La cura delle malattie croniche

Circa metà dei pazienti che si rivolgono al medico generalista hanno più di una malattia cronica. In questi malati non è corretto curare ogni singola affezione con i protocolli specifici, ma il paziente va considerato nel suo insieme: altrimenti la cura diviene caotica, il numero di farmaci somministrati troppo elevato, le interazioni tra i farmaci assai pericolose. Gli eventi avversi da farmaci si collocano nelle prime 5 cause di morte negli Ospedali e determinano il 17% dei ricoveri ospedalieri.
Le linee guida e le indicazioni del farmaco vengono impostate con studi che arruolano pazienti affetti da una sola patologia, non diverse patologie contemporaneamente. Se linee guida e farmaci vengono usati in questi ultimi soggetti il rischio è di provocare danni anziché benefici. Se poi i pazienti sono molto anziani la variabilità di risposta aumenta ancora.
La cura del paziente cronico con patologie molteplici quindi non deve essere affidata agli specialisti, ma ai generalisti che avendo una visione olistica del malato riescono a curarlo meglio spendendo meno.
L’attenzione al malato più che alla malattia è una necessità crescente perché ben sappiamo che spesso conta di più capire le aspettative del paziente e assicurargli una tranquillità psicologica piuttosto che insistere con mezzi sempre più sofisticati su alcuni aspetti della singola malattia. Questo ritorno al malato nel suo insieme deve contagiare non solo i medici, ma anche gli amministratori e deve essere organizzato affinché molti aspetti della cura siano adeguatamente valorizzati e finanziati. Già Osler ricordava che “è più importante sapere quale tipo di persona ha la malattia che non quale tipo di malattia affligge quella persona”.

(Mangin D et al. Beyond diagnosis: rising to the multimorbidity challenge. BMJ 345, 11-12, 2012)

L’impegno della città di New York per la salute pubblica

La principale causa di obesità è costituita dall’aggressivo marketing dei produttori di alimenti: oggi la disponibilità di cibo altamente calorico, facile da consumarsi, poco costoso, appetitoso e reclamizzato, induce le persone a consumare tra 200 e 600 calorie giornaliere più del necessario, con conseguente aumento del peso corporeo e del rischio di diabete, malattie cardiovascolari e morte prematura.
Il tentativo di indurre i produttori a ridurre la loro azione ha avuto scarso successo in quanto ciò ridurrebbe i loro guadagni. Maggior successo si può ottenere coinvolgendo i produttori perché producano cibi più sani e informando ampiamente il pubblico sulla necessità di curare l’alimentazione. Queste azioni sono state effettuate nella città di New York attraverso il suo Dipartimento per la Salute e Igiene Mentale per ridurre l’uso di grassi trans, di sodio in eccesso, di eccessive porzioni di cibo e di bibite zuccherine. Oltre a migliorare l’alimentazione la Giunta del Sindaco Bloomberg ha anche agito per contrastare il fumo e dal 2002 ad oggi si è registrato una diminuzione del consumo di tabacco del 35% con un conseguente aumento di attesa di vita alla nascita di 2,4% anni.

(Farley TA. The role of government in preventing excess caloric consumption. The example of New York City. JAMA 308, 1093-94, 2012)

Ancora sul peso corporeo eccessivo (Spigolature)

