorders targets inflammation. BMJ 312, 474 – 76; 2014)

Semplici regole di vita

Camminare (i famosi 10.000 passi al dì), alimentarsi poco e con dieta mediterranea, tenere sempre attivo il cervello (lavorare, leggere) prevengono i deficit cognitivi e la demenza.

(BMJ 2014;349:g4820)

Sostenere i servizi di urgenza ed emergenza

A fianco di ogni DEA (Dipartimento di Emergenza e Urgenza) bisogna predisporre un presidio ambulatoriale di cure primarie che operi ininterrottamente e che possa disporre di specialisti territoriali e/o ospedalieri, per le patologie urgenti che non comportino rischi per la vita e che oggi gravano sui DEA intasandoli. Il modello è stato proposto dalla Commissione Regionale per lo Sviluppo Sanità della Lombardia per Milano in occasione dell’Expo 2015 (vedi il mio blog https://girolamosirchia.org/2014/09/10/expo-2015-sanita-2) e oggi viene raccomandato dai Royal Colleges inglesi insieme ad altri 12 punti per alleggerire il lavoro dei DEA, in forma semplificata, ossia come puro e semplice ambulatorio dei Medici di Famiglia, che operi alla porta dei DEA, extra-orario per un adeguato numero di ore, possibilmente affiancato anche dai medici della continuità assistenziale e dagli specializzandi.

(BMJ 2014;349:g4654)

La responsabilità medica

Per tutelarsi dai rischi collegati alle accuse di colpa nell’esercizio dell’attività professionale, il medico ha questi strumenti:

❶ ottenere il preventivo consenso informato del paziente al suo intervento medico. Attenzione: il paziente deve essere informato su tutti i dettagli e sugli esiti e dimostrare di aver capito bene e di voler accettare in pieno il suddetto intervento;

❷ registrare con cura ogni atto medico sulla cartella clinica del paziente, in modo ben comprensibile a tutti;

❸ dimostrare di essere aggiornato. Solo in questo caso la sua attività può essere considerata autonoma e quindi accettabile dalla Magistratura in assenza di regole che valgano per tutti i casi e che è impossibile formulare;

❹ dimostrare di essersi attenuti alla buona pratica corrente, a Raccomandazioni e Linee Guida se esistenti, e quindi di non ricadere nei casi di negligenza, imprudenza, imperizia e colpevole omissione.

Il medico deve sempre ricordarsi che egli è un collaboratore del paziente, al quale unico spetta la decisione di fare o non fare un atto medico, in quanto solo lui è il titolare di due diritti costituzionali: autodeterminazione e diritto alla salute. Infine se il medico è accusato di malpractice tocca al medico e non al paziente l’onere della prova.

Malgrado queste precauzioni alcune situazioni si prestano a chiaro-scuri e a dubbi. Ad esempio, se l’autonomia del medico viene condizionata da vincoli di spesa o altri atti amministrativi voluti da altri, e ciò provoca presumibilmente danni alla salute del paziente o intacca la cosiddetta alleanza terapeutica, come ci si dovrà comportare? E che dire degli sprechi generati dalla medicina difensiva? Di chi è la colpa? Molto resta quindi da fare per migliorare l’attuale situazione circa la responsabilità medica.

Corte suprema di Cassazione – Responsabilità Sanitaria e tutela della salute – Quaderni del Massimario, 2011