I medici contro il fumo (?) (Spigolature)

In USA nel 2010 solo il 50,7% dei fumatori ha ricevuto dal suo medico curante il consiglio di smettere di fumare. Troppo poco l’impegno dei medici nella lotta contro il tabacco.

(Kruger J et al. Health Care Providers’ Advice to Quit Smoking, National Health Interview Survey, 2000, 2005, and 2010. Prev Chronic Dis 2012;9:110340)

Non è mai troppo tardi (per smettere di fumare) (Spigolature)

Il fumo di tabacco raddoppia il rischio di morte a qualunque età, anche dopo gli 80 anni. I fumatori anziani a volte si illudono di essere immuni dai rischi del fumo, ma si sbagliano.

(Gellert C, Schöttker B, Brenner H. Smoking and All-Cause Mortality in Older People: Systematic Review and Meta-analysis. Arch Intern Med 172(11), 837-44, 2012)

Le sette regole per la salute degli adulti (Spigolature)

Le sette regole per la salute degli adulti di Lester Breslow(1,2)

  1. Poco alcool
  2. Non fumare
  3. Esercizio fisico regolare
  4. 8 ore di sonno al dì
  5. Pasti regolari senza assunzione di cibi fuori pasto
  6. Peso corporeo normale
  7. Regolare consumo del breakfast

Un’indagine ha dimostrato che una persona di 60 anni che segue tutte le sette regole possiede la salute di una di 30 anni che segue solo due regole e che un uomo di 45 anni che segue almeno sei delle sette regole ha un’attesa di vita che è di 11 anni più lunga di quella di un coetaneo che segue solo tre regole o meno.

1) Belloc NB, Breslow L, Hochstim JR. Measurement of physical health in a general population survey. Am J Epidemiol 1971;93:328-36
2) Belloc NB, Breslow L. Relationship of physical health status and health practices. Prev Med 1972;1:409-21

Il “giro” in corsia

Cari amici,
ho pubblicato qualcosa di nuovo sul mio blog. Nella sezione pubblicazioni di politica sanitaria ho inserito l’addendum 15 al mio libro: Il “giro” in corsia.

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Sanità: rapporto su malati cronici, inesistente assistenza territoriale

Roma, 16 ott. (Adnkronos Salute) – Fuori dall’ospedale, il vuoto: l’assistenza territoriale agli anziani malati cronici e’ ancora una chimera. Se il paziente viene dimesso, infatti, in un terzo dei casi e’ la famiglia ad occuparsi di tutto, senza aver ricevuto alcun orientamento. E’ quanto emerge dall’XI Rapporto nazionale sulle politiche della cronicita’ ‘Emergenza famiglie: l’insostenibile leggerezza del Welfare’, presentato oggi a Roma dal Cnamc (Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici) di Cittadinanzattiva. Per il 52% delle associazioni, il medico di medicina generale fornisce solo le indicazioni degli uffici a cui rivolgersi, ma poi devono provvedere i familiari. Solo per il 15%, il medico di famiglia fa tutto il necessario dopo le dimissioni. Nel 76% dei casi, contestualmente alle dimissioni ospedaliere, non viene attivata l’assistenza domiciliare. In due casi su tre, il medico di famiglia non interagisce con Asl e Comuni per l’attivazione dei servizi socio sanitari e per il 70% delle associazioni non si integra con lo specialista. Riguardo all’assistenza domiciliare integrata (Adi), il 65,3% lamenta difficolta’ nell’attivarla, il 50% la scarsa integrazione tra gli interventi di tipo sanitario e di tipo sociale e un numero di ore insufficiente. Quasi nessuno e’ soddisfatto dell’assistenza che riceve a casa: solo il 27% la considera mediamente adeguata, il restante 73% la boccia. Notevoli le differenze da una regione all’altra: si va dall’1,5% di anziani trattati in Sicilia, nel 2010, all’11,6% dell’Emilia Romagna. Stessa variabilita’ per la spesa procapite per interventi e servizi sociali: 25,5 euro in Calabria, 269,3 euro in Valle D’Aosta. Per accedere all’assistenza residenziale e semiresidenziale, il primo problema segnalato sono i tempi di attesa eccessivamente lunghi: per il 39% passano tra i 3 e i 6 mesi, per il 13% anche piu’ di 6 mesi. Inoltre, il 79% delle associazioni ritiene del tutto mediocre l’assistenza ricevuta e poco meno della meta’ (43,5%) segnala la presenza di forme di maltrattamento: abbandono del paziente (70%), trascuratezza dell’igiene (70%), forme di aggressivita’ (60%), presenza di piaghe da decubito (60%), malnutrizione (40%), disidratazione (30%) e nel 10% dei casi perfino contenzione. Lunghi tempi anche per gli interventi chirurgici: il 30% dichiara di arrivare ad attendere da tre mesi ad un anno, mentre nella maggioranza dei casi (40%) si attendono almeno 2 mesi. Stessa cosa accade per le visite specialistiche: l’attesa media (28,5%) supera i due mesi, ma si arriva anche a piu’ 6 mesi (14,2%).

(dal sito dell’Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri)