Leggi ‘no smoking’ funzionano, crollo infarti e meno ricoveri

Le leggi antifumo fanno sentire i loro effetti benefici sulla salute dei cittadini: meno ricoveri e calo dei casi di infarto e ictus. E’ quanto emerge da alcuni studi scientifici che hanno monitorato gli effetti delle leggi che hanno spento le sigarette nei locali aperti al pubblico e nei posti di lavoro, come la legge Sirchia in Italia, che festeggia i 10 anni dalla sua approvazione in Parlamento. Il provvedimento fu infatti approvato il 16 gennaio 2003, anche se poi ci sono voluti altri due anni prima della sua definitiva entrata in vigore nel 2005.

Un recente studio condotto dai ricercatori della University of California, San Francisco (Usa), e pubblicato su Circulation, ha portato alla luce dati molto interessanti. Grazie alle leggi anti-bionde, si è registrato un calo delle ospedalizzazioni del 15% per infarto, 16% per ictus e 24% per malattie respiratorie, tra cui asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. I ricercatori hanno incrociato i dati di 45 studi pubblicati sull’argomento realizzati in città di diversi Paesi tra cui Usa, Nuova Zelanda e Germania, coperte da 33 diverse provvedimenti ‘no smoking’.

Riguarda più da vicino l’Italia uno studio del 2008, condotto dalla Asl Roma E, che ha monitorato gli effetti della legge Sirchia sulla salute dei cittadini. Secondo la ricerca, il giro di vite arrivato nel 2005 con l’amata e odiata legge ha ridotto significativamente la percentuale di infarti nella Penisola. Bandire le ‘bionde’ da ristoranti, caffetterie, discoteche, negozi, bar e da tutti gli altri luoghi aperti al pubblico – come deciso dalla normativa, all’inizio temuta dai fumatori più accaniti – ha diminuito gli infarti dell’11% nella fascia d’età tra i 35 e i 64 anni.

Roma, 14 gennaio 2013 – Adnkronos Salute

La diagnosi di infarto miocardico

Il dosaggio della troponina nel sangue è un indicatore di danno miocardico. Le troponine cardiache sono proteine che regolano la contrazione del muscolo cardiaco. I livelli sierici di troponina iniziano a crescere già 4-6 ore dopo il dolore stenocardico e raggiungono il picco a 18-24 ore, restando elevate per 10 giorni.
La diagnosi di infarto miocardico si deve basare però non solo sul livello di troponina, ma anche almeno su uno dei seguenti criteri:

  1. sintomi di ischemia;
  2. nuovi e significativi cambiamenti del tratto ST e dell’onda T o blocco di branca sinistra;
  3. sviluppo di un’onda Q patologica;
  4. evidenza di un’immagine di perdita di vitalità miocardica o anormalità della motilità localizzata della parete cardiaca;
  5. trombo intracoronarico visto all’angiografia.

(Thygesen K et al. Circulation, 24 agosto 2012.doi:10.1161/CIR.0b013e31826e1058)

Attività fisica e salute (Spigolature)

L’inattività fisica è un rischio primario di malattie cardiovascolari e di morte prematura. Gli individui inattivi hanno un rischio di infarto miocardico che è quasi il doppio dei soggetti attivi. Basta un’attività fisica moderata per eliminare questo rischio: 150 minuti alla settimana negli adulti, 300 minuti alla settimana per i bambini. Ma i vantaggi dell’attività fisica sono anche altri, come riportato nella seguente Tabella, ove è indicata anche la forza della evidenza scientifica di ogni affermazione.
(da Royal College of Physicians: Exercise for life, June 2012)

Appendice B
Tabella A1 – Relazione tra attività fisica (PA) e risultati di salute

Tabella