I Laureati in Medicina e Chirurgia

Nel 40° Anniversario del Servizio Sanitario Nazionale

I laureati in Medicina e Chirurgia (Dottori in Medicina o DM) si suddividono in due grandi categorie: i Clinici e i Non-clinici.I laureati in Medicina e Chirurgia (Dottori in Medicina o DM) si suddividono in due grandi categorie: i Clinici e i Non-clinici.I primi (DM, C) sono coloro che si dedicano alla cura dei malati, i secondi svolgono attività sanitarie diverse: lavorano nei servizi sanitari, come laboratori o radiologia (DM, S), nella ricerca sanitaria (DM, R), nella sanità pubblica (DM, P), nella organizzazione e gestione della sanità (DM, G), nell’accademia (DM, A). La distinzione è importante per consentirci di organizzare meglio il Servizio Sanitario e correggere alcuni errori del passato. Il più nocivo è quello di pretendere che i Clinici svolgano mansioni amministrative e gestionali. Continua a leggere

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Un giorno in corsia migliora la governance in sanità

Uno dei problemi irrisolti in sanità è come far sì che chi decide (i vertici amministrativi) capiscano appieno le logiche e le necessità dei malati e degli operatori sanitari. Solo così si possono infatti evitare decisioni inutili o dannose.

Ad Ashville, North Carolina, è stato deciso e organizzato un deep immersion day degli amministratori, giornalisti e legislatori negli ospedali cittadini. Assistiti da alcuni medici, questi laici hanno vissuto dal di dentro i problemi dei vari servizi più impegnativi (pronto soccorso, chirurgia, ambulatori). Il risultato è stato molto positivo, giacché ne è derivato un cambiamento positivo delle scelte di questi laici e un’attenzione maggiore alle reali necessità dell’ospedale.

Questa esperienza si inquadra nel più grande capitolo del management by walking, secondo il quale i manager non restano chiusi nei loro uffici ma si spostano sistematicamente e frequentano di continuo le aree della produzione, interagendo con il personale per ascoltare la loro voce e condividere le decisioni da prendere. Una tecnica poco seguita, ma ricca di risultati positivi sul piano operativo, uno strumento di motivazione del personale, un modo per migliorare di continuo la qualità; in una parola, un modo migliore di esercitare la governance.

(Bock RW, Paulus RA. Immersion day Transforming governance and policy by putting on scrubs. NEJM 374, 1201-03, 2016)

Sanità: rapporto su malati cronici, inesistente assistenza territoriale

Roma, 16 ott. (Adnkronos Salute) – Fuori dall’ospedale, il vuoto: l’assistenza territoriale agli anziani malati cronici e’ ancora una chimera. Se il paziente viene dimesso, infatti, in un terzo dei casi e’ la famiglia ad occuparsi di tutto, senza aver ricevuto alcun orientamento. E’ quanto emerge dall’XI Rapporto nazionale sulle politiche della cronicita’ ‘Emergenza famiglie: l’insostenibile leggerezza del Welfare’, presentato oggi a Roma dal Cnamc (Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici) di Cittadinanzattiva. Per il 52% delle associazioni, il medico di medicina generale fornisce solo le indicazioni degli uffici a cui rivolgersi, ma poi devono provvedere i familiari. Solo per il 15%, il medico di famiglia fa tutto il necessario dopo le dimissioni. Nel 76% dei casi, contestualmente alle dimissioni ospedaliere, non viene attivata l’assistenza domiciliare. In due casi su tre, il medico di famiglia non interagisce con Asl e Comuni per l’attivazione dei servizi socio sanitari e per il 70% delle associazioni non si integra con lo specialista. Riguardo all’assistenza domiciliare integrata (Adi), il 65,3% lamenta difficolta’ nell’attivarla, il 50% la scarsa integrazione tra gli interventi di tipo sanitario e di tipo sociale e un numero di ore insufficiente. Quasi nessuno e’ soddisfatto dell’assistenza che riceve a casa: solo il 27% la considera mediamente adeguata, il restante 73% la boccia. Notevoli le differenze da una regione all’altra: si va dall’1,5% di anziani trattati in Sicilia, nel 2010, all’11,6% dell’Emilia Romagna. Stessa variabilita’ per la spesa procapite per interventi e servizi sociali: 25,5 euro in Calabria, 269,3 euro in Valle D’Aosta. Per accedere all’assistenza residenziale e semiresidenziale, il primo problema segnalato sono i tempi di attesa eccessivamente lunghi: per il 39% passano tra i 3 e i 6 mesi, per il 13% anche piu’ di 6 mesi. Inoltre, il 79% delle associazioni ritiene del tutto mediocre l’assistenza ricevuta e poco meno della meta’ (43,5%) segnala la presenza di forme di maltrattamento: abbandono del paziente (70%), trascuratezza dell’igiene (70%), forme di aggressivita’ (60%), presenza di piaghe da decubito (60%), malnutrizione (40%), disidratazione (30%) e nel 10% dei casi perfino contenzione. Lunghi tempi anche per gli interventi chirurgici: il 30% dichiara di arrivare ad attendere da tre mesi ad un anno, mentre nella maggioranza dei casi (40%) si attendono almeno 2 mesi. Stessa cosa accade per le visite specialistiche: l’attesa media (28,5%) supera i due mesi, ma si arriva anche a piu’ 6 mesi (14,2%).

(dal sito dell’Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri)