Meno è meglio

Less is more è una campagna che vuole sottolineare come in medicina può essere meglio curare meno, giacché spesso il trattamento eccessivo può causare danni: ad esempio nel diabete in trattamento con insulina che viene monitorato mediante la determinazione di emoglobina glicata (HbA1c), è frequente il convincimento che l’obiettivo sia un HbA1c inferiore a 7%. Questa dizione incoraggia a pensare che più basso è questo valore meglio è: ma non è così. L’obiettivo deve essere l’intervallo 6,5 – 7% giacché valori troppi bassi comportano il rischio di ipoglicemia, specie negli anziani.

Analogamente l’obiettivo dell’iperteso non deve essere “valori inferiori a 140/90 mmHg” ma compresi tra 120 e 140 mmHg per la pressione massima e 80-90 per la minima, giacché anche in questo caso valori eccessivamente bassi sono pericolosi.

(Lee S.J. So much insulin, so much hypoglycemia. JAMA Intern Med 174, 686 – 688, 2014)

La depressione grave

La prevalenza della depressione grave è 6,7% negli USA. Ma il valore si raddoppia nei soggetti diabetici.

(Ducat L. et al. The mental health comorbidities of diabetes. JAMA 312, 691-92, 2014)

Lo stress “tossico” dell’infanzia

Vi è oggi ampia evidenza che i bambini esposti a situazioni stressanti (abusi, malnutrizioni, carenze affettive) precocemente sviluppano nelle età seguenti difficoltà di apprendimento e danni alla salute. Infatti quanto più giovane è il cervello tanto più esso è plastico, ossia soggetto a mutamenti da causa ambientale oltre che genetica. Sono in particolare i circuiti cerebrali più nobili (emozione, comportamento, linguaggio, memoria) a soffrire di difficoltoso sviluppo: le esperienze stressanti non si dimenticano. Dobbiamo quindi imparare a curare lo stress infantile, e qui i genitori adeguatamente sostenuti e indirizzati hanno un grande ruolo perché il bambino si sente rassicurato da loro e lo stress diminuisce. Ma quando viene a mancare l’opera dei genitori, lo stress può diventare cronico e dare luogo a stati di malattia psico-fisica assai dannosi (detti tossici) per le giovani generazioni. E’ questo un campo dove è necessario approfondire la ricerca scientifica in modo urgente.

(Kuehn BM. A. Acad of Pediatrics: toxic stress threatens kids’ long-term health. JAMA 312, 585-86, 2014)

La sigaretta elettronica: che fare?

La sigaretta elettronica è un dispositivo in cui un liquido contenente nicotina di varia potenza viene vaporizzato e inalato. Essa può rappresentare un mezzo di riduzione del danno nei fumatori e aiutarli a smettere di fumare, ma anche un pericolo per i giovanissimi che possono essere iniziati all’uso della nicotina per poi passare alla sigaretta vera e propria dopo che si sono assuefatti.

La sigaretta elettronica, inoltre, può re-legittimare l’uso del tabacco nella società, e ancora non è chiaro quanto siano dannose e in che modo, specie quelle addizionate di additivi che ne rendono più gradevole il sapore; si sa ad esempio che nel vapore sono presenti alcuni cancerogeni come la formaldeide e l’acetaldeide, ma sono state anche descritte complicanze cliniche come tosse, asma, mal di gola, palpitazioni cardiache e dolori toracici.

Le regole del mercato non sono ben definite: in alcune nazioni le sigarette elettroniche sono proibite, in USA e in Europa sono assoggettate a limiti e regole non ancora validate.

Mentre i decisori sono ancora incerti, i produttori non perdono tempo, e riappaiono molti dei vecchi metodi di promozione manifesta ed occulta che già abbiamo conosciuto per il tabacco e che vedremo forse nel prossimo futuro per la marijuana. E’ quindi necessario non abbassare la guardia e continuare con vigore la difesa della salute pubblica e dei giovani dagli interessi di gruppi organizzati.

(Gostin LO, Glasner AY. NE-cigarettes vaping and youth. JAMA 312, 595-96, 2014)

Trattamento dell’infezione da HCV

L’introduzione sul mercato di due inibitori delle polimerasi e la loro combinazione (sofosbuvir + simeprevir) ha radicalmente cambiato il destino dei pazienti infettati con HCV, che in un’alta percentuale di casi comporta fibrosi epatica, cirrosi ed epatocarcinoma. Oggi una semplice terapia orale di pochi mesi (mediamente 2) senza apprezzabili effetti collaterali ha praticamente debellato questo terribile virus oncogeno. Il suo elevato costo tuttavia resta un ostacolo grave alla sua diffusione, ma le cose sono destinate a migliorare nel prossimo futuro.

(Brennan T, Shrank W. New expensive treatments of hepatitis C infection. JAMA 312, 593-94, 2014)