Sprechi in sanità

In sanità gli sprechi sono molto alti, fino a costituire circa 1/3 della spesa sanitaria. Le cause di spreco sono numerose. Ecco le principali.

I farmaci

L’uso di farmaci è eccessivo, specie nelle persone anziane, che rappresentano il 20% della popolazione, ma utilizzano il 70% della spesa farmaceutica. In questa popolazione, fra l’altro, l’eccessivo consumo e la combinazione di varie molecole comportano danni alla salute non indifferenti. I geriatri sono ben consapevoli di questi fatti e a loro dovrebbe essere affidata la valutazione e la terapia degli anziani, in collaborazione con il medico di famiglia. Il tentativo di correggere tutte le patologie con farmaci si è dimostrato pericoloso oltre che inefficace. Alcuni farmaci, inoltre, non hanno senso nel paziente anziano: tipica la correzione dei valori di colesterolemia con statine.

L’efficacia e l’innocuità dei farmaci devono essere valutate con studi clinici controllati per ammetterli alla fascia A del Prontuario Farmaceutico (cioè a carico del Servizio Sanitario). Tuttavia gli studi clinici controllati utilizzano come termine di paragone il placebo, anziché farmaci di comprovata efficacia già disponibili sul mercato. Diviene quindi difficile capire se la loro efficacia è superiore a quella di questi ultimi, e quindi se è utile che il nuovo farmaco venga ammesso alla prescrizione in fascia A. Si rischia in tal modo di incrementare il numero di farmaci in Prontuario, ma non l’efficacia del trattamento. Sarebbe invece necessario misurare il valore aggiunto dei nuovi farmaci ed eventualmente premiare il valore aggiunto con un prezzo maggiore, diminuendo nel contempo il prezzo dei farmaci di minore valore clinico. L’operazione dovrebbe essere condotta insieme al’industria farmaceutica per evitare di turbare i mercati e trovarci di fronte ad impedimenti non previsti.

In alternativa si può trattenere una piccola percentuale all’industria del farmaco (e dei device) sul fatturato fatto in Italia come contributo di solidarietà.

Questo contributo potrebbe essere imposto solo a quelle Aziende che non hanno impianti di produzione o di ricerca in Italia e che vedono il nostro Paese come un mero punto vendita di farmaci o altro materiale sanitario acquistato dal Servizio Sanitario Nazionale.

A livello dei medici di famiglia si può stabilire un tetto di spesa per assistito circa la prescrizione di farmaci ed esami strumentali ed istituire un incentivo per coloro che lo rispettano.

La pubblicità

L’industria farmaceutica esercita sui medici forti pressioni. Oggi gran parte della spesa per l’aggiornamento e per i congressi medici è sostenuta dall’industria, in quanto la mano pubblica è quasi del tutto assente. Non è quindi difficile all’industria far penetrare i propri prodotti nelle prescrizioni dei medici, e non è difficile nemmeno “orientare” i ricercatori clinici che sperimentano i farmaci, dato che ancora una volta la ricerca clinica indipendente è assai rara e le spese della sperimentazione sono sostenute quasi interamente dall’industria. Anche in questi ambiti dobbiamo quindi accettare che l’industria abbia un grande peso nelle decisioni mediche a causa dell’inerzia del servizio pubblico. Si aggiunga infine la pressione esercitata dagli informatori farmaceutici che visitano sistematicamente gli studi medici per non citare i frequenti episodi di collusione nella prescrizione farmaceutica.

Indagini strumentali

Anche le indagini strumentali sono utilizzate in modo eccessivo. Lunghe liste di esami sostituiscono spesso le valutazioni cliniche; si vedono di continuo prescrizioni di scarsa utilità, come i cosiddetti check-up o la ripetizione di esami inutili (ad esempio il quadro lipidico negli anziani). Ciò contribuisce anche a stimolare prescrizioni inutili e costose di farmaci. Il numero delle TAC e delle Risonanze Magnetiche Nucleari per indicazioni non appropriate (mal di schiena, cefalee, ecc.) è elevato, dimenticando che anche i pericoli sono elevati.

Anche i criteri di acquisto di farmaci, reagenti ed attrezzature vanno riconsiderati. Le Centrali di acquisto possono essere utili per materiali di largo uso e bassa complessità tecnologica, ma possono rivelarsi pessime per altri materiali. Esse infatti raramente acquistano sulla base del rapporto qualità/prezzo, ma più spesso danno preferenza al solo prezzo. Così capita che il vantaggio economico sia vanificato dalla scarsa qualità; chi non ricorda i danni provocati ai pazienti e al Servizio Sanitario Nazionale dagli interventi di cataratta che hanno impiegato lentine che si opacizzavano con il tempo e che richiedevano un secondo intervento correttivo per sostituirle?

