Il nostro Servizio Sanitario Nazionale deve essere aggiornato

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è oggi molto deficitario su almeno tre punti:

1. La medicina territoriale. La preparazione e l’aggiornamento dei generalisti è inadeguata. Essi sono spesso isolati, non integrati in rete con specialisti e centri di riferimento.
Pensate ai cronici che vengono dimessi dall’Ospedale dopo un accidente (ictus, frattura del femore, ecc.). Chi si prende cura di loro? Chi organizza la loro prevenzione secondaria, terapia, riabilitazione?

E’ necessario:
> costruire le reti, erigendole ad Aziende Sanitarie Locali;
aggiornare i generalisti continuamente (devono frequentare l’Ospedale);
> verificare ciò che fanno tramite ispettori;
> dare agli ispettori il potere di applicare strumenti correttivi;
> integrare sanitario e sociale (Casa della Salute).

2. L’assistenza ospedaliera varia enormemente da zona a zona per quantità e qualità delle prestazioni.

E’ necessario:
> costruire una gerarchia di Ospedali (piccoli locali, grandi di riferimento) e integrarli in rete tra loro e con il territorio ASL-rete, dando a queste ultime un margine di autonomia affinché possano competere tra loro sulla qualità, sul modello di Reinventing Government di Osborne e Gaebler, anche se molta strada deve essere fatta per evitare che ciò produca nuovi guasti (Saltman RB. The role of regulation in health care. BMJ 344,e821,2012): la ricerca sanitaria ancora una volta deve essere potenziata nell’interesse di tutta la nazione;
> misurare la qualità e quantità delle prestazioni erogate nelle varie aree del Paese;
> rivalidare i medici dopo aver creato un sistema obbligatorio di aggiornamento (portfolio);
> rimotivare il personale sanitario conferendo loro responsabilità-poteri (Dipartimento), carriera in base al merito, dignità sociale (non più impiegati in aziende gestite dal solo potere amministrativo);
> scacciare la politica dalla sanità, in particolare quella delle Regioni.

3. Le misure di salute pubblica sono insufficienti. In particolare manca un ben strutturato sistema che assicuri ininterrottamente l’educazione sanitaria della popolazione e iniziative efficaci di miglioramento degli stili di vita (fumo, alimentazione, movimento,ecc.) e di buon uso del Servizio Sanitario Nazionale.
L’alfabetizzazione sanitaria (Health literacy, ossia la capacità di leggere e capire le informazioni sanitarie) è anche alla base della capacità dei pazienti di badare alla propria salute, utilizzare bene i servizi sanitari e interagire con i medici curanti (Raynor DKT. Health literacy. BMJ 344,e2188,2012, Bostock S, Steptoe A. Association between low functional health literacy and mortality in older adults: longitudinal cohort study. BMJ 344,15,2012).
Le modalità per informare il pubblico (e il personale sanitario) devono essere impostate in modo professionale, utilizzando al meglio tutti gli strumenti del social marketing, ed i risultati delle iniziative di comunicazione debbono essere misurati. La televisione, il cinema ed il teatro sono gli strumenti più efficaci per indurre la popolazione a migliorare le proprie conoscenze, le proprie abitudini e i propri stili di vita (Sirchia G. L’arte per la salute, blog www.girolamosirchia.org). In particolare bisogna utilizzare i mezzi di comunicazione più efficaci cercando di suscitare nel target emozione e curiosità, giacchè queste ancorano meglio i messaggi che mandiamo nella memoria (Prober G, Heath C. Lecture halls without lectures. A proposal for medical education. NEJM 366, 1657-59, 2012).
Ritengo che tutto ciò (educazione, promozione della salute, prevenzione) debba essere centralizzato presso il Ministero della Salute.

Se è vero che il 30% della spesa per i servizi sanitari non produce benefici apprezzabili (Garder A et al. The promise of health care cost containment. Health Aff 26, 1545-47, 2007, Volpp KG et al. Assessing value in health care programs. JAMA 307, 2153-54, 2012) e che i costi della non qualità sono altrettanto elevati, il Technology Assessment e i sistemi di Quality Assurance sono investimenti necessari e urgenti.

