Governare la sanità comporta responsabilità etiche

Chi è chiamato a governare il Servizio Sanitario Nazionale si trova di fronte due diversi ambiti, che richiedono misure molto diverse. Il primo è costituito da un’élite di persone ed apparati che si impegnano per far avanzare le conoscenze mediche sia nel campo clinico che sperimentale, il secondo è rappresentato dalla organizzazione e gestione dei servizi sanitari erogati alla popolazione. Appartengono al primo ambito le facoltà di medicina e gli Istituti di ricerca, inclusi gli Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). Questi ultimi, in particolare, dovrebbero costituire una rete nazionale di Centri di riferimento per le varie patologie, come ipotizzato dalla UE da più di un decennio (Allegato 1); purtroppo questa rete non è stata ancora realizzata, così come non sono state poste in essere le misure atte a sostenere il personale nel suo sforzo di continuo aggiornamento, di ricerca, di didattica ma anche di rapporti e collaborazioni con altri ricercatori accademici e industriali nel mondo. E’ questa la rete dove, idealmente, si formano e prosperano le scuole di medicina, con il compito di costruire sempre nuovi leader della professione medica e alimentare il perpetuarsi dell’élite medica, insieme ai policlinici universitari e agli altri enti di ricerca. Creare un ambiente favorevole a questa crescita e motivare gli uomini, facilitandone i rapporti e le collaborazioni, è un obiettivo strategico che, se trascurato, configura una responsabilità nei confronti della nazione che ne viene danneggiata anche economicamente.

L’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari erogati deve invece porre al centro dell’azione due obiettivi principali: la medicina territoriale (con i suoi nuovi presidi quali la Casa della Salute, i POT e i Walk-in Centres (Allegati 2, 3 e 4) e la Medicina di Iniziativa (Allegato 5), tesa ad individuare precocemente i fattori di rischio delle patologie più rilevanti e ad impedire o rallentare la comparsa della malattia conclamata. In tutti questi ambiti, inoltre, è essenziale che il personale venga motivato e aggiornato, giacché non vi può essere buona sanità senza buona medici (Allegato 6), che amino il proprio lavoro (Allegato 7).

Molto resta da fare nel nostro Paese, ma perché le cose possano realizzarsi bene è necessario che in sanità operino persone con buona preparazione tecnica e morale, evitando l’ingerenza eccessiva della politica nella gestione spicciola e le continue riforme improvvisate. Sistemi organizzativi sbagliati generano cattivi risultati sanitari, diseguaglianze e iniquità, ma anche sprechi e danni economici insostenibili, oltre a malcontento della popolazione. In tutti gli ambiti l’imperizia e l’omissione costituiscono  una responsabilità di chi governa nei confronti della nazione e della sua prosperità, e nei casi più gravi configurano una vera e propria malpractice istituzionale.

Vorrei discutere di alcuni esempi italiani:

  1. Le differenze nella quantità, qualità e costi dei servizi sanitari erogati nelle varie aree del Paese. Il Ministero non fa gli standard, malgrado la possibilità sia giuridica che tecnica di farli (Allegato 8).
  2. L’aziendalizzazione delle ASL e Ospedali con relativa politicizzazione ed emarginazione dei medici (Allegato 9).
  3. Gli standard di organizzazione del territorio: Casa della Salute, Walk-in Centre distrettuale, POT (Allegati 2, 3 e 4).
  4. La medicina del territorio e il Medico di Medicina Generale (MMG).

