Una specie in estinzione: il medico curante

Il più grande problema oggi è forse quello del medico (e del pediatra) curante come era inteso una volta. Questo non c’è più. Il generalista ha difficoltà ad effettuare visite domiciliari, fa orari di studio limitati, non ha incentivi per conoscerti e seguirti, ma anche l’internista privato non c’è più: creando ostacoli normativi assurdi alla libera professione del medico, anche chi vuol pagare privatamente non trova più un internista che lo curi con continuità. Numerosi anziani anche abbienti sono oggi costretti ad andare in Pronto Soccorso se hanno un problema che si potrebbe a volte risolvere al telefono.  Il problema sarebbe facilmente risolvibile se:

⒜ i medici potessero esercitare la libera professione senza inutili vincoli, una volta esaurito il loro debito orario da dipendente (come si fece nel 2004)

⒝ si attivassero le Case della Salute o i Walk-in Centres anche privati che assicurassero il coordinamento dei pazienti con Case Manager.

Questo non significa che la medicina territoriale pubblica debba essere sminuita. Anzi, essa va potenziata offrendo ai Medici di Medicina Generale la possibilità di un maggior guadagno a fronte di maggiori prestazioni, su base volontaria e anche in libera professione (ad esempio le visite domiciliari) e di migliore aggiornamento professionale.

Un atteggiamento più liberale verso i medici (che regole insensate hanno trasformato da professionisti in impiegati pubblici) sarebbe un rimedio a molti disservizi e scontenti del Servizio Sanitario Nazionale.

Non state troppo seduti

Con l’uso degli accelerometri è stato possibile misurare l’attività fisica giornaliera di popolazioni. Si è così visto, sia negli USA che in Gran Bretagna, che la sedentarietà è del 55% delle ore giornaliere (7,7 ore al dì) nei soggetti di età compresa tra 20 e 29 anni e del 67% (9,6 ore al dì) nelle persone di età compresa tra 70 e 79 anni. Solo il 10% circa degli anziani raggiunge l’attività fisica minima giornaliera raccomandata, cioè più di 150 min/settimana di attività fisica moderata. Ciò significa che forse per gli anziani questo limite è troppo alto e d’altro lato indica che sono necessari ulteriori stimoli e strumenti per invogliare gli anziani abili a fare attività fisica. Una recente meta-analisi indica che il rischio di morte aumenta significativamente negli adulti che stanno seduti più di 7 ore al giorno. In questi soggetti anche un’attività fisica inferiore ai 150 min/settimana è assai utile, giacchè è noto che esiste un effetto dose-risposta tra attività fisica e stato di salute. Il messaggio chiave da far capire agli anziani è quindi “state seduti il meno possibile” oppure “alzatevi spesso dalla sedia e camminate”, oppure “siediti meno e muoviti di più”. Ciò vale soprattutto per i pensionati senza più alcuna occupazione, ai quali è bene suggerire di “trovarsi un lavoro che li impegni, anche se non retribuito”. Il medico deve essere in prima linea nello stimolare questo cambio di vita, anche suggerendo ai suoi assistiti di partecipare ad attività di gruppo come i “gruppi di cammino per anziani” che favoriscono anche la socializzazione tra le persone e altre occasioni di attività piacevole e utile. Il medico deve insistere sul movimento fisico ad ogni incontro con i pazienti, offrire loro obiettivi e opportunità giacchè questa azione è di provata efficacia, migliora il metabolismo e le capacità funzionali, riduce i rischi di disabilità.

(Sparling PB et al. Recommendations for physical activity in older adults. BMJ 2015;350:4100)

 

Walking for Health

In Walking for Health (www.nhs.uk/Livewell/getting-started-guides/pages/getting-started-walking.aspx) il Servizio Sanitario inglese suggerisce fra l’altro a coloro che intendono mantenersi in salute camminando di aggregarsi a gruppi di cammino, che consentono di organizzare i percorsi (inclusi quelli più interessanti dal punto di vista paesaggistico, artistico, archeologico), di offrire una camminata idonea dal punto di vista della durata e della velocità (100 passi al minuto o più) e di approntare un ottimo strumento per fare nuove amicizie.

Nuovi farmaci contro alcuni tumori

Per evitare che il nostro sistema immunitario aggredisca e danneggi i nostri stessi tessuti, tutte le cellule di ognuno di noi esprimono due tipi di molecole (dette PD-L1 e PD-L2) che si legano a specifici ricettori presenti sulle cellule T (detti PD-1) bloccandone l’azione. Le cellule T (che sono gli effettori della nostra risposta immunitaria), così “accecati” non riconoscono e non attaccano le nostre cellule.

Alcuni tumori sfruttano un meccanismo simile per sfuggire alla riposta immunitaria dell’ospite. Si comincia a capire che se blocchiamo il ricettore PD-1 con anticorpi specifici in malati affetti da alcuni tumori (come morbo di Hodgkin o melanoma) la risposta contro il tumore si rafforza e il paziente migliora. Sembra quindi che si stia aprendo una nuova via nella cura dei tumori e quindi nuove speranze per i malati. Ogni conclusione è tuttavia prematura e la ricerca deve proseguire per arrivare a dati certi.

(Sznol M, Longo DL. Release the hounds! Activating the T-cell response to cancer. New Engl J Med 372, 374-75, 2015)

Il movimento fisico è indispensabile per la salute fisica e mentale

 

Il WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce come “insufficiente” l’attività fisica moderata di 150 minuti la settimana o meno per i soggetti adulti. E’ a queste persone che bisogna rivolgersi in particolare perché aumentino anche di poco la loro attività fisica, ricordando loro che il movimento promuove la salute fisica e mentale a tutte le età e previene malattie croniche e disabilità. Le persone totalmente inattive sono circa il 25% della popolazione e queste presentano i rischi maggiori in termini di mortalità globale, diabete di tipo 2 e alcuni tipi di tumore. In un gruppo di 252.925 adulti statunitensi è stato osservato che un’attività fisica moderata anche modesta (1 ora la settimana o meno) riduce del 15% il rischio di mortalità da ogni causa, e valori analoghi si sono ottenuti anche per la mortalità da tumore o da incidenti cardiovascolari in altre popolazioni. E’ l’inattività totale quindi il vero rischio che dobbiamo fuggire e questo concetto va spiegato a tutti senza posa: non serve essere atleti, non tutti potremmo esserlo anche se lo volessimo. Ma ognuno di noi può prevenire gravi rischi se si impegna a capire e ad agire di conseguenza. Camminare velocemente e salire le scale a piedi sono cose che tutti possiamo impegnarci a fare con regolarità, cioè d’abitudine. Lasciamo la macchina, l’ascensore, l‘autobus appena possibile: basta questo a darci una vita più lunga in salute fisica e mentale. Le Istituzioni hanno il dovere di diffondere questa cultura e di prendere iniziative atte a facilitare l’attività fisica dei cittadini; soprattutto pensando a quelli del tutto inattivi che necessitano di programmi particolari, disegnati apposta per loro se non vogliamo che essi rifiutino in blocco tutti gli stimoli e i suggerimenti, ma anche per evitare che sforzi troppo intensi e non progressivi in soggetti non allenati provochino danni anziché vantaggi.

A questo proposito si sente anche la mancanza di informazioni accurate sull’incidenza di eventi avversi nei soggetti troppo attivi oltre che in quelli poco attivi che decidono di effettuare movimento fisico senza una opportuna guida.