Tubercolosi

In New York City l’obiettivo del programma di controllo della tubercolosi si è spostato dalla prevenzione alla identificazione e cura precoci. I gruppi più a rischio sono oggi i soggetti con HIV, diabete, immunosoppressione da farmaci e i fumatori. Per l’80% sono persone nate al di fuori degli USA e non è facile raggiungerle e convincerle a sottoporsi ai procedimenti di diagnosi e cura. Così, malgrado la nuova tecnologia che consente diagnosi rapide, gli immigrati sfuggono al programma di contrasto. Molti casi si dimostrano inoltre resistenti al trattamento classico (isoniazide e rifapentina) e questo inoltre è molto costoso. La TBC è un pericolo per le nostre comunità ed è necessario approntare, finanziare e aggiornare piani efficaci per evitare pericolose epidemie.

(Macaraig M et al. Tuberculosis control in NYC: a changing landscape. N Engl J Med 370, 2362-65, 2014)

I piccoli ospedali locali

Da anni si continua a dire che i piccoli Ospedali locali devono essere chiusi in quanto poco sicuri e inadatti a fornire prestazioni aggiornate. Oggi si fa strada un diverso orientamento: i piccoli Ospedali locali, a vocazione prevalentemente geriatrica, possono rappresentare il cardine di una rete territoriale di servizi socio-sanitari assai utile soprattutto per i pazienti anziani che possono qui trovare utile assistenza vicino a casa, per ricoveri di sollievo e per evitare che essi debbano gravare su Ospedali ad alta intensità di cura, inadatti a trattarli adeguatamente. Diversamente dal passato, i piccoli Ospedali locali divengono così un presidio sanitario del medico di base, ed acquisiscono una funzione utile e dignitosa, che si può anche adattare ai bisogni delle comunità locali. Anche la Commissione Sviluppo Sanità della Regione Lombardia nel suo documento di riordino del Servizio Sanitario lombardo ha considerato con favore questa soluzione.

(BMJ 2014;348.g3662)

I costi dell’inquinamento atmosferico

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha calcolato che il costo dell’inquinamento dell’aria in termini di salute e mortalità precoce per i suoi 34 Stati membri ammonta a circa US$1.700 miliardi l’anno. Circa la metà dell’inquinamento è causato dalle emissioni dei motori diesel e, più in generale, dal traffico veicolare.

 ( BMJ 2014;348:g3527)

Le riforme istituzionali

L’Italia è sempre stata caratterizzata dal malgoverno, ovvero da minoranze al potere che hanno vissuto alle spalle dei cittadini che lavorano e producono, concedendosi introiti ricchi e privilegi senza mai rispondere della loro prevaricazione. Con il tempo questa minoranza parassita è cresciuta di numero e arroganza cosicchè oggi la spesa pubblica sfiora il 50% del PIL. Quali riforme possono porre rimedio a questa stortura? Ricordiamoci prima di tutto che nei sistemi complessi non è solo difficile individuare e approvare nuove regole efficaci, ma soprattutto far sì che le nuove regole vengano capite e seguite da tutte le persone che devono osservarle. Ancora oggi in Italia si parla di medici delle Mutue dopo 35 anni che la Mutua (l’INAM) è stata abolita e sostituita da un Servizio Sanitario Nazionale. Per questo mi fa paura la quantità di riforme messe al fuoco dall’attuale Governo: si rischia una confusione operativa senza precedenti oltre al rischio di ulteriori cassaintegrati che non si sa come occupare e mantenere, senza peraltro scalfire il sistema che ha generato i guasti maggiori cioè quello che gode dei privilegi. Come sperare quindi in un risanamento?
Oltre ai danni provocati dal dissennato aumento di coloro che godono di privilegi (schiere di politici, burocrati, affiliati, ecc., ma anche di imprenditori, professionisti, ecc. che con il sistema attuale campano bene), almeno altri due elementi negativi sono responsabili dell’attuale situazione:
1. la parcellizzazione del potere con eccessivi livelli (Stato, Regioni, Province, Comuni, città . metropolitane) in una Nazione piccola dove il potere centralizzato ha dato risultati migliori o non inferiori al decentramento e alla sovrapposizione e conflitto tra i ruoli;
2. il rifiuto degli Italiani di impegnarsi nel lavoro manuale o umile, per cui oggi è difficile trovare un Italiano che si impegni in agricoltura, assistenza alla casa o alla persona; meglio vivere con un assegno di disoccupazione che lavorare con sacrificio, anche perché non si capisce per quale motivo lo Stato offra ai disoccupati un assegno anziché un lavoro.
Forse se iniziassimo da qui con un progetto ben strutturato a piccoli passi successivi e relativo cronoprogramma, ricentralizzando lo Stato, eliminando tutti gli inutili centri di potere e di spesa che abbiamo creato e rivalorizzando i lavori che abbiamo lasciato agli extracomunitari, potremo trovare un bandolo all’intricata matassa della recessione.
Già che ci siamo voglio dire che ritengo curioso che parlando di riforme si parta sempre dai bisogni degli addetti (Sindacati in testa) anziché da quelli degli utenti, che restano sempre disattesi.

Il posto di lavoro

Viviamo di slogan. Si sente solo dire che il lavoro è un diritto. Ma chi genera il lavoro? L’impresa privata, giacché lo Stato non ha più soldi. Ma l’impresa privata ha bisogno di lavoratori coscienziosi, volenterosi e capaci. Il lavoro deve quindi prevedere anche dei doveri per il lavoratore, nell’interesse dell’azienda che assicura loro il posto. Qui sembra invece che i posti di lavoro debbano scendere dal cielo, senza impegni per i lavoratori che hanno diritto al posto (non al lavoro) ma non hanno il dovere di tenerselo caro.
Di queste mentalità dobbiamo ringraziare i nostri sindacati, che per pura demagogia, hanno diseducato i lavoratori creando un perenne contrasto tra lavoratori e imprenditori. Se a ciò aggiungiamo che le tasse sulle imprese sono a livello insopportabile non sarà caso di ricominciare da qui per rilanciare il lavoro? Ma per ridurre le tasse sulle imprese bisogna tagliare la spesa pubblica improduttiva (cioè i privilegi dell’apparato) e cambiare la mentalità dei lavoratori, ancora più difficile e impopolare. Per fare questo ci vogliono idee chiare e coraggio, qualità difficili da trovare.