Non discriminare in tema di salute

Nel marzo 2016 l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato l’agenda per lo sviluppo globale dei prossimi 15 anni. Uno degli obiettivi è arrivare nel 2030 a ridurre di un terzo la mortalità prematura dovuta alle malattie non contagiose mediante prevenzione e trattamento (per mortalità prematura si intende la morte che occorre prima dei 70 anni).

Questo obiettivo è ottimo ad una condizione: che esso non comporti da parte delle Istituzioni di salute pubblica il peggioramento dell’attenzione dovuta agli anziani e che è già notevolmente bassa, tanto da configurare una vera e propria discriminazione nella sanità. La causa risiede nel fatto che il valore umano ed economico degli anziani viene considerato minore di quello della rimanente società, mentre il loro costo sanitario è più elevato. Se si aggiunge che il loro numero è in aumento si può capire la necessità di ripensare la sanità, ma non certo accettare la discriminazione. Anche per quanto riguarda le misure per la modificazione degli stili di vita non salutari, ad esempio, il WHO nel suo Action Plan 2008 – 13 for Prevention and Control of Non Communicable Diseases (NCDS) non fa cenno agli anziani, malgrado sia ben noto che molte delle malattie croniche dell’età avanzata possono beneficiare di un programma di miglioramento degli stili di vita. Il rischio è che il programma dell’ONU riduca ulteriormente le già scarse risorse utilizzate per la prevenzione e il trattamento degli anziani, peggiorando ulteriormente l’esistente discriminazione verso la fascia di persone che hanno più di 70 anni.

E’ quindi necessario che i decisori in sanità stiano molto attenti a bilanciare con equità i provvedimenti di prevenzione, cura e riabilitazione di tutti i cittadini, qualunque sia la loro età.

Lloyd – Sherlock PG et al. Institutional ageism in global health policy. BMJ 2016, 354:i4514

Fattori di rischio nei gemelli omozigoti

Confrontando tra loro i gemelli omozigoti (che hanno identico corredo genetico) è possibile capire quale sia l’influenza di fattori non genetici (cosiddetti ambientali) sulla comparsa di alcune patologie. In tal modo è stato determinato che il rischio di accidenti cardiovascolari è quasi il triplo nei fumatori di sigarette rispetto ai non fumatori ed è più elevato anche nelle persone con elevati tassi di LDL-Colesterolo. Non è chiaro se anche l’obesità si associ a tale patologia, mentre essa si associa chiaramente alla comparsa di diabete di tipo 2. Per quanto riguarda il rischio di accidenti cardiovascolari, quindi, va fatto ogni sforzo per correggere sia i determinanti genetici (ipertensione, dislipidemie) che ambientali (fumo di sigaretta, diabete, obesità).

Davidson DJ, Davidson MH. Using discordance in monozygote twins to understand causality of cardiovascular disease risk factors. JAMA Intern Med 176, 1530, 2016.

Le statine sono un ottimo farmaco

Oggi alla luce della grande mole di studi e di dati disponibili si può ritenere per certo che:

❶ le statine riducono il rischio cardiovascolare (infarto miocardico, ictus) in misura proporzionale all’entità di tale rischio (più alto il rischio, più efficaci sono le statine);

❷ gli eventi avversi da statine sono generalmente brevi e reversibili;

❸ l’azione benefica delle statine si esercita in modo non del tutto conosciuto e forse legata, ma solo in parte, alla diminuzione del tasso ematico di LDL-colesterolo (LDL-C). Infatti altri farmaci che abbassano il tasso di LDL-C non sembrano influire sul rischio cardiovascolare e, di converso, il farmaco che oggi meglio sembra proteggere da tale rischio, l’empaglifozina (un inibitore dei trasportatori sodio-glucosio), non agisce attraverso una diminuzione dell’LDL-C ematico.

Lehman R. Where next with statins?. BMJ Blog, September 17, 2016)

Mantenersi in salute è un ottimo investimento

Pensare alla propria salute per tutta la vita premia. Il fumo di tabacco, l’inattività fisica e la cattiva alimentazione sono da sole responsabili di oltre 1/3 delle morti premature.

Mc Ginnis JM et al. The case for more active policy attention to health promotion. Health Aff 21, 78 – 93, 2002

La Medicina basata sull’evidenza oggi

La medicina basata sull’evidenza mantiene tutto il suo valore ad almeno 3 condizioni:

  1. l’evidenza sia ben documentata;
  2. essa serva al medico per comunicare al paziente qual è oggi il modo (o i modi) migliori per trattare una patologia;
  3. non sia un modo per imporre al paziente la volontà del medico.

La decisione in medicina deve essere condivisione tra medico e paziente al termine di una conversazione amichevole. Così la decisione avrà più possibilità di successo clinico e umano.

(Editorial. Caring with evidence-based medicine. Evidence alone should never dictate care for a patient. BMJ 2016; 353:i3530)