La resistenza agli antibiotici è un grave pericolo

La resistenza dei microbi agli antibiotici è diventata preoccupante. L’uso eccessivo sia nella pratica medica umana che animale ha reso resistenti molti pericolosi batteri agli antibiotici, cosicché rischiamo di trovarci sempre più spesso senza armi per combatterli.
Il Direttore Generale della Sanità inglese ha dato l’allarme e il Ministero della Salute inglese ha lanciato un piano quinquennale che include l’uso più appropriato degli antibiotici (quanti di noi assumono antibiotici a sproposito e senza indicazione medica né base scientifica?), la prevenzione e il controllo delle infezioni (ci ricordiamo di lavare bene le mani più volte al giorno, di arieggiare gli ambienti in cui viviamo, di eliminare lo sporco ovunque esso si annidi?, E’ adeguata la pulizia che viene fatta negli Ospedali e nelle Case di Riposo?), di far capire meglio ai medici e al pubblico i rischi che corriamo, di potenziare la ricerca di nuovi antibiotici, antisettici e vaccini, di aumentare la sorveglianza e le collaborazioni sia nazionali che internazionali.

(BMJ 2013; 346:f1601)

Il medico e il malato

La pratica medica (detta arte medica) è la sintesi tra scienza e tecnologia da un lato e la personalità e l’esperienza del medico dall’altro (Gadamer HG. Dove si nasconde la salute. Cortina Ed., Milano 1994). Quest’arte si traduce così nell’atto medico di diagnosi e cura, che è tanto più gradito ed efficace quanto più entrambe le componenti sono qualitativamente elevate.

Esiste un’attitudine ad essere medico (cioè a “saper essere”), ossia ad instaurare un rapporto con il malato, costituito da capacità tecniche e relazionali nonché di caratteristiche personali, che deve essere oggetto di intervento didattico e pedagogico, ma è migliorabile solo in parte. Questo implica che chi desidera iscriversi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia debba essere sottoposto ad una valutazione attitudinale. Inoltre l’attitudine dell’internista è diversa da quella del chirurgo e quindi è anche necessario un esame attitudinale di ammissione alle specialità mediche e chirurgiche. Solo in tale modo si può passare dall’”insegnamento della medicina” alla “formazione del medico”, cioè a far sì che medico e paziente non rappresentino solo due ruoli, ma soprattutto due persone, che non possono limitare il loro rapporto alla sola considerazione dei sintomi, ma devono instaurare e sostenere un complesso rapporto relazionale. Dice Gadamer: “Dobbiamo renderci conto delle differenze che esistono tra la medicina scientifica e la vera e propria arte medica”. Appartiene all’arte medica anche la consapevolezza del medico della sua fragilità e della sua natura umana mortale: ciò mitiga la situazione del medico sano e forte e del paziente malato e debole. In realtà essi sono entrambe creature deboli che debbono aiutarsi a combattere il male. Per questo Donald Winnicott dedicò il suo libro “Gioco e realtà” (1974) “ai miei pazienti che hanno pagato per insegnarmi”.

Se quindi i medici hanno molto da imparare sia dai libri, sia dalla professione quotidiana, tuttavia anche i pazienti devono capire una cosa fondamentale: ognuno di noi deve custodire la propria salute per evitare di ammalarsi e ognuno di noi deve sforzarsi di capire i limiti e le possibilità dell’arte medica e della scienza, così da sfuggire alla speculazione della magia e agli interessi industriali, aumentando il proprio livello di conoscenza sul tema della salute e della malattia, inclusa l’azione delle Istituzioni deputate ad erogare i servizi sanitari. In una parola sapere e capire di più per vivere più anni in salute. Ecco perché dobbiamo insistere perché l’educazione sanitaria venga posta in primo piano tra le azioni sanitarie: si tratta di un investimento ad altissimo ritorno anche economico, ed è desolante osservare come esso non rientri nei compiti dei grandi mezzi di comunicazione di massa e venga considerato marginale dalle Istituzioni.

Per cambiare davvero: il paziente deve autorizzare i pagamenti agli erogatori?

Da anni andiamo dicendo che la preoccupazione principale del Servizio Sanitario Nazionale deve essere il bene del paziente, ma ciò non avviene. E’ ora di cambiare l’impianto del sistema, dando al paziente la funzione di pagatore delle prestazioni o almeno di autorizzatore dei pagamenti delle prestazioni di medici e Ospedali da parte della Regione. Se il pagamento non potesse avvenire senza il nulla osta del paziente, forse si potrebbe ovviare almeno in parte alla persistente disattenzione che la sanità mostra nei confronti dei suoi utenti. Anche la graduatoria degli Ospedali e la carriera del personale di assistenza potrebbero giovarsi di simili meccanismi di valutazione.

Le spese sanitarie inutili

Secondo l’Institute of Medicine le prestazioni mediche inutili ammontano in USA al 30% della spesa sanitaria.

(Smith M et al – http://www.nap.edu/catalog.php?record_id=13444,2012)

Il destino della ricerca biomedica

Anche negli USA la ricerca biomedica è in crisi. L’annuale incremento di fondi stanziati dal Congresso per il National Institute of Health si è arrestato a 30 miliardi di US$. La strategia suggerita è che d’ora innanzi gli stanziamenti per la ricerca biomedica vengano indirizzati allo sviluppo di prodotti e tecnologie non soltanto “incredibilmente nuovi”, ma anche capaci di ridurre i costi e aumentare il valore delle prestazioni sanitarie. Se al contrario la ricerca produce solo innovazioni che aumentano il costo della sanità, come è spesso accaduto finora, il suo destino è segnato.

(Emanuel EJ. The future of biomedical research. JAMA 309, 1589-90, 2013)