We are killing people by not acting

Un grande studio statunitense ha dimostrato che la mortalità nei fumatori di entrambi i sessi è circa 3 volte maggiore rispetto a quella dei non fumatori, e che i fumatori in media perdono circa 10 anni di vita.

La cessazione del fumo intorno ai 40 anni riduce del 90% il rischio di morte prematura. Pertanto non è mai troppo tardi per smettere di fumare, e tutti i medici dovrebbero impegnarsi maggiormente per stimolare i fumatori a smettere. Come diceva Nicola Roxon (Ministro Australiano della Salute) nel 2009 “Stiamo uccidendo persone con la nostra inerzia”.

(Prabhat Jha et al. 21st century hazards of smoking and benefits of cessation in the USA.  New Engl J. Med 368, 341-50, 2013)

Perchè si continua a fumare

Io credo che non vi sia oggi nessuno in Italia che non conosca i gravi danni che il fumo arreca alla salute. Tuttavia è il livello della conoscenza che varia grandemente. Tutti sanno che nel fumatore aumenta il rischio di cancro polmonare, ma molti non sanno che il rischio aumenta nel fumatore per tutti i tipi di tumori (cancro del seno, della prostata, del pancreas, etc.). Infatti dalla combustione del tabacco originano molteplici agenti cancerogeni assai potenti (composti ciclici aromatici, benzene, toluolo, polonio radioattivo, etc.) che entrano in contatto con tutti i tessuti dell’organismo. Molti non sanno che altrettanto elevato è il rischio di trombosi e conseguenti danni all’apparato cardiovascolare: qui entrano in gioco le polveri sottili e la ridotta cessione di ossigeno ai tessuti. Accidenti cardiovascolari vengono precipitati dal fumo di tabacco sia attivo che passivo. Dopo l’introduzione della legge per la protezione dei non-fumatori dal fumo passivo in Italia, i ricoveri ospedalieri per infarto miocardico sono diminuiti del 12% e in altri Paesi anche del 17%. Così come gravi sono i danni per l’apparato respiratorio: il fumo danneggia i bronchi e gli alveoli polmonari, determinando broncopneumopatia cronica ostruttiva e insufficienza respiratoria cronica. Queste ripercussioni negative sullo stato di salute rendono ragione del fatto che mediamente il fumatore vive 10 anni di meno rispetto a chi non fuma, e che il fumo di tabacco è responsabile della morte prematura di circa 70.000 Italiani ogni anno. Ho già ricordato come anche il fumo passivo sia responsabile dei danni alla salute, ancorché in grado minore rispetto al fumo attivo. Un recente studio dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dimostra che, anche all’aperto, chi è sottovento ad un fumatore ad una distanza fino a 5 metri subisce danni dal fumo che lo raggiunge, fornendo evidenze a coloro che sostengono che il fumo va vietato non solo nei locali chiusi, ma anche all’aperto nei luoghi assembrati (stadio, bar, ristoranti, etc.). Infine va ricordato che non tutti i costituenti tossici del fumo sono volatili: essi si depositano su cose e persone e persistono a lungo esercitando i loro effetti nocivi (cosiddetto fumo di terza mano). La concentrazione di questi tossici e delle polveri sottili risulta particolarmente elevata nelle automobili dove si fuma. Inoltre il fumo insieme alla distrazione è all’origine di molti incidenti stradali. Tutto ciò giustifica largamente la proposta di proibire il fumo nelle auto private (per quelle pubbliche e di servizio il divieto esiste già). Alla luce di tutta l’evidenza scientifica offerta alla cittadinanza come è possibile che 12 milioni circa di Italiani fumino e in particolare fumino i giovani e i giovanissimi?

Sappiamo che la nicotina è una droga e come tutte le assuefazioni è difficile liberarsene; certo le Istituzioni e tutti noi medici dovremmo fare di più per accrescere la consapevolezza della popolazione sulle conseguenze del fumo di tabacco e aiutare i nostri pazienti fumatori a smettere. Dovremmo anche sfatare molti falsi luoghi comuni, quali: poche sigarette al giorno non fanno male, io fumo sigarette leggere, mio nonno che fumava è campato fino a 90 anni in buona salute ed è morto di incidente stradale, la sigaretta mi rilassa e mi aiuta a concentrarmi, faccio il check-up ogni anno e sono sano come un pesce malgrado il fumo. Dovremmo anche controbattere a chi invoca principi di libertà personale che la libertà di ogni cittadino finisce dove comincia quella degli altri. Ogni fumatore costa alla società circa 1.000 Euro l’anno per spese sanitarie (che tutti noi sosteniamo con le tasse) e altrettanti in giornate di lavoro perdute, per non parlare delle continue pause che alcuni fumatori hanno ottenuto di effettuare sul posto di lavoro per poter fumare. Imponenti anche i danni ambientali derivanti in Italia dalla dispersione nell’ambiente di circa 140 milioni di mozziconi al giorno, che con il loro concentrato di tossine permangono nel terreno e nel mare per anni, riuscendo dannosi non solo all’uomo, ma anche agli animali; per molti pesci tali rifiuti sono addirittura letali.

