È tempo di integrare sociale e sanitario

La situazione economica attuale non consente di addossare allo Stato l’intera spesa dell’assistenza sociale. In Gran Bretagna la Commissione Dilnot ha proposto un tetto di spesa a carico degli assistiti, legato al reddito. Potrebbe rappresentare un passo avanti anche in Italia.

Appena possibile, tuttavia, la vera soluzione è di integrare il sistema sanitario e quello dell’assistenza sociale, specie quello che riguarda la degenza in RSA. Tenere divisi i due sistemi (il primo dei quali finanziato dallo Stato, il secondo a carico prevalente del paziente) è oggi un criterio superato dalla realtà, che ci dimostra come le necessità sanitarie e socio-assistenziali dei pazienti cronici non siano separabili. La Commissione Barker e il King’s Fund in Gran Bretagna (diretto da Chris Ham) dovranno proporre una risposta a questo quesito entro il 2015.

(BMJ 2013;346:f3973)

Copiare è utile

Anche per i sistemi di organizzazione e gestione dei servizi pubblici (e quindi per le cosiddette riforme) conoscere e copiare le iniziative di successo realizzate in altri Paesi è un grande segreto. Non è quindi per niente apprezzabile il comportamento di coloro che non copiano (che non fanno come i giapponesi e i cinesi) perché ottengono risultati inferiori e tardivi rispetto a coloro che utilizzano le esperienze altrui a proprio vantaggio.

(Anderson GF et al. Reevaluating “Made in America” – Two cost-containment ideas from abroad. New Engl J Med 368, 2247-49, 2013)

Il medico sciatto

Molti medici oggi non vestono più in modo classico: non portano il camice, non portano cravatta, hanno aspetto anonimo e trasandato (scruffy doctors). Molti pazienti non sembrano contenti di questo cambiamento: essi lamentano di non capire più chi è medico e chi non lo è, e ritengono che l’immagine del medico ed il suo ruolo ne soffrano molto. Né vi è ragione di ritenere che questo abbigliamento comporti meno rischi di trasmettere germi ai pazienti: non vi è alcuna prova in tal senso: ciò che serve a questo fine è lavare le mani e pulire bene gli ambienti. L’aspetto trasandato e informale richiama invariabilmente il concetto di poco pulito, e questo è davvero un pericolo per il paziente. Dobbiamo ritornare a potenziare le misure igieniche, quelle dell’igiene dell’era pre-antibiotica, perché essa è sempre attuale e fondamentale e i giovani medici in particolare devono tornare a conoscerla ed apprezzarla; l’igiene rinasce dalle sue ceneri come una fenice man mano che aumentano le resistenze agli antibiotici e sono troppo pochi i nuovi antibiotici allo studio.

(Dancier S. Put your ties back on. BMJ 2013;346:f3211)

Direttori Generali Medici per gli Ospedali

Le migliori organizzazioni sanitarie in USA (Kaiser-Permanente in California, Intermountain Healthcare in Utah, Virginia Mason in Seattle) sono dirette da medici che uniscono ad un’alta credibilità da parte dei loro colleghi una conoscenza profonda di ciò che va fatto per migliorare la qualità e una capacità di motivare i medici a darsi come obiettivo principale la qualità dei servizi erogati al paziente. E’ un cambio culturale prima che tecnico e bisogna saperlo realizzare. Solo così si possono ridurre gli sprechi legati a scarsa attenzione al malato e alla preoccupazione di osservare standard e sanzioni imposti dall’alto (Ham C. BMJ 2013;346:f3668).

Recentemente sono stati sviluppati alcuni indicatori di spreco, che possono essere utili per aiutare i medici a perseguire il loro obiettivo di qualità (Am J Med Qualità 2013;doi:10.1177(1062860613486830).

Stato disonesto, cittadini disonesti

Fiorenza Sarzonini sul Corriere della Sera dell’1/12/2013 cita una serie di illegalità (truffe) perpetrate da cittadini italiani a danno dello Stato. Ce n’è per tutti: dipendenti pubblici, pensionati, studenti, proprietari di case, ecc. Ma perché ci meravigliamo? E’ vero che molti Italiani sono disonesti. Ma qual è il motivo? Forse che siamo geneticamente diversi dai Tedeschi o dagli Svizzeri tanto ordinati ed onesti? No, non è così. La ragione è che in Germania e in Svizzera si investe in una scuola che forma dei buoni cittadini, in uno Stato ordinato e onesto, in una società seria e consapevole, ben controllata. Ma noi siamo abituati ad una classe dirigente e a Governi che rubano, che non mantengono le promesse fatte, che scialacquano il pubblico denaro estorto con tassazioni esose, che non investono nella scuola, nell’ambiente, nella cultura, nell’assistenza sociale. Allora di chi è la colpa? Se avete risposto: del Governo e della politica, avete sbagliato. La colpa è nostra perché continuiamo a tollerare questi politici, questi burocrati, questi dirigenti invece di spazzarli via.

Il buon esempio deve venire dall’alto: se fossimo governati da persone oneste e competenti il popolo italiano potrebbe essere migliore: ma non è così. Tuttavia continuiamo a votare i soliti noti, che con il nostro voto si legittimano e si rafforzano. Votando crediamo di far bene, ma in realtà ci scaviamo la fossa sotto i piedi, perché i soliti noti (di Destra o di Sinistra) hanno da pensare ai loro interessi, non ai nostri e lo dimostrano giornalmente. Dobbiamo alzare la voce e farli smettere, costringendoli ad andarsene per sempre. Perché ciò accada dobbiamo far nascere un Partito di persone oneste e capaci. La cosa è fattibile se tutti noi ci impegnamo in qualche modo. Cambiare la politica si può e solo così potremo cambiare il modo di vivere in Italia.