Uno dei problemi oggi molto sentiti è l’accesso al MMG da parte dei cittadini in caso di necessità acuta. Il medico generalista oggi è disponibile solo in alcune ore del giorno ed è spesso difficile da raggiungere anche telefonicamente. In caso di necessità urgente il cittadino deve rivolgersi ai medici della continuità assistenziale. In tutti i casi il medico, sia a domicilio che in ambulatorio, si trova sprovvisto di aiuti strumentali per la diagnosi e non è collegato con alcun centro specialistico per approfondimento o sostegno alla diagnosi (seconda opinione). Egli quindi è costretto a prescrivere interventi diagnostici in differita, e il cittadino deve a sua cura prenotare e realizzare le indagini prescritte, a volte con tempi di attesa eccessivamente lunghi e talora a pagamento (o in libera professione intra-moenia) per ridurre i tempi di attesa. Questa situazione crea disagi pesanti al paziente e ai suoi famigliari e deve essere risolto con assoluta priorità, altrimenti sia il medico che il paziente scelgono di necessità il pronto soccorso ospedaliero, che risulta così sempre affollato e spesso costretto a far attendere il paziente per ore. Il malumore popolare su questo processo è oggi molto elevato e deve/può essere risolto in vari modi. In alcuni Paesi esso viene affrontato con un sistema Uber, secondo cui uno specialista si reca a domicilio del paziente su chiamata di un call center e tale medico può essere collegato in via telematica con un centro polispecialistico per seconda opinione e approfondimento diagnostico. Oggi numerosi strumenti e sensori consentono il rilevamento e la trasmissione a distanza di segnali e quindi di diagnostica in remoto. A me sembra più vantaggioso affidare a Walk – in Centres distrettuali, ossia a poliambulatori sempre aperti a tutti senza prenotazione, il compito di risolvere i problemi acuti dei pazienti che possono muoversi e, tramite loro medici, di coloro che sono impossibilitati a muoversi e che possono essere soccorsi al loro domicilio usando una strumentazione portatile e la trasmissione ai walk-in centres dei segnali raccolti sul paziente bloccato a domicilio. Lo sviluppo tecnologico di queste attrezzature e relativi sensori è in tumultuoso progresso e già consente importanti approfondimenti diagnostici a distanza. Si tratterà poi di decidere se e quanto questo tipo di prestazione territoriale debba essere retribuita e da chi.

  1. Scarsa attenzione alla promozione della salute.

Fumo, inattività fisica e impropria alimentazione sono tra le più importanti cause delle malattie croniche non trasmissibili. Serve introdurre la Medicina di Iniziativa accanto a quella di attesa oggi esercitata, al fine di cogliere i fattori di rischio nella popolazione presunta sana, e concentrare su quella a rischio gli interventi che impediscano l’insorgenza della malattia o ne rallentino il progresso e le complicanze (Allegato 5). Peraltro la Medicina di Iniziativa trova oggi molteplici campi di applicazione e dal suo impiego ci si attende un miglioramento della qualità e della costo – efficacia dei servizi erogati.

  1. Demotivazione del personale per inadeguatezza di:
  • riconoscimenti del merito professionale e umano (soft skills)
  • carriera
  • posizioni accademiche (anche per la medicina generale!)
  • aggiornamento continuo
  • riconoscimenti economici proporzionati alla posizione gerarchica

Inadeguatezze, queste, che si traducono in una riduzione dello status sociale del Medico, oggi molto scemato rispetto al passato.

Manca infine una sufficiente attenzione al Medico Generalista che deve essere un buon internista e un buon gestore e guida del paziente, ma anche un custode della salute pubblica, della prevenzione e promozione della salute.

In sintesi, io credo che alla luce delle conoscenze odierne, il nostro Servizio Sanitario Nazionale presenti ritardi culturali e tecnici. Proprio la sua parziale inadeguatezza contribuisce a renderlo anche causa di diseguaglianze e iniquità incompatibili con lo spirito di coloro che lo hanno disegnato e con il volere della popolazione e configura una responsabilità morale ed economica di chi governa.

Girolamo Sirchia

Roma, 26 novembre 2016

ALLEGATI

Allegato 1 – Ripensare agli IRCCS

Allegato 2 – La casa della salute o unità complessa di cure primarie (UCCP)

Allegato 3 – I presidi ospedalieri del territorio (POT)

Allegato 4 – Darzi Centres o Walk-in Centres

Allegato 5 – Un nuovo modo di fare sanità: la medicina di iniziativa

Allegato 6 – L’aggiornamento del personale sanitario: una priorità assoluta

Allegato 7 – Perché i medici bravi talora cambiano lavoro?

