Il nuovo miracolo italiano

Stiamo vivendo in questi tempi un nuovo miracolo italiano. Il miracolo è costituito dalla sia pur piccola crescita del PIL, e quindi dalla forza dei nostri imprenditori che sanno resistere e persino crescere malgrado l’enorme fardello loro imposto dalla spesa pubblica improduttiva che il governo non sa o non vuole ridurre (e che raggiunge il 50% del PIL!), da una politica di basso profilo, da una tassazione feroce e iniqua, da un sindacalismo sconsiderato e retrivo, da una burocrazia pubblica soffocante, da una giustizia troppo lenta, da infiltrazioni mafiose, da banche avide e insensibili e, non ultimo, una crisi mondiale che dopo 7 anni non accenna a risolversi.

La regolamentazione in sanità

Negli USA la continua crescita della spesa sanitaria nei trascorsi 60 anni sembra essere direttamente correlata alla crescita del PIL*. La spesa sanitaria sembra dipendere dal PIL più che dalla regolamentazione. Unica eccezione la contrazione di spesa registrata negli anni ’90, forse legata alla cosiddetta “managed care”, insieme di regole che hanno limitato la forse eccessiva libertà d’azione in sanità di erogatori di servizi sanitari e di pazienti. Se queste limitazioni diventano eccessive, tuttavia, si manifestano danni sulla qualità dei servizi, sui medici e sui cittadini, con costi di lungo termine che sono maggiori dei risparmi.

 

 

* Il PIL è il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un anno da tutte le componenti della produzione nazionale (lavoro, capitale, management). Il PIL pro capita è: PIL totale/n° cittadini, corretto per inflazione.

(Fuchs VR. The Gross Domestic Product and Health Care Spending. New Engl J Med 369, 107-109, 2013)

Riflessione

Come la maggior parte degli economisti, Mario Monti ha una visione molto ristretta dell’uomo e della società. Infatti per gi economisti conta solo o quasi l’homo economicus, mentre tutte le altre caratteristiche dell’uomo passano in seconda linea e spesso non vengono neppure considerate (Vilfredo Pareto, Manuale di Economia Politica, 1906). Ad esempio molti economisti assumono che l’aumento di disponibilità di beni materiali e la crescita economica equivalgono ad un aumento della qualità della vita. Ecco perché il PIL diviene l’indicatore fondamentale del progresso e del benessere. Ma non è così: l’anima dell’uomo è più vasta di quanto gli economisti credano e oltre ai beni terrestri prima o poi ha bisogno di valori spirituali (Tocqueville A. de. La democrazia in America, 1835-40). Servono quindi altri criteri ed altri indicatori oltre al PIL per misurare il benessere della popolazione (Panebianco F. Misurare il benessere. Gli indicatori alternativi al PIL. Aggiornamenti Sociali 63, 671-82, 2012). Il PIL è infatti una misura grossolana e in particolare non tiene conto della distribuzione di quanto prodotto e quindi delle disuguaglianze, in quanto considera solo il valore dell’aggregato. Infine il PIL non considera le cosiddette esternalità negative, e prima fra tutte l’impatto della crescita sull’ambiente e sulla salute. Proprio in ragione di queste considerazioni è stato sviluppato l’Human Development Index (HDI) che deriva dalla media geometrica della performance di ogni Paese in tre dimensioni dello sviluppo umano: la salute (misurata come speranza di vita alla nascita), l’accesso alla conoscenza (misurata come anni di istruzione ) e il livello di vita decoroso (misurato come PIL pro capite). L’Italia nel 2011 risultò 24ma sulla base dell’HDI.
Mario Monti non fa eccezione alla regola. Il suo obiettivo è arrivare al pareggio del bilancio dello Stato, e questo cerca di ottenere con tasse, lotta all’evasione, tagli di spesa (per la verità limitati). Purtroppo non ci si accorge che forse il bilancio statale verrà risanato in un futuro, ma già oggi la povera Italia sta navigando in un mare di guai (per le imprese, per i giovani, per i pensionati, per la classe media, ecc.), cosicché la qualità di vita degli italiani è peggiorata visibilmente e continua a peggiorare.