Eccesso di offerta di servizi

E’ noto che in sanità l’eccessiva offerta fa crescere la domanda. E’ difficile stabilire l’offerta ottimale, ma si può almeno limitare l’eccesso macroscopico di offerta che si osserva oggi in alcune Regioni. E’ necessario una buona volta che il Ministero della Salute definisca standard di quantità, qualità e costi dei servizi erogati in ogni area del Paese onde evitare la disuniformità che si osserva oggi tra Regione e Regione. Oggi si nota come i servizi siano insufficienti in alcune aree, mentre siano eccessivi in altre. Sembra infatti che le Regioni facciano a gara per offrire alcuni servizi innovativi e di immagine. Ad esempio quando le cellule staminali sono balzate all’onore della cronaca quasi tutte le Regioni italiane hanno istituito una Banca di Cellule Placentari, che ha un alto costo di istituzione e di gestione, ma che è di scarsa utilità se non è accreditata a livello internazionale. Oggi molte di tali Banche sono inutilizzate o sono chiuse. La stessa cosa si è verificata in passato per i trapianti di organi, per la cardiochirurgia, per i macchinari complessi, ecc. L’Italia è celebre per i macchinari rimasti imballati nei depositi, anche perché si acquista il macchinario ma poi mancano i soldi per gestire i servizi e per la manutenzione e talora mancano anche gli esperti per valutare i risultati delle indagini effettuate. Infine la mancanza di servizi di ingegneria clinica degli Ospedali rende questi ultimi dipendenti dalle ditte produttrici per la manutenzione, e questa voce di spesa è spesso alta.

Scarsa aderenza dei medici alle Linee guida

Le Linee Guida non devono costituire un percorso obbligatorio di diagnosi e cura, ma certo possono essere di grande utilità per ogni medico. Le Linee Guida tuttavia hanno anche inconvenienti e, prime fra tutte, le pressioni che vengono esercitate su coloro che le redigono da parte di gruppi di interesse. Le Linee Guida basate solo su principi scientifici possono evitare danni e sprechi. E’ compito del Ministero della Salute redigere Linee Guida che rappresentino l’interesse del malato e offrirle ai professionisti del Servizio Sanitario Nazionale. Così, pur senza essere specialisti in ogni campo, il medico può essere sostenuto nelle scelte, nell’interesse del paziente e della finanza pubblica. L’aderenza alle Linee Guida, inoltre, offre ai medici una valida difesa da disavventure giudiziarie e rivalse di vario tipo.

Conclusioni

Gli sprechi della nostra sanità non finiscono qui. I gravi difetti nell’organizzazione e gestione delle strutture e nell’organizzazione del lavoro, gli scarsi investimenti nella prevenzione e promozione della salute, l’insufficiente educazione del pubblico all’uso del Servizio Sanitario, l’invadenza della politica (che premia non il merito, ma l’appartenenza), la incapacità di un efficace sistema di aggiornamento e motivazione del personale, l’insufficiente capacità del servizio di raccogliere ed elaborare i dati, sono tutte cause di non-qualità, e la non-qualità si traduce notoriamente in costi inutili. A ciò si aggiunga la eccessiva autonomia delle Regioni e la conflittualità Stato-Regioni che contribuiscono a rendere disuniforme il servizio nelle varie aree del Paese e a moltiplicarne i costi.

Molti altri sono gli ambiti in cui si può operare per ottenere un Servizio Sanitario di qualità e senza sprechi. Ma ognuno di questi ambiti richiede strategie chiare e tempi necessari per coinvolgere gli operatori sanitari. E’ l’uso improprio e più spesso eccessivo dei servizi sanitari che oggi va limitato, nell’interesse di tutti. Lo sforzo del legislatore è far capire che più spesso “Meno è meglio”, ed è meglio per tutti.

La valorizzazione del personale sanitario

È noto che la valorizzazione di tutto il personale che opera in sanità è indispensabile al buon funzionamento del sistema. Ciò vale a maggior ragione per i medici.

“Far sì che il medico sia soddisfatto è una riconosciuta priorità di tutti
i sistemi sanitari e di tutti i Paesi”

Il benessere dei medici

Il benessere dei medici viene incluso dall’Institute of Medicine tra gli indicatori di qualità (Tabella). Per benessere (wellness) si intende non solo l’assenza di disagio, ma anche la possibilità di impegno, crescita e raggiungimento del successo in vari aspetti della vita personale e professionale. Il benessere del medico è misurabile ed è un valido indicatore della qualità dell’organizzazione sanitaria.

