Èlite di potere

Vilfredo Pareto ritiene che il potere è sempre concentrato nelle mani di una élite di persone abili, forti, istruite (elitismo); la massa non raggiunge mai il potere perché è dispersa e non sa organizzarsi. Le élites durano poco al potere perché vengono scalzate da altre élites che usano gli stessi metodi ancorché ammantati da ideali diversi. Ne deriva che la democrazia non esiste e la circolazione delle élites è continua. In effetti la democrazia viene proposta da anni, ma mai attuata e la regola vuole che se una cosa desiderata non viene attuata in un lungo tempo, non avverrà mai.
Tra le élites figurano anche quelle che si ispirano al socialismo. Queste sono le più dannose alle masse per due motivi:

1. istillano nelle masse la speranza di diventare élites di potere e, con questo, il rancore e l’odio di classe che leva alle masse la pace del cuore;
2. per avere i voti delle masse devono promettere una ridistribuzione delle ricchezze che impoverisce il Paese senza dare soddisfazione alle masse.

Ecco perché i sistemi socialisti non solo non sfuggono alla logica della élite di potere, ma nuocciono alla massa perché la incativviscono e la lasciano ancora più povera.
Il denominatore comune di tutti i sistemi socialisti è costituito dall’appropriazione da parte dello Stato del capitale privato, che diviene pubblico. La conseguenza è che il privato non ha più la disponibilità per investire né l’incentivo a farlo, con il risultato che l’impresa deperisce o disloca e si riducono i posti di lavoro. Lo Stato allora usa le risorse ai fini assistenziali, ma presto esse finiscono e il risultato è una povertà in aumento, disoccupazione, scontento di tutti per scadenti e scarsi servizi pubblici. In definitiva l’impresa privata si riduce e la nazione si impoverisce.
Da tutto questo deriva che:

1. la democrazia non esiste, perché sono solo le élites che governano. Si tratta di una bandiera usata per ragioni di immagine che mai è stata realizzata;
2. il pluralismo non esiste: chi ha il potere lo tiene stretto;
3. solo l’impresa privata (o talora a partecipazione statale) genera la ricchezza del Paese e i posti di lavoro e lascia allo Stato le risorse per migliorare i servizi essenziali (salute, scuola, ecc.).

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