I 5 buoni stili di vita fondamentali

Coloro che adottano i 5 buoni stili di vita fondamentali (non fumare, non bere alcolici o berne molto poco, mantenere un normale peso corporeo, fare un’attività fisica adeguata e giornaliera, dormire 7-8 ore al giorno) presentano una mortalità inferiore rispetto agli altri.

E’ indispensabile uno sforzo di tutti (comunità e Istituzioni in primis) perché una percentuale sempre più alta della popolazione capisca che usare stili di vita appropriati non è un qualunque consiglio medico, ma una garanzia per la loro vita, ed è anche loro responsabilità adottarli.

(Wingard DL et al. A multivariate analysis of health-related practices: a nine-year mortality follow-up of the Alameda County Study. Am J Epidemiol 116, 765-75, 1982)

 

Verso la fine dell’AIDS(1)

La ricerca scientifica, con la scoperta di nuovi farmaci e nuove strategie organizzative e gestionali, ci dice oggi che la fine dell’AIDS è possibile non tanto attraverso vaccini o farmaci soltanto, ma unendo lo screening sistematico, il continuo collegamento con i soggetti infetti, il trattamento efficace e la prevenzione.

Le nuove Linee Guida IAS-USA 2016 prevedono in particolare che tutti i soggetti di 15-65 anni e tutte le donne gravide vengano sottoposti a screening per HIV e che tutti i soggetti sieropositivi vengano sottoposti a trattamento antivirale2. Questo è peraltro fortemente raccomandato a scopo preventivo anche nei soggetti HIV-negativi a rischio di contrarre l’infezione3. Tutto ciò implica il coinvolgimento dei pazienti, ma anche delle comunità e delle Istituzioni.

  1. Malani PN. Visions for an AIDS-free generation. JAMA 316, 154-5, 2016)
  2. Riddell J, Cohn JA. Reaching high-risk patients for HIV preexposure prophylaxis. JAMA 316, 211-12, 2016]
  3. Gűnthard HF et al. Antiretroviral drugs for treatment and prevention of HIV infection in adults. 2016 Recommendations of the International Antiviral Society. USA Panel (IAS-USA). JAMA 316, 191-210, 2016.

L’epatite virale è un problema di salute pubblica

L’infezione dai virus dell’epatite ha causato 1,45 milioni di morti nel mondo nel 2013 ed è causa di morbilità disabilitante.

Soprattutto i virus dell’epatite B e C sono causa di questa patologia, che è in aumento. L’infezione causa una malattia cronica e dura tutta la vita; le sue più terribili complicanze sono la cirrosi epatica e l’epatocarcinoma.

E’ quindi urgente affrontare questo problema, cominciando dallo screening e dalla prevenzione dell’infezione, dalle vaccinazioni per epatite A e B, seguiti dal trattamento antivirale per epatite B e C che oggi è fortunatamente disponibile.

Tutto ciò costa molto, ma siamo di fronte ad un problema di salute pubblica che va affrontato con decisione a causa del danno sociale che provoca.

Wiktor SZ, Hutin YJF. The global burden of viral hepatitis: better estimates to guide hepatitis elimination efforts. Lancet 388, 1030-31, 2016.

L’aumento di peso in gravidanza

L’incremento medio del peso corporeo in gravidanza, alla 40a settimana di gestazione, è Kg 13,7 (∓4,5) più del peso registrato nel 1° trimestre di gravidanza. Lo ha rilevato uno studio su 3097 donne con normale indice basale di massa corporea (cioè compreso tra 18,50 e 24,99), appartenenti a stati e razze diversi.

(Cheikh I e coll. Gestational weight gain standards based on women enrolled in the Fetal Growth Longitudinal Study of the Intergrowth – 21st Project. BMJ, 27 Febr 2016, p. 316)

La salute degli anziani ricoverati

Nel Regno Unito vi sono circa 20.000 strutture residenziali per anziani (in parte RSA e in parte Residenze), che ospitano 430.000 persone circa. L’attesa di vita di queste ultime all’ingresso in RSA è di 15 mesi e il 25% muore entro un anno. Quando queste persone stanno male vengono portate al Pronto Soccorso Ospedaliero e qui 1/3 di esse muore.

Questo tipo di assistenza sanitaria non è ideale. Meglio sarebbe che il personale di assistenza nelle RSA (oggi poco preparato, poco motivato e poco considerato e pagato) venisse potenziato in qualità e numero e che vi fosse una regolare frequentazione del medico di famiglia nella struttura, con un piano terapeutico e un collegamento ben funzionante con una Casa della Salute. In questo ambito la medicina territoriale deve fare ancora molti passi avanti.

David Oliver. BMJ 2016;352:i458.