Allegato 8 – Gli standard delle prestazioni in sanità

Allegato 9 – L’aziendalizzazione della sanita’

Considerazioni per i 40 Anni del NITp

Celebrando i 40 anni del NITp, penso che il suo successo sia legato in gran parte ai seguenti fattori:

  1. ha rappresentato sempre una piattaforma al servizio dei numerosi specialisti che intervengono nel prelievo e nel trapianto di organi. Ha funzionato facilitando l’organizzazione e i contatti tra le équipes, gestendo le liste di attesa e i test immunologici e immunogenetici, ma anche facilitando l’incontro periodico degli specialisti riuniti in gruppi di lavoro. Le procedure adottate dall’intera organizzazione scaturiscono dall’accordo raggiunto da questi incontri, e la loro revisione periodica ne assicura l’aggiornamento continuo. Non quindi una struttura di vertice, ma costituita e gestita dagli operatori stessi, utilizzando un Centro di servizi divenuto successivamente il Centro di Riferimento Interregionale;
  2. è stato ed è un esempio di organizzazione multi-disciplinare e multi-professionale, giacché ha visto il contributo paritetico di vari specialisti medici, con infermieri, dirigenti regionali, amministratori ospedalieri, giornalisti, esperti di logistica e di presidi medici, ma anche di alcuni assessori alla sanità regionali come Rivolta e Melotto, che sostennero l’affermazione del NITp. Tutti hanno lavorato insieme con il rispetto delle rispettive competenze, con ammirevole lavoro di squadra;
  3. l’origine stessa del NITp è stato un esempio di aperta e intelligente collaborazione. La mia proposta del 1974 ai Professori Edmondo Malan e Piero Confortini (grandi chirurghi del trapianto) di delegare l’organizzazione del trapianto (e quindi le liste d’attesa e la scelta dei pazienti da trapiantare!) ad una struttura terza che non aveva propri pazienti nasceva dal fatto che già all’origine del prelievo e del trapianto serpeggiavano malumori e sospetti circa i pazienti che i chirurghi autonomamente sceglievano per trapianto e i sospetti erano particolarmente accesi anche sul prelievo di organi e sulla morte cerebrale. Feroci campagne di stampa e movimenti di opinione mettevano a serio rischio la pratica del prelievo e del trapianto. Questi grandi chirurghi, leader della trapiantologia italiana, ci accordarono la loro fiducia (di cui vado orgoglioso anche oggi) e nacque il NITp;
  4. l’internazionalità del NITp e dei suoi componenti ci portò in contatto con i Centri e le Organizzazioni di trapianto di tutto il mondo, ove acquisimmo rispetto e considerazione. Siamo stati sempre presenti in tutti i principali tavoli europei e americani e abbiamo collaborato a costruire con loro le loro e le nostre decisioni. I pionieri del trapianto sono stati nostri amici e maestri;
  5. il NITp è stato una piattaforma non solo organizzativa ma anche scientifica, e numerose sono state le ricerche di tipo collaborativo che sono state pubblicate e che hanno contribuito allo sviluppo e crescita della trapiantologia;
  6. il cemento che ha legato insieme le centinaia di persone che hanno costituito il NITp è stato l’amore per il proprio lavoro. Ne è nato un mondo nuovo, una organizzazione multidisciplinare e multi-regionale costruita sulla fiducia e stima reciproche, sull’autorevolezza professionale, sull’innovazione organizzativa e gestionale.

Oggi il NITp continua la sua attività: sono cambiati molti uomini e molte situazioni, ma i valori costitutivi restano, restano le collaborazioni e tutti i presupposti del suo successo.

Il NITp è stato e resta un motore della trapiantologia, della sanità e della salute pubblica italiane.