“Physician wellness: a missing quality indicator”

Il medico è contento se si favoriscono il suo stato di salute fisica e psichica, la sua capacità professionale, il suo status sociale, la sua leadership, la sua partecipazione all’organizzazione e gestione della sanità.

Tabella – Indicatori di qualità della sanità
 Processi di cura (ad esempio i periodici esami di urine e sangue nei diabetici)

  1. Outcomes nei pazienti (ad esempio mortalità a 30 giorni nel bypass aorto-coronarico)
  2. Percezione del paziente (ad esempio comunicazione medico-paziente)
  3. Organizzazione sanitaria (ad esempio accesso dei pazienti ai medici e alle strutture)
  4. Benessere dei medici (assenza di burn-out, soddisfazione, buona salute)

(Institute of Medicine, 2006)

 (da: Spunti per una sanità migliore di Girolamo Sirchia – Piccin Editore – cap 6 – p. 97-98)

Perché i medici sono demotivati

Molti medici oggi sono demotivati giacché:

  • subiscono frequenti cambiamenti organizzativi spesso poco efficaci;
  • non partecipano alla definizione dei processi di cura;
  • hanno scarso riconoscimento della loro autonomia e valore professionale;
  • hanno un ruolo subalterno a quello dei politici e degli amministrativi;
  • sono subissati di compiti burocratici ed esposti a rischi professionali;
  • in maggioranza hanno salari inadeguati.

La demotivazione esita spesso nel cosiddetto “burn-out” e nell’incuria della propria salute. Le cause di burn-out sono state identificate nei seguenti fattori:

  1. eccessivo lavoro: il medico lavora spesso 50 o più ore a settimana con funzioni di guardia 24 o più ore di seguito;
  2. lavoro cronicamente stressante dal punto di vista psicologico, che prevede spesso rilevanti impegni cognitivi;
  3. frequenti e rapidi cambiamenti della pratica medica e dell’organizzazione sanitaria (eccessivo lavoro burocratico, crescenti responsabilità, conflitto tra l’interesse del sistema e quello dei malati, ecc.);
  4. progressiva perdita di autonomia nei confronti del sistema, ma responsabilità sempre elevate;
  5. mancati riconoscimenti morali e materiali e scarse opportunità professionali;
  6. caratteristiche personali e di genere.

Un medico su tre in qualche momento della vita viene colpito da burn-out che si manifesta con perdita di entusiasmo per la professione, senso di inutilità del proprio lavoro, cattivo rapporto con pazienti e colleghi.

Le conseguenze del disagio dei medici si riflettono anche sull’organizzazione sanitaria attraverso:

  • turn over aumentato;
  • ridotta produttività ed efficienza (assenteismo, pensionamento anticipato);
  • rapporti difficili con i pazienti, i colleghi, il sistema;
  • ridotta qualità e sicurezza delle cure ai pazienti e loro insoddisfazione;
  • maggior incidenza di malattie fisiche e mentali.

Tale disagio dei medici è correggibile, ma è necessaria molta ricerca per aumentare la generale consapevolezza e trovare i migliori modi di risolvere questo problema tanto importante per i medici, per i malati e per il Servizio Sanitario Nazionale. Il burn-out non si combatte con l’evasione dal lavoro, ma con modificazioni organizzative che consentano al medico di curare, fare ricerca e insegnare con soddisfazione ma anche assecondino la sua aspirazione ad emergere, acquisire nuove tecniche e conoscenze, essere riconosciuto materialmente e moralmente per i suoi risultati e i suoi meriti. Purtroppo nelle Istituzioni pubbliche italiane siamo ben lontani da questi obiettivi e di fatto manca una politica delle risorse umane.

 (da: Spunti per una sanità migliore di Girolamo Sirchia – Piccin Editore – cap 6 – p. 98-99)

Sirchia: riconvertire i piccoli ospedali per gli anziani e farli gestire a Mmg

Ho il piacere di condividere con voi l’intervista pubblicata su “Doctor33” di oggi.

 

intervista sirchia doctor 33 copia

Expo 2015 Sanità

Istituzione e sperimentazione di un Poliambulatorio-Guardia Medica territoriale

Riassunto
La presente proposta riguarda le prestazioni sanitarie urgenti ossia quelle rivolte a condizioni patologiche che, pur non mettendo a rischio la vita del paziente, gli provocano un disagio psicofisico marcato (dolori acuti di vario tipo, febbri elevate, etc.) e che richiedono un intervento sanitario rapido: i cosiddetti codici verdi e bianchi al Triage. Con l’aumento della popolazione di Milano previsto in occasione dell’Expo 2015, e conseguentemente del numero di tali condizioni, il rischio è che il già notevole carico di lavoro per i Pronto Soccorso ospedalieri della città cresca al punto di compromettere la loro capacità di assistere adeguatamente i pazienti in pericolo di vita (codici rossi). Qui si propone di sperimentare uno o due Poliambulatori-Guardia Medica di alto livello, aperti 24 ore al giorno per 7 giorni la settimana, che possano assorbire gran parte delle prestazioni sanitarie urgenti durante il periodo dell’Expo 2015 e, se efficaci, anche nel futuro della sanità milanese.

