Nuove iniziative per misurare e promuovere qualità e sicurezza negli ospedali inglesi

La qualità negli Ospedali inglesi viene tradizionalmente valutata attraverso ispettori e uso di dati statistici. Le ispezioni però sono utili a due condizioni:
1)    che gli ispettori siano esperti nell’ispezione
2)    che i dirigenti sappiano utilizzare i risultati delle ispezioni.
Nel definire la qualità di un Ospedale bisognerebbe considerare almeno 3 parametri:
a)      sicurezza
b)      esperienza del paziente
c)       efficacia della prestazione sanitaria.
Di recente in Gran Bretagna si sono aggiunti altri parametri quale l’uso che è stato fatto dei parametri rilevati e la percentuale di morti evitabili sul totale delle morti rilevate. Inoltre è stata istituita la posizione di Ispettore Capo che viene conferita a medici esperti. Il successo dell’operazione “Valutazione della qualità” negli Ospedali inglesi sembra legato alle seguenti prossime azioni:
1)      considerare anche l’efficacia delle prestazioni eseguite (oltre a sicurezza ed esperienza del paziente)
2)      oltre al paziente, deve essere ascoltato il parere dello staff sanitario
3)      la dirigenza deve dare priorità alla qualità oltre che all’economia e il compito deve afferire principalmente ai dirigenti medici.
Bisogna al più presto istituire la carica di Direttore Centrale della qualità in Ospedale, e affidargli il compito di applicare le metodologie migliori, sviluppare in ogni ambito competenze tecniche e di relazione, studiare e ricercare soluzioni nuove ed efficaci per migliorare, esercitare leadership e motivazione su tutto il personale ospedaliero e soprattutto sui dirigenti. Questa figura di Direttore Centrale della Qualità è indispensabile perché l’Ospedale cresca nella cultura della qualità e della sicurezza, lasciando alle spalle esperienze e metodologie che non hanno dato finora risposte soddisfacenti né ai pazienti, né ai medici, né agli amministratori, in quanto si sono limitate ad esaminare singoli aspetti del problema, trascurandone la complessità ed i molteplici aspetti tecnici, professionali ed umani, con l’aggravante di essere utilizzate non per migliorare la realtà, ma per biasimare qualcuno e creare scandalo.

(Black N. – Time  for a new approach to assessing the quality of hospitals in England. BMJ 2013;347:f4421)

La Repubblica Romana (509 a.c.-27 a.c.)

Niccolò Machiavelli guardava alla Repubblica Romana (specie a quella del suo periodo medio) come alla forma di governo migliore per l’Italia. Essa fu adottata per quasi 500 anni e si basava su alcuni felici presupposti:
⑴  ogni carica politica (le cosiddette Magistrature: consoli, censori, questori, tribuni della plebe) durava 1 anno ed era affidata a due persone contemporaneamente
⑵  le cariche venivano elette da Assemblee Popolari (democrazia diretta) che votavano pure le leggi su proposta della Magistratura
⑶   vi era un Senato composto da 300 Senatori tutti maggiorenti ma il Senato non aveva potere legislativo; forniva pareri e indicazioni vincolanti ai Magistrati e approvava le decisioni dell’Assemblea Popolare. In caso di estrema urgenza uno dei consoli, in accordo con l’altro console e con il Senato, nominava un dittatore che assumeva tutto il potere senza interferenze altrui (potere assoluto a termine).

Io credo che, essendo l’Italia alla vigilia di una revisione della Costituzione (che speriamo venga fatta bene), si tenga conto della nostra storia e delle soluzioni del passato che hanno dato buoni risultati.

La sigaretta elettronica può essere utile per smettere di fumare

La sigaretta elettronica è altrettanto o più efficace dei cerotti di nicotina per smettere di fumare. Sono le conclusioni di uno studio australiano condotto per 6 mesi con metodo scientifico in 657 fumatori.

(Bullen C. et al. Lancet doi:10.1016/S0140-6736 [13]61842-5 – 9 settembre 2013)

Ristrutturare il Servizio Sanitario Nazionale per migliorarlo

Le cause della persistente crisi nell’Eurozona sono tre:

1) elevato debito pubblico;

2) globalizzazione (con riduzione della capacità produttiva di beni a favore dei servizi);

3) tassazione elevata sulle imprese ed eccessiva regolamentazione.

