Donne e fumo, vantaggi se si smette prima dei 40

“Fra le donne del Regno Unito nate tra gli anni ’50 e ’70 e fumatrici, la morte è dovuta, in due casi su tre, al fumo” dicono gli esperti. “Le fumatrici perdono in media dieci anni di vita e anche se smettere all’età di 40 anni, dopo aver fumato per molti anni, non annulla del tutto il rischio, continuare comporta un rischio dieci volte maggiore”.

(Kirstin Pirie, Richard Peto – Lancet 2013; 381:133-141)

Il valore della prevenzione primaria

(cioè quello che previene l’insorgenza delle malattie)

Nella città di New York le iniziative di prevenzione primaria ambientale delle malattie croniche includono:
– aumento delle accise sul tabacco;
– divieto di fumo nelle aree pubbliche (anche all’aperto);
– campagne di comunicazione contro l’uso di tabacco e delle bevande zuccherine;
– eliminazione dei grassi trans nei ristoranti;
– obbligo per i ristoratori di esporre il contenuto in calorie dei piatti serviti.

Si stima che le sole iniziative di contrasto al tabacco abbiano ridotto il numero di fumatori di 450.000 unità in 10 anni, con un calo di morti legate al fumo di 1.500 per anno (interventi altamente vantaggiosi anche per la spesa pubblica).

(Chokshi DA, Farley TA. The cost-effectiveness of environmental approaches to disease prevention. NEJM 367, 295-97, 2012)

Per approfondimenti “La legge di protezione dei non fumatori dal fumo passivo compie 10 anni”

La legge di protezione dei non fumatori dal fumo passivo compie 10 anni

Nei Paesi evoluti, oggi, la tendenza è di proibire il fumo in tutti i luoghi pubblici, anche all’aperto (parchi, spiagge, bar, stadi, ecc.), in quanto si ritiene che fumare costituisca un comportamento che dà cattivo esempio e segno di scarsa consapevolezza e rispetto della società, che deve pagare i danni provocati dal fumo.

Questo concetto costituisce il tema principale del marketing sociale teso a prevenire l’iniziazione dei giovani al fumo e a contrastare la pubblicità occulta (pacchetti colorati, ben visibili, marchi diffusi in campi diversi, film, ecc.) che tende a far passare il fumo come un atto abituale della vita, un piacere, un rilassante e un mezzo per socializzare.

Anche il consistente aumento delle accise ha un forte effetto dissuasivo specie sui giovani. Oltre a ciò si tende a proibire il fumo non solo nei luoghi pubblici, ma anche nelle auto (rischi per la guida).

In Italia c’è ancora molto da fare: bisogna attuare campagne di comunicazione capaci di contrastare la pubblicità occulta del tabacco, aumentare consistentemente le accise su tutti i tabacchi, intensificare i controlli (oggi quasi del tutto assenti), aiutare maggiormente chi vuole smettere di fumare. In particolare per quanto riguarda le sigarette elettroniche, dobbiamo sapere di più circa l’efficacia e l’innocuità. Esse perciò non vanno né demonizzate né esaltate, come si sta facendo da parte di alcuni. Recentemente il problema dell’inquinamento riguardante i mozziconi dispersi nell’ambiente è stato sollevato lodevolmente dal Prof. Giacomo Mangiaracina, Presidente della Società Italiana di Tabaccologia.

Ma quello che manca è un piano organico ed efficace di contrasto al tabacco, attuato con progressione e previe campagne di informazione ed educazione della cittadinanza, comunicando con ampia risonanza e sistematicamente quanto la ricerca scientifica va scoprendo in tema di nocività del tabacco, che risulta sempre più marcata man mano che le conoscenze progrediscono. Infine non si può non notare che l’Italia è ancora un paese produttore di tabacco con interessi che contrastano con la limitazione del suo uso.

In conclusione l’Italia sembra abbastanza poco attiva sul fronte della lotta al tabacco e ciò dispiace essendo stata l’Italia un pioniere in questo campo.

Prof. Girolamo Sirchia

Il fumo passivo danneggia le capacità cognitive (Spigolature)

Vi sono prove che il fumo passivo esercita un effetto negativo sulle capacità cognitive dei bambini e degli adolescenti (Yolton K et al – Exposure to environmental tobacco smoke and cognitive abilities among US children and adolescents – Environ health Perspect. 113, 98-103, 2005) ma anche nelle donne anziane, con aumento del rischio di demenza (Chen R et al – Passive smoking and risk of cognitive impairment in women who never smoke. Arch. Int. Med 172, 271-73, 2012).

Far cessare l’epidemia del tabacco (Spigolature)

Le campagne di marketing sociale, l’aumento del prezzo, la proibizione del fumo nei locali pubblici e nei posti di lavoro, l’ampia disponibilità di servizi gratuiti per la cessazione del fumo hanno contribuito a ridurre la percentuale dei fumatori in tutto il mondo occidentale. Ma non è abbastanza. Troppe persone fumano ancora e i danni sono troppo marcati; bisogna ora regolare i prodotti del tabacco, ridurre l’iniziazione dei giovani al fumo, migliorare i trattamenti per la cessazione del fumo. Bisogna soprattutto che lo Stato rediga un Piano Strategico per contrastare l’epidemia del tabacco, analogo a quello prodotto dal Dipartimento della Salute e Servizi alla Persona del Governo USA. L’obiettivo finale deve però essere quello di abolire il fumo nel prossimo futuro.
(Koh HK, Sebelius KG. Ending the Tobacco Epidemic. JAMA 308(8), 767-68, 2012)