La crescita insostenibile

(Sintesi di un servizio trasmesso da Rai Storia il 13 giugno 2015)

Fin dagli anni ’70, il Club di Roma e l’MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, in base alla dinamica dei sistemi complessi, produssero delle simulazioni secondo le quali si può ipotizzare che la crescita esponenziale della popolazione, unita alla crescita esponenziale dei consumi, risultino insostenibili dal pianeta terra. Saranno molti gli effetti di questa insostenibilità, ma sarà soprattutto l’effetto serra che produrrà gli effetti più disastrosi, fino a far sì che la popolazione perirà del tutto o in gran parte: ciò avverrà a meno che i Governi sappiano rimediare in tempi rapidi alle cause dell’insostenibilità, ma ciò è poco probabile stante gli interessi combinati dell’economia e della politica, che sono di breve termine e di visione limitata e parziale.

Nel libro “I limiti della crescita” e in quello pubblicato 20 anni più tardi col titolo “Oltre i limiti”, tutto il lavoro di questi ricercatori (e in particolare dei coniugi Dennis e Donella Meadows) viene illustrato in modo rigorosamente scientifico e convincente. Si evidenzia fra l’altro il concetto che il mondo è un unicum e quanto accade in una sua anche remota parte ne interessa inevitabilmente ogni altra. Senza un cambiamento di rotta immediato l’umanità non ha futuro a breve termine. Finora il cambiamento di rotta non è avvenuto perché sistematicamente la salute pubblica è vittima degli interessi dell’economia e della politica. Assistiamo anzi ad una campagna di disinformazione che tutela i grandi interessi negando e ridicolizzando i dati della ricerca scientifica, tecnica peraltro già ampiamente usata da altri interessi organizzati come l’industria del tabacco, per nascondere i danni provocati alla salute dal suo uso. Celebre il discorso di Ronald Reagan del 1983 contro le conclusioni del Club di Roma.

E’ bene che tutti sappiano che continuando così l’umanità corre il rischio di estinguersi o quasi entro questo secolo.

E se cambiassimo metodo?

Vorrei formulare due suggerimenti, uno al Governo e uno alla RAI:

 

Al Governo: preparare le leggi di riforma con metodo scientifico. Ciò significa formulare un testo sulla base delle conoscenze più ampie (ossia su ciò che altri hanno fatto in ambito nazionale e internazionale), sottoporre la proposta al commento internazionale per la validazione e poi presentarla al Parlamento. Oggi ciò non avviene: la proposta è spesso redatta frettolosamente con pochi esperti amici e rilasciata senza alcuna validazione. Questo metodo non scientifico è spesso causa di inefficienza delle leggi e di sfiducia della popolazione oltre che di continue e deprimenti modifiche (vedi scuola, fisco, ammortizzatori sociali, etc.).

Alla RAI: dare spazio in prima serata ad alcuni temi della vita del Paese con personalità che non siano solo e sempre gli stessi politici, giornalisti o sindacalisti. Ad esempio facciamo capire alla popolazione che i posti di lavoro non scendono dal cielo o dalla benevolenza dello Stato, ma dalle imprese private che non sono i nemici dei lavoratori o padroni sfruttatori, ma sono le uniche che possono produrre posti di lavoro e benessere nazionale senza imporre tasse alla popolazione. Non serve andare in piazza con i tamburi ed i fischietti, bisogna dare sostegno e fiducia alle nostre imprese private sane, perché acquisiscano competitività e commesse. Se la gente capisce questo semplice meccanismo e non assiste solo e su tutte le reti a scontri verbali che fanno spettacolo, ma non educazione, i risultati saranno forse quelli di influire meno sull’auditel ma certo più sul progresso della Nazione.

Io credo che IES debba impegnarsi su questi punti con spirito di aperta e disinteressata collaborazione.