In questi 3 punti l’Italia detiene il primato europeo. Per alcuni servizi pubblici come la sanità il futuro non è roseo. Bisogna subito considerare di alleggerire la spesa sanitaria a favore di una partecipazione privata, specie di tipo assicurativo, ma mantenendo il controllo del sistema saldamente in mano pubblica. Bisogna inoltre centralizzare i controlli e accorpare gli erogatori di servizi sanitari, come  è avvenuto in Svezia, Norvegia e Danimarca.

In base alle esperienze finora acquisite 4 sono i provvedimenti utili:

  1. addossare parte della spesa sanitaria e assistenziale ai privati (assicurazioni e mutue) invece che allo Stato;
  1. semplificare le regole;
  2. responsabilizzare maggiormente i famigliari, il volontariato e le comunità locali per le cure domiciliari degli anziani e dei cronici;
  3. sostenere con agevolazioni le imprese che organizzano a loro spese servizi sanitari per i loro dipendenti.

Si tratta in definitiva di stipulare con i cittadini un nuovo controllo sociale, in cui essi sono chiamati a collaborare per sostenere in parte il loro diritto alle cure. Come ha scritto un editoriale del Financial Times il 16 aprile del 2013, se l’alternativa a questa soluzione è andare incontro a servizi sanitari sempre peggiori, essa va preferita senz’altro. Fondazioni con sgravi fiscali, capitali privati e atteggiamenti filantropici possono operare in alcuni ambiti meglio di uno Stato in affanno economico. Ciò può indurre nei cittadini comportamenti più consapevoli (ad esempio smettere di fumare se ciò riduce il premio assicurativo) e nello Stato la forza di alcuni interventi finora rimandati (ad esempio eliminare dai LEA le lesioni e malattie causate da attività voluttuarie come lo sport) o aumentare il co-payment per le persone abbienti o per coloro che scelgono alcune modalità di cura più costose rispetto ad altre più tradizionali (come l’intervento di prostatectomia con robot da Vinci, anziché con intervento tradizionale sull’esempio di un ospedale di Vancouver in Canada).

I suddetti suggerimenti operativi variano da nazione a nazione, ma sono più urgenti nei Paesi come l’Italia ove esiste un servizio sanitario nazionale e dove la crisi economica è più grave. Tra parentesi, è colpevole da parte del governo italiano continuare a sottovalutare la crisi della nazione per non fare azioni di ristrutturazione e riforme istituzionali: tale strategia infatti riduce la responsabilizzazione dei cittadini e priva la nazione della loro collaborazione a fare le riforme necessarie e urgenti. La non-azione non è un’opzione, ma una colpa grave. L’azione non è finalizzata a realizzare un sistema di tipo americano (che non funziona bene), ma a rafforzare con capitali e regole migliori il nostro Servizio Sanitario Nazionale, assicurando a tutti i cittadini servizi sanitari di buona qualità, come è accaduto finora [1].

Le riforme più sopra ipotizzate, tuttavia, non sono semplici da fare, e certo provocherebbero sconcerto e contrarietà in molti cittadini. Alcuni peraltro ricordano che se si potenziasse la medicina territoriale (incluse le Case della Salute), riducendo la spesa ospedaliera, si potrebbe ottenere un grande vantaggio in qualità e costi, come dimostrato oltre 20 anni or sono da Barbara Starfield (recentemente scomparsa) [2].


[1] Saltman RB, Catin Z. Restructuring health systems for an era of prolonged austerity. BMJ 347, 17-19, 2013

[2] Caley M. Remember Starfield: primary care is what counts. BMJ 2013; 347:f4627

Disoccupazione e suicidio

In Italia con l’insorgenza della crisi nel 2008 sono cresciuti i casi di suicidio, e si è trovata una correlazione tra numero di suicidi e disoccupazione: per ogni aumento dell’1% di quest’ultima il numero dei suicidi è aumentato di 0,1 per 100.000, ma ciò è accaduto nelle regioni che investono poco nei servizi sociali, non in quelle che investono più di € 135 a cittadino.

(De Vogli R. Unemployment and suicides during the recession in Italy. BMJ 2013; 347; f4908).