Ritengo che lo Stato liberale non debba proibire il fumo (anche perché ben sappiamo che il proibizionismo non premia) e nemmeno debba consentire discriminazioni verso i fumatori (addossando loro ad esempio i costi sanitari o consentendo alle aziende di non assumere fumatori). Ma non per questo deve restare inerte. Il fumo di tabacco è un problema di salute pubblica, viene tollerato, ma è importante che il suo uso venga sistematicamente scoraggiato. Si tratta in altri termini di agire secondo i principi del “paternalismo libertario”,  cioè sospingendo delicatamente le scelte dei cittadini verso il non-fumo (tecnica cosiddetta del nudge). Ciò si può ottenere con divieti, provvedimenti amministrativi o con incentivi, avendo ben presenti le iniziative di successo prese da altri. Così, bene il divieto di fumo nei luoghi chiusi pubblici e nei luoghi di lavoro, bene il divieto di vendita ai minori, ma molto resta ancora da fare perché gli interessi economici che ruotano intorno al mondo del tabacco, dalla coltivazione fino alla vendita dei prodotti, sono assai elevati ed ogni provvedimento limitativo viene duramente contrastato. Ad esempio l’Italia è un grande produttore di tabacco e la riconversione delle colture risulta difficile e costosa. Vi sono poi i tabaccai e, in passato, i rappresentanti dei gestori dei pubblici esercizi che temevano danni gravi dall’introduzione del divieto di fumo nei locali pubblici. Oggi questa posizione è risultata infondata, ma i gestori sono riusciti a rifiutare la responsabilità di diffidare i contravventori nei loro locali e quindi hanno comunque ostacolato la piena applicazione dell’art. 3 della legge n. 56/2003, cioè quella che si propone di proteggere i non-fumatori dal fumo passivo. E qui entra in gioco la potenza di contrasto ai provvedimenti limitativi operato dalle Multinazionali del tabacco. Queste ultime investono enormi quantità di denaro per neutralizzare le strategie per loro pericolose, accaparrandosi il consenso di  parlamentari, politici, giornalisti, ricercatori, attori, etc., per svuotare di valore la ricerca scientifica scomoda, per impugnare tramite potenti uffici legali i provvedimenti sfavorevoli, per sostenere una pubblicità più spesso occulta dei loro marchi, per costruire modelli sociali molto attraenti per la massa dei cittadini specie i più fragili e i più giovani. L’evidenza di tutta questa opera è stata raccolta in particolare nei tribunali americani  ed è addirittura disponibile su internet. Si tratta di un eclatante esempio di come la potenza del denaro, associata ad un’eccezionale abilità di marketing, abbia ragione della salute pubblica, malgrado i dati siano a disposizione di tutti da circa 60 anni. In verità la maggior parte dei provvedimenti a favore della salute pubblica urta contro interessi costituiti forti (si pensi agli alcolici, ai prodotti alimentari confezionati, ai limiti di velocità per le automobili, etc.) e quindi risulta politicamente scomoda; anche per questo motivo la salute pubblica, essenziale per  il benessere della Nazione e dei suoi singoli cittadini, rappresenta la Cenerentola delle azioni di Governo. Alcuni Governi tuttavia fanno eccezione: uno di questi è quello australiano che si aggiunge ad alcuni Stati e città americane. L’Australia ha ingaggiato con i produttori di tabacco un duro scontro vincendo i primi round. Essa infatti ha imposto ai produttori di tabacco l’abolizione dei marchi sulle confezioni, giacchè è noto che la forza di attrazione di questi marchi, dei loro colori, della loro forma, è assai potente, tanto da far concludere ad esperti di comunicazione che alcuni di questi marchi oggi “vivono di vita propria” grazie al potere evocativo che possiedono e alla penetrazione che hanno operato nelle menti delle popolazioni. Denunciare la grande forza pubblicitaria dei produttori è stato l’obiettivo della recente Giornata Mondiale senza Tabacco (31 maggio 2013). Il 9 e 10 settembre prossimo approderà al Parlamento Europeo una bozza di Direttiva dell’Unione Europea per il contrasto al fumo. La strada in Europa è però in salita perché, come sempre, le Direttive europee devono mediare tra gli interessi degli Stati membri (oggi ben 28) e spesso finiscono per essere poco incisive. Per quanto riguarda l’Italia, va notato il lodevole impegno antitabacco di diverse organizzazioni sia pubbliche (OsMed dell’Istituto Superiore di Sanità, Centri antifumo, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) che non governative (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Consulta Nazionale sul Tabagismo), ma l’azione governativa di contrasto al fumo è da tempo ormai debole e anche le campagne antifumo si sono assai diradate. Peraltro tali campagne, oltre che insistere sull’evidenza scientifica dei danni alla salute, dovrebbero far leva sull’immagine del fumatore come vittima di organizzazioni senza scrupoli che utilizzano la sua debolezza per fare profitto anche se ciò nuoce alla sua salute, e mettere in evidenza i danni rilevanti per l’ambiente.