Premessa
L’Ente Expo ha preparato un piano preliminare che considera vari aspetti dell’organizzazione dell’evento, inclusa l’assistenza sanitaria (vedi Allegato 1Programma azioni Lombardia per Expo 2015 – Tutela della salute”, pag. 83-101, riguardanti le competenze della Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia).

Nell’attesa che il suddetto documento venga reso definitivo, onde evitare inutili duplicazioni, il Gruppo di Lavoro Expo Sanità della Commissione Sviluppo Sanità della Regione Lombardia costituito da: Girolamo Sirchia, Emilio Trabucchi, Alberto Zangrillo con la collaborazione esterna di Marco Campari, Alberto De Negri e Basilio Tiso, si è limitato a redigere la seguente proposta che riguarda le urgenze sanitarie, intese come situazioni che, pur non mettendo a rischio la vita, necessitano di un intervento tempestivo di diagnosi e cura per alleviare un serio disagio psicofisico del paziente. Non vengono invece considerate le emergenze (situazioni che mettono a rischio la vita del paziente).

I servizi sanitari a Milano nel periodo dell’Expo 2015
Dall’1 maggio al 31 ottobre 2015 Milano ospiterà l’esposizione internazionale Expo 2015. Questa è un’occasione preziosa per il rilancio della nostra città, delle sue bellezze, della sua storia, delle sue attività molteplici, del suo modo di vivere, dei suoi servizi. Milano è conosciuta nel mondo come una capitale degli affari e della finanza ma anche della moda, del design, del lusso. Ma Expo 2015 è anche l’occasione per rilanciare l’immagine e i valori di tutta l’Italia e in particolare del turismo colto e del made in Italy. Tutto ciò che è italiano piace al mondo intero: all’estero si pensa all’Italia come al Paese dove tutto è bello e dove la vita è dolce. Basta osservare la massa di persone sognanti che si radunano ogni giorno a Roma sulla scalinata di Trinità de’ Monti o a Venezia lungo le calli, o a Firenze, Napoli, Palermo. E che dire della Scala di Milano che attira melomani da tutto il mondo. Expo 2015 quindi può essere un grande motore per il rilancio economico e politico del nostro Paese se, fra l’altro, si sapranno organizzare bene intorno all’evento i servizi della città di Milano e i pacchetti turistici che consentano ai visitatori di conoscere le peculiarità italiane. Si stima che questi visitatori saranno circa 21 milioni nel corso dei 6 mesi di Expo 2015 e dei periodi connessi, dei quali la gran parte Italiani e un 30% stranieri.

Tra i servizi indispensabili grande importanza riveste un servizio sanitario efficiente di alta qualità. Tra i visitatori vi saranno certo molti giovani ma anche anziani e persone affette da malattie croniche, quali i soggetti in trattamento dialitico per insufficienza renale, quelli con disabilità motorie e sensoriali o con insufficienza respiratoria e cardiaca, con malattie neurodegenerative, ecc. Vi saranno inoltre donne anche gravide e bambini. Infine si verificheranno situazioni sanitarie di emergenza (ictus, infarti del miocardio, ecc.) e situazioni di urgenza (dolori al torace e all’addome, mal di denti, malesseri di vario tipo, febbri elevate, ecc.).

Si configurano pertanto tre tipi di necessità sanitarie per la persona:
– assistenza ordinaria per soggetti con patologie già note o sopravvenienti
– emergenze
– urgenze

Le patologie urgenti
In base ai dati disponibili si può stimare che ogni giorno saranno presenti nell’area Expo 2015 mediamente 160.000 persone fra visitatori e operatori, e nella città di Milano quasi 2 milioni di persone (1.300.000 residenti, 400.000 pendolari che frequentano la città per lavoro prevalentemente nelle ore diurne, 200.000 visitatori Expo). Riteniamo che Expo 2015 sia l’occasione per migliorare l’assistenza sanitaria primaria a tutti coloro che sono presenti a Milano anche dopo la conclusione dell’evento. In base ai dati della Regione Lombardia si può calcolare che oggi nella città di Milano si registrino mediamente ogni giorno 1.500-2.000 urgenze (codici bianchi e verdi – 1 ogni 1.000 persone presenti) e 100 emergenze (codici gialli e rossi), che aumenteranno del 10% circa con l’afflusso dei visitatori Expo. Molte di queste acuzie afferiscono ai Pronto Soccorso ospedalieri (PS), la cui operatività è già ora molto intensa e richiederebbe un loro miglior collegamento con strutture di sollievo che consentano il trasferimento per ulteriori cure o la dimissione protetta, senza che i PS ospedalieri debbano addossarsi la responsabilità di dimettere il paziente per mancanza di letti di osservazione o di degenza ulteriore.

