Il posto di lavoro

Viviamo di slogan. Si sente solo dire che il lavoro è un diritto. Ma chi genera il lavoro? L’impresa privata, giacché lo Stato non ha più soldi. Ma l’impresa privata ha bisogno di lavoratori coscienziosi, volenterosi e capaci. Il lavoro deve quindi prevedere anche dei doveri per il lavoratore, nell’interesse dell’azienda che assicura loro il posto. Qui sembra invece che i posti di lavoro debbano scendere dal cielo, senza impegni per i lavoratori che hanno diritto al posto (non al lavoro) ma non hanno il dovere di tenerselo caro.
Di queste mentalità dobbiamo ringraziare i nostri sindacati, che per pura demagogia, hanno diseducato i lavoratori creando un perenne contrasto tra lavoratori e imprenditori. Se a ciò aggiungiamo che le tasse sulle imprese sono a livello insopportabile non sarà caso di ricominciare da qui per rilanciare il lavoro? Ma per ridurre le tasse sulle imprese bisogna tagliare la spesa pubblica improduttiva (cioè i privilegi dell’apparato) e cambiare la mentalità dei lavoratori, ancora più difficile e impopolare. Per fare questo ci vogliono idee chiare e coraggio, qualità difficili da trovare.

Le città metropolitane

Abbiamo abolito le province ma sono nati nuovi carrozzoni: le città metropolitane. È già partita la corsa alla conquista delle relative poltrone e come sempre il popolo è chiamato a votare per scegliere i candidati. A Milano da una parte Pisapia, dall’altra non si sa ancora: forse sarebbe il caso di proporre a destra un personaggio di valore, anziché il solito politico riciclato, se volessimo evitare di ritrovarci Pisapia.

L’uso di marijuana

Molti oggi ritengono che l’uso di marijuana o di hashish (che si ottiene dalla resina dei fiori di marijuana) a scopo ricreativo debba essere legalizzato in quanto “piacere innocuo”. Non è così (vedi Tabella), particolarmente negli adolescenti, che sono i principali consumatori di queste sostanze; in loro infatti si producono danni in alcune aree del cervello che mostrano meno fibre e giustificano gli effetti clinici, specie l’alterazione delle funzioni cognitive e di quelle motorie. Oggi inoltre la potenza della marijuana (cioè il suo contenuto di tetraidrocannabinolo o THC) è molto aumentata rispetto al passato (dal 3% degli anni ’80 al 12% attuale) e di conseguenza sono cresciuti i danni biologici e sono inutilizzabili i dati raccolti nei decenni passati. Diverso il discorso circa l’uso della marijuana come agente terapeutico: qui il dibattito è ancora aperto e le conclusioni sono difficili.
Attenzione quindi a sposare teorie che sono contraddette dai dati clinici: la politica è una cosa, ma la biologia e la medicina sono tutt’altra cosa. La legalizzazione determinerebbe un maggior consumo e relative conseguenze cliniche.

Table 1. Adverse Effects of Short-Term Use and Long-Term or Heavy Use
of Marijuana.
Effects of short-term use
Impaired short-term memory, making it difficult to learn and to retain information
Impaired motor coordination, interfering with driving skills and increasing
the risk of injuries
Altered judgment, increasing the risk of sexual behaviors that facilitate the
transmission of sexually transmitted diseases
In high doses, paranoia and psychosis
Effects of long-term or heavy use
Addiction (in about 9% of users overall, 17% of those who begin use in adolescence,
and 25 to 50% of those who are daily users)*
Altered brain development*
Poor educational outcome, with increased likelihood of dropping out of school*
Cognitive impairment, with lower IQ among those who were frequent users
during adolescence*
Diminished life satisfaction and achievement (determined on the basis of
subjective and objective measures as compared with such ratings in the
general population)*
Symptoms of chronic bronchitis
Increased risk of chronic psychosis disorders (including schizophrenia) in
persons with a predisposition to such disorders
* The effect is strongly associated with initial marijuana use early in adolescence

(Volkow ND et al. Adverse health effects of marijuana use. N Engl J Med 370, 2219-27, 2014)

Comportamenti umani

Vi sono due caratteristiche della specie umana che i sociologi conoscono da molto tempo:
1) il conformismo
2) l’abitudine e la difficoltà di cambiare.
Sfruttando queste due caratteristiche alcuni hanno fatto la loro fortuna. Ad esempio: l’adesione dei giovanissimi al gruppo dei loro coetanei è una delle cause di iniziazione al fumo dei ragazzini e rinforzare questa adesione con la pubblicità è sempre uno degli obiettivi dei venditori. Più in generale sottolineare che la maggioranza si comporta in un certo modo è elemento che sospinge inconsciamente molti a comportarsi nello stesso modo.
Per quanto riguarda l’abitudine tutti i contratti che si rinnovano automaticamente alla scadenza sono un obiettivo ambito dai venditori proprio perché la disdetta attiva comporta un lavoro che non molti fanno.
Come possiamo sfruttare queste caratteristiche umane a fine di bene pubblico anziché di guadagno privato?
1)  Innanzi tutto insegnando alla popolazione di chiedersi sempre se c’è qualcuno che guadagna dietro certe sollecitazioni della pubblicità e dell’opinione pubblica o delle notizie giornalistiche (farmaci o cure miracolose, di solito americane!). Non avete idea di quante cose si scoprano identificando i motori interessati
2)  Imponendo a noi stessi alcune abitudini salutari [ridurre il volume delle porzioni che assumiamo ai pasti (mangiare di tutto, ma poco), eliminare l’uso dell’ascensore per salire i piani, camminare molto, non fumare e non bere alcolici, ecc.]
3) Divulgando senza tregua, tramite i contatti personali, i social network o altri mezzi di diffusione, le conoscenze che abbiamo così che le buone e le cattive pratiche e le scorrettezze oltre alle conoscenze divengano il più possibile note.

Per sapere di più e meglio cfr New EUFIC Review – motivating behaviour change (eufic@eufic.org)

Per dimagrire

Per calare di peso bisogna abolire i carboidrati nella dieta.

(Diabetes Care 2014,doi:10.2337/dc13-2900)