La situazione politica incerta oggi certo non aiuta. In queste condizioni io credo che potremmo però fare un ulteriore passo avanti se solo ci limitassimo a far meglio osservare con controlli rigorosi le norme esistenti, e precisamente:

1) divieto di fumo nei locali pubblici, nei luoghi di lavoro e nelle stazioni;

2) divieto di dispersione di rifiuti solidi (mozziconi) nell’ambiente

3) divieto di vendita di tabacchi ai minori;

4) divieto di pubblicità manifesta e occulta ai prodotti di tabacco;

5) divieto di fumo nei luoghi di valore storico e artistico, nei parchi e nelle aree protette per ridurre i pericoli di incendio e per il rispetto dell’ambiente;

6) attenzione non preconcetta alle sigarette elettriche.

In attesa di tempi migliori queste iniziative potrebbero almeno rappresentare il segnale della volontà italiana di continuare nella lotta al tabacco che abbiamo portato avanti finora.

I provvedimenti per la salute di NYC

  1. Divieto di fumo nei locali pubblici
  2. Limitazioni all’uso dei trans fats
  3. Indicazione del contenuto calorico dei cibi nei menu delle catene di ristorazione
  4. Riduzione del volume delle confezioni di bevande zuccherate

Tutto ciò è stato possibile grazie al coraggio e alla sensibilità del Sindaco Bloomberg.

Terapia delle multimorbilità

Il trattamento delle malattie croniche con comorbidità prevede di usare più di un farmaco. Ecco le avvertenze.

  1. È inutile usare farmaci con effetto di prevenzione primaria (statine per ipercolesterolemia)
  2. Attenti alle interazioni tra farmaci (warfarin)
  3. Rivedere la terapia ogni mese (per ridurla se possibile)
  4. Attenti alle complicanze di farmaci
  5. Curare solo la patologia permanente e che riduce la qualità di vita del paziente

Gli stili di vita salutari

Si sente spesso parlare di stili di vita salutari e si annette a questi una grande importanza per conservare la salute e ridurre i danni dell’invecchiamento. Ma cosa sono in sintesi questi stili di vita? Che dobbiamo fare per rispettarli? Ecco un decalogo di regole pratiche da seguire senza troppi sacrifici.

1) Non fumare. Il fumo di tabacco è la più importante causa di malattie e di morti prevenibili giacchè è tossico per tutti i tessuti dell’organismo. Se non si fuma, non si corrono questi rischi e a qualunque età smettere di fumare allunga la vita. Ricordatevi sempre che fumare è una pratica di autolesionismo che denuncia debolezza di carattere e inconsapevolezza, difetti comuni a tutte le assuefazioni (droghe, gioco d’azzardo, eccesso alimentare che siano).

2) Controllare ogni settimana il peso corporeo e il girovita e registrare su un foglio a quadretti (meglio se in grafico) date e valori. I valori ideali per la massa corporea (che viene rappresentata dall’indice definito come rapporto tra peso corporeo in kg diviso il quadrato dell’altezza, espresso in metri) sono compresi tra 22 e 24 (esempio: uomo del peso di 76 kg e m 1,78 di altezza; l’indice risulta 76/1,78×1,78 = 23,98), mentre l’ideale girovita (che si misura con un metro da sarta tenuto ben orizzontale, appena al di sopra delle creste iliache, ad addome rilassato) è di circa 90 cm per l’uomo e 80 cm per la donna.