Un incremento dell’affluenza di pazienti urgenti (codici bianchi e verdi) ai PS ospedalieri legato all’Expo 2015 rischierebbe di compromettere seriamente le loro possibilità di trattare adeguatamente i pazienti in pericolo di vita. Noi crediamo che per evitare questo rischio sia utile approntare Poliambulatori–Guardia Medica aperti 24 ore al dì, sette giorni la settimana, e dotati di adeguate attrezzature di diagnosi e cura, cui indirizzare i pazienti urgenti tramite un’adeguata campagna di comunicazione, che va estesa a tutta la città (alberghi, taxi, aeroporti, trasporti, ecc.) con un’informazione multilingue, coinvolgendo anche la Centrale Operativa del 118 che avrà un ruolo nel selezionare i casi da indirizzare al Poliambulatorio-Guardia Medica. Questi Poliambulatori-Guardia Medica dovrebbero essere idealmente contigui a un PS che con il suo Triage potrebbe utilizzarli per avviarvi i pazienti urgenti ma non di competenza del PS.

Ogni Poliambulatorio-Guardia Medica dovrebbe disporre in loco o tramite Pronta Disponibilità dei seguenti specialisti e servizi:
– internista (o generalista), chirurgo generale ed eventualmente anestesista
– cardiologo, neurologo, psichiatra, pediatra, ginecologo, odontoiatra, ortopedico, oculista, otorinolaringoiatra
– laboratorio di urgenza e bioimmagine
con variazioni dettate di volta in volta dalla collocazione del presidio. La indispensabile presenza di specialisti nel Poliambulatorio-Guardia Medica comporta la realizzazione di studi medici dedicati nonché la disponibilità di strumentazione diagnostica specifica, che per ridurre i costi si dovrebbe utilizzare nell’arco della giornata, non solo per le prestazioni sanitarie urgenti, ma anche per assistenza  ambulatoriale ordinaria. Nella prima fase della sperimentazione verranno dimensionati il numero degli specialisti necessari a rispondere al carico di lavoro ordinario e dell’urgenza e il lay-out della struttura(*).

Il personale dovrebbe essere in prevalenza dipendente dal Servizio Sanitario Regionale (SSR) e derivare dall’accorpamento e riordino della rete ospedaliera (previsto dalla Regione Lombardia). Ciò non toglie che si possa e si debba impiegare anche altro personale operante nel SSR in base alle necessità in una logica di multidisciplinarietà e multispecialità. Il Poliambulatorio-Guardia Medica deve essere gestito da un Direttore di dimostrata capacità ed esperienza manageriale in ambito sanitario, coadiuvato da personale sanitario e amministrativo esperto. Uno schema dell’organizzazione sopraesposta è riportato nell’Allegato 2.

Il carico di lavoro di ogni simile struttura si stima possa aggirarsi intorno ad almeno 3.000 pazienti al mese. Potrebbe essere utile se essa disponesse di una Astanteria oltre che di uno stretto collegamento con Ospedali per il Pronto Soccorso e le eventuali degenze. Importante anche che sia dotato di uno sportello amministrativo per il disbrigo di pratiche inerenti.

Questi Poliambulatori-Guardia Medica sono analoghi ai cosiddetti “Darzi walk-in centres(1) realizzati in Inghilterra, specie a Londra nel 2008 dall’allora Segretario di Stato per la Sanità Lord Ara Darzi. Questi walk-in centres hanno avuto un grande successo presso il pubblico, con un’affluenza quasi 3 volte superiore rispetto a quella prevista e con un costo medio di 1,1 milione di Sterline/anno, cioè assai più elevato di quanto preventivato(2). Ciò è probabilmente dovuto al fatto che a Londra solo una parte degli utenti paga la prestazione, giacché questa è gratuita per i pazienti che si sono registrati per le cure primarie presso questi centri anziché presso gli studi dei medici generalisti. Proprio per questo nel nostro modello prevediamo che i Poliambulatori-Guardia Medica siano accessibili a tutti i cittadini previo pagamento senza esclusioni di un ticket di 50 Euro che copra i maggiori costi di gestione, la formazione continua del personale, le attività di valutazione di qualità, efficacia e costo.

