Le implicazioni pubbliche della vecchiaia

L’aumento dei soggetti anziani nella nostra società mette in allarme i nostri economisti, che parlano di una bomba a tempo per la spesa sociale. Essi infatti calcolano il cosiddetto “rapporto di dipendenza anziani” (old age dependency ratio) che è dato dal rapporto:

n° di pensionati
_______________________________

n° di soggetti di età tra 16 e 64 anni

che oggi si aggira sul 30%, ma che è destinato ad aumentare nei prossimi decenni. Ciò significa che per ogni pensionato ci sono solo due persone che producono e questa situazione è destinata a peggiorare. Tuttavia questo indicatore non è attendibile, in quanto nella situazione reale non basta considerare solo l’età assoluta, ma devono essere considerati gli anni di vita residui (cioè l’aspettativa di vita), che è molto cresciuta negli scorsi decenni e ha consentito agli anziani molti anni di vita attiva in salute. Meglio quindi considerare la dipendenza come rapporto tra:

n° di soggetti con attesa di vita < a 15 anni
(circa 70 anni di età)
__________________________________   = Età di dipendenza reale

n° di soggetti che lavorano

Usando questo indicatore si nota che, contrariamente all’altro, nei Paesi europei occidentali compresa l’Italia, il valore sta calando, si stabilizzerà fra due decadi circa e crescerà probabilmente in modo lento solo dal 2050, cosicché il pessimismo corrente non sembra giustificato.
Anche perché molti altri fattori (immigrazione, basso numero di nascite, lavoro dopo il pensionamento, ecc), possono interferire con l’andamento dell’indicatore, così come miglioramenti sono da attendersi dalle nuove tecnologie e conoscenze della medicina negli anziani, che stanno riducendo la morbilità e disabilità degli anni di vita che rimangono dopo la pensione. Tuttavia starà alla capacità dei governi di spingere la popolazione ad adottare stili di vita migliori (che prevengano ad esempio obesità e diabete, fumo di tabacco, inattività), se la vecchiaia non diventerà un pericolo per la società e una malattia per gli individui.

Ecco perché la salute pubblica e la comunicazione sociale devono essere considerate un buon investimento e non un costo improduttivo.

(Spijker J. e MacIness J. BMJ 2013;347;f6598)

Riflessione

Come la maggior parte degli economisti, Mario Monti ha una visione molto ristretta dell’uomo e della società. Infatti per gi economisti conta solo o quasi l’homo economicus, mentre tutte le altre caratteristiche dell’uomo passano in seconda linea e spesso non vengono neppure considerate (Vilfredo Pareto, Manuale di Economia Politica, 1906). Ad esempio molti economisti assumono che l’aumento di disponibilità di beni materiali e la crescita economica equivalgono ad un aumento della qualità della vita. Ecco perché il PIL diviene l’indicatore fondamentale del progresso e del benessere. Ma non è così: l’anima dell’uomo è più vasta di quanto gli economisti credano e oltre ai beni terrestri prima o poi ha bisogno di valori spirituali (Tocqueville A. de. La democrazia in America, 1835-40). Servono quindi altri criteri ed altri indicatori oltre al PIL per misurare il benessere della popolazione (Panebianco F. Misurare il benessere. Gli indicatori alternativi al PIL. Aggiornamenti Sociali 63, 671-82, 2012). Il PIL è infatti una misura grossolana e in particolare non tiene conto della distribuzione di quanto prodotto e quindi delle disuguaglianze, in quanto considera solo il valore dell’aggregato. Infine il PIL non considera le cosiddette esternalità negative, e prima fra tutte l’impatto della crescita sull’ambiente e sulla salute. Proprio in ragione di queste considerazioni è stato sviluppato l’Human Development Index (HDI) che deriva dalla media geometrica della performance di ogni Paese in tre dimensioni dello sviluppo umano: la salute (misurata come speranza di vita alla nascita), l’accesso alla conoscenza (misurata come anni di istruzione ) e il livello di vita decoroso (misurato come PIL pro capite). L’Italia nel 2011 risultò 24ma sulla base dell’HDI.
Mario Monti non fa eccezione alla regola. Il suo obiettivo è arrivare al pareggio del bilancio dello Stato, e questo cerca di ottenere con tasse, lotta all’evasione, tagli di spesa (per la verità limitati). Purtroppo non ci si accorge che forse il bilancio statale verrà risanato in un futuro, ma già oggi la povera Italia sta navigando in un mare di guai (per le imprese, per i giovani, per i pensionati, per la classe media, ecc.), cosicché la qualità di vita degli italiani è peggiorata visibilmente e continua a peggiorare.