Camminare è la migliore medicina

I benefici dell’attività fisica vanno ben al di là dell’effetto sul metabolismo e sulla funzione cardiovascolare per interessare il tono dell’umore, le capacità cognitive, il sonno, il comportamento, la resistenza delle ossa, la capacità di sopportare traumi e interventi chirurgici. Non per caso quindi l’attività fisica è un predittore di mortalità. Tutto ciò è noto fin dai tempi antichi e già Ippocrate segnalava che “camminare è la migliore medicina”.

(Golomb BA. Statins and activity. Proceed with caution. JAMA Intern Med 174, 1270-72, 2014)

Educare per risparmiare e migliorare in sanità

Gli economisti ci avvertono che i servizi sanitari sono troppo costosi e rischiano di diventare presto economicamente insostenibili. La conseguenza è che bisogna tagliare le spese, e il modo più semplice è quello di effettuare tagli lineari (cioè ad esempio ridurre tutti i conferimenti del 5%). Nulla è più dannoso di questo modo di procedere, giacchè gli sprechi risentono poco o nulla del provvedimento, mentre i servizi più complessi e di migliore qualità vengono dissestati. Bisognerebbe che i Governi prendessero finalmente atto che è necessario ed urgente approntare un piano pluriennale anti-sprechi in sanità, giacchè l’utilizzo delle risorse per prestazioni inutili si aggira intorno al 30% (in Italia pari a
€ 35 miliardi quest’anno). Per aggiustare questa situazione, tuttavia, bisogna capire e correggere alcuni gravi difetti degli attuali sistemi sanitari e precisamente quelli discussi in seguito.
La medicina di oggi è tesa a riparare malattie vere o presunte una volta che esse si sono verificate. In tal caso vengono spesso prescritti una quantità eccessiva di indagini strumentali e di farmaci, che a loro volta possono procurare ulteriori patologie, specie negli anziani. Molti pazienti peraltro esigono questi trattamenti eccessivi in quanto pensano che ciò sia giovevole. Non è così, ma nessuno glielo dice. Io credo quindi che il primo investimento da fare sia l’educazione sanitaria con i mezzi più incisivi: la televisione e la scuola. La televisione dovrebbe utilizzare le tecniche del marketing commerciale per far capire due concetti:
1) Il modo migliore di curarsi è prendersi cura di sé quando si sta bene per evitare di ammalarsi (non fumare*, evitare eccessi alimentari, ecc.)
2) quando ci si ammala bisogna evitare le indagini e le cure eccessive perché fanno più male che bene (il movimento “less is more” è meritevole in questo senso).
Spot più volte ripetuti ogni giorno devono far capire al pubblico il valore degli stili di vita salutari, ossia della medicina preventiva piuttosto che curativa, riducendo la cura della malattia, se si manifesta, al minimo indispensabile e di provata efficacia. In particolare è necessario capire che non bisogna curare gli esami di laboratorio (il colesterolo), ma la malattia e soprattutto non bisogna curarsi da soli se non si hanno le conoscenze per farlo. Lo Stato quindi deve innanzi tutto investire nel cosiddetto “marketing sociale” e nell’educazione sanitaria per cambiare la mentalità e la consapevolezza del pubblico. La TV di Stato è preziosa in questo senso e deve essere utilizzata a questo fine. Anche la scuola è preziosa perché solo essa (con la famiglia) può costruire un cittadino consapevole. Purtroppo ogni riforma della scuola ignora questo primario compito per concentrarsi su altri aspetti (specie i problemi del personale). Va quindi ripristinata in pieno l’educazione civica e sanitaria nella scuola primaria e secondaria. Anche l’Università deve porre questi concetti al vertice nella Facoltà di Medicina, riconsiderando le materie di insegnamento e finalizzandole alla preparazione di un medico moderno e utile alla società in cui opera.
Ritengo infine che il Servizio Sanitario Nazionale debba premiare questa educazione sanitaria aumentando consistentemente gli investimenti nella prevenzione, promozione della salute ed educazione continua dei medici, degli altri sanitari e del pubblico. Sarebbe a mio avviso opportuno che l’intera materia venisse centralizzata al Ministero della Salute per evitare poco efficaci iniziative regionali e relative duplicazioni.
Un piano di questo tipo potrebbe produrre risultati visibili in pochi anni, e migliorare il problema operando sull’origine del male, anziché sulla coda dei fenomeni. Questo sì che consentirebbe veri risparmi, tagliando parte degli enormi sprechi e danni che l’attuale impostazione comporta.