Appunto sulla scuola

Gli organismi internazionali più autorevoli ormai da tempo concordano nell’assegnare alla scuola un ruolo primario per costruire una società ordinata, equa e avanzata. Un sistema scolastico efficiente deve costruire un buon cittadino ed indirizzare i giovani verso attività lavorative per le quali hanno attitudine e che possono dare loro soddisfazione e piena realizzazione economica e spirituale. La scuola deve perciò essere obbligatoria fino all’età di 16 anni, divisa in due quinquenni: la scuola primaria e la scuola media. La scuola primaria (o elementare) getta le basi per la costruzione di un buon cittadino moderno non solo attraverso il trasferimento di nozioni fondamentali ma anche con l’educazione civica e sanitaria(1), l’apprendimento di lingue straniere (oltre che l’italiano), delle basi scientifiche, delle pratiche sportive anche agonistiche(2), la scoperta delle nostre radici e dei valori fondanti della società. La scuola media approfondisce, sviluppa e consolida questa preparazione. In uscita dal secondo quinquennio il giovane viene sottoposto ad una valutazione che sappia evidenziare le sue inclinazioni e le sue attitudini (la metodologia esiste, anche se non è perfetta) così da poter essere avviato a un istituto tecnico o scuola professionale oppure a un liceo classico o scientifico di durata triennale (in quest’ultimo caso previa valutazione in ingresso della sua preparazione). Le scuole di tipo tecnico dovrebbero abilitare all’esercizio di un lavoro tecnico e per questo il giovane deve poter frequentare oltre all’aula anche un ambito lavorativo che completi la sua preparazione. Esse peraltro dovrebbero trovare sbocco nell’Università sia per le lauree brevi sia per corsi di laurea attinenti (ad esempio per i ragionieri economia e commercio). Comunque per tutti i corsi di laurea è importante che il numero sia programmato con valutazione della preparazione dello studente in ingresso.

Il suddetto momento di indirizzo e valutazione a 16 anni aiuterebbe i giovani a trovare la loro strada nel mondo del lavoro, evitando che tutti si avviino verso l’Università per poi bloccarne l’accesso con il numero chiuso oppure fabbricando disoccupati laureati in discipline che non sono richieste dal mercato del lavoro. E’ vero che la maggior parte dei genitori italiani di ogni ceto ambisce ad avere figli laureati, ma ciò deriva probabilmente dal fatto che in passato il laureato aveva migliori opportunità di guadagno e di posizione sociale.

Oggi non è più così. Il mondo moderno tende a livellare sul merito e sulle capacità individuali laureati e tecnici; questo va capito e fatto capire alla nostra popolazione. La dignità sociale non è e non deve essere più legata al “pezzo di carta”, ma alla capacità del giovane. Se questo è il modello adatto ad una società moderna, il sistema scolastico italiano va un poco ripensato. Riforme, controriforme, rappezzi e modifiche parziali e settoriali sono stati poco utili. Servono un modello di sistema semplice e non demagogico, insegnanti motivati e ben preparati ai quali vengano date forte dignità sociale e considerazione, interazioni tra scuola e mondo del lavoro, attenzione politica e risorse sufficienti. Forse, facendo bene i conti, scopriremo che in un sistema ben ordinato e con meno sprechi si possono avere risultati migliori senza eccessivo aggravio di spesa e potremo accorgerci che investire nella scuola è molto conveniente anche in termini economici.

 

Note

(1) Penso ad un insegnamento ad hoc con personale dedicato e con libri di testo e supporti adeguati che trasferiscano ai giovani le nozioni sugli stili di vita salutari, sui danni alla salute provocati da inattività fisica, alimentazione inappropriata, fumo di tabacco, ecc.

(2) Penso alle scuole americane che tengono in grande considerazione e riservano molto tempo alle pratiche sportive.

La prevenzione primaria (Spigolature)

La prevenzione primaria, e in particolare il miglioramento degli stili di vita, contribuisce alla salute 4 volte più degli interventi medici di prevenzione secondaria.

Hotchkiss JW et al – Trends in adult cardiovascular risk factors and their socio-economic patterning in the Scottish population 1995-2008: cross-sectional survey BMJ open I, e000176, 2011

Tumore polmonare e fumo (Spigolature)

Nel 2011 in Italia sono stati registrati 38.000 nuovi casi di tumore polmonare.
Solo l’11,9% dei tumori si riscontra nei non fumatori.
Nelle donne la prevalenza del tumore è in aumento (dal 16% del 2000 al 24,4% del 2010).

European Respiratory Society Congress, Vienna, 1-5 settembre 2012

I risultati della prevenzione

La riduzione delle morti premature da ictus e cardiopatie ischemiche registrata negli USA dal 1970 in poi è dovuta per il 44-72% alle intervenute modificazioni dei fattori di rischio coronarico, primariamente l’uso di tabacco, la pressione arteriosa e il tasso di lipidi ematici.

Wolf SH – The big answer: redescovering prevention at a time of crisis in health care Harv. Health Policy Rev. 7, 5-20, 2006