Recentemente i walk-in centres sono stati molto criticati dai medici generalisti inglesi che hanno sottolineato come, a fronte delle spese elevate, diversi centri non abbiano attirato pazienti. Al proposito tuttavia vanno considerati i seguenti punti:

1) i “Darzi centres” in attività in Gran Bretagna sono molto numerosi (oltre 350)
2) registrandosi per le cure primarie ai centri invece che agli studi dei medici generalisti i pazienti danno luogo a una concorrenza fra questi ultimi e i primi
3) i pazienti si dichiarano per lo più soddisfatti dei Darzi centres

A fine 2013 il Premier britannico David Cameron ha riproposto in via sperimentale l’accesso esteso (12 ore al dì 7 giorni su 7) alle prestazioni di Medici Generalisti, ricalcando l’iniziativa di Ara Darzi(3). Anche Clare Gerada, Presidente uscente del Royal College of General Practitioners ha proposto di continuare l’azione del precedente Ministro della Sanità per superare la storica divisione tra Ospedale e Territorio, e inoltre di riunire in un’unica azienda i provider territoriali e l’Ospedale locale, ponendo così termine anche alla anacronistica figura dei medici territoriali convenzionati in favore di personale tutto dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale(4). Nella nostra proposta il Poliambulatorio-Guardia Medica non si pone in concorrenza con i medici generalisti, ma al contrario funge da supporto al loro lavoro, coprendo le urgenze, operando negli orari e nei giorni non coperti dal loro servizio, fungendo da riferimento per approfondimenti diagnostici e di second opinion. Infine è bene prevedere nel Poliambulatorio-Guardia Medica la presenza del personale di continuità assistenziale per le visite domiciliari a pagamento.

Il presidio da noi ipotizzato è relativamente nuovo per Milano e per la Lombardia e deve quindi essere sperimentato su piccola scala con una sperimentazione euristica, cioè di valutazione e modificazione cammin facendo in modo agile in rapporto alle esigenze rilevate. In via sperimentale si potrebbe iniziare con due Poliambulatori-Guardia Medica a Milano: Milano Centro e Milano Nord.

Guardia Medica Milano Centro. Questa avrebbe innanzitutto il vantaggio di essere raggiungibile in modo relativamente agevole da tutte le periferie milanesi. Essa potrebbe essere collocata presso il Policlinico di via Pace o, qualora ciò risulti inopportuno, presso le strutture ICP di via Rugabella, adeguatamente ristrutturate e riattrezzate. Il personale potrebbe essere quello dei Poliambulatori ICP, integrato con medici generalisti e di continuità assistenziale, infermieri, tecnici e amministrativi, ma anche con personale ospedaliero. L’Ospedale Policlinico sarebbe il naturale referente per il Pronto Soccorso e per tutti i restanti servizi sanitari e le degenze per adulti e bambini e per la donna, mentre l’Ospedale Gaetano Pini potrebbe costituire il riferimento ortopedico e reumatologico. Per quanto riguarda l’assistenza odontoiatrica, lo stesso Policlinico ed il vicino Centro Stomatologico di via Commenda costituirebbero un valido riferimento. Se necessario, a queste stesse strutture ospedaliere potrebbero afferire in un momento successivo anche altri Poliambulatori, come quelli di via Andrea Doria.

Guardia Medica Milano Nord. Potrebbe essere costituita da un presidio collocato all’interno dell’area espositiva, strettamente collegato ai vicini Ospedali di Garbagnate (e/o Bollate, e/o Rho) e Sacco, nel quale ultimo fra l’altro è già attivo un servizio di odontostomatologia esperto.  Questo presidio di Milano Nord potrebbe così sopperire alle urgenze che si verifichino all’interno dell’area Expo 2015 e in un ampio settore al Nord di Milano.

E’ importante che la sperimentazione tenga conto del fatto che:

a. la Guardia Medica deve essere integrata non solo con i vicini Ospedali ma anche con strutture a bassa intensità di cura, da utilizzare come buffer per il trasferimento o la dimissione protetta di convalescenti e anziani. Altro importante buffer è un reparto di Astanteria-Osservazione.
b. è necessario che questi presidi operino a pieno regime ogni giorno e per tutto l’arco della giornata, anche nei week end e nei periodi festivi, così da evitare gli inconvenienti dell’assistenza sanitaria che si osservano in questi periodi.
c. il personale impiegato deve essere il più esperto e non solo il più giovane, giacché la pratica ambulatoriale è tra le più difficili attività di diagnosi e cura. Va da sé che al personale eccellente devono essere corrisposte retribuzioni adeguate e attrattive. Infine le attrezzature impiegate devono essere moderne ed efficienti.

