Per un contrasto più deciso al fumo di tabacco

Fumare è una assuefazione pericolosa per sé e per gli altri [salute, danni ambientali (incendi), inquinamento], sostenuta da produttori senza scrupoli, che lucrano enormemente sulla debolezza e inconsapevolezza delle persone e sull’inerzia delle Istituzioni.
I fumatori, specie quelli accaniti, sono inconsapevoli. Non si soffermano sui rischi che corrono:
– il rischio di danno (specie tumore polmonare) è dose dipendente. Non è mai troppo tardi per smettere. Chi ha sviluppato un tumore se continua a fumare peggiora la situazione (tumori polifocali)
– il rischio cardiovascolare è elevato
– in realtà il fumo genera numerosissime patologie come è atteso, sapendo che i tossici vengono a contatto con tutti gli organi e tessuti del corpo, e i globuli rossi trasportano e cedono meno ossigeno.
Anche i medici sembrano a volte insufficientemente consapevoli, non approfondiscono e non spiegano al fumatore la realtà in tutta la sua crudezza. Su queste inconsapevolezze incidono ancora una volta le omissioni informative dei produttori, dello Stato, dei medici, configurando una vera e propria malpractice, una inattività colpevole contro la salute pubblica che andrebbe perseguita per legge.
Proprio questa inconsapevolezza, questa debolezza informativa della popolazione giustifica a mio avviso l’intervento dello Stato a difesa della salute pubblica, sia attraverso il marketing sociale, sia con il Nudge (spinta gentile), sia con interventi normativi. Pensatori liberali contrastano questa posizione invocando la libera scelta dei cittadini, ma come ignorare che tale realtà è ben lungi dall’essere libera, influenzata come è da azioni dei produttori continue e su diversi fronti, sostenute da enormi risorse economiche, che tutto piega, convince e corrompe (basta pensare che il giro d’affari delle sole Aziende occidentali sfiora 150 miliardi di dollari l’anno e cresce ogni anno del 3% circa).

Azioni proposte
Ci sono almeno due componenti nel bisogno di fumare del fumatore:
1. la nicotina, cioè la droga cui è assuefatto
2. l’assuefazione a fattori ambientali (compagni, luogo, ecc.) e il conformismo.
Questo insieme di comportamenti e situazioni è altrettanto e più importante da superare: con la forza di volontà si può cessare di fumare (superare il 1° punto), ma questa spesso non è sufficiente a superare il 2° punto.

> Finora abbiamo insistito molto sul 1° punto, ricercando farmaci e presidi che blocchino la fame dei recettori di nicotina.
Io credo che ora dobbiamo investire molto sul 2° punto, cioè sulla dipendenza da fattori ambientali. Come? Prima di tutto riducendo la possibilità di fumo e rendendola più difficile: la disponibilità è la madre dell’uso (Califano). In particolare:
vietare progressivamente l’uso in vari luoghi: parchi, stadio, gazebo, auto private, spiagge, scuole, Ospedali, Pubblica Amministrazione. Ciò viene accolto: perché si può andare a Sidney in aereo senza fumare (20 ore di volo) e prima bisognava prevedere sugli aerei l’area fumatore? Idem per il treno. Oggi nessuno fuma, si sa che è così e la sofferenza del fumatore è contenuta
– vendere i tabacchi in poche rivendite, in aree non visibili al pubblico. No ai distributori automatici
– sanzionare chi disperde mozziconi nell’ambiente come dispersione di rifiuti tossici, con multe elevate
– recuperare (o trattenere) le ore perse dai fumatori per uscire dal posto di lavoro per fumare
– fare divieto a tutta la Pubblica Amministrazione di accettare finanziamenti (anche donazioni) da produttori di sigarette o persone o organizzazioni da loro finanziate
– alzare le accise sulle sigarette, progressivamente (1 pacchetto a 10 Euro)
– investire molto di più nel marketing sociale e in particolare in:
– campagne che dimostrino che fumare è un atto tollerato dalla società, ma non fa parte della vita quotidiana per l’80% degli Italiani (dato il conformismo degli umani è importante sottolineare che la grande maggioranza degli Italiani non fuma)
– campagne che insistono sul fatto che il tabacco (o i mozziconi) sono pericolosi inquinanti ambientali e sono il primo inquinante delle falde e del mare. Mostrare i dati (140 milioni di mozziconi prodotti ogni giorno in Italia)
– campagne che dimostrino come i fumatori costino molto alla società in sanità e giornate di lavoro perdute (circa 2 Euro al dì per fumatore, in parti uguali) e questi costi li sosteniamo tutti, anche se non fumiamo
– campagne che rivelino gli investimenti dei produttori in pubblicità, lobby, corruzione (con documenti), ma anche con depistaggi, occultamento dei dati, ecc. Le loro false informazioni: i bar dovevano fallire se fosse passata la legge 1/2003. Migliaia di disoccupati tra i coltivatori di tabacco se si aumentano i vincoli; contrabbando. Tutte bugie. I produttori possono essere aiutati a convertire le colture (o a continuare la vendita del tabacco alla Philip Morris come già ora accade), il contrabbando aumenta di poco se si fa presente che molti prodotti sono contraffatti con uso di tabacco scadente e pericoloso (esistono i dati).

