L’uso medico della marijuana

L’approvazione della cannabis (marijuana) per uso medico ha generato entusiasmo in tutti coloro che propugnano la liberalizzazione di questo prodotto e annettono significati ideologici al suo libero uso. In realtà i vantaggi medici sono assai limitati e discutibili, tanto che la Food and Drug Administration USA non l’ha approvato. Infatti la marijuana non contiene una singola sostanza, ma oltre 400 composti diversi di cui 70 cannabinoidi. Ecco perché l’uso produce effetti variabili e poco ripetibili. Infatti l’evidenza clinica della sua efficacia si basa su dimostrazione di qualità scarsa, mentre si è dimostrato che la sua innocuità è relativa perché aumenta il rischio di malattie psichiche, provoca talora assuefazione e nei giovani può indurre danni cognitivi e di comportamento. Alcuni dati sembrano dimostrare che la marijuana riduce la nausea e il vomito da chemioterapia, riduce il dolore neuropatico e la spasticità della sclerosi multipla, e forse stimola l’appetito nei pazienti con HIV o cancro. Alla luce di questi dati la medicina è bene non intervenga nel dibattito sulla liberalizzazione della marijuana, che deve essere lasciata ad altri argomenti di tipo non scientifico, ma ideologico.

– D’Soura DC, Raganathan M. Medical Marijuana. Is the cart before the horse? JAMA 313, 2431-32, 2015)
– Whiting PF et al. Cannabinoids for medical use. A systematic review and meta-analysis. JAMA 313, 2456-73, 2015)

L’Obesità e il diabete di tipo 2. Si combattono con l’impegno di tutti

Il diabete di tipo 2 colpisce l’8,3% della popolazione adulta mondiale con una spesa stimata di US$ 548 miliardi. Il diabete di tipo 2 è provocato da un’interazione tra geni e ambiente, inteso come stili di vita non salutari, specie alimentazione (ricca di zuccheri raffinati e la cosiddetta dieta accidentale)e scarso movimento fisico. La prevenzione si può attuare modificando questi fattori ambientali, che riducono l’obesità (che è il fattore di rischio singolo più importante). A questo fine sono necessari sia la responsabilizzazione individuale sia fattori sociali, ambientali e di scelta pubblica (vedi tabella).

Per questo la prevenzione del diabete di tipo 2 deve coinvolgere tutti i governi locali e centrali, l’industria, i media, le comunità e i singoli individui.

 

Box. Examples of Policy Strategies for Obesity and Diabetes Prevention

Food, Nutrition, Agricultural, and Public Policies
Taxing unhealthful foods and subsidizing nutritious foods
Instituting policies for nutrition labeling, such as front of package and menu labeling
Regulating marketing of unhealthful foods to children
Requiring healthful nutrition standards in national food assistance programs
Requiring healthful nutrition standards in early child care settings and schools
Regulating competitive foods sold in early child care settings and schools
Restricting the sale of unhealthful foods in public spaces, such as hospitals
Making water available for free in early child care settings, schools, and public spaces
Requiring nutrition education in schools, as part of a comprehensive curriculum
Incentivizing the building of supermarkets in low-income food deserts

Physical Activity Policies
Instituting physical activity requirements for early child care settings
Requiring and providing support for comprehensive physical activity programs in schools
Requiring physical activity education in schools as part of a comprehensive health education curriculum
Developing and implementing land use, and urban and rural design policies that support an active lifestyle

(Hu FB. Curbing the diabetes pandemic. The need for global policy solutions. JAMA 313, 2319 – 20, 2015)

Il nuovo miracolo italiano

Stiamo vivendo in questi tempi un nuovo miracolo italiano. Il miracolo è costituito dalla sia pur piccola crescita del PIL, e quindi dalla forza dei nostri imprenditori che sanno resistere e persino crescere malgrado l’enorme fardello loro imposto dalla spesa pubblica improduttiva che il governo non sa o non vuole ridurre (e che raggiunge il 50% del PIL!), da una politica di basso profilo, da una tassazione feroce e iniqua, da un sindacalismo sconsiderato e retrivo, da una burocrazia pubblica soffocante, da una giustizia troppo lenta, da infiltrazioni mafiose, da banche avide e insensibili e, non ultimo, una crisi mondiale che dopo 7 anni non accenna a risolversi.

La steatosi epatica (fegato grasso) non alcolica

L’eccesso di alimentazione e l’ingestione di alimenti ricchi di calorie ma poveri di nutrienti (junk food) ha determinato in tutto il mondo una elevata prevalenza di obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica. Quest’ultima è caratterizzata da obesità centrale (del tronco), ipertensione, resistenza all’insulina, alti tassi di trigliceridi e bassi livelli di colesterolo HDL nel sangue. Questa sindrome si associa in 2/3 dei casi a steatoepatite non alcolica (fegato grasso) con fibrosi, che procede in parte dei casi a cirrosi epatica e che si associa anche a tumori e malattie cardiovascolari. Si tratta quindi di una malattia molto seria che impone come primo trattamento la perdita di peso e il passaggio ad una alimentazione salutare.

 

(Rinella ME. Nonalcoholic fatty liver disease: a systematic review. JAMA 313, 2263-73, 2015)

Effetto della dieta mediterranea sulla mente

Con l’aumento della vita media nei Paese occidentali aumenta la frequenza di molte malattie legate all’età, inclusa la demenza. Diversi studi indicano un rapporto tra abitudini alimentari e performance cognitive. In particolare, sembra che il declino cognitivo e le malattie neurodegenerative abbiano un nesso causale con lo stress ossidativo e possano in parte essere prevenute da diete ricche in anti-ossidanti. La dieta mediterranea ricca di anti-ossidanti e anti-infiammatori è quindi un importante elemento preventivo delle demenze, oltre che delle malattie cardiovascolari. Lo studio di Cinta Valls-Pedret et al. avvalora la sua efficacia  nel prevenire la demenza e mantenere le funzioni cognitive.

(Cinta Valls-Pedret et al. Mediterranean diet and age-related cognitive decline. A randomized clinical trial. JAMA Intern Med 175, 1094-1103, 2015)