La buona scuola

Il progetto “La buona scuola” del Governo Renzi (https://labuonascuola.gov.it) mi sembra buono e, malgrado le mie competenze sulla scuola siano molto limitate, ho apprezzato i seguenti punti:

  1. gli insegnanti ricevono aumenti di stipendio non in base all’anzianità, ma in base al merito. Già oggi, e in mancanza di qualsivoglia riconoscimento, molti insegnanti si impegnano a migliorare la capacità educativa della scuola (ad esempio corsi di lingua inglese, iniziative sportive come fitwalking, tornei, doposcuola, percorsi culturali e artistici aperti ad alunni e famiglie, iniziative di miglioramento delle aule scolastiche anche con la collaborazione delle famiglie, teatro, musica, etc.). Tutto ciò può costituire un criterio di valutazione positiva che deve trovare un corrispettivo economico. Anche il gradimento delle famiglie e degli alunni deve poter entrare in questa valutazione. L’obiezione è che gli scatti di anzianità non ci saranno più. Io penso che questo sia un dato positivo perché bisogna premiare non l’invecchiamento, ma la capacità e la volontà di educare.
  2. Autonomia scolastica. Ripercorre il concetto dell’Amministrazione Pubblica imprenditoriale di Reinventing Government. Trovo assolutamente motivante che la scuola rediga un proprio piano educativo, scelga gli insegnanti, organizzi servizi a pagamento per la comunità e che la dirigenza scolastica risponda del piano educativo e delle condizioni dello stabile e dell’arredo, della disciplina nonché dei test Invalsi (diamo ai presidi veri poteri di gestione!).
  3. L’aggiornamento degli insegnanti è fondamentale non solo come offerta educativa, ma anche come modalità di insegnamento. A questo proposito è indispensabile che la scuola moderna punti anche su temi essenziali per costruire il moderno cittadino: l’economia comprensibile e non distorta da interessi, l’ambiente, la salute, il comportamento civico, etc.
  4. Vanno potenziate le scuole professionali, artigianali ed artistiche (chiamiamoli Licei) ed è fondamentale che le scuole si integrino con le imprese nel territorio: saper fare oltre che sapere.
  5. Sono disponibili nell’Unione Europea dei fondi per l’edilizia e l’arredo scolastico; è quindi importantissimo accedervi.
  6. Università. Non si parla di Università nel documento di Governo, ma io reputo che sarebbe un’occasione propizia per ridare finalmente all’Italia un’Università moderna: totale autonomia degli Atenei che dovrebbero essere trasformati in Fondazioni di diritto privato per assimilarli al modello delle Università private americane che resta, a mio avviso, il migliore al mondo. Eliminare il valore legale della laurea, consentire rette differenziate in base ai risultati qualitativi dell’Università ed al gradimento del mercato.

Non mi meraviglia che le resistenze all’accoglienza di un simile piano siano enormi, in una scuola addormentata nelle braccia dello statalismo burocratico e con una visione di breve termine e di basso profilo. Credo che lo sforzo di superare il piccolume della scuola statale e dei vecchi canoni sia pregevole e mi auguro di poter vedere almeno una parte di questo cambiamento.

La politica

Quando si definisce “la politica” nei Paesi a democrazia avanzata, si intendono primariamente le azioni istituzionali a favore della qualità di vita dei cittadini e del bene comune. In Italia purtroppo noi intendiamo per politica la lotta per il potere, cioè solo l’obiettivo dei politici di raggiungere il potere per servirsene.

Le riforme precipitose

Le leggi in discussione si accavallano in Parlamento. I provvedimenti precipitosi, specie se complessi, hanno poche probabilità di essere risolutivi. In un sistema complesso, le cosiddette riforme sono spesse poco studiate, non sperimentate e si inseriscono in una normativa già complicata, con la quale è difficile assimilarsi. Ogni cambiamento, inoltre, per essere adottato dal sistema reale deve essere capito e condiviso; altrimenti genera confusione e resistenza, disparità tra operatori e in definitiva disservizi, ai quali magari si cerca di porre rimedio con altre riforme. Purtroppo è vero che con questo sistema si è giunti in Italia ad elevati livelli di criticità ed urgenza, ma il fatto è che di riforme si parla da decenni, ma ben poco migliora nella vita reale.