Una nuova visuale delle priorita’ in sanita’

L’impianto dei servizi sanitari sta andando incontro a importanti modifiche concettuali.

Al riguardo, sono apparsi alcuni interessanti articoli sul New England Journal of Medicine, British Medical Journal e nell’ambito della priority setting partnership (PSPs).

Questi punti di vista partono dalla considerazione che il valore realizzato finora dai diversi sistemi sanitari è inferiore all’atteso e molto costoso (oggi addirittura insostenibile).

La causa di tutto ciò risiede nel fatto che i valori e le priorità sinora perseguite sono quelle definite dai medici e non dai pazienti (www.lindalliance.org, Deane KHO, et al. BMJ Open 2014;4:e006434. doi:10.1136/bmjopen-2014-006434, BMJ 2015;350:g7848) e che persino l’evidence-based medicine poggia su presupposti in parte scorretti (Chandra A, et al. N Engl J Med 2015;372(3):203-205).

La sanità del futuro probabilmente dovrà basarsi sulle priorità definite dai pazienti insieme ai medici, come sostenuto dalla James Lind Alliance.

Indicatori di rischio

L’incapacità di rimanere in equilibrio su una sola gamba per almeno 20 secondi a occhi aperti sembra correlare in modo lineare con la malattia arteriosclerotica dei piccoli vasi cerebrali che si associa al rischio di trombosi cerebrale.

(BMJ 2014;349:g7746)

 

Gli interessi organizzati vs la salute pubblica

Nel libro “Lethal but legal” (Oxford University Press, 2014) Nicholas Freudenberg dimostra come l’industria alimentare, degli alcolici, del tabacco, dell’automobile, delle armi e del farmaco siano la principale causa di danni alla salute pubblica. Esse mettono in campo pressioni enormi tramite grandi investimenti nel campo della pubblicità, dei mass media e della politica e riescono a frenare ogni iniziativa a loro sfavorevole, malgrado gli enormi danni che provocano alla salute dei popoli; il loro comportamento anti-sociale ha spesso la meglio. Molte di esse inoltre evadono le tasse: si stima che in Gran Bretagna l’evasione fiscale si aggiri sui 34 miliardi di sterline l’anno.

I rimedi a questa situazione non sono semplici, ma l’esperienza di alcuni Paesi Europei (e segnatamente la Germania) indica che l’inserimento obbligatorio nei Consigli di Amministrazione di rappresentanti dei dipendenti, dei consumatori o di altri organismi democratici può migliorare le cose.

(BMJ 2014;349:g7516)

Un modo nuovo di essere medico

Da molte parti viene auspicata la misura degli esiti (outcomes) per valutare la qualità dei medici e dei servizi sanitari. Tuttavia le analisi degli outcomes sulla popolazione hanno dimostrato che le cure mediche influiscono sugli outcomes per un 10%, mentre un 50% può essere attribuito a fattori sociali e comportamentali. Un elemento determinante per spiegare questi risultati risiede probabilmente nella non aderenza dei pazienti alle prescrizioni mediche, che nei pazienti cronici raggiunge il 50%; ma a ciò si aggiungono altri fattori, come il livello di educazione e fattori socio-economici inclusi quelli di relazione e gli affetti. Ecco perché è tanto difficile misurare la qualità dei medici, così come lo è per gli insegnanti. Ciò tuttavia non significa che medici e insegnanti non si sforzino di coinvolgere i pazienti (e gli alunni) perché da questo coinvolgimento nasca una migliore aderenza ai suggerimenti basata sulla stima e sulla fiducia. Coinvolgimento vuol dire prendersi cura dell’intera persona con tutti i suoi problemi, non solo quelli medici, aiutando i pazienti a superare le loro difficoltà di vita quotidiana. Torna qui l’immagine della vocazione del medico al prendersi cura, per molto tempo caduta in disuso e oggi molto rara, ad allearsi con i pazienti senza comprimerne i pensieri e i desideri di benessere, senza paternalismo, costruendo insieme un percorso di salute e di benessere. E’ questo il metodo che sta alla base delle “interviste motivazionali”, che spingono i pazienti a decidere autonomamente per il loro bene.

In questo modo si può ottenere non solo una maggior aderenza dei pazienti alle cure, ma anche una loro maggior soddisfazione e benessere, così come anche una maggior soddisfazione per i medici curanti e un minor rischio di contenziosi tra pazienti e medici. Certo questo nuovo modo di rapportarsi ai pazienti significa per i medici superare non poche difficoltà, e tra esse la motivazione alla professione, il molto tempo da dedicare ai malati, lo scontro con le regole dell’attuale sistema sanitario che non ha finora considerato alternative necessarie a superare la sua grave crisi.

 

 

(Hershburger PJ, Bricker DA. Who determines physician effectiveness? JAMA 312, 2613-14, 2014)

Il buon medico

Il buon medico è colui che non solo sostiene e supera delle verifiche periodiche, ma che continuamente si impegna per aumentare le proprie conoscenze e migliorare in modo misurabile la cura che fornisce ai pazienti ed i rapporti umani che riesce a stabilire con essi.