I costi dell’inquinamento atmosferico

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha calcolato che il costo dell’inquinamento dell’aria in termini di salute e mortalità precoce per i suoi 34 Stati membri ammonta a circa US$1.700 miliardi l’anno. Circa la metà dell’inquinamento è causato dalle emissioni dei motori diesel e, più in generale, dal traffico veicolare.

 ( BMJ 2014;348:g3527)

Le riforme istituzionali

L’Italia è sempre stata caratterizzata dal malgoverno, ovvero da minoranze al potere che hanno vissuto alle spalle dei cittadini che lavorano e producono, concedendosi introiti ricchi e privilegi senza mai rispondere della loro prevaricazione. Con il tempo questa minoranza parassita è cresciuta di numero e arroganza cosicchè oggi la spesa pubblica sfiora il 50% del PIL. Quali riforme possono porre rimedio a questa stortura? Ricordiamoci prima di tutto che nei sistemi complessi non è solo difficile individuare e approvare nuove regole efficaci, ma soprattutto far sì che le nuove regole vengano capite e seguite da tutte le persone che devono osservarle. Ancora oggi in Italia si parla di medici delle Mutue dopo 35 anni che la Mutua (l’INAM) è stata abolita e sostituita da un Servizio Sanitario Nazionale. Per questo mi fa paura la quantità di riforme messe al fuoco dall’attuale Governo: si rischia una confusione operativa senza precedenti oltre al rischio di ulteriori cassaintegrati che non si sa come occupare e mantenere, senza peraltro scalfire il sistema che ha generato i guasti maggiori cioè quello che gode dei privilegi. Come sperare quindi in un risanamento?
Oltre ai danni provocati dal dissennato aumento di coloro che godono di privilegi (schiere di politici, burocrati, affiliati, ecc., ma anche di imprenditori, professionisti, ecc. che con il sistema attuale campano bene), almeno altri due elementi negativi sono responsabili dell’attuale situazione:
1. la parcellizzazione del potere con eccessivi livelli (Stato, Regioni, Province, Comuni, città . metropolitane) in una Nazione piccola dove il potere centralizzato ha dato risultati migliori o non inferiori al decentramento e alla sovrapposizione e conflitto tra i ruoli;
2. il rifiuto degli Italiani di impegnarsi nel lavoro manuale o umile, per cui oggi è difficile trovare un Italiano che si impegni in agricoltura, assistenza alla casa o alla persona; meglio vivere con un assegno di disoccupazione che lavorare con sacrificio, anche perché non si capisce per quale motivo lo Stato offra ai disoccupati un assegno anziché un lavoro.
Forse se iniziassimo da qui con un progetto ben strutturato a piccoli passi successivi e relativo cronoprogramma, ricentralizzando lo Stato, eliminando tutti gli inutili centri di potere e di spesa che abbiamo creato e rivalorizzando i lavori che abbiamo lasciato agli extracomunitari, potremo trovare un bandolo all’intricata matassa della recessione.
Già che ci siamo voglio dire che ritengo curioso che parlando di riforme si parta sempre dai bisogni degli addetti (Sindacati in testa) anziché da quelli degli utenti, che restano sempre disattesi.

Il posto di lavoro

Viviamo di slogan. Si sente solo dire che il lavoro è un diritto. Ma chi genera il lavoro? L’impresa privata, giacché lo Stato non ha più soldi. Ma l’impresa privata ha bisogno di lavoratori coscienziosi, volenterosi e capaci. Il lavoro deve quindi prevedere anche dei doveri per il lavoratore, nell’interesse dell’azienda che assicura loro il posto. Qui sembra invece che i posti di lavoro debbano scendere dal cielo, senza impegni per i lavoratori che hanno diritto al posto (non al lavoro) ma non hanno il dovere di tenerselo caro.
Di queste mentalità dobbiamo ringraziare i nostri sindacati, che per pura demagogia, hanno diseducato i lavoratori creando un perenne contrasto tra lavoratori e imprenditori. Se a ciò aggiungiamo che le tasse sulle imprese sono a livello insopportabile non sarà caso di ricominciare da qui per rilanciare il lavoro? Ma per ridurre le tasse sulle imprese bisogna tagliare la spesa pubblica improduttiva (cioè i privilegi dell’apparato) e cambiare la mentalità dei lavoratori, ancora più difficile e impopolare. Per fare questo ci vogliono idee chiare e coraggio, qualità difficili da trovare.

Le città metropolitane

Abbiamo abolito le province ma sono nati nuovi carrozzoni: le città metropolitane. È già partita la corsa alla conquista delle relative poltrone e come sempre il popolo è chiamato a votare per scegliere i candidati. A Milano da una parte Pisapia, dall’altra non si sa ancora: forse sarebbe il caso di proporre a destra un personaggio di valore, anziché il solito politico riciclato, se volessimo evitare di ritrovarci Pisapia.

L’uso di marijuana

Molti oggi ritengono che l’uso di marijuana o di hashish (che si ottiene dalla resina dei fiori di marijuana) a scopo ricreativo debba essere legalizzato in quanto “piacere innocuo”. Non è così (vedi Tabella), particolarmente negli adolescenti, che sono i principali consumatori di queste sostanze; in loro infatti si producono danni in alcune aree del cervello che mostrano meno fibre e giustificano gli effetti clinici, specie l’alterazione delle funzioni cognitive e di quelle motorie. Oggi inoltre la potenza della marijuana (cioè il suo contenuto di tetraidrocannabinolo o THC) è molto aumentata rispetto al passato (dal 3% degli anni ’80 al 12% attuale) e di conseguenza sono cresciuti i danni biologici e sono inutilizzabili i dati raccolti nei decenni passati. Diverso il discorso circa l’uso della marijuana come agente terapeutico: qui il dibattito è ancora aperto e le conclusioni sono difficili.
Attenzione quindi a sposare teorie che sono contraddette dai dati clinici: la politica è una cosa, ma la biologia e la medicina sono tutt’altra cosa. La legalizzazione determinerebbe un maggior consumo e relative conseguenze cliniche.

Table 1. Adverse Effects of Short-Term Use and Long-Term or Heavy Use
of Marijuana.
Effects of short-term use
Impaired short-term memory, making it difficult to learn and to retain information
Impaired motor coordination, interfering with driving skills and increasing
the risk of injuries
Altered judgment, increasing the risk of sexual behaviors that facilitate the
transmission of sexually transmitted diseases
In high doses, paranoia and psychosis
Effects of long-term or heavy use
Addiction (in about 9% of users overall, 17% of those who begin use in adolescence,
and 25 to 50% of those who are daily users)*
Altered brain development*
Poor educational outcome, with increased likelihood of dropping out of school*
Cognitive impairment, with lower IQ among those who were frequent users
during adolescence*
Diminished life satisfaction and achievement (determined on the basis of
subjective and objective measures as compared with such ratings in the
general population)*
Symptoms of chronic bronchitis
Increased risk of chronic psychosis disorders (including schizophrenia) in
persons with a predisposition to such disorders
* The effect is strongly associated with initial marijuana use early in adolescence

(Volkow ND et al. Adverse health effects of marijuana use. N Engl J Med 370, 2219-27, 2014)