Le statine

Le statine sono farmaci molto utili perché non solo riducono il rischio cardiovascolare nei soggetti ad elevato rischio e il rischio di recidive di tromboembolie, ma riducono di un terzo anche la mortalità nei soggetti con cancro alla prostata.

(BMJ 2013;347:f6979)

Conseguenze del fumo

In Inghilterra il fumo provoca ogni anno 460.000 ricoveri ospedalieri (NICE, 2013. BMJ 2013;347:f7105).

Riflessione. Con quello che oggi sappiamo (e sanno tutti) come può una persona consapevole continuare a fumare? E perchè il Governo non interviene seriamente a prevenire l’iniziazione al fumo dei giovani, ben sapendo che questa inerzia sarà causa di gravi danni alla salute dei cittadini e causa di spese elevate per il Servizio Sanitario Nazionale?
Il non fare non è da considerarsi in tal caso una colpa?

Tabacco e riviste scientifiche

L’industria del tabacco continua, come sempre ha fatto, a depistare l’opinione pubblica sui danni che il fumo di tabacco provoca. Ancora vengono finanziate “ricerche” che negano l’evidenza o la mettono in dubbio. Continua l’azione di lobby contro i provvedimenti che limitano i consumi di tabacco, l’assorbimento di piccole aziende che possano mettere sul mercato prodotti che possono ridurre le vendite. Anche le sigarette elettroniche e le nuove sigarette elettriche fanno parte del mercato delle Multinazionali del fumo. Molte tra le più qualificate riviste scientifiche hanno deciso di non pubblicare più ricerche finanziate dai produttori di sigarette per far sì che i giornali scientifici non siano più usati al servizio di questi mercanti di prodotti nocivi per la salute.

(Godlee F et al. Journal policy on research funded by the tobacco industry. BMJ 2013;347:f5193).

Carne rossa e diabete

Il consumo di carni rosse aumenta il rischio di diabete di tipo 2 (T2DM). In realtà non è il colore della carne, ma il suo contenuto di acidi grassi saturi che è responsabile di questo fenomeno: infatti il rischio è maggiore per le carni processate ed è alto anche per i latticini ricchi di grassi. Questi ultimi si accumulano negli adipociti, nel fegato  nei muscoli. Gli adipociti pieni di acidi grassi saturi attivano i macrofagi e generano una risposta infiammatoria che aumenta la resistenza all’insulina tramite l’aumento dello stress ossidativo e la produzione di ossigeno reattivo. Nel muscolo invece si accumulano palmitato e stearato, che aumentano il contenuto di diacilglicerolo, dotato di un  potente effetto anti-insulina.

Il T2DM è una malattia dovuta ad una complessa interazione tra fattori genetici e fattori ambientali (stili di vita), quali il movimento fisico, la dieta, la quantità e distribuzione del grasso corporeo. La raccomandazione che possiamo fare oggi è di ridurre la quantità di carne rossa, ma soprattutto di consumare proteine di alta qualità associate ad un basso contenuto di grassi totali e saturi. Ciò vale soprattutto per gli anziani, che hanno bisogno di proteine nella dieta, ma non di molta energia, e quindi carne rossa a basso contenuto di grassi, pesce, pollame e derivati del latte poveri di grassi.

Ricordiamoci che il problema non è il tipo di carne, ma il tipo di grassi. In sintesi: poca carne magra fresca (non processata), pochi latticini magri.

(Evans WJ. Oxygen-carrying proteins in meat and risk of diabetes mellitus. JAMA Intern Med 173, 1335-36, 2013).