_____________________________________________________________________________________________

*Oggi si comincia a fumare a 10 anni e c’è chi auspica di liberalizzare la cannabis. Nelle donne il fumo sta provocando un incremento di tumori polmonari senza precedenti. In compenso sia al cinema che in TV non si vede altro che attori che fumano ben sapendo che ciò induce il pubblico e soprattutto i giovanissimi a fumare. Lo Stato assiste inerte a questa vergogna e a tutte le operazioni di promozione occulta messe in atto dai produttori di sigarette. Il fumo causa in Italia circa 80.000 morti evitabili all’anno e una spesa sanitaria e sociale di oltre € 20 miliardi l’anno.

Lasciate a casa la macchina

Se si usa meno la macchina in favore dei mezzi pubblici è più facile raggiungere l’attività fisica giornaliera raccomandata per la salute e nel contempo migliorare il clima.

E’ questo uno degli obiettivi del Piano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2013-2020.

(Laverty AA e Millet C. Healthier commuting – leave your car at home. BMJ 2014;349:g5020)

E’ urgente migliorare la salute mentale dei popoli

Vi è una pressante richiesta alle Nazioni Unite di includere le malattie mentali tra gli obiettivi del nuovo Piano 2013-2020 che sostituirà quello ormai terminato degli “obiettivi per il nuovo millennio”. Circa 450 milioni di persone nel mondo hanno oggi problemi di salute mentale e ben sappiamo che le persone con malattie mentali esercitano un effetto negativo sull’economia, in quanto ad esse si deve un aumento dell’assenteismo dal lavoro e dell’abbandono scolastico, della spesa sanitaria e della disoccupazione. Si può calcolare che il costo della perdita economica si aggiri in totale nel mondo intorno ai 12.000 miliardi di Euro all’anno.

Le malattie mentali sono particolarmente preoccupanti per i giovani, ma per tutti i pazienti esse determinano discriminazioni, ridotta sopravvivenza, ignoranza, povertà e sottosviluppo. I trattamenti sanitari per queste persone sono gravemente carenti anche nei Paesi evoluti: nel Regno Unito 2/3 dei soggetti affetti da depressione non vengono curati. E’ quindi urgente considerare maggiori investimenti per la salute mentale così da ottenere nel 2020 un aumento dei servizi del 20% e una riduzione dei suicidi del 10%.

(Thornicroft G e Patel V. Including mental health among the new sustainable development goals. BMJ 2014;349:g5189)

Il valore in sanità

Dato che il medico è il più grande ordinatore di spesa, un importante contributo ad eliminare gli sprechi in sanità può essere in teoria ottenuto se la retribuzione dei medici viene basata sul valore delle sue prestazioni, ossia sugli outcomes conseguiti per dollaro speso, che essenzialmente è il rapporto qualità/costo. Se il medico si attiene per le sue prescrizioni alle Linee Guida, alle Raccomandazioni e all’evidenza scientifica, la retribuzione basata sul valore è possibile, anche se difficile, in quanto la misura della qualità delle prestazioni è ancora abbastanza elusiva e si deve presumere che il medico sia continuamente aggiornato e abbia sviluppato una mentalità scientifica. In altri termini siamo ancora all’inizio, ma la via alla riduzione dei costi (e degli sprechi) e al miglioramento della qualità in sanità sembra tracciata. Ovviamente molto resta ancora da fare, inclusa la valutazione di come evitare che i costi vengano contenuti a spese della qualità, un pericolo che è sempre in agguato.

(Goldtein L. The argument against reimbursing physicians by value. JAMA Intern Med 174, 845-46, 2014)

Questa visione pessimistica circa i medici è tuttavia discutibile, in quanto la maggior parte dei medici si avvicina al paziente con l’obiettivo di aiutarlo a guarire, spesso ignorando il costo delle sue prescrizioni. Il medico tiene molto alla sua reputazione e nessuno vuole essere tacciato di venalità a spese della salute del malato, e ciò è ancora vero oggi, quando il paziente è curato da un team di professionisti e non da un solo medico. Quando il lavoro del team è ben organizzato e quando i rapporti tra i suoi componenti sono buoni, la potenza curativa del gruppo è assai maggiore di quella di ognuno dei suoi componenti, e questa sinergia aumenta il valore della prestazione migliorandone la qualità e riducendone i costi; questo è il risultato che premia tutto il gruppo e lo motiva, assai più di quanto possa fare un incentivo monetario o una penalizzazione.

(Lee T. Improving value is improving health care, not rationing. JAMA Intern Med 174, 847-48, 2014)