Aspartame

Il 10 dicembre 2013 l’EFSA (European Food Safety Authority) ha concluso che l’aspartame e i suoi metaboliti alle dosi utilizzate sono privi di effetti dannosi per l’uomo.

(eufic@eufic-org)

La citisina per smettere di fumare

Fino ad una cinquantina di anni or sono, a partire dal secolo XIX e tuttora nei Paesi dell’Est, si usava in Europa la citisina (alcaloide della pianta Cytisus Laburnum con alte affinità per i recettori della nicotina) per smettere di fumare: in commercio esiste oggi un farmaco (Tabex Sopharma, prodotto in Bulgaria) che viene somministrato per 3-4 settimane e che, valutato scientificamente, si è dimostrato altrettanto efficace dei più noti farmaci disponibili sul mercato (sostituti nicotinici, bupropione, clonidina) e sostanzialmente innocuo. La citisina ha il grande merito di costare poco (100 compresse costano $ 31,20.= inclusa la spedizione). Sarebbe auspicabile che venissero finanziati dagli Stati ulteriori studi controllati indipendenti per mettere sul mercato un composto che potrebbe avere un ruolo importante in una seria iniziativa anti-fumo.

Anziani in Ospedale

Il Royal College of Physicians in Gran Bretagna ritiene che il trattamento riservato dagli Ospedali Generali agli anziani ricoverati debba costituire un parametro di qualità delle cure e un criterio di accreditamento e classificazione dell’Ospedale. E’ necessario che questa valutazione venga effettuata da medici ben preparati tramite ispezioni che appurino anche se ai pazienti anziani è riservato  rispetto e dignità, e questi temi devono figurare nel processo di rivalidazione dei medici che operano negli Ospedali inglesi. Il College si appresta anche a sviluppare un marchio di qualità per i Reparti che creano agli anziani un contesto amichevole e rispettoso. Sembra iniziato il percorso di consapevolezza che la popolazione degli anziani fragili con co-morbilità richiede in Ospedale una particolare attenzione non solo in termini clinici, ma anche umani.

(Iacobucci G. Hospitals should be rated on care for older people. BMJ 2013;347:f5389)

La flessibilità del lavoro

Non si sa se la FIAT stabilirà la sua sede in America. Se così fosse, il segnale per l’Italia sarebbe chiaro: nel nostro Paese non c’è futuro per una grande impresa. Si può immaginare facilmente che pian piano la produzione FIAT si sposterà altrove, ossia nei Paesi ove le condizioni sono più favorevoli al capitale. Questa è peraltro la regola da sempre. Soros già 20 anni or sono ci ricordava che il capitale emigra in luoghi ove vi sono più tranquillità e più possibilità di remunerazione. Possiamo criticare Marchionne? Non credo. E’ vero che la FIAT ha ottenuto molto dai Governi italiani nel tempo, ma è altrettanto vero che oggi le condizioni per operare in Italia sono divenute assai difficili. Le antiche storture che affliggono la regolamentazione del lavoro sono peggiorate. Tutti sanno che se non si aumenta la flessibilità in entrata ed in uscita del personale il mercato del lavoro non può funzionare. Non solo meritocrazia e flessibilità non sono entrate nel vocabolario del Governo, dei Sindacati e della Magistratura, ma continuano e/o peggiorano regole incompatibili con la vita dell’impresa: costo del lavoro e tasse sull’impresa in aumento, energia tra le più care al mondo, Pubblica Amministrazione immodificabile e incombente, produttività insufficiente. Negli ultimi anni, per di più, abbiamo parlato con insistenza di precariato, ma invece di trasformare i precari in lavoratori a termine con contratto equo, abbiamo deciso che la soluzione è l’assunzione a tempo indeterminato, che da noi vuol dire un contratto di fatto inscindibile, a meno che l’impresa non vada a chiudere. I nostri Sindacati, in questo marasma, dettano legge; ma siccome sono fermi a posizioni ideologiche del passato, oggi non più tenibili, pensano sbagliando di difendere il lavoro irrigidendo il sistema. Così l’Alitalia non tiene, ma non si può ridurre il personale; meglio assistere un’impresa che da anni consuma risorse ed è sempre in stato agonico. Alla FIAT addirittura Sindacati e Magistratura obbligano l’Azienda a riassumere operai licenziati per sabotaggio. Non si può nemmeno parlare di art. 18. Nella Pubblica Amministrazione peraltro le cose vanno anche peggio. Il posto di lavoro è assicurato, qualunque sia la capacità o il comportamento dell’impiegato. Il merito è sostantivo sconosciuto. Il costo di questo apparato è insopportabile, ma lo Stato continua ad assumere personale per assicurarsi la pace sociale. Non finisce poi di sorprendermi l’atteggiamento degli Italiani che hanno la fortuna di avere un posto di lavoro. Molti di loro non solo non si curano degli interessi dell’Azienda e del datore di lavoro, ma si comportano come se tutto fosse destinato a durare per sempre, anche se la sofferenza dell’impresa cresce. Non si chiedono i nostri dipendenti pubblici cosa succederà di loro e delle loro piccole furbizie quando i soldi pubblici saranno finiti? Se le entrate pubbliche diminuiscono ancora non pensano che gli stipendi verranno ridotti o che di colpo tutti i privilegi spariranno? Calano le entrate pubbliche, cresce la cassa integrazione, rimane inalterata la spesa pubblica improduttiva. Non si preoccupano dipendenti pubblici e pensionati? Il quadro di irresponsabilità, inerzia e menefreghismo degli Italiani è desolante. E’ allora difficile criticare Marchionne e far finta di non vedere che a queste condizioni l’Italia non ha futuro. Siamo fermi nel passato, con una classe dirigente incapace e attenta solo ai propri interessi. Dobbiamo esigere un cambiamento sia pur graduale. A mio avviso dovremmo proprio cominciare aumentando la flessibilità del lavoro in entrata e in uscita sia nel privato che nel pubblico. Speriamo che ciò accada nel 2014.

Attenzione ai farmaci negli anziani

Bisogna che i medici considerino più spesso l’opportunità di interrompere la somministrazione di alcuni farmaci nei soggetti anziani in trattamento da molto tempo. Infatti è sempre più evidente che anche farmaci tollerati bene a lungo possono ad un certo momento determinare effetti avversi anche gravi. Negli anziani, in particolare, il medico deve sempre rivedere periodicamente il regime terapeutico al fine di semplificarlo o magari sostituire alcuni farmaci. Recente il caso degli inibitori di pompa protonica per trattare il reflusso gastroesofageo e l’ulcera peptica, che se usati a lungo aumentano il rischio di infezioni, di fratture ossee e di mortalità. Mai come in questi casi “less is more “ (meno è più e meglio).

(Maggio M. et al. Proton pump inhibitors and risk of 1-year mortality and rehospitalization in older patients discharged from acute care hospitals.  JAMA 173, 518-523, 2013)