In merito segnalo un pensiero del dr. Sergio Harari pubblicato sul “Corriere della sera” Milano 

La cura dei tumori

La cura dei tumori maligni ha fatto molti progressi nei decenni passati e una parte dei pazienti è guarita con chemio/radioterapie sempre più raffinate. Queste tuttavia operano in modo aspecifico, ossia distruggendo le cellule del tumore, ma anche dei tessuti sani senza distinguere bene tra loro. Da due decenni si sono affiancati a queste cure poco specifiche nuovi strumenti che si indirizzano a caratteristiche più proprie del tumore. Già si sono ottenuti con questi nuovi mezzi risultati sorprendenti, ma la strada è ancora lunga: in altri termini vediamo una luce in fondo al tunnel, ma il tunnel è ancora lungo e buio. L’unico modo per accelerare il progresso è investire nella ricerca scientifica, ossia nello strumento che può identificare i meccanismi fisio-patologici che danno origine e sostengono la crescita del tumore e può contrastarli o spegnerli. Purtroppo i Paesi che investono seriamente nella ricerca sono pochi e noi non siamo tra quelli; investire vuol dire stanziare i soldi, ma anche individuare e controllare i modi per farli arrivare ai ricercatori meritevoli, senza dispersioni e inefficienze oggi comuni. Ci vuole una vera e propria cultura della ricerca nelle Istituzioni preposte e un rigore morale di coloro ai quali i fondi vengono assegnati. Una più generale cultura e onestà deve peraltro crescere anche nella società civile perché possa difendersi dalle speculazioni e distorsioni che sempre attentano alla salute pubblica per fini di lucro o di potere (tra queste il continuo apparire di cure miracolose o di risultati mirabolanti che spesso altro non sono che vere e proprie falsità o mezze verità utili a qualcuno). Una combinazione purtroppo difficile da realizzare. Malgrado i limiti, tuttavia, il progresso medico continua inarrestabile, e su ciò si fonda la speranza dei pazienti e dei medici.

Abbiamo sbagliato

La buona medicina dipende dai buoni medici e il medico è buono se ama il suo lavoro, ha una forte base etica, è ben preparato e aggiornato, è autonomo nella decisione. Oggi questi valori si stanno spegnendo; i medici sono schiacciati dalla burocrazia, da norme sempre più vincolanti che li marginalizzano, da controlli e regole imposti dall’alto e spesso inadatti. Tutto ciò è sbagliato: dobbiamo ritornare all’origine, sbarazzarci di tutte le ridondanti sovrastrutture politiche e amministrative. Il Servizio Sanitario Nazionale in Italia come in Gran Bretagna diventa sempre meno equo e accessibile, la qualità della medicina e dei rapporti umani sempre meno evidenti, i servizi sanitari sempre più impersonali e insoddisfacenti.

– McCartney M. Fighting for the NHS’s moral life. BMJ 2016;353:i2822.

– Whitaker P. GPS are much more than gatekeepers. BMJ 2016;353:i2751.

La qualità delle cure migliora, ma si può fare di più

 

La qualità delle cure è in continuo miglioramento, contrariamente a quanto parte dell’opinione pubblica teme e questo miglioramento sembra legato più a singoli clinici fortemente motivati alla qualità che a norme o altre iniziative istituzionali1. Sono in particolare i confronti tra pari dei risultati clinici che spingono verso il miglioramento, purché ciò avvenga nel rispetto delle norme che regolano la professione medica2, inclusi i codici deontologici3. E’ necessario capire bene come questo miglioramento legato a singoli clinici possa essere sistematizzato ed esteso in modo scientifico a tutti i medici.

  1. Livingston EH. Introducing JAMA performance improvement. JAMA 316, 1159-60, 2016.
  2. Liao JM et al. Increasing the value of social comparison of physicians performance using norms. JAMA 316, 1151-52, 2016.
  3. Brotherton S et al. Professing the values of medicine. The modernized AMA Code of Ethics. JAMA 316, 1041-42, 2016