Il Taylorismo in sanità

Il Taylorismo (ossia il management scientifico e la teoria che l’efficienza del sistema viene prima della persona) impronta oggi la sanità. Ma se la teoria (e le lean practices) è stata un successo per la Toyota, essa è un disastro per la sanità.

Il ticchettio del tempo che scorre e l’occhio implacabile del manager incombono sul medico e sul paziente nella pretesa di un’efficienza e di un modo di operare che sono negativi per entrambi. Si pensa così di risparmiare; non è così. Non si risparmia ma si distrugge e basta.

I pazienti non sono automobili, ma i medici hanno ancora la voce per affermarlo?

Non mi sembra proprio. Marginalizzare i sanitari in sanità è un errore cui dobbiamo rimediare: dobbiamo tornare alla centralità del rapporto medico-paziente, al ruolo di supporto ai sanitari del manager e degli amministrativi e non di direzione, che impone modi di agire aziendali che non si adattano alla sanità e che stanno causando demotivazione e burn-out del personale, scontento della popolazione, spese inutili e dirottamento di numerose risorse: la persona deve tornare ad essere prima del sistema.

(Hartzband P,  Groopman J. Medical Taylorism. N Engl J Med 374, 106 – 108, 2016)

La liberalizzazione è la madre dell’uso (e delle sue conseguenze negative)

La legalizzazione della marijuana per uso ricreativo in 3 Stati USA ha comportato un raddoppio dei consumi e un aumento significativo delle conseguenze nocive sulla salute pubblica, inclusa la guida di autoveicoli in preda alla droga.

JAMA 314, 2607, 2015

Messaggio ai clinici

Anche in questi nostri tempi di alta tecnologia la diagnosi medica finale dipende dall’anamnesi nel 56% dei casi, nel 17% dalla visita e solo nel 23% dei casi dalle indagini.

In un altro studio l’anamnesi e la visita medica insieme consentivano la diagnosi nel 40% dei casi, con costi più contenuti.

Abou Ziki, MD et al. The Value of the History and Physical Examination—Sailing Through Medicine With Modern Tools. A Teachable Moment. JAMA Intern Med. 2015;175:1901-1902.

Marcuse ha qualche buona ragione

Herbert Marcuse è da molti ricordato come il teorico degli hippies, ma il suo pensiero è assai più profondo e in parte condivisibile anche da un uomo di destra come me.

Marcuse nota che la società è totalmente asservita ai consumi, che sono figli degli interessi industriali e finanziari. Ognuno di noi vuole vivere meglio e ritiene che ciò sia possibile aumentando i consumi di beni materiali e immateriali.

Il progresso tecnologico genera sempre nuovi consumi e li sostiene con una pubblicità ed una comunicazione manipolatorie che ci fanno credere di aver bisogno di beni e servizi sempre nuovi ed avanzati. Per ottenerli noi competiamo, lavoriamo, siamo stressati, insoddisfatti, invidiosi, in una parola infelici. La produzione continua, le nostre scelte orientate dalla pubblicità e dal conformismo, l’ambiente degradato. Nessuno insorge contro l’inquinamento procurato dalle auto, ma guai a chi proponesse di privarci dell’auto. L’auto è diventata la nostra anima.

Questa società governata dalla dittatura del consumismo distruggerà presto l’umanità e l’ambiente ma già ora è riuscita a farci vivere male.

La pubblicità indiretta al fumo di tabacco nei film

L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala agli Stati Membri che quasi 2/3 dei film più visti tra il 2002 e il 2014 contengono immagini nelle quali gli attori fumano, e questa è pubblicità indiretta al fumo di tabacco che sappiamo indurre gli spettatori (specie i più giovani) a fumare.

Questo vale anche per i film prodotti in Italia, compresi i film per ragazzi.

È necessario un deciso contrasto a questa prassi attraverso il passaggio di scritte antifumo su questi film e soprattutto escludendoli dal finanziamento pubblico.

(World Health Organization. Smoke – free movies: from evidence to action. Geneva, Svizzera, 2015)