3) Ridurre grandemente od eliminare lo zucchero, i dolci, le bibite con zuccheri aggiunti e gli alcolici. Riso, pane, pasta e patate non più di una o due volte la settimana in piccole porzioni (circa 70 g).

4) Eliminare o ridurre grandemente i grassi animali (insaccati di tutti i tipi, formaggi, burro, latte intero, carni grasse; sono ammessi latte scremato e ricotta di mucca in piccole quantità) e i grassi vegetali saturi (è ammesso solo l’olio di oliva in piccola quantità e possibilmente non cotto, ma aggiunto a fresco; ricordate che un cucchiaio da tavola di olio d’oliva apporta ben 100 Kcal).

5) Nutrirsi prevalentemente con verdure (tutte, ad eccezione delle patate) e frutta poco zuccherina (arance, mele, pere, pesche, etc.). Carne, riso o pasta solo saltuariamente in piccole porzioni, cucinate in modo semplice. Il peso corporeo e il girovita ci daranno la misura del nostro tenore alimentare: se il peso cresce, vuol dire che le porzioni sono troppo grandi e devono essere ridotte.

6) L’esercizio muscolare è indispensabile, perché il muscolo che si contrae libera sostanze che regolano il metabolismo, riducono la glicemia e la resistenza all’insulina (e quindi prevengono o correggono il diabete), riducono la pressione arteriosa, migliorano la funzione del cuore e dei polmoni (cioè la cosiddetta fitness cardiovascolare). Il miglior esercizio muscolare è quello aerobico associato alla potenza: ad esempio camminare in salita. Non è necessario andare in palestra o fare jogging: basta fare le scale a piedi, ignorando l’ascensore, o anche camminare velocemente in piano per un’ora al giorno. L’importante è che il movimento fisico sia giornaliero o quasi e sia di tale intensità da accelerare leggermente i battiti del cuore e comportare lieve sudorazione. Siccome all’inizio non si è allenati, bisogna cominciare con tempi e sforzi ridotti, crescendo progressivamente fino ad arrivate  a regime in 2-4 settimane. Evitate sempre gli sforzi fisici eccessivi, specie se sporadici: jogging, tennis, palestra una volta ogni tanto possono essere pericolosi e vanno evitati. La metodicità è la virtù più utile. Ricordate che l’esercizio fisico moderato non è molto utile per perdere peso (al contrario di quello intenso prolungato), ma è fondamentale per assicurare un buon metabolismo e una buona funzione cardiovascolare. Ricordate anche che la frequenza cardiaca massima che non dovete superare è pari al 75% di 220 meno l’età in anni. Se avete 60 anni (220 meno 60 x 3/4) = 120 al minuto. È superfluo ricordarvi che l’esercizio in mezzo al traffico cittadino non è salutare e va evitato.

7) Riducete fortemente l’aggiunta di sale e di tutte le sostanze insaporenti ai cibi. Il sapore può essere ottenuto con erbe aromatiche (origano, basilico, menta, rosmarino, etc.) anziché con grassi e sale. Tutti i cibi confezionati contengono troppo sale, troppi grassi saturi e trans e composti chimici vari e vanno quindi temuti. Cucinatevi da soli quelle piccole cose che servono a nutrirsi bene. Se avete la possibilità di coltivare un piccolo orto (bastano pochi m²) otterrete due grandi vantaggi: disponibilità di verdure non inquinate da sostanze tossiche usate dall’agricoltura industriale e l’esercizio fisico ottimale per la forma fisica.

8) Prestate molta attenzione a quanto e cosa mangiate se frequentate mense e ristoranti, specie se pranzate in compagnia. Si rischia di mangiare male e bere  molto, perché stare a tavola in allegria oppure per affari riduce l’attenzione e il controllo che sempre dobbiamo esercitare quando ci alimentiamo, così da scegliere bene la quantità e la qualità dei cibi ingeriti. A tavola usate i seguenti accorgimenti:

