La dichiarazione di Vienna

Emessa il 5 luglio 2013 dalla Commissione Ministeriale della World Health Organization (WHO) concerne le malattie non trasmissibili, ed in particolare l’obesità. Il concetto innovativo espresso è che dobbiamo creare le condizioni perché il movimento fisico e l’alimentazione salutare e meno calorica diventino non tanto una scelta di vita quanto una parte automatica del modo di vivere; da scelta a necessità. Ciò significa che le Autorità preposte devono realizzare modificazioni ambientali che riguardano il movimento nelle città, le politiche di produzione e commercializzazione dei cibi, il contenimento di interessi economici dannosi alla società, l’educazione e il marketing sociale, la riduzione delle disuguaglianze sociali. Politicamente è molto difficile contrastare gli interessi dell’industria automobilistica e di quella alimentare, ma vi sono esempi di accordi che condividono obiettivi di salute pubblica. L’efficacia di questi accordi volontari è tuttavia limitata, ed è quindi necessario affrontare il problema da più ambiti, non solo dal Ministero della Salute. Le iniziative di potenziare le piste ciclabili, limitare il traffico veicolare urbano, incentivare l’uso di motori elettrici, il sostegno dei prodotti agricoli a km zero, ecc. sono un esempio. Un’Agenzia Nazionale per lo studio, la sperimentazione e l’implementazione di queste ed altre misure potrebbe essere una buona iniziativa di governo.

(Lawlor DA, Pearce N. The Vienna Declaration on nutrition and non-communicable diseases. BMJ 347, 10, 2013)

Il Servizio Sanitario Nazionale

Da tempo il King’s Fund sta studiando nel Regno Unito il Servizio Sanitario e le sue proposte riforme. L’impressione che se ne trae è di un sistema molto (troppo) complesso, con troppi livelli di governo, con troppa burocrazia, con troppe ideologie, troppa politica, poche risorse (vedi la vignetta Picture of the week in BMJ 6 luglio 2013). E in Italia? Il quadro è simile, ma in più i medici sono stati marginalizzati sempre più e altre professioni sanitarie stanno prendendo il sopravvento. Nessuno si preoccupa di motivare i medici, di sostenerne il ruolo fondamentale di riferimento primario per il paziente, di aggiornarli efficacemente. Sia i medici di base che gli ospedalieri languono in un sistema che non premia il merito e le capacità professionali, che non stimola capacità, dedizione, impegno professionale, conoscenza e ricerca, ma parla solo di costi e tagli di spesa. E’ uno scenario abbastanza demoralizzante.

Responsabilità dei Governi sulla salute

I Governi hanno il dovere di implementare efficaci misure di salute pubblica, aumentare l’informazione al pubblico e ai decisori, proteggere la popolazione dai pericoli, promuovere le pratiche salutari, creare un clima favorevole ai comportamenti salutari. Questo è infatti un investimento con alto ritorno anche economico, assai maggiore di quello che si verifica consentendo agli interessi di singoli gruppi di attuare e promuovere pratiche commerciali che contrastano con la salute pubblica.

(Frieden TR. Government’s role in protecting health and safety. N Engl J Med 368, 1857-59, 2013)

Il tabacco è una malapianta

È sorprendente come, a fronte dei dati scientifici di cui da tempo disponiamo sulla pericolosità del tabacco, il contrasto al suo uso sia tanto debole e incerto. I danni che la società subisce dall’uso del tabacco sono di tipo sanitario e ambientale; il danno alla salute si esercita su tutti gli organi e apparati a seguito della immissione nel sangue di migliaia di sostanze tossiche derivanti dalla combustione del tabacco e inalate. Esso è tale da ridurre la vita media in misura molto significativa (circa 10 anni di vita in meno) e da comportare alla società una spesa annua di oltre 1000 Euro a fumatore in prestazioni sanitarie e giornate di lavoro perdute. Ma anche i danni all’ambiente non sono irrilevanti: i mozziconi di sigarette dispersi nell’ambiente sono inquinanti per decine di anni, sono causa di incendi nelle case e nei boschi, molte sostanze tossiche presenti nel fumo di tabacco non sono volatili e si depositano su cose e persone permanendo nell’ambiente per molto tempo anche se questo viene ventilato. Tutto questo viene tollerato quasi senza reazioni della società e provvedimenti di contrasto al fumo si fanno strada con fatica. Come mai? La risposta è semplice: i produttori di sigarette investono enormi quantità di denaro in pubblicità, uffici legali di protezione, azioni di lobby capaci di contrastare i dati scientifici, disinformare il pubblico, “convincere” giornalisti, parlamentari, scienziati a sostenere principi di libertà individuale, a dimostrare l’innocuità del tabacco e degli additivi usati nella fabbricazione delle sigarette, a imporre comportamenti sociali dove il fumo appare come un atto della normale vita quotidiana.
Il 31 maggio prossimo, Giornata Mondiale senza Tabacco, è dedicato alla lotta contro la pubblicità. Ufficialmente questa è proibita in Italia e in tutti i Paesi avanzati, ma la pubblicità occulta imperversa. Nei film e nelle fiction gli attori fumano sistematicamente (e ben sappiamo come ciò induca i giovani ad iniziarsi al fumo), il brand delle sigarette compare sugli oggetti più diversi, i pacchetti di sigarette fanno bella mostra di sé e dei rispettivi marchi nelle tabaccherie, nelle macchinette di distribuzione automatica e fino a pochi anni or sono comparivano sulle macchine da corsa e nel mondo dello sport. I marchi sono studiati per suscitare emozioni positive con colori e disegni combinati magistralmente allo scopo. Oggi l’Australia ha bandito i marchi dei pacchetti di sigarette, una rivoluzione che ha scatenato una battaglia legale con i produttori, che il Governo australiano ha vinto di recente. Sulla scia di questa conquista l’Unione Europea potrebbe approvare un analogo provvedimento, ma la strada è tutta in salita. Il Commissario Europeo John Dalli sembra si sia dovuto dimettere a seguito della sua azione a favore di tale Direttiva. E’ necessario che la popolazione italiana faccia sentire ancora una volta la sua voce a favore di un’Europa libera dalla calamità del fumo, così come fece 10 anni fa quando sostenne vigorosamente il divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro. Un esempio, quello, di consapevolezza che dobbiamo ripetere, per convincere i deboli e i dubbiosi che il fumo di tabacco è un male per tutti ad eccezione di coloro che, danneggiando gli altri, traggono enormi profitti. Il fumo di tabacco è una schiavitù di cui dobbiamo liberarci se vogliamo interrompere la lunga serie di morti che ha caratterizzato il 20° secolo e che sembra continui addirittura a crescere anche nel secolo che stiamo vivendo. E’ a mio avviso urgente proibire il fumo nelle aree ospedaliere e scolastiche, nei parchi, negli ambiti sportivi (stadi) e in tutti i luoghi assembrati (bar, ristoranti, cinema all’aperto) e nelle auto pubbliche oltre che private. Bisogna inoltre sanzionare coloro che gettano i mozziconi a terra, danneggiando così l’ambiente e il decoro urbano. Sarebbe questo un bel segnale che il nuovo Governo potrebbe dare al nostro Paese e all’Europa.

Girolamo Sirchia

Un partito dei medici

In Inghilterra si è costituito un nuovo partito politico chiamato National Health Action (NHA) composto da medici che vogliono difendere il Servizio Sanitario Nazionale dagli attacchi della politica e del profitto.

(BMJ 2012;345:e7731)