Schema operativo per la Guardia Medica Milano Centro(**)
Alla luce di quanto esposto il presente Gruppo di Lavoro formula la seguente proposta operativa.

1. La Regione Lombardia, in accordo con altri interessati, delibera di istituire a scopo sperimentale una Guardia Medica Milano Centro, situandola in via Rugabella, o in via Pace, e collegandola in modo efficiente con gli Ospedali Policlinico e Gaetano Pini. Lo stanziamento iniziale è di Euro…….e potrebbe afferire al capitolo della ricerca organizzativo-gestionale di competenza regionale.

2. Il Capo Progetto della sperimentazione e Direttore del Presidio, almeno fino al termine della sperimentazione, deve essere persona di riconosciuta esperienza in ambito organizzativo e gestionale in sanità. Egli viene indicato nella persona del Dr. ………….. che riporterà direttamente all’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia e sarà coadiuvato da un gruppo operativo di sua fiducia.

3. Il suddetto Gruppo operativo definirà nei dettagli l’organizzazione e le opere necessarie, il personale, le attrezzature, ecc. Preparerà un piano economico e un cronoprogramma e sottoporrà la proposta all’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia per approvazione.

4. Nel piano dovranno essere affrontati fra gli altri, ma non solo, i seguenti punti:

a) tipo e numero di specialisti medici necessari. Ribadiamo qui che il personale, specie i medici, deve essere molto esperto e deve essere  formato, aggiornato e motivato ai nuovi compiti
b) provenienza del personale
c) integrazione e collegamento con ospedali e ASL
d) attrezzature necessarie. Ribadiamo qui che le attrezzature debbono essere di ultima generazione e ben manutenute
e) modalità di acquisizione di personale e attrezzature
f) ticket fisso di accesso ed altre eventuali tariffe
g) collocazione presso la Guardia Medica dei medici di continuità assistenziale per le visite domiciliari e relative tariffe
h) campagna di informazione della popolazione in più lingue sull’esistenza e funzionamento della Guardia Medica, che dovrà prevedere anche il coinvolgimento della Centrale 118

Conclusioni
Dato l’avvicinarsi del 2015 (circa 450 giorni all’inizio di Expo 2015!), è necessario che la sperimentazione organizzativo-gestionale inizi al più presto e si concluda nel 2014, aprendo la Guardia Medica alla cittadinanza milanese per verificarne il gradimento e la funzionalità. E’ importante inoltre che si implementi un sistematico controllo di qualità ed efficienza che riguardi sia la parte tecnica delle prestazioni che la comunicazione (e l’accoglienza) con i pazienti. Al termine del 2014, in base alle valutazioni di qualità, efficienza e costo della sperimentazione, nonché del suo gradimento presso gli utenti, si potrà decidere se le Guardie Mediche vadano mantenute, se vadano replicate e in quale luogo. Si potrà anche valutare l’opportunità di far partecipare all’iniziativa i privati, autorizzandoli alla realizzazione di Guardie Mediche a pagamento controllato senza oneri aggiuntivi di alcun tipo per la finanza pubblica, sottoposti a direttive e controlli regionali (si pensi a strutture tipo Ospedali privati, Centri Diagnostici, ecc.).

I presidi sanitari qui proposti potrebbero rappresentare un investimento pubblico stimolato dall’Expo 2015, ma destinato a migliorare l’assistenza sanitaria a Milano anche nel futuro, ed un modello di offerta utile anche per ulteriori riflessioni economiche e organizzative sulla sanità lombarda.

Stima dei tempi per garantire l’operatività del Poliambulatorio-Guardia Medica territoriale

1 Maggio 2015: apertura EXPO – La struttura sanitaria deve già essere operativa e rodata per evitare boomerang di immagine
1 mese: di rodaggio organizzativo (su pazienti residenti)

1 Aprile 2015: avvio dell’operatività della struttura
1 mese: set-up dell’organizzazione, delle attrezzature, degli arredi, ecc.

