Inquinamento atmosferico e cardiopatie acute

Vi è una forte correlazione tra le due cose. Trentacinque studi osservazionali hanno dimostrato che quando il particolato fine (PM2,5) nell’aria cresce, il rischio di malattie cardiovascolari acute cresce del 2% ogni 10 µg/m3.

Si consideri che in alcune megalopoli la concentrazione media giornaliera di PM2,5 arriva fino a 300  µg/m3, pari a 20 volte la media delle città europee che è di 15 µg/m3. L’aria pulita è un obiettivo che va perseguito con vigore, anche con leggi molto severe se necessario.

(Lancet 2013;doi:10.1016/s0140-6736(13)60898-3)

L’attività fisica come medicina

I pazienti con cardiopatie ischemiche stabili sono quelli che più si giovano del movimento fisico moderato e aerobico. L’attività fisica non solo non aggrava la malattia, ma al contrario ne previene l’aggravamento. E’ utile assumere prima dell’esercizio fisico i nitrati ad azione rapida per prevenire il dolore anginoso. Per questi pazienti l’esercizio fisico sistematico è una vera e propria cura.

(Boden WE et al. Physical activity and structured exercise for patients with stable ischemic heart disease. JAMA 309, 143-44, 2013)

I risultati della prevenzione

La riduzione delle morti premature da ictus e cardiopatie ischemiche registrata negli USA dal 1970 in poi è dovuta per il 44-72% alle intervenute modificazioni dei fattori di rischio coronarico, primariamente l’uso di tabacco, la pressione arteriosa e il tasso di lipidi ematici.

Wolf SH – The big answer: redescovering prevention at a time of crisis in health care Harv. Health Policy Rev. 7, 5-20, 2006