L’adiponectina ha un effetto anti-infiammatorio e anti-aterogenico; inoltre aumenta la sensibilità all’insulina, che è ridotta nel diabete, e determina l’aumento dei lipidi nel tessuto sottocutaneo anziché nell’addome. L’adiposità addominale, ma non quella sottocutanea, si associa alla sindrome metabolica (costituita da resistenza all’insulina, alti livelli di colesterolemia e ipertensione arteriosa, fattori che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2).
Oggi sappiamo che le complicanze dell’obesità non sono legate solo alla quantità di grasso in eccesso, ma soprattutto al luogo dove questo grasso si colloca: la cavità addominale e il fegato sono le sedi più sfavorevoli (Neeland I et al. Dysfunctional adiposity and the risk of prediabetes and type 2 diabetes in obese adults. JAMA 308, 1150-59, 2012). Non sappiamo che cosa determina la distribuzione del grasso. Sappiamo però che oltre all’adiponectina, l’esercizio fisico agisce soprattutto mobilizzando questo grasso addominale tanto pericoloso (Friedrich NJ. Studies probe mechanisms that have a role in obesity-associated morbidities. JAMA 308, 1077-79, 2012). L’esercizio fisico inoltre, tramite la secrezione di una miokina (detta irisina) induce le cellule del grasso bianco (che conserva le calorie) a comportarsi come quelle del grasso bruno (deputate a bruciare calorie per generare calore). Dato l’effetto dell’irisina si sta sintetizzando questa molecola per usarla in clinica. (Hampton T. “Browning” of white fat may help in the ongoing fight against obesity. JAMA 308, 1080, 2012)

La regolazione del peso corporeo (Spigolature)

Gli adipociti o cellule del grasso sono stati in passato considerati come cellule inerti deputate a immagazzinare i grassi corporei. Di recente si è capito che essi sono in realtà un importante tessuto coinvolto nella regolazione del bilancio energetico anche attraverso la secrezione di ormoni detti “adipochine”. Una di queste, detta liptina, entra nel cervello (specie nell’ipotalamo), agisce su specifici gruppi di neuroni per inibire la fame, promuovere il dispendio di energia, regolare il tasso di glucosio e di insulina nel sangue. L’obesità si correla ad una aumentata resistenza dei neuroni alla leptina. Una seconda adipochina, detta adiponectina ha molti effetti metabolici di tipo protettivo sulle cellule cardiache e pancreatiche e sviluppa un’azione anti-infiammatoria (vedi la spigolatura successiva). Questa adipochina si riduce con il crescere dell’obesità.
Una terza adipochina è l’interleukina 6 (IL-6) che oltre ad influire sul sistema immunitario, aumenta la resistenza all’insulina e la produzione epatica di proteina C reattiva.
L’assunzione di cibo viene regolata dai nuclei dell’ipotalamo, che tramite la secrezione di neurotrasmettitori, regolano la quantità di cibo ingerita, i livelli ematici di insulina e la produzione di glucosio nel fegato. Altri neuroni agiscono in senso contrario bloccando l’azione dei primi, ed entrambi i tipi di neuroni sono il target d’azione della leptina e della serotonina che pure agisce riducendo il senso di fame.
Il nostro peso corporeo è assoggettato quindi ad un complesso sistema di regolazione, conosciuto solo in parte, che controlla sia il senso della fame sia il dispendio energetico. L’alterazione di questo sistema quindi comporta modificazioni che hanno importanti ripercussioni sulla salute, prima fra tutti l’epidemia di obesità.

(Elmquist JK, Scherer PE. JAMA 308, 1070-71, 2012)

Il valore della prevenzione primaria

(cioè quello che previene l’insorgenza delle malattie)

Nella città di New York le iniziative di prevenzione primaria ambientale delle malattie croniche includono:
– aumento delle accise sul tabacco;
– divieto di fumo nelle aree pubbliche (anche all’aperto);
– campagne di comunicazione contro l’uso di tabacco e delle bevande zuccherine;
– eliminazione dei grassi trans nei ristoranti;
– obbligo per i ristoratori di esporre il contenuto in calorie dei piatti serviti.

Si stima che le sole iniziative di contrasto al tabacco abbiano ridotto il numero di fumatori di 450.000 unità in 10 anni, con un calo di morti legate al fumo di 1.500 per anno (interventi altamente vantaggiosi anche per la spesa pubblica).

(Chokshi DA, Farley TA. The cost-effectiveness of environmental approaches to disease prevention. NEJM 367, 295-97, 2012)

Per approfondimenti “La legge di protezione dei non fumatori dal fumo passivo compie 10 anni”