8.1. servite porzioni piccole in piatti piccoli: la quantità di cibo sembrerà maggiore;
8.2. portate alla bocca bocconi piccoli e masticate a lungo; ciò aiuterà anche la digestione, giacchè “prima digestio fit in ore”;
8.3. non offrite né accettate di fare bis;
8.4. non mangiate mai fuori pasto e non assumete mai bibite zuccherine o aperitivi con relativi stuzzichini;
8.5. se avete sete, non bevete vino, ma acqua fresca (non gelida). Il vino va solo degustato e quindi assunto solo ai pasti in piccole quantità (mezzo bicchiere, cioè circa 100 mL);
8.6. al ristorante non ordinate tutto il pasto all’inizio: riservatevi di scegliere il secondo dopo aver consumato il primo piatto. Il primo piatto ideale è costituito da verdure che non sono solo la classica insalatona cruda, ma anche ricette semplici come la seguente ratatouille semplificata:
tagliate a dadi 2 melanzane, 2 zucchine, 2 cipolle di Tropea, 2 pomodori, disponeteli in una teglia da forno sopra un foglio di carta da forno e cuocete in forno a 160° per 20 min. Aggiungete una foglia di basilico, 1 cucchiaino di  olio d’oliva, 1 pizzico di sale e servite.
È un ottimo primo piatto e addirittura un piatto unico, se assunto alla sera. Anche la verdure grigliate o i cetrioli possono essere un buon inizio di pasto, se piacciono, per non parlare di tutte le verdure cotte (spinaci, carciofi, erbette, insalate), eventualmente saltate in padella con un cucchiaio di olio di oliva dopo essere state cotte a vapore;
8.7. il self service è molto pericoloso, perché si tende ad assumere porzioni molto più grandi del necessario e ad assumere velocemente un numero più elevato di cibi. E’ noto infatti che una grande offerta genera sempre una domanda elevata;
8.8. lo sforzo fisico riduce la fame. Se la fame vi tormenta, salite 4 piani di scale a piedi: può aiutare.

9) non esistono miracolosi metodi per dimagrire. Non seguite diete raccomandate dalla pubblicità o dagli amici, non assumete farmaci o integratori. Si tratta di pratiche non solo poco utili, ma spesso dannose. Si dimagrisce e soprattutto si mantiene il risultato solo con la riduzione sistematica delle porzioni ingerite e attenendosi al tipo di cibi più sopra raccomandati. In questo settore le informazioni ingannevoli sono più frequenti che mai, sia per ragioni commerciali, sia per credenze false o mai dimostrate. Ricordatevi che non esistono scorciatoie: servono, come sempre, consapevolezza e conoscenza dei fatti, unite a volontà di raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. Il calo ponderale ben programmato si aggira intorno a 2-3 kg al mese e ciò vale per tutte le persone. Chi non perde peso, vuol dire che mangia troppo e/o male: non esistono di regola difetti ormonali, ossa pesanti, metabolismo rallentato o altre amenità. Chi non perde peso, non segue uno stile alimentare corretto e deve rivedere la sua dieta. Un vecchio adagio recita che “ciò che non strozza ingrassa”. Non è proprio così, ma quasi.

10) la vita sedentaria (ore sedute in ufficio e poi a casa davanti alla televisione o davanti al computer) accorcia la vita e spegne anche le capacità cognitive. La televisione è spesso dannosa, sia perché ci propina messaggi spesso impropri, sia perché ci fa perdere tempo a scapito di altre e più munifiche attività culturali o fisiche, che aiutano a prevenire anche malattie della mente (ad esempio la depressione) e quelle degenerative cerebrali (demenza). Ogni giorno pensate, leggete, scrivete, incontrate gli amici e non fatevi ipnotizzare dalla televisione o dai social network (in particolare dai giochi anche d’azzardo) che sono fra l’altro una delle sorgenti dei mali della nostra società (consumismo, cattivi comportamenti sociali). Chiudete la televisione e il computer e applicatevi ad attività fisiche e mentali. Migliorerete presto il vostro benessere psicofisico.

Conclusioni
Seguendo questo decalogo eviterete molti mali, ridurrete il danno dell’invecchiamento, sarete più vigorosi e vigili. Non pensate che sia poi tanto difficile seguirlo: gli umani sono abitudinari e quando vi sarete abituati a questi stili di vita vi sarà più facile e naturale seguirli. Vigilate però sempre sul vostro comportamento e non fatevi coinvolgere dai cattivi consigli di chi vi circonda: fumare, bere smodatamente (ricordate la famosa gara dei grappini nella quale vince chi ingolla un maggior numero di bicchierini e paga chi perde?), mangiare eccessivamente non è divertimento, ma solo abbruttimento che si paga caro in termini di salute.