1 Marzo 2015: fine lavori di ristrutturazione/adeguamento della struttura
6 mesi: lavori di ristrutturazione; in parallelo: reclutamento del personale

1 Settembre 2014: avvio lavori ristrutturazione
1 mese (+ Agosto): formalizzazione del contratto di appalto dei lavori (non ci sono i tempi per seguire le procedure previste per le gare europee. Occorre valutare la fattibilità amministrativa di procedere per estensione contrattuale con appaltatori di lavori già contrattualizzati per altre cose dall’azienda ospedaliera a cui appartiene la struttura prescelta. Questo vincolo, particolarmente rilevante, può condizionare la scelta del luogo)

1 Luglio 2014: avvio della formalizzazione del contratto con l’appaltatore dei lavori
1 mese: verifica amministrativa delle modalità giuridico/formali di estensione di contratti in essere con l’appaltatore dei lavori; in parallelo: prosecuzione di dettaglio dello Studio di Fattibilità organizzativo-gestionale

1 Giugno 2014: avvio della verifica giuridico/formale
1 mese: realizzazione del progetto architetturale di dettaglio; in parallelo: prosecuzione di dettaglio dello Studio di Fattibilità organizzativo-gestionale (es. fine-tuning del modello organizzativo nell’interazione con architetti + procedure di reclutamento del personale, definizione delle modalità formali di assegnazione alla struttura del personale necessario, strategia di comunicazione, procedure organizzative di dettaglio, ecc.)

1 Maggio 2014: termine della fase macro dello studio di fattibilità ed avvio della progettazione di dettaglio del layout
3 mesi: realizzazione dello studio di fattibilità con determinazione delle attività sanitarie da svolgere nella struttura, delle stime dei volumi, dei conseguenti dimensionamenti, dei flussi di pazienti, dei requisiti per il layout, stima dei ricavi, dei costi e degli investimenti. Individuazione delle strutture candidate ed analisi di coerenza con i requisiti emergenti dallo Studio di Fattibilità. Valutazione dei compromessi sostenibili tra layout, obiettivi sanitari e costi. Scelta finale della struttura.

1 Febbraio 2014: avvio operativo dello studio di fattibilità
10 giorni
Oggi


Note:

(*) Si può anche progettare che, accanto alla Guardia Medica, si possa sperimentare un “nuovo modello di presa in carico integrale della persona che garantisca una continuità di assistenza tra servizi territoriali e servizi specialistici ospedalieri e percorsi di cura o di accesso in servizi sanitari e socio-sanitari” (vedi Deliberazione della Regione Lombardia n. X/1185 in data 20/12/2013 – Allegato 1 – pag. 1), definendo “un assetto organizzativo in grado di consolidare lo spostamento dell’asse di cura dall’Ospedale al territorio” (vedi Deliberazione della Regione Lombardia n. X/1185 in data 20/12/2013 – Allegato 1 – pag. 2) nell’ambito della “sistemazione della rete degli operatori accreditati in ambito sanitario e socio-sanitario” (vedi Deliberazione della Regione Lombardia n. X/1185 in data 20/12/2013 – Allegato 1 – pag. 2). Il Poliambulatorio-Guardia Medica potrà cosi eventualmente assumere, dopo l’Expo, anche il ruolo di Polo Territoriale che garantisca la “continuità assistenziale” e sia “in grado di generare una propria offerta e capacità di attrazione alternativa all’Ospedale e che, insieme all’Ospedale, crei il circuito virtuoso della continuità Ospedale territorio” (vedi Deliberazione della Regione Lombardia n. X/1185 in data 20/12/2013 – Allegato 1 – pag. 2). Ad esempio potrebbe ospitare un Centro Diabetici o un Centro Dialisi in collaborazione con l’Ospedale di riferimento (Healthcare for London. A framework for action (DOWNLOAD: http://www.nhshistory.net/darzilondon.pdf.)

(**) Analogo procedimento potrà essere seguito per dar vita al secondo presidio sperimentale Guardia Medica Milano Nord.

Voci bibliografiche:

(1) Healthcare for London. A framework for action (DOWNLOAD: http://www.nhshistory.net/darzilondon.pdf (Allegati 3,4,5,6)

(2) Torjesen I. Monitor investigates reasons behind closure of “popular” Darzi walk-in centres. BMJ 2013;346:f3570 (Allegato 7)

(3) BMJ 2013;347:f5949 (Allegato 8)

(4) BMJ 2013;347:f5911 (Allegato 9)

Allegati:

Allegato 1

Allegato 2

Allegato 3 (pagg. 1-12 e 87-106)
Healthcare for London – http://www.londonhp.nhs.uk/healthcare-for-london
N.B.da considerare come integrazione al precedente documento (tra pag. 12 e pag. 87)

Allegato 4

Allegato 5

Allegato 6

Allegato 7
Torjesen I. Monitor investigates reasons behind closure of ‘popular’ Darzi walk-in centres. BMJ 2013;346:f3570.

Allegato 8
Iacobucci G. Cameron reveals plan for seven day access to GPs. BMJ 2013;347:f5949

Allegato 9
Gerada C. It’s like the wild west in healthcare. BMJ 2013;